Tagli al Petrolio Dipendono Dall’Arabia Saudita

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Se i Sauditi sentiranno aria di bluff, potrebbe saltare il tavolo delle trattative sul petrolio.

Opec conferenza stampa ministeriale
OPEC ministrerial meeting press conference

Il 25 e il 26 marzo si terrà il meeting tra paesi OPEC e non OPEC.  La riunione si svolgerà  in KUWAIT. Guarda caso questo vertice si svolgerà in un periodo che ha visto un drastico calo del prezzo del Greggio. Il CL scambia sotto i 48 dollari al barile per la prima volta dal dicembre 2016.

A cosa serve questo vertice?

In parole semplici: serve per valutare se le attuali quote di produzione debbano essere mantenute o meno per altri 6 mesi. Il prossimo meeting ordinario OPEC sarà convocato a fine maggio.

Quindi cosa si spera di ottenere? I paesi OPEC e non OPEC devono dimostrare di aver rispettato gli accordi presi in precedenza e che sono disposti a continuare con il taglio della produzione.

In particolare l’Arabia Saudita, che a gennaio ha ridotto la propria offerta ai minimi dal febbraio 2015, ovvero a 9,75 milioni di barili al giorno. Ma l’Arabia dubita che gli altri paesi stiano mantenendo gli accordi. In tutto questo i dati sulle scorta USA mostrano un eccesso di scorte, cercando di recepire la linea di Trump nella sua riforma fiscale.

Ecco schematicamente i paesi che fanno parte dell’OPEC.

Perché tutto dipende dall’Arabia Saudita?

Fino a qui tutto fila liscio. Ma siamo realmente convinti che l’Arabia userà toni dovish e che l’OPEC prolunghera i tagli? Per comprendere il ruolo dell’Arabia, bisogna partire dalle parole del ministro del petrolio saudita. Il ministro ha affermato che prolungheranno i tagli solo se lo riterranno favorevole. La seconda condizione è che gli altri paesi partecipino e rispettino il taglio alla produzione “con la loro stessa serietà”.

Quali paesi non stanno rispettando i tagli?

Alcuni paesi come IRAQ e EMIRATI ARABI non stanno mantenendo del tutto il ritmo richiesto al taglio.

Stessa cosa per i paesi non OPEC. Ad esempio la Russia dovrebbe rispettare il suo taglio alla produzione che ammonta a 300.000 barili al giorno. Invece i dati di fine febbraio mostrano un taglio di soli 120.000 al giorno. Il 19 marzo la Russia annuncia di aver raggiunto un taglio di 160.000 barili al giorno. Ma siamo ancora ben lontani dalle aspettative.

Tutto questo non porta nulla di positivo per il meeting di domenica, dove i toni potrebbero essere incandescenti. A Gennaio l’Arabia Saudita, tra i maggiori produttori, ha tagliato di piu di quello che doveva. In questo modo ha dato tempo agli altri paesi di effettuare il taglio con serenità. Questa politica aveva anche fatto salire il prezzo del greggio ai massimi di 55$ al barile per il CL.

L’Arabia può far scendere il prezzo del petrolio ben oltre la quota attuale grazie all’entità della sua economia.

Adesso l’Arabia Saudita non vuole più che questo scenario si ripeta. Essi hanno la maggior capacità di scorte di greggio al mondo (che arriva a 12,5 milioni di barili al giorno).
Il ministro ha fatto sapere che se gli altri stati non si allineano ai tagli, l’Arabia aumenterà la sua produzione.

Economicamente parlando l’Arabia può affrontare un ulteriore calo del prezzo del greggio, senza subire danni considerevoli in confronto ad altri produttori.  Quindi saranno gli arabi a tenere banco, e in mancanza della collaborazione tra i produttori l’accordo rischia di saltare. 

In questo contesto gli Arabi valuteranno le loro scelte sulla base di tre fattori: cooperazione, eccesso di sovra scorte globali (date ormai per scontate) e collaborazione dei paesi NON OPEC (primi tra tutti la Russia). L’Arabia, tra tutti, ci tiene particolarmente a trovare un accordo per favorire tutti, ma saranno loro a dettare le condizioni.

Quindi occhio che non è tutto scontato come sembra. Non procedete a tentoni ma seguite l’evoluzione dei fatti per trovare le certezze tali da farvi posizionare a mercato. 

Se ti è piaciuto l’articolo qui abbiamo recentemente parlato delle sanzioni che USA applica all’Iran.

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