⛔️ Un GENERALE Presidente del Consiglio? Ecco chi vuole Berlusconi

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Gallitelli: il Generale che sostituirà Berlusconi

a cura del canale telearma t.me/lo_spartaco

L’imprenditore Silvio Berlusconi, bloccato dalla legge Severino, ha già caldeggiato l’ipotesi di candidare, in sua vece, il generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli. Alla trasmissione Che Tempo che fa?, l’aveva nominato come sua possibile alternativa.

Nel 2009 l’allora ministro degli esteri Ignazio la Russa aveva investito come Comandate Generale dell’Arma proprio quel Gallitelli ora possibile candidato per la coalizione di centrodestra.

I fatti

La recente riunione ad Arcore per la stipula del patto tra le tre forze politiche maggiori dell’ala destra del parlamento potrebbe aver accennato all’argomento. Infatti è possibile che il signor Gallitelli sia stato presentato come candidato della coalizione vincente di centrodestra.

Di sicuro la retorica anti-islamista e sovranista di Fratelli d’Italia e della Lega non può che veder bene un militare al governo.

Una faccia nuova, mai vista se non nelle invettive contro le inchieste de L’Espresso: è quella che Berlusconi intende proporre.

Un Generale presidente? 

Ma un generale come presidente del Consiglio di ministri altrettanto poco politici può davvero essere autorevole, o cadrà nell’autoritarismo?

Nel 2009 la nomina di Gallitelli come Comandante Generale aveva provocato, nonostante l’abbozzo di bipolarismo dell’epoca, reazioni positive da entrambi i lati.

La Russa era ovviamente rinfrancato di quella che si rivelerà una scelta felice durata fino al 2015, ma pure dal PD sorsero acclamazioni. Nello specifico quelle dei due odierni ministri Minniti e Pinotti. Insomma, i due sedicenti poli dell’epoca si erano fusi in uno solo: quello dell’ interesse della classe dominante a mantenere le cose tranquille, a sollevare polveroni per disorientare ed egemonizzare i subalterni. In concomitanza col G8 dell’Aquila, infatti, il Generale prendeva il ruolo. Ed è proprio sotto il suo comando che si confermarono importanti contratti dell’esercito con le principali aziende produttrici d’armi in Italia, con evidenti conflitti d’interessi.

Qualcos’altro da dire

Un’altra occasione in cui Gallitelli aveva dato dimostrazione di sé è l’opposizione, ancora estesa a tutte le forze politiche unanimi, all’inchiesta di Giorgio Bocca per L’Espresso. Si trattava di un’inchiesta sulla collusione tra mafia e forze dell’ordine: un vero e proprio patto di coesistenza tra picciotti e carabinieri.

Ne sono sorte polemiche infinite. Risultato? Nessuna voce contrastò l’autorità del Generale. Nonostante tutto egli continuò a dichiarare di voler lottare contro la criminalità e il terrorismo.

Nella sua accezione di terrorismo vi è inoltre il controllo serrato delle informazioni, archiviate, su ogni possibile sovversivo e dissidente allo Stato. Nessuno sconto: sia esso anarchico, rivoluzionario socialista o, si legge dalle sue dichiarazioni, anche sull’estrema destra. Quest’ultima scortata di frequente dai carabinieri e difesa dalle manifestazioni popolari, soprattutto negli ultimi anni del suo mandato.

Se Berlusconi difende la candidatura del Gallitelli come un volto esterno alla politica e come persona capace, è evidente la collusione tra i poteri dello Stato. Lo dimostra il fatto che da tripartiti si ritrovano saldati in un’unica macchina, spogliata delle incrostazioni socialdemocratiche, con accecanti cromature alle catene dell’oppressione.

Immanuel Zipatov