Ritenuta d’acconto: a cosa serve e come si calcola.

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Ritenuta d'acconto

Ritenuta d’acconto: è un’imposta dovuta in anticipo allo Stato. Cerchiamo di capire a chi serve ma soprattutto come calcolare l’importo dovuto.

Ritenuta d’acconto: è uno strumento di natura fiscale che permette un’immediata esigibilità di denaro alle casse pubbliche del nostro paese. Quest’ultima, viene corrisposta dal cittadino  all’erario che è appunto il beneficiario della transazione finanziaria. Prima però di addentrarci nel suo funzionamento intrinseco, dobbiamo capire le sue caratteristiche principali di questo strumento di natura fiscale. Il fine è appunto quello di evitare fraintendimenti o delle Incomprensioni in merito all’argomento. Facciamo dunque una piccola dispensa di nozioni in materia tributaria. Nel corso del paragrafo successivo sono infatti descritte le principali caratteristiche della ritenuta d’acconto.

Gli elementi essenziali di quest’imposta.

La ritenuta d’acconto è un’imposta di tipo “diretta”, ovvero viene pagata direttamente dal cittadino senza un intermediario o una persona interposta.  Inoltre presenta il carattere della obbligatorietà, questo significa che è coercitiva nei confronti di tutti i debitori. Ciò significa che, qualora il cittadino non ottemperi al suo dovere di debitore, lo stato può emanare nei confronti di quest’ultimo una sanzione. La sanzione (che può essere di natura amministrativa o penale) è volta a dissuadere qualsiasi comportamento opportunistico o fraudolento del cittadino. Tutta via a differenza delle altre, questa imposta va pagata anticipatamente e si verifica solo in determinate situazioni. D’altronde è il nome stesso dell’imposta a darne il significato. Infatti vuole proprio dire che una parte dell’imposta, viene trattenuta preventivamente dallo Stato, come acconto a fronte dell’estinzione dell’importo restante dell’imposta.

In quali casi specifici è dovuta la ritenuta d’acconto?

E’ prevista nelle configurazioni giuridiche, relative alla sfera del  professionista, dell’ imprenditore o comunque di  un lavoratore autonomo. Infatti, la ritenuta d’acconto si configura nel momento in cui la tua azienda, il tuo studio o comunque la tua attività in generale emette una fattura di vendita nei confronti di un cliente. Questo documento fiscale presuppone un’entrata di denaro, o comunque flusso di cassa. All’interno della tua fattura sarà rinvenibile la tua ritenuta d’acconto, ovvero una parziale somma dovuta, IRPEF (acronimo d’imposta sui redditi delle persone fisiche) sulle somme di denaro percepite. E’ comunque importante ricordare che questa tipologia d’imposta è configurabile all’interno dei circuiti di denaro B toB (ovvero Buisness to Buisness). Dunque è essenziale che anche i clienti siano titolari di partita IVA (non è applicabile verso i privati).

Il momento in cui si perfezione l’obbligazione

Come già detto in precedenza, non è altro che un anticipo sulle imposte, che devono essere complessivamente dovute. La ritenuta d’acconto,  essendo considerata un vero e proprio anticipo, sarà dovuta durante la fase di compilazione della dichiarazione dei redditi. Dal calcolo di quest’ultimi si dovrà detrarre l’ammontare delle ritenute subite.

A quanto ammonta la percentuale attualmente nel nostro paese?

La percentuale della ritenuta d’acconto, secondo la legge Italiana, o meglio secondo il TUIR (testo unico delle imposte sui redditi) allo stato attuale è del 20% per i professionisti residenti in Italia, e che operano sul territorio e che dunque esercitano la loro attività all’interno del Belpaese. Saranno invece del 30% per i non residenti che si trovano all’estero e che dunque non operano all’interno dello Stato Italiano. Con la ritenuta d’acconto è quindi il cliente stesso, (ovvero colui che trasferisce denaro) configurandosi giuridicamente come il sostituto d’imposta attraverso l’F24. Grazie a questo precompilato che si calcola ormai in automatico nei software, è possibile riuscire ad anticipare parte delle tasse che andranno liquidate con la dichiarazione dei redditi.

Da dove si estrapola l’importo dovuto per la ritenuta d’acconto.

Scendiamo adesso nel suo funzionamento tecnico, e cerchiamo di capire come funziona e che circuito compie il denaro.

Dal momento in cui viene emessa una  fattura, si presuppone un’entrata di denaro pari a quanto scritto nel suddetto documento fiscale. Da premettere che al giorno d’oggi, l’Agenzia delle Entrate riesce ad avere una maggiore individuazione delle transazioni grazie alla fattura elettronica. Questa è diventata obbligatoria a partire da Gennaio 2019. A questo punto, la ritenuta si applica sul valore comprensivo del compenso fissato con il cliente. Dunque sull’ammontare di quel flusso di denaro che comprende non solo i classici pagamenti, ma anche eventuali rimborsi ,spese e della rivalsa INPS. È invece esclusa dal calcolo della ritenuta d’acconto, l’eventuale Cassa previdenziale. Come ormai saprai, i professionisti possono essere suddivisi in due categorie, i professionisti senza cassa previdenziale e dunque senza un ordine e quelli iscritti ad un albo e quindi dotati di una cassa di categoria professionale.

Nei casi di lavoratori muniti di cassa previdenziale…

professionisti privi di una cassa previdenziale, ovvero coloro che non maturano una specifica pensione,  secondo l’art. 4 comma 3 del D.L. 295/96, hanno la possibilità di addebitare ai committenti il 4% dei corrispettivi lordi. Bisogna premettere, che questa maggiorazione è facoltativa, da un punto di vista fiscale deve essere assoggettata ad IVA e, generando un aumento del corrispettivo, è imponibile ai fini  dell’IRPEF e quindi assoggettata a ritenuta d’acconto.

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