Violenza Domestica: cos’è e come si denuncia alle autorità?

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Cos è la violenza domestica? Oggi sono sempre di più le donne vittime di violenza. E non soltanto in casa. In questo articolo le donne vittima di violenza (ma non solo), potranno trovare tutti gli spunti necessari per denunciare abusi e violenze.

Introduzione

Secondo una definizione dell’OMS (1996) per violenza domestica si intende

“ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale che riguarda tanto soggetti che hanno o hanno avuto una relazione di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo”.

La Dichiarazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza domestica contro le donne del 1193 ha definito la violenza contro le donne come:

“Qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”.

La violenza domestica è quasi sempre un insieme di aggressioni fisiche, psicologiche e sessuali a cui si accompagnano spesso deprivazioni economiche.

Non sono violenza solo le percosse, le ferite o le ossa rotte, ma anche le minacce, gli insulti, i ricatti, le umiliazioni, la derisione, il prendere la donna per scema o pazza anche in presenza di figli terrorizzati, l’impedirle d’incontrare amici o familiari e l’imposizione violenta dei rapporti sessuali.

A ciò si aggiungono deprivazioni economiche che vanno a ridurre al minimo il denaro di cui si può disporre o al controllo asfissiante dell’uso dello stesso e ancora al mancato pagamento dell’assegno stabilito dal Giudice in sede di separazione legale.

Innanzi a tutto questo nessuna istituzione e nessun cittadino consapevole può far finta di nulla. Nessun testimone di violenza può essere giustificato se, pur sapendo, gira la faccia da un’altra parte facendo finta di nulla.

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La violenza domestica e violenza familiare

Le vittime di questi soprusi sono sempre più spesso non solo le donne ma anche i bambini. Si tratta di due categorie che si ritrovano in una relazione che prevede uno squilibrio di potere le quali partono, talvolta, da una posizione di svantaggio (le donne) e sicuramente di dipendenza (i bambini). 

Molte volte una madre non si rende conto, intenta ad evitare le percosse quotidiane, del fatto che i bambini subiscono dei gravi danni psicologici. Anche se non subiscono direttamente delle aggressioni fisiche, assistendo alle aggressioni subite dalla madre, possono rimanere traumatizzati.

Di conseguenza, il loro diritto a vivere in un ambiente sicuro viene calpestato.

Per vari e complessi motivi d’ordine psicologica e culturale, la violenza domestica appare, spesso, un aspetto fortemente sottostimato. 

La famiglia assume un tratto fondante della vita individuale di ogni persona ma allo stesso tempo rappresenta anche un’istituzione sociale. 

La vergogna, la prostrazione psicologica e la paura riempiono la vita di chi subisce tali soprusi tanto da rendere difficile l’emersione di questi fenomeni. 

Questi aspetti fanno sì che chi vive queste situazioni o chi ne sia a conoscenza tende a negare, giustificare o minimizzare la gravità di ciò che sta accadendo.

È fondamentale, invece, giungere ad una identificazione precisa dell’uomo che maltratta perché solo così si possono evitare conseguenze fatali.

Vari tipi di violenza domestica

Tutte le forme di violenza fisica e psicologica sulle donne sono da vedere in connessione con la violenza strutturale in quanto sono il riflesso della disparità di trattamento sociale economico tra donna e uomo.

Formano un sistema di regole sociali e culturali, di modelli e doveri che limitano le donne nella loro libertà di crescita e di azione.

Analizziamo brevemente le diverse tipologie per ciò che riguarda violenza fisica e psicologica:

  • La violenza fisica

Si manifesta come un’aggressione corporea contro la persona con comportamenti quali: spintonare, colpire, percuotere, tirare capelli, provocare ferite con calci.

  • La violenza sessuale

Consiste in comportamenti a sfondo sessuale e in ogni forma di sessualità attiva e passiva imposte conto la volontà della donna.

  • La violenza psicologica

Consiste in comportamenti, azioni e parole che mirano e mettono in pericolo l’identità e l’autostima. L’solare inteso come gesto di separazione volto a non consentire interazioni o relazioni con l’esterno. 

In particolare, l’isolamento consiste nell’impedire di lavorare, portare a scuola i figli, controllare la posta, sottrarre i documenti d’identità

  • La violenza economica

La violenza economica consiste nel creare o mantenere una dipendenza economica, non dare alcun mantenimento o darlo in misura inadeguata, costringere all’assunzione di impegni finanziari, vietare o impedire il lavoro o la formazione. 

Si pensi, ad esempio, allo sfruttamento della donna in imprese familiari dove lavora senza alcuna retribuzione né potere decisionale, o ancora, alla sottrazione dello stipendio da parte del marito.

  • La violenza assistita

Molto spesso anche i bambini delle relazioni violente subiscono direttamente la violenza. Anche quando non sono coinvolti direttamente sono vittime della violenza assistita. Essi vedono, ascoltano, sentono sempre la violenza che subisce una persona per loro importante.

  • Stalking

Lo stalking indica un comportamento persecutorio che attraverso azioni sistematiche e continue (minacce, diffamazioni, persecuzioni) mira a creare nella persona perseguitata uno stato di ansia e impotenza che pregiudica fortemente la sua libertà e autonomia.

Violenza domestica sulle donne

Molto spesso le donne che subiscono violenze domestiche richiedono interventi sanitari tempestivi.

Magari sono costrette a recarsi al primo pronto soccorso perché ferite o ustionate.

Vivono nella continua pura di sbagliare, di dire o fare qualcosa che può scatenare una reazione violenta nel maltrattatore.

Si sentono insicure e indifese persino nella propria casa, per non parlare delle incessanti minacce e degli umilianti insulti che giorno dopo giorno ledono sempre più la loro stima.

Alcune cercano di minimizzare o negare il problema, altre ricorrono all’suo di alcool o droghe per alleviare le sofferenze dovute ad una vita familiare distrutta.

A tutto si sommano danni materiali derivanti dal fatto che molte donne rinunciano a un’occupazione fuori casa per accudire i figli o altre devono lasciare il lavoro o assentarsi da esso. 

Ciascuna donna, in altre parole, reagisce in modo diverso. Tutte, però, soffrono nella stessa maniera vivendo isolate e perdendo ogni contatto con la vita sociale, amici e parenti.

La violenza domestica, infatti, è fortemente correlata allo sviluppo di un disturbo post traumatico da stress.

Proprio per queste ragioni è importante ascoltare le donne vittime di tali soprusi credendo a ciò che dicono e indirizzandole presso centri antiviolenza specializzati dove insieme ad altre donne possono iniziare a riappropriarsi della propria vita.

La violenza domestica codice penale: la tutela penale

La tutela penale delle vittime di violenza domestica nel nostro ordinamento giuridico rientra nel cosiddetto “codice rosso” per metterne in risalto l’urgenza e sottolinearne l’emergenza in termini di ricadute normative.

Il legislatore ritenendo insufficiente la legislazione vigente ha ritenuto di dover intervenire in materia prefigurando normativamente una serie di fattispecie sostanziali e processuali poste a salvaguardia della persona offesa dai fatti di reato inerenti la violenza domestica.

Con la legge 19 luglio 2019 n. 69, recante

“modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”,

è stato formulato un reticolato normativo che ha innovato il sistema penale vigente creando agli organi preposti non pochi problemi di adattamento in termini di efficienza organizzativa e gestionale per effettuare l’applicazione della nuova normativa.

Le prime ricadute in termini procedurali ineriscono l’attività di iniziativa della polizia giudiziaria; le seconde l’attività del pubblico ministero. 

Le novelle processuali procedono con l’arricchimento di talune fattispecie procedurali con alcuni, o, in taluni casi, tutte le ipotesi pertinenti ai fatti di tutela.

Si pensi all’inserimento nei criteri di scelta delle misure di cui all’articolo 275 c.p.p. della fattispecie di neo conio di cui all’articolo 612-ter omologata agli atti persecutori di cui all’articolo 612-bis. 

Le fattispecie incriminatrici introdotte nel codice penale con la legge n. 69 sono quattro. 

Dopo l’articolo 387 c.p. è inserito l’articolo 387-bis che punisce chi violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari di cui all’articolo 282-bis e ter del c.p.p.

Altresì da segnalare l’introduzione dell’articolo 558-bis c.p. in materia di costruzione o induzione al matrimonio.

Revenge Porn

Interessante l’introduzione nel sistema penale italiano del c.d. Revenge porn.

Il Revenge porn è una fattispecie delittuosa che consiste nella diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. 

La relativa fattispecie incriminatrice è stata inserita subito dopo gli atti persecutori di cui all’articolo 612-bis con il contrassegno numerico del 612-ter che punisce chiunque realizza, sottrae, cede, pubblica, o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate al fine di creare loro nocumento.

Altra novità è stata introdotta con l’articolo 583 quinquies c.p. che punisce la deformazione della persona mediante lesioni permanenti al viso.

Per quanto riguarda le altre novità normative introdotte dalla legge del 2019 ineriscono diversi aspetti organizzativi e funzionali ed aspetti di disciplina generale, come ad esempio l’articolo 165 del c.p. in tema di sospensione condizionale della pena, ovvero, l’articolo 64-bis delle disposizioni di attuazione al codice di procedura penale relativo alla trasmissione obbligatoria di provvedimenti al giudice civile.

Ciononostante, la varietà normativa tratteggiata dal “codice rosso”, non manca di luci e ombre.

Leggi anche >>> Revenge Porn: una legge lo rende reato, ma di cosa si tratta?

Violenza domestica cosa fare?

In caso di violenza domestica o maltrattamenti in famiglia è necessario chiamare le forze dell’ordine. Queste ultime interverranno al fine di sostenere la donna nel percorso di tutela, indicando i passi successivi da seguire.

Denunciare è l’unico modo per porre fine alla violenza e permettere alle Forze di polizia e alla magistratura di perseguire chi ha commesso il reato di cui si tratta.

Pertanto, dopo aver descritto alle forze dell’ordine il fatto e dopo aver accertato che la fattispecie concretamente costituisce reato, si può dare inizio alle indagini e chiedere l’applicazione di misure cautelari per proteggere sé stesso e i propri figli alla violenza domestica.

Se, in seguito, le indagini confermano quanto denunciato, il colpevole sarà sottoposto a processo subendo le relative conseguenze in caso di sentenza di condanna.

È necessario, dunque, essere certi di poter ascrivere la condotta incriminata al delitto di “maltrattamenti contro familiari o conviventi”.

Disciplina giuridica

Il suddetto reato è disciplinato dall’articolo 572 del c.p. che rappresenta una fattispecie molto ampia comprendente ingiuria, minaccia, violenza verbale o fisica, ecc.): 

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi.

[La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di minore degli anni quattordici.]

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; invece se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

In sintesi

  1. Sporgere denunzia alle Forze dell’ordine (questure, polizia postale, arma de carabinieri). Gli anziani e i portatori di handicap con difficoltà motorie possono chiedere aiuto chiamando il 113.
  2. Se le indagini confermano segue il processo e le relative conseguenze in caso di sentenza di condanna.
  3. Le forze dell’ordine guidate dal pubblico ministero verificano se il reato denunciato dalla vittima esiste davvero cercando eventuali prove. Le indagini durano massimo 6 mesi.
  4. Al colpevole viene notificato un atto che comunica la conclusione delle indagini e l’intenzione di aprire un processo.
  5. In caso di sentenza di condanna la reclusione va da 2 a 6 anni. Da 4 a 9 anni se vi sono lesioni gravi, da 7 a 15 anni se dal fatto derivano lesioni gravissime, da 12 a 24 anni se dal fatto deriva la morte.

N.B.: dopo la denuncia bisogna attendere un lasso temporale prima che la giustizia agisca. Generalmente le misure cautelari in caso di maltrattamenti in famiglia consistono nell’allontanamento dalla casa familiare. Vi è poi il divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla vittima, nella custodia cautelare in carcere.

violenza sulle donne

Onlus e Associazioni

Un altro e diverso passo fondamentale, in questi casi, consiste nel trovare il coraggio di rivolgersi ad una delle tante associazioni che operano sul territorio. Proprio li troverai professionisti e volontari che operano quotidianamente per permettere alle vittime di violenza di costruirsi un nuovo futuro.

Una delle associazioni più attive sul territorio nazionale è il Telefono Rosa. Il servizio offre assistenza telefonica 24 ore su 24, consulenza psicologiche e legali gratuite, gruppi di auto e mutuo aiuto.

Le donne che subiscono abusi possono rivolgersi al 1522, il numero antiviolenza e stalking promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento delle Pari Opportunità.

In tutta Italia sono presenti gruppi e onlus accomunate dallo stesso scopo, in particolare, l’Associazione Nazionale Di. Re. Donne in rete contro la violenza. Tra le più note vi sono la Casa delle Donne per non subire la violenza di Bologna e la Casa delle Donne maltrattate di Milano.

Le conseguenze psicologiche della violenza lasciano il segno e sono ostinate da mandar via ma voltare pagina e ricominciare a vivere è possibile!

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