Vaccino Pfizer poco efficace? I dati parlano chiaramente

I dati provengono dalla stato simbolo di questa campagna di vaccinazione. Parliamo dello stato di Israele, nel medio oriente, che ha chiuso un accordo singolare con la Pfizer, la nota azienda americana che sta producendo e distribuendo le dosi di vaccino in tutto l’occidente.

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Vaccino Pfizer poco efficace? Secondo i dati provenienti da Israele il tanto blasonato vaccino, non avrebbe l’efficacia sbandierata ai quattro venti, soprattutto dopo l’iniezione della prima dose. Dati che provengono dalla stato simbolo di questa campagna di vaccinazione. Questo perché lo stato medio orientale di Israele ha chiuso un accordo singolare con la Pfizer, la nota azienda americana che sta producendo e distribuendo le dosi di vaccino in tutto l’occidente. 

Vaccino Pfizer poco efficace? 

In Israele è in atto la più grande campagna di vaccinazione di tutti i tempi. L’obiettivo è quello di rispondere ad una domanda chiave: i vaccini contrastano veramente il Covid? Lo stato scelto per compiere questo esperimento di massa è proprio Israele e questo per almeno tre motivi: 

  • Pfizer è interessata al test israeliano, tanto da aver garantito al governo israeliano un flusso continuativo di fiale a patto di ricevere informazioni sempre aggiornate, in tempo reale, sull’andamento dei contagi 
  • lo stato di Israele ha già vaccinato un terzo della popolazione e adesso sta esaminando il livello di anticorpi sui propri cittadini 
  • Israele ha una popolazione decisamente limitata rispetto ad altri stati del mondo. Infatti si parla di soli 9,3 milioni di ebrei (non considerando i territori sotto controllo dei Palestinesi). 
  • Il sistema sanitario israeliano non solo copre ogni cittadino, ma si serve di un enorme database digitale dove i dati arrivano in tempo reale

Per questo motivo Israele è uno stato idoneo allo svolgimento di questi test. 

Deludono i risultati dopo la prima dose

Vaccino Pfizer poco efficace? Secondo gli esperti ci sono dei problemi da considerare. I primi dati che giungono da Israele scoraggiano, e non poco. Infatti nonostante Israele abbia iniziato la sua campagna di vaccinazioni prima rispetto a tutti gli altri stati (19 dicembre 2020) dopo settimane di lockdown totale, oggi si registra il picco di contagi. 

Dai media israeliani si prende in considerazione che la colpa possa essere di queste nuove varianti (inglese e del sud America) che, secondo quanto riporta anche La Repubblica, sarebbero già presenti in Israele. La prima dose non sembra quindi efficace come proclamato fino ad ora. La protezione al 95%, come annunciato da Pfizer, dovrebbe giungere solo con la somministrazione del richiamo e quindi della seconda iniezione. 

Nonostante tutto in Israele si supera il record vaccinando un milione di persone in poco meno di 13 giorni. Allo stato attuale, come riportano le maggiori agenzie di stampa del pianeta, Israele punta a vaccinare tutta la popolazione entro e non oltre la fine del mese di marzo. Allo stato attuale hanno ricevuto il vaccino i 40enni e nei prossimi giorni inizieranno i richiami per le persone anziane. 

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Chi ha raccolto i dati?

Vaccino Pfizer poco efficace: Clalit ha elaborato e confrontato i dati. Si tratta di una delle 4 organizzazioni statali israeliane che si occupano della salute dei propri cittadini. A due settimane dalla prima iniezione anche i vaccinati hanno continuato ad infettarsi come tutti gli altri. Solo a distanza di 14 giorni i numeri sono iniziati a scendere segnando, per la prima volta, un –33%. 

Secondo la casa farmaceutica sarebbe opportuno attendere la terza settimana per raggiungere una protezione del 52% per poi sottoporsi al richiamo. Non sappiamo, dallo studio, se i vaccinati abbiano avuto sintomi o altre patologie leggere. 

Una cosa è certa: una dose non basta, e questo porterà anche altri stati, come il Regno Unito, a cambiare i loro piani. Infatti il governo di Boris Johnson aveva ben pensato di anticipare la prima iniezione per tutti posticipando il richiamo. 

Ora il consigliere scientifico inglese Patrick Vallance lancia l’allarme:

“Dobbiamo guardare con attenzione ai dati israeliani”.

Il governo inglese, infatti, fin troppo ottimista, aveva immaginato un’efficacia della prima dose all’89%, cosa che purtroppo si è rivelata essere fin troppo ottimistica. Secondo El Economista il governo inglese sarebbe pronto a rivedere l’efficacia del vaccino Pfizer. 

Nachman Ash, che si occupa della pandemia in Israele, ha rilasciato una dichiarazione importantissima. 

“la prima dose sembra meno efficace delle attese”. 

Lo Sheba Medical Center invece riporta delle considerazioni leggermente diverse. A quanto pare la dose di anticorpi, dopo il richiamo, aumenterebbe dalle 6 alle 12 volte. Si tratta di un risultato importante ma che richiede, senza dubbio, del tempo per poter vedere dei risultati così chiari. 

Vaccino Pfizer poco efficace? Parlano i fatti

Nonostante gli epidemiologi rimangano positivi, la realtà è evidente. 

Come riporta il noto sito Investing, i problemi logistici con il vaccino Pfizer sono già iniziati, ma era solo questione di tempo. Questo perché in ben 8 paesi europei ci sarebbero dei problemi legati al mantenimento della temperatura che, ricordiamo, è di -80°. 

I problemi non tardano ad arrivare anche per Moderna. 

Infatti il vaccino distribuito da Moderna Inc ha provocato reazioni allergiche in uno dei lotti distribuito in California. Una strada quindi che procede a rilento, tra incertezze e paure, smorzando il grande entusiasmo di fine anno, quando la soluzione sembrava essere a portata di mano.  

Anche dal Canada non arrivano notizie incoraggianti. 

“Il leader della provincia più popolosa del Canada ha detto che l’amministratore delegato della Pfizer dovrebbe essere perseguito legalmente e un alto funzionario dell’Unione europea ha invocato freddamente il principio ‘pacta sunt servanda’, una frase latina che significa che gli accordi devono stare in piedi”.

A riportar queste dichiarazioni è l’Associated Press.

Pfizer al centro della bufera non solo perché il vaccino sembra essere poco efficace . Molti paesi sono già sul piede di guerra. Tra questi anche l’italia e la Polonia che minacciano azioni legali contro la nota casa farmaceutica se non dovessero ricevere lo dosi acquistate entro i tempi concordati. 

Sono 2,3 miliardi le dosi approvvigionate dall’UE per i propri stati e i propri cittadini. 


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