Smart Working: come cambia il lavoro con il Coronavirus?

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Smart Working: come cambierà il mondo del lavoro dopo il Coronavirus?

Lo smart working è tornato al centro del dibattito a causa dell’emergenza Coronavirus. Vita, morte e miracoli di una nuova filosofia aziendale che “finalmente” cambierà il mondo del lavoro.

C’era una volta il 2020, un’app tracciava gli spostamenti, il vaccino tardava ad arrivare e la gerarchizzazione della società si faceva sempre più marcata: da una parte uomini soggiogati dal dogma della sopravvivenza, dall’altra uno Stato che accentrava i poteri e sorvegliava la popolazione.

No, non è la trama di un romanzo distopico, come non pensare a 1984 di George Orwell, ma è la fantasia che diventa realtà e traccia i contorni di un nuovo mondo post Coronavirus, a cominciare dalle professioni. In tal senso, lo smart working è tornato al centro del dibattito, poiché il divieto di assembramenti sociali ha reso necessario il ricorso a questa inedita filosofia aziendale che cambierà gli approcci lavorativi. 

Smart Working Definizione: qual è la definizione di smart working aziende?

Tutti ne parlano, ma nessuno lo applica.

Smart Working Significato – smart agile e work lavoro. Quindi lavoro agile.

Lo smart working o lavoro agile è legge in Italia dal 2017. Si tratta di un modello organizzativo in grado di arrecare vantaggi alle imprese, che lo adottano in termini di produttività e di raggiungimento obiettivi, e ai cittadini, i quali migliorano la qualità della vita.

Pensiamo a una mamma lavoratrice oppure a un dipendente che ogni giorno è costretto a usufruire dei mezzi pubblici: alcune giornate di smart working programmate nel mese potrebbero alleggerire tale stress urbano.

Smart working: legge ed evoluzione normativa

La legge n.81 del 22 maggio 2017, dal titolo “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, ha introdotto lo smart working o lavoro agile. Vediamo il significato profondo dello smart working alla luce di questo provvedimento normativo. 

Questa legge tutela coloro che desiderano ampliare il concetto tradizionale di ufficio e lavorare ovunque: in hotel, treno, aereo. Basterà un collegamento wifi e il gioco è fatto.

Anche l’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano è intervenuto con una definizione di lavoro agile dichiarando che siamo di fronte a una “filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare, a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”. Per l’Osservatorio, la produttività aumenterebbe del 15%. 

Uno sguardo alle norme

Con la norma in questione, è tutelata l’attività dello smart worker, il quale può liberamente svolgere la sua attività da qualsiasi postazione. Già prima dell’approvazione, molte ditte lo avevano sperimentato, facendo riferimento alle regole del telelavoro e ai relativi accordi collettivi stipulati a livello aziendale. E’ il caso di Alpitour che ha consentito a ottocento persone di lavorare almeno 1 giorno a settimana da casa, risparmiando, così, tempo e costi per il trasporto verso l’ufficio. 

Lo smart working si basa su un accordo consensuale tra lavoratore e impresa e non sostituisce intese preesistenti. In primis, permane il diritto dell’impiegato smart di avere una retribuzione pari a quella dei colleghi in sede, poiché la definizione smart non presuppone una diminuzione delle ore o della produzione, né della paga.

Ancora sulla legge n. 81

In secondo luogo, la legge n.81 tutela il dipendente pure per ciò che concerne il diritto al riposo e alla disconnessione: l’orario non deve cambiare, perché non andare a lavoro non significa avere massima libertà, ma sapersi responsabilizzare e organizzare autonomamente. 

“Con l’emergenza Covid – 19 in atto, lo smart working si sta rivelando un banco di prova per le imprese. Si delineano scenari innovativi e, proprio in virtù di ciò, urge sviluppare strategie che consentano di trarre il meglio da questa esperienza. Ad esempio io lavoro di più in questo momento, anche 2/3 ore oltre il mio canonico orario. Questo accade perché si pensa che esercitare il proprio ruolo tra le mura domestiche possa autorizzare le aziende nell’assegnazione di più compiti al proprio team”,

ha sottolineato Giulio, alle dipendenze di una società partecipata dal ministero dell’Economia.

La Legge di Bilancio del 2019 ha definito alcuni parametri di accesso allo smart working che diventa priorità per le lavoratrici nei 3 anni successivi alla conclusione del congedo obbligatorio di maternità e per chi ha figli disabili. 

Il caso Coronavirus 

Il caso Coronavirus ha fatto luce sulle modalità di utilizzo del lavoro agile. La menzione del binomio aziende e smart working è diventata sempre più frequente da febbraio 2020, grazie al decreto attuativo del 23 febbraio 2020 n.6, recante le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’urgenza epidemiologica, che ha favorito sin da subito questa strategia senza accordo preventivo con il subordinato. 

Smart working e telelavoro sono la stessa cosa?

Lo smart working va oltre il concetto di telelavoro. Se quest’ultimo si configura come una vera e propria forma contrattuale, lo smart working o lavoro agile rappresentano un accordo tra le parti all’interno del rapporto subordinato. Sono diversi per la flessibilità e per l’autonomia. 

Nello smart working, luoghi e orari sono scelti liberamente dal lavoratore. Le regole imposte al telelavoro sono, invece, abbastanza rigide: orari, luoghi e strumenti tecnologici sono prestabiliti e rispecchiano lo stesso assetto organizzativo utilizzato nel luogo di lavoro.

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Lo smart working in Italia 

Alla fine del Coronavirus – tra i paladini della salute e i detrattori di lockdown prolungati che si lamentano in nome dell’economia ed elettrizzati al grido di “Produrre, produrre. Lavoro! Work (per chi ama gli inglesismi) – avremo imparato che lo smart working è la soluzione più idonea di fronte a una crisi non dipendente dalla nostra volontà. Basta pensare alle ondate di maltempo che ogni anno rendono difficoltosi gli spostamenti in città.

Alla fine del 2019, gli “agili” erano circa 570mila. Entro il 2020 questi numeri cresceranno notevolmente, ma bisognerà lavorare per sdoganare i limiti insiti in una certa cultura manageriale. Se i big iniziano ad applicarlo sempre di più, al contrario, le PMI nutrono dubbi. 

Una ricerca condotta dall’Osservatorio Smart Working ha coinvolto un campione statisticamente rappresentativo di realtà italiane tra i 10 e i 250 addetti. Dall’analisi emerge che solo il 12% del campione dichiara di avere iniziative strutturate di smart working. La stessa analisi ha misurato la diffusione di progetti del genere nel settore pubblico: il 16% delle pubbliche amministrazioni afferma ad oggi di avere piani strutturati, mentre un altro 7% di praticare lo smart working informalmente. 

Case history nel panorama nazionale

Già 10 anni fa, alcune grandi società s’impegnavano per introdurre soluzioni di lavoro agile.  Vodafone, Microsoft, Nestlè sono i nomi di chi aveva immaginato all’epoca un futuro digitale. Tra i casi degni di nota, c’è il gruppo AXA, che ha ricevuto il riconoscimento per il progetto “Smart working, smart life”.

Anche Ferrero ha incrementato lo smart working in questi mesi. Per tutto il periodo di chiusura delle scuole, i genitori, coinvolti in precedenza nel progetto di “lavoro agile” dal 2017, potranno rimanere a casa 3 volte a settimana.

Lo smart working in Europa 

Paese che vai, smart working che trovi. Il Parlamento Europeo, con la risoluzione del 13/9/2016, ha affermato di sostenere “il lavoro agile”. Il tutto mettendone in evidenza i benefici sociali e asserendo l’importanza dell’equilibrio tra occupazione e vita privata. 

Regno Unito

Il Regno Unito è il primo Paese ad aver regolato il lavoro agile. Approvata nel 2014, la Flexible Working Regulation prevede che tutti i dipendenti con anzianità di servizio almeno pari a 26 settimane, abbiano il diritto di richiedere forme di flessibilità. Ovviamente anche in questo periodo.

Francia

In Francia, è stato reso flessibile il telelavoro con una serie di decreti. Questi ultimi hanno condotto alla recente riforma della Loi Travail del 31 agosto 2017. L’introduzione del telelavoro non richiede più modifiche del contratto, ma può essere definito mediante un accordo scritto o orale tra il datore e il dipendente. 

Particolare attenzione è posta al “diritto alla disconnessione” prevedendo che gli accordi interni debbano sancire orari ed eventuali condizioni per essere disconnessi. In questo Stato, è stata data, altresì, l’opportunità ai lavoratori di operare da casa ai tempi del Covid-19. 

Germania

In Germania, su impulso del più generale piano Industrie 4.0, il Ministero Federale tedesco del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato il documento “Arbeiten 4.0” (Lavoro 4.0) che raccomanda l’introduzione di modelli di flessibilità i quali accompagnino la trasformazione digitale. Qui lo smart working è molto diffuso e, proprio ieri, il minisitro Hubertus Heil ha chiesto un ulteriore passo in avanti con il riconoscimento di un  “diritto dei lavoratori dopo la pandemia”.  

Come cambierà il mondo del lavoro dopo il Coronavirus

L’esperimento smart working cambierà le nostre vite, giacchè era ora che i Ceo capissero le potenzialità produttive dell’occupazione homemade. Certo, non potrà considerarsi come un contratto sostitutivo di un rapporto di lavoro in loco. Diciamo, però, che potrà venire in soccorso ogni qual volta le condizioni lo legittimino. Inoltre, sarà fondamentale lavorare in sicurezza per prevenire eventuali attacchi informatici. 

Il vademecum per lo smartworking

Un vademecum per proteggersi dalle insidie del web è stato fornito dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid). Sono 11 semplici raccomandazioni rivolte alle Pubbliche Amministrazioni che hanno adottato modalità di occupazione agile: 

  1. Segui prioritariamente le policy e le raccomandazioni dettate dalla tua Amministrazione;
  2. Utilizza i sistemi operativi per i quali attualmente è garantito il supporto;
  3. Effettua costantemente gli aggiornamenti di sicurezza del tuo sistema operativo;
  4. Assicurati che i software di protezione del tuo sistema operativo (Firewall, Antivirus, ecc…) siano abilitati e costantemente aggiornati;
  5. Assicurati che gli accessi al sistema operativo siano protetti da una password sicura e comunque conforme alle password policy emanate dalla tua Amministrazione;
  6. Non installare software proveniente da fonti/repository non ufficiali;
  7. Blocca l’accesso al sistema e/o configura la modalità di blocco automatico quando ti allontani dalla postazione;
  8. Non cliccare su link o allegati contenuti in email sospette;
  9. Utilizza l’accesso a connessioni Wi-Fi adeguatamente protette;
  10. Collegati a dispositivi mobili (pen-drive, hdd-esterno, etc) di cui conosci la provenienza (nuovi, già utilizzati, forniti dalla tua Amministrazione);
  11. Effettua sempre il log-out dai servizi/portali utilizzati dopo che hai concluso la tua sessione lavorativa.