Theresa May e la Brexit. Trovato un accordo con L’UE.

No Deal si, No Deal no?

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Theresa May e la Brexit

Theresa May ha trovato un accordo Brexit con l’Unione Europea sul quale si esprimerà tra qualche ora il Parlamento.

Theresa May ha comunicato di aver trovato un nuovo accordo Brexit con l’Unione europea; ciò ha permesso alla sterlina inglese di guadagnare ampio terreno nelle ultime ore di trading. La nuova intesa sulla Brexit sarà sottoposta oggi al voto del Parlamento britannico, che si esprimerà sul testo intorno alle ore venti. La giornata odierna sarà decisiva per le sorti dei rapporti tra UE e Regno Unito. Qualora l’accordo Brexit non sarà approvato, si andrà incontro ad una settimana di consultazioni e votazioni. Se ciò dovesse accadere la sterlina inglese, l’Europa ed il mondo intero, resteranno con il fiato sospeso.

Un’ultima carta messa in gioco nella notte per cercare di offrire a Theresa May una via d’uscita di fronte al Parlamento di Westminster. La chance di una ratifica in extremis dell’accordo sulla Brexit. L’Unione Europea e la Premier Britannica annunciano da Strasburgo un compromesso forse decisivo prima del voto cruciale affidato domani alla Camera dei Comuni; tutto a distanza di soli due mesi dalla bruciante bocciatura di gennaio.

“Ottenute garanzie legalmente vincolanti”.. la sterlina inglese avanza.

Poco prima dello scadere del tempo, il ministro britannico David Lidington ha comunicato il raggiungimento del nuovo accordo sulla Brexit, che sarà differente dal precedente. Tanto è bastato alla sterlina inglese per imboccare la via del rialzo sia contro l’euro che contro il dollaro USA.

Un miracolo, se davvero basterà, segnato almeno sulla carta dall’impegno di Bruxelles a concedere garanzie “legalmente vincolanti” sul punto chiave della durata non illimitata del backstop. Infatti, con il nuovo accordo sulla Brexit, il backstop, verrà interpretato come uno strumento condiviso e un meccanismo di garanzia temporaneo; mentre la suddetta dichiarazione interpretativa verrà depositata all’ONU con fine rafforzativo del suo valore giuridico. Nello specifico la May ha annunciato tre documenti definiti come uno strumento congiunto, una dichiarazione congiunta e una dichiarazione unilaterale, con i quali affrontare la parte più controversa dell’accordo di divorzio concordato in novembre: il confine con l’Irlanda.

Un miracolo, laddove tale dovesse rivelarsi, reso possibile in primo luogo da Angela Merkel, contraria quanto e più di chiunque altro allo spettro di un traumatico divorzio senz’accordo (no deal) tra Londra e Bruxelles. Secondo l’intesa che ha fatto correre la sterlina inglese, se il backstop entrerà in vigore e i colloqui sulle future relazioni tra le parti falliranno senza alcuna prospettiva di concordato, la dichiarazione unilaterale chiarirà che non c’è nulla che impedisca a Londra di trasferirsi per abbandonare il suddetto backstop.

L’ultima occasione.

Era stata la cancelliera tedesca Merkel a preannunciare da Berlino nel pomeriggio lo spiraglio di “un’offerta importante” messa sul tavolo da Juncker e dal capo negoziatore Michel Barnier per provare a venire incontro all’amica Theresa. Offerta che in qualche modo sembra aver trovato conferma, come testimonia anche l’immediata reazione del governo dell’Irlanda <<altro Paese pronto a tutto pur di scongiurare un taglio netto dal Regno economicamente micidiale>> che per bocca del vicepremier Simon Coveney si era associato quasi subito nell’auspicio di una schiarita a portata di mano.

Quella di oggi sarà l’ultima occasione in cui il Regno Unito potrà esprimersi sull’accordo negoziato con l’Ue, che tramite Juncker si è già detta contraria a riaprire le discussioni in caso di mancata approvazione dell’intesa.

“Non ci sarà una terza possibilità. Non ci saranno ulteriori interpretazioni delle interpretazioni o ulteriori rassicurazioni sulle rassicurazioni se il voto di domani fallirà.” 

La notizia della partenza di Theresa May per Strasburgo aveva scosso i banchi della maggioranza come quelli dell’opposizione. Assenti per “negoziati in corso” sia la premier sia il suo ministro per la Brexit; ad affrontare l’aula nel pomeriggio era stato un semplice sottosegretario, Robin Walker, limitandosi a giurare che il giorno del giudizio questa volta non sarebbe stato rinviato e che, nell’eventualità di una nuova bocciatura, Theresa May avrebbe onorato la promessa all’aula di mettere ai voti mercoledì 13 una successiva mozione “no deal sì-no deal no“.

Se anche il voto di domani si concluderà con il diniego dei parlamentari le votazioni riprenderanno nella giornata di giovedì 14 marzo; giorno in cui si deciderà se e come estendere l’Articolo 50, rimandando di fatto la Brexit a circa due settimane dal termine del 29 marzo.

Se ti interessano le vicissitudini della May valuta la lettura di questo articolo: Brexit dopo l’accordo arriva il panico del governo May.

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