Stalking: come si denuncia e cosa ci dice la legge?

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In questo articolo parleremo dello Stalking. Partiremo dall’analisi analisi dell’articolo 612 bis del codice penale, per passare al concetto di bene giuridico tutelato. Successivamente ci occuperemo dei soggetti del reato e della condotta penalmente rilevante.

Per far questo, come sempre, ci serviremo anche di quelle sentenze della Cassazione chiave per configurare il reato di Stalking. (Cass. Pen. Sez. V, 14 novembre 2012 n. 18819)

Qual è l’elemento soggettivo? E il rapporto con gli altri reati? Partendo dal significato di stalker delineeremo gli aspetti cardine della disciplina: la tutela delle donne, i comportamenti tipici, la tipologia di stalker. Come si si può difendere dallo stalker? Quali sono le conseguenze psicologiche del reato di stalking? Infine parleremo di stalking condominiale.

Stalking Codice Penale

Il nostro codice prevede il reato di stalking all’articolo 612 bis cp

Stalker significato → (dal termine inglese to stalk: fare la posta, braccare la preda)

Le pene

Il codice penale prevede che:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato. Stessa cosa vale se il fatto è commesso da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

Altra cosa da constatare è che il fatto sia commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore. Stessa cosa si applica se il fatto è commesso a danno di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità. (art. 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104)

All’interno dell’articolo ci si riferisce anche a fatti commessi con armi o da persona travisata.

Denuncia per stalking

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale.

La querela è, comunque, irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma.

Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Il reato di “atti persecutori”

Il reato di “atti persecutori” è stato introdotto dal d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge n. 39/2009.

L’intento dichiarato è quello di approntare una tutela rafforzata e specifica contro variegate ipotesi di maltrattamenti e condotte aggressive.

Tali ipotesi erano precedentemente sussunte sotto diverse norme incriminatrici.

Nel corso del tempo queste norme si rivelano non idonee a ricomprendere il livello di offensività delle condotte criminose in concreto attuate.

L’estrema variabilità fenomenologica delle condotte riconducibile nell’alveo della fattispecie, assieme alla difficoltà di individuare precisi elementi tipizzanti il fenomeno, ha determinato il ricorso a nozioni sociologiche ampie e onnicomprensive.

Tali nozioni sono scarsamente aderenti al canone di tassatività della norma penale.

Stalking: analisi dell’articolo 612 Bis del Codice Penale

Bene giuridico tutelato

Può essere considerata una norma posta a tutela non solo della libertà morale e della serenità psichica della vittima ma anche della sua libertà fisica, sotto forma di incolumità personale, in quanto bene protetto indirettamente nel caso in cui le condotte incriminate sfocino in atti ben più gravi

Soggetti del reato

Il delitto di atti persecutori è reato comune potendo essere commesso da chiunque.

La condotta penalmente rilevante verso le vittime di stalking

Per quanto riguarda la struttura materiale del reato, la fattispecie appare incentrata essenzialmente sul necessario ripetersi di una condotta di minaccia o di molestia reato abituale), causativa di uno dei tre eventi alternativi tipizzati dalla norma:

  1. Il perdurante e grave stato di ansia o paura della vittima. Tale stato, prescinde dall’accertamento di un vero e proprio stato psicologico e non richiede necessariamente una perizia medica. Sarà il giudice che potrà argomentare la sussistenza degli effetti destabilizzanti della condotta dell’agente sull’equilibrio psichico della persona offesa, anche sulla base di massime di esperienza.
  2. Il fondato timore per la propria incolumità o per quella di persona ad essa effettivamente legata. Rispetto a tale evento, l’esistenza di precedenti condanne a carico del soggetto agente per reati affini allo stalking (percosse, minacce, maltrattamenti) commessi in danno della stessa vittima, non rappresenta un elemento neutro. In questo caso corrobora il giudizio di ragionevolezza dei timore palesati dalla vittima e del conseguente mutamento indotto dalle abitudini di vita.
  3. La costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.

La funzione caratterizzante e qualificante della condotta persecutoria è affidata alla reiterazioni degli atti, omogenei o eterogenei, denotati dal legame causale con l’evento e destinati a succedersi in un lasso temporale sufficiente al prodursi dell’evento tipico ponendo dubbi sul rispetto del principio di determinatezza della fattispecie penale.

Reato di Stalking: pedinare una persona è reato?

Il principio di determinatezza va coniugato con quello di offensività.

Esso impone, sulla base di un criterio teleologico, di utilizzare il bene giuridico tutelato dalla norma quale criterio selettivo delle condotte:

  • offensive
  • inoffensive

Se le condotte sono inoffensive non costituiscono reato. Quindi dovranno essere ritenuti quei comportamenti che non soltanto siano del tutto innocui ma anche quei comportamenti il cui contenuto offensivo sia particolarmente esiguo. La valutazione spetterà al giudice.

La giurisprudenza, tuttavia, è orientata nel senso che è possibile individuare le condotte persecutorie tipizzate nella minaccia e nella molestia.

Differenze tra minaccia e molestia

  • Per minaccia si intende la prospettazione di un male futuro e prossimo la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente
  • per molestia si intende ogni attività che alteri dolorosamente o fastidiosamente l’equilibrio psico-fisico normale di un individuo.

A tal riguardo si veda la recente Cass. Pen. Sez. V, 28 dicembre 2017, n. 57764.

Secondo questa sentenza il delitto di cui all’articolo 612 bis è integrato dalla condotta di colui che pubblica messaggi o filmati aventi contenuto denigratorio sui social network. Questo qualora

i dati diffusi in rete siano fortemente dannosi e fonte di inquietudine per la parte offesa

Ciò che caratterizza la fattispecie delittuosa degli atti persecutori è il necessario ripetersi della condotta di minaccia o molestia. Ovvero:

  • se la condotta è causativa di disagi psichici nella vittima e quindi del timore per la propria incolumità e per quella delle persone care.
  • Ovvero, ancora, di una alterazione delle proprie abitudini di vita. In quest’ultimo caso, peraltro, occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione puramente quantitativa delle variazioni apportate.

Stalking: riferimenti giurisprudenziali

Cass. Pen. Sez. V, 14 novembre 2012 n. 18819

Secondo un recente arresto della Suprema Corte

è idoneo a integrare l’evento del reato di atti persecutori un grave e perdurante stato di turbamento emotivo, essendo a tal fine sufficiente che gli atti abbiano avuto un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, non essendo richiesto l’accertamento di uno stato psicologico, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all’articolo 612 bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (articolo 582 c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica”.

Pertanto, il reato di atti persecutori è un reato ad evento di danno. La sussistenza di questo reato richiede non solo una condotta molesta e minacciosa, ma anche il verificarsi di un’alterazione nell’equilibrio della vittima.

La giurisprudenza, sul punto, rileva

che la prova del reato deve essere ancorata a elementi sintomatici del turbamento psicologico ricavabili dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall’agente e da quest’ultima, considerando tanto la sua astratta idoneità a causare l’evento, quanto il suo profilo concreto con riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui è stata consumata. (Cass. Pen. Sez. V, 14 novembre 2015, n. 5011).

Elemento Soggettivo  

Quanto all’elemento soggettivo, il delitto di cui si tratta è a dolo generico, ravvisabile in quei comportamenti seriali che, alla luce delle risultanze probatorie, rivelano che l’agente si sia rappresentato gli effetti psicologici concretamente realizzati dalla propria condotta.

In tal modo il dolo ha un’importante funzione selettiva dei comportamenti penalmente rilevanti.

Non si richiede, tuttavia, in capo all’agente una rappresentazione anticipata del risultato finale. Ma, piuttosto, si richiede la costante consapevolezza:

  • nello sviluppo progressivo della situazione
  • dei precedenti attacchi
  • dell’apporto che ciascuno di essi arreca all’interesse protetto, insita nella perdurante aggressione da parte del ricorrente della sfera privata della persona offesa, secondo il modello di gradualità già affermato in giurisprudenza con riguardo al dolo di maltrattamenti.

Rapporti con altri reati

Quanto ai rapporti con altri reati, particolarmente complessa risulta l’attività volta ad individuare le linee di confine con:

  • i reati di maltrattamenti in famiglia
  • i reati di violenza privata.

Aspetti salienti della disciplina

Tutela delle Donne

Di recente sono state introdotte nuove misure per il contrasto della violenza che prevedono una maggiore tutela delle donne. Sono previste anche nuove misure di prevenzione.

Ci sono tre nuove aggravanti (ossia specifiche circostanze nella commissione del fatto che incidono sulla determinazione della pena):

  • Quando il fatto è consumato ai danni del coniuge, anche divorziato o separato o del partner pure se non convivente;
  • Per chi commette maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori su donne incinte;
  • Per la violenza commessa alla presenza di minori di 18 anni.

Comportamenti tipici e tipologia di stalker

Si sono sviluppati molti studi sul fenomeno dello stalking che hanno distinto due categorie attraverso le quali lo stesso può essere posto in essere:

  1. Comunicazioni intrusive e persecutorie che si attuano con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o persino graffiti e murales;
  2. Contatti che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo (pedinamento) sia mediante il confronto diretto (visite sotto caso o sul posto di lavoro).

Capita spesso che le due tipologie appena esposte si trovano in forma mista e, il più delle volte alla prima segue la seconda. 

Tipi di stalker

Sono state identificate delle tipologie di stalker in base ai bisogni che spingono tali soggetti a porre in essere atti di questo tipo:

  • Il risentito: colui che è spinto dal desiderio di vendicarsi per un danno o un torto che ritiene di aver subito e, per tale motivo, cerca la vendetta;
  • Il bisognoso d’affetto: è il molestatore motivato dalla ricerca di attenzioni e di una relazione che possa riguardare l’amicizia che l’amore ed il cui rifiuto dall’altra parte viene negato e reinterpretato;
  • Il corteggiatore incompetente che tiene un comportamento opprimente ed esplicito e quando non riesce a raggiungere i risultati diventa anche aggressivo;
  • Il respinto: colui che diventa persecutore a seguito di un rifiuto, generalmente è un ex che mira a ristabilire la relazione o a vendicarsi per l’abbandono;
  • Il predatore: si tratta del molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima pedinandola, inseguendola e spaventandola. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.

Come ci si può difendere dallo stalker?

Il reato di stalking viene punito a querela della persona offesa (ossia denuncia dei fatti). Il  termine di proposizione della querela è di 6 mesi.

Può, tuttavia, procedersi d’ufficio e quindi attraverso l’intervento diretto dell’autorità giudiziaria nei seguenti casi:

  • se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità.
  • se il fatto è commesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.
  • Il soggetto sia stato ammonito;

Ammonimento atti persecutori da parte del Questore

È previsto che fino a quando non viene proposta querela per il reato di stalking la persona offesa ha la facoltà di esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza.

In quel caso si avanza al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta avanzata viene trasmessa senza ritardo al questore.

Quest’ultimo, assunte le informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate sui fatti, nel caso in cui ritenga fondata, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento.

Termini decorrenza querela stalking

Per quanto concerne la decorrenza del termine per la proposizione della querela, il termine non scadrà prima di sei mesi dopo l’ultimo della serie di atti che integrano la condotta.

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Stalking Psicologico: le conseguenze psicologiche del reato di stalking

Lo stalking altera in modo significativo il benessere psicologico della vittima portando a conseguenze che possono essere molto diverse tra loro. Esse variano

  1. a seconda dell’intensità e della gravità degli atti persecutori subiti
  2. a seconda dalla sensibilità e carattere della vittima stessa.

La vittima di stalking prova diverse sensazioni a livello psicologico ed emozionale: paura, ansia, rabbia, sensi di colpa, vergogna, impotenza, disperazione.

Nella maggior parte dei casi, il persecutore è una persona legata alla vittima, o nel presente o nel passato. Questo particolare è un aggravante in quanto coinvolge ancora di più e intensifica nella vittima il disagio emotivo.

Subire lo stalking porta a un elevato livello di stress, ansia e paura costante, uno stato di ipervigilanza.

Si perde l’autostima, la fiducia nel rapporto: la vittima sociale è compromessa.

La maggior parte delle volte la vittima si sente abbandonata. Ha la forte sensazione di aver perso il controllo sulla propria vita.

Per sfuggire ad appostamenti o pedinamenti la vittima modifica le proprie abitudini di vita (cambia lavoro, casa o città). Tutto questo incide pesantemente sulla sua vita sociale finché il benessere psicologico crollo.

Inoltre, quando lo stalking coinvolge anche familiari, amici o conoscenti della vittima, cresce in quest’ultima la tensione ed un profondo senso di colpa. Paradossalmente: la vittima si attribuisce la responsabilità per quello che sta subendo.

Stalking Condominiale

La stalking condominiale è quel reato commesso da chi pone in essere comportamenti molesti o persecutori nei confronti dei vicini di casa. È reato se in loro si ingenera un grave e perdurante stato di ansia, frustrazione e paura per sé o per i propri familiari. È stalking se il fatto costringe i vicini a cambiare le propri abitudini di vita.

La figura dello stalker condominiale è ancora in fase di assorbimento. Precisiamo che non si tratta di un’ipotesi speciale che il legislatore ha codificato. Diremo che si tratta di una particolare applicazione giurisprudenziale della figura criminosa.

La realtà condominiale, infatti, rappresenta terreno fertile per la nascita di contrasti e dissidi che possono dirompere nell’area del penalmente rilevante.

Le statistiche rivelano che nel condominio si realizza una buona percentuale di ipotesi di atti persecutori. Nei condomini, spesso, gli animi mossi da rancori pregressi o le innumerevoli incomprensioni e intolleranze nei rapporti di vicinato si traducono in condotte penalmente rilevanti.

Stalking condominiale e processi

Lo stalking condominiale è entrato, da qualche anno, a pieno titolo all’interno delle aule di giustizia.

Questo è avvenuto con l’estensione del campo di applicazione del reato di atti persecutori anche in contesti diversi da quelli inerenti la sfera affettiva.

Riferimenti sulla figura di stalker condominiale si trovano nella sentenza numero 26878/2016 che ha ribadito che il reato di stalking scatta anche in contesti specifici.

È stalking quando

un soggetto tiene nei confronti dei propri condomini un comportamento esasperante e tale da cagionare il perdurante stato di ansia nella vittima.

La lettura della norma operata dalla Corte di recente per l’applicazione estensiva dello stalking al contesto condominiale consente di apprestare un efficace strumento di tutela.

Questo per chi, in via diretta, subisce un turbamento alla propria tranquillità domestica ed è o si sente costretto ad alterare il proprio modus vivendi.

Leggi anche: Riforma prescrizione, cosa cambia con la nuova legge

 

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