Tassazione Trading: come si pagano le tasse nel trading?

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Tassazione Trading: come si dichiarano i redditi della propria attività di trading? 

La Tassazione nel trading è un argomento assai ricorrente. Sono in molti a chiedersi come si dichiarano i guadagni provenienti dalle attività speculative e finanziarie online. In questa guida ci occuperemo di capire la tassazione nel trading e come si inquadrano, a livello prima giuridico e poi pratico, le cosiddette “plusvalenze di natura finanziaria”.

Ci occuperemo di inquadrare i regimi consentiti nello stato Italiano e di ciascuno approfondiremo le caratteristiche cardine. Nella seconda parte dell’articolo entreremo in un contesto pratico, dove ti spiegherò come inserire i proventi derivati dal trading nella tua dichiarazione dei redditi. 

La Tassazione nel Trading: i 3 regimi

Il diritto tributario Italiano ci suggerisce che in Italia l’applicazione delle tasse su investimenti derivanti dal trading avvengono tramite tre regimi. Il contribuente potrà quindi scegliere se dichiarare le plusvalenze con:

    • Regime Fiscale Dichiarativo: si tratta di quel metodo che prevede la dichiarazione delle plusvalenze. In questo caso si tratta di plusvalenze nette, e quindi al netto delle minusvalenze realizzate in quel determinato anno, o anche di minusvalenze trainate dagli anni precedenti, entro un periodo di 4 anni. In questo caso, quindi, le plusvalenze si dovranno dichiarare nella propria dichiarazione fiscale. Dopo questo passaggio verrà liquida l’imposta. 
    • Regime Fiscale Amministrato: si tratta di quel regime che sfrutta l’ausilio del cosiddetto sostituto d’imposta. Le tasse, quindi, verranno liquidate e versate direttamente dalla propria banca o dal proprio broker (chiaramente un broker sostituto d’imposta). In questo modo, quindi, l’investitore è esonerato da ogni tipo di adempimento fiscale. 
    • Il regime Gestito: questa tipologia di regime è più utilizzato in ambito di gestioni patrimoniali. 

Cerchiamo di capire meglio regime per regime la tassazione guadagni di borsa nel trading. 

Tasse trading e guadagni forex: il Regime Dichiarativo

Vediamo adesso di approfondire il Regime Dichiarativo delineando gli aspetti relativi alle imposte nel Trading. Come abbiamo già detto accennando ai regimi, il regime Amministrato e Gestito hanno dei punti in comune. Infatti quando la nostra piattaforma funge da sostituto d’imposta, e quindi si occupa di adempiere agli obblighi del contribuente, tutte le procedure sono delegate.

Esistono, però, dei broker internazionali che non fungono da sostituto d’imposta. In questo caso sarà necessario provvedere in maniera diversa. In linea di massima bisogna prestare attenzione con i broker. Le banche che operano nel territorio italiano, in linea di massima, consentono e prevedono il regime amministrato. 

Nel caso in cui il broker non prevedesse questa funzione, invece, sarà necessario servirsi del regime dichiarativo. Il contribuente che opterà per questo regime dovrà quindi compilare il quadro RT del Modello Unico. In questo caso dovrà indicare l’ammontare delle plusvalenze. Ma come si calcola questa benedetta plusvalenza? La plusvalenza è anche detta capital gain, ossia capitale guadagnato. Si ottiene dalla differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto. Nel caso in cui questa differenza dovesse avere il segno meno davanti, in quel caso il trader avrà realizzato un capital loss, ossia un capitale perso, e quindi una minusvalenza. 

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Trading Guadagni e Tassazione nel Trading: dichiarare le Plusvalenze. 

Come abbiamo già avuto modo di capire quando parliamo di una plusvalenza si intende una cifra al netto delle minusvalenze che si sono accumulate nel corso dell’anno fiscale in corso. Tali dati devono comunque essere certificate da un intermediario. Ora il parametro essenziale che bisogna capire quando si parla di Tassazione nel Trading riguarda molto da vicino sia il concetto di plusvalenza che di minusvalenza. 

Trading online tasse: calcolo minusvalenza e plusvalenza

Quando le minusvalenze superano le plusvalenze, invece, il capital loss, e quindi le perdite, che saranno le eccedenze, potranno essere portate in dedizione. Sarà possibile compiere questo processo, fino al raggiungimento di una cifra positiva (e quindi le plusvalenze che superano le minusvalenze) purché si rientri in 4 anni massimo di operatività. Superato il quarto anno le minusvalenze non potranno più essere considerate nei propri calcoli. L’altra condizione riguarda le eccedenze: infatti queste devono essere indicate nella propria dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui queste minusvalenze si sono realizzate. Questo significa che, in ogni caso, i riscontri devono ritrovarsi anche nelle dichiarazioni dei redditi precedenti.

Una nota

Attenzione: le eccedenze delle minusvalenze certificate da un intermediario, potranno essere deducibili in quote. Bisognerà però tenere in considerazione quanto queste eccedenze si sono realizzate secondo uno schema ben preciso che può essere così ripartito:

  • il 40,08% dal momento in cui si sono realizzate sotto un regime di tassazione al 12,5%, e quindi fino al 31 dicembre del 2011
  • il 76,92% dal momento in cui si sono realizzate sotto un regime di tassazione al 20%, e quindi dino al 30 giugno del 2014. 

Per ciò che riguarda invece l’aliquota della tassazione che deriva dalle rendite finanziarie ha subito diverse modifiche nel corso degli anni. Si tratta all’aliquota che va applicata come base imponibile e costituita dalle plusvalenze nette come abbiamo specificato poco fa. E quindi: 

  • al 31 dicembre del 2011 si tratta del 12,5%
  • dall’uno gennaio 2012 al 30 giungo del 2014 si tratta del 20%
  • dall’uno luglio del 2014 si tratta del 26%

Le istruzioni approfondite si trovano nel Modello Unico e per approfondire potere chiedere dettagli più approfonditi al vostro consulente finanziario.

La Tassazione nel Trading e la Tobin Tax

L’imposta sulle transazioni finanziarie viene istituita ed entra in vigore dal 1 marzo 2013. Questa imposta viene anche denominata “Tobin Tax”. Questa tassa viene applicata al trasferimento di proprietà di azioni e su quegli strumenti detti partecipativi che vengono emessi dalle società che risiedono all’interno del territorio nazionale. Quindi la Tobin Tax è una tassa sulle transazioni.

La Tobin Tax si applicherà quindi a tutte le transazioni (a carico solo di chi compra) relative alle azioni di società Italiane quotate in borsa che hanno una capitalizzazione superiore ai 500 milioni di € (calcolato ogni 30 novembre di ogni anno). La tassa va pagata a prescindere dallo stato dal quale l’ordine di mercato è stato eseguito, o del mercato in cui le società sono quotate. 

La Tobin Tax riguarda anche tutte quelle società non quotate sui mercati regolamentati. La regola vale anche per le società sottocapitalizzate. 

A partire dal 1 settembre del 2013 anche i derivati, e quindi gli strumenti che replicano l’andamento di un sottostante, sono sottoposte all’applicazione della Tobin Tax. 

Tassazione Trading: come si applicano le aliquote?

Per ciò che riguarda l’aliquota diremo che quella prevista sulle azioni a partire dal 2014 ammonta allo 0.10% del controvalore su saldo netto positivo al termine della giornata di contrattazioni. 

La tassa sarà quindi applicata limitatamente alle solo azioni e interviene sul saldo netto positivo al termine della giornata in un dato strumento finanziario, ma solo e soltanto per quelle posizioni che hanno generato un saldo positivo in relazione al saldo del giorno precedente. 

Non si applicherà la tassa per quelle posizioni che vengono aperte e chiuse nel corso della stessa giornata di contrattazione. Quando si negozia in marginazione si applicano le stesse aliquote dell’operatività canonica. Cosa esclude la Tobin Tax? La Tobin Tax esclude: 

· gli investimenti in leva o in Marginazione Intraday che vengono chiuse nell’arco della stessa giornata di trading. 

· le operazioni sui mercati esteri. L’unica eccezione riguarda il mercato francese o l’acquisto di azioni di società Italiane con una capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro al 30/11/2012. Che pensa quindi che acquistando le azioni italiane su mercato estero per raggirare le tasse ha preso un granchio. 

· Sono esonerati i Sicav, i Fondi, le Obbligazioni, gli ETC, gli ETF, il Forex (e quindi il trading su valute). 

· il trasferimento di proprietà di azioni di società italiane che hanno una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro al mese di novembre dell’anno precedente a quello in cui avviene materialmente l’azione di trasferimento delle stesse. 

Tassazione Trading e Tasse su azioni: la Modalità di accertamento e il versamento

Quando si versa l’imposta? L’imposta sulle transazioni chiuse in un mese dovrà essere versata ogni mese solare, entro il sedicesimo giorno del mese successivo. Per farlo si dovranno utilizzare i codici che mette a disposizione l’Agenzia delle Entrate e che potrete trovare sul loro sito. 

Tassazione Derivati Trading 

La Tassazione nel Trading dei Derivati è entrata in vigore nel mese di Settembre del 2013. Ma che cosa sono i derivati? I derivati sono quei prodotti finanziari che replicano l’andamento di un sottostante e che rappresentano la maggior parte dell’offerta di investimenti online che si possono trovare in rete. Quando parliamo di derivati, quindi, bisogna considerare. 

Per quanto riguarda l’aliquota viene determinata in misura fissa e può variare in base al tipo di strumento utilizzato e al valore dell’intero contratto. L’aliquota si applica sia per le transazioni in acquisto che per le transazioni in vendita; si applica sia per chi investe in intraday, sia per chi investe multiday. L’aliquota colpisce sia il compratore, sia il venditore.  

Tassazione Trading: il calcolo del valore nozionale dell’operazione di investimento, per l’applicazione dell’imposta, tiene conto dei seguenti fattori:

 Contratti futures (su indici): il numero dei contratti per il numero di punti indice (in base alla quotazione del contratto) per il valore di ciascun punto;

 – Contratti future (su azioni): bisogna calcolare il numero dei contratti standard per il prezzo del future moltiplicando ancora per l’ammontare del contratto;

 – Le opzioni (su indici): il calcolo va fatto moltiplicando il numero dei contratti per il loro prezzo e poi per l’ammontare del contratto;

  Opzioni “americane”: il calcolo deriva dalla differenza tra premio pagato e premio incassato per sottoscrivere il contratto. 

 – Warrants/covered warrants/certificates: bisogna moltiplicare il numero degli strumenti acquistati o venduti per il prezzo di acquisto o vendita.

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Imposta sulle transazioni finanziarie per strumenti finanziari

Le tabelle seguenti ci illustrano il valore dell’imposta da applicare sui diversi strumenti finanziari. Questa misura è a carico di ciascuna di controparte. 

Ad esempio, per gli scambi sui mercati regolamentati questa ammonta ad un quinto di quella richiesta sui mercati non regolamentati. 

Bisogna inoltre sottolineare che la Tobin Tax non è deducibile ai fini di imposta sui redditi e dell’IRAP.

Tassazione Trading e Obblighi di Monitoraggio Fiscale: il quadro RW

Per chi fa trading sui mercati regolamentati (specie forex e cfd) è altamente probabile che il vostro broker abbia sede estera. Se è il vostro caso, allora bisognerà adempiere agli obblighi del monitoraggio fiscale tramite il quadro RW del Modello Unico. 

Infatti, l’obbligo di compilare il quadro scatta per i soggetti (persone fisiche) con residenza in Italia e investimenti all’estero. Questo vale anche ai fini dell’IVA sui prodotti finanziari che il soggetto detiene. Sono inclusi strumenti di pagamento come conti correnti o libretti di risparmio detenuti all’estero. Questa imposta specifica è l’IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).

L’obbligo di dichiarare questi prodotti nel quadro RW viene meno nel caso il valore complessivo detenuto sia inferiore a 10 mila euro. Eccetto per quanto riguarda l’IVAFE, che resta obbligatoria anche nel caso in cui il soggetto ha disinvestito. 

Nel caso di inserimento del valore nel quadro RW per effetto del conto detenuto su un broker estero, vi è qualche differenza. Infatti, a differenza della previsione normativa in vigore fino al 31 dicembre 2012:

“non è più sufficiente che i flussi finanziari e i redditi delle attività oggetto di monitoraggio siano stati riscossi per il tramite di intermediari residenti, essendo stabilito che l’esclusione da monitoraggio è subordinata anche all’applicazione del prelievo da parte del soggetto che interviene nella riscossione dei predetti flussi …..mediante l’applicazione dell’imposta sostitutiva nell’ambito dei regimi del risparmio amministrato o gestito”.

In sostanza, se il broker non permette l’opzione del regime amministrato, viene meno l’esonero in caso di assenza della sostituzione d’imposta. Essendo necessario, in questo caso, inserire il valore del quadro RW.

Tassazione Trading: IVAFE (imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero)

L’ammontare dell’imposta sul valore dei prodotti e gli strumenti finanziari detenuti è proporzionale alla quota di possesso e alla sua durata. 

Dal 2012 al 2014, è cresciuta dall’1 per mille al 2 per mille. Relativamente ai conti correnti e libretti di risparmio detenuti all’estero, è prevista l’imposta nella misura fissa di 34,20 euro. 

Per valore dei prodotti finanziari, bisogna tenere conto del valore dei prodotti rilevato al termine dell’anno solare nel quale sono stati detenuti. Anche facendo riferimento ai documenti forniti dai nostri intermediari relativamente alle singole attività finanziarie. Stessa cose nel caso di prodotti di assicurativi presso società estere.

Se al termine dell’anno solare, il 31 dicembre, non possediamo più le attività, bisogna riferirsi al valore di mercato fino al termine del rapporto. Per le attività quotate sui mercati regolamentati, bisogna indicare il loro valore di mercato nel periodo considerato. 

Anche questi ultimi casi considerati, vanno indicati nel quadro RW del Modello Unico e versate tramite le modalità idonee previste. Queste indicazioni, tuttavia, non possono tenere conto dei casi particolari essendo le previsioni generali della norma. In qualunque caso, è necessario affidarsi al proprio consulente o commercialista di fiducia per il corretto adempimento dei propri obblighi fiscali.

Se questo articolo sulla Tassazione nel Trading ti è piaciuto, ti invitiamo a leggere: Derivati: cosa sono i derivati di Borsa? La guida semplice

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