Responsabilità Medica: “Il backstage della malasanità!”

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In questa guida parleremo degli elementi cardine della responsabilità medica e la colpa medica penale.

Ci occuperemo, inoltre, di delineare gli aspetti salienti che è necessario conoscere.

Per ciò che concerne la responsabilità medica e sanitaria, infatti, dovremo ben comprendere:

  • il nesso di casualità
  • l’orientamento giurisprudenziale recente
  • le linee guida
  • la responsabilità medica civile
  • responsabilità medica prescrizione
  • l’onere probatorio e il termine prescrizionale
  • responsabilità medica mediazione

Il tutto, chiaramente, alla luce delle recenti modifiche alle normative che è necessario conoscere per avere un quadro chiaro in merito a questo argomento.

Elementi della Responsabilità medica

Prima di trattare i diversi profili oggetto delle ultime riforme, è opportuno evocare, in prima battuta, il concetto di Mal Pratica”. Questo per accogliere, in via generale, gli elementi che concorrono a determinare una non corretta pratica sanitaria con tutti i suoi possibili effetti.

Pertanto risulta evidente che nella responsabilità medica, forse più che per ogni altra professione intellettuale, l’incidenza della colpa e del nesso causale tra condotta posta in essere e l’evento dannoso.

Il concetto di responsabilità concerne l’obbligo di rispondere delle conseguenze derivanti dall’illecita condotta, commissiva o omissiva, posta in essere in violazione di una norma.

A seconda dei diversi ambiti operativi della norma stessa, può trattarsi di:

  • Una responsabilità morale in cui si ravvisa la violazione di principi etici;
  • Una responsabilità amministrativo-disciplinare quando sono violati obblighi relativi al servizio prestato ai doveri d’ufficio o a regole ontologiche;
  • e una responsabilità giuridica per una violazione di una norma penale o civile.

Colpa medica Penale

Quando dalla propria condotta colposa deriva una lesione personale o la morte della persona assistita il medico è chiamato a rispondere del suo comportamento professionale.

Il concetto è definito dall’articolo 43 del codice penale secondo cui deve ritenersi colposo un evento che, anche se previsto, non è voluto dall’agente, ma che si verifica a causa di negligenza, impudenza o imperizia, oppure per inosservanza di regolamenti, ordini o discipline.

La colpa è, quindi, generica se sussiste:

  • La negligenza, ossia superficialità e trascuratezza, disattenzione. Esempi tipici possono riguardare il medico che prescrive un farmaco al posto di un altro o del chirurgo che non si accorge della mancata rimozione di corpi estranei in campo operatorio.
  • L’imprudenza, che può riferirsi alla condotta avventata o temeraria del medico che, pur consapevole dei rischi per il paziente, sceglie di procedere ugualmente con una determinata pratica;
  • L’imperizia, che dipende dalla scarsa preparazione professionale per incapacità proprie, insufficienti conoscenze tecniche o inesperienza specifica.

La colpa specifica concerne, invece, la violazione di norma che il medico non poteva ignorare e che era tenuto ad osservare rappresentando espressione di legge disciplinanti specifiche attività.

L’errore del medico può essere compiuto:

  • Nella fase diagnostica: esso si realizza nel mancato inquadramento diagnostico della patologia dovuto, ad esempio, ad un errato inquadramento clinico dei dati raccolti.
  • In fase prognostica: concernente il giudizio di previsione sul decorso e sull’esito di un determinato quadro clinico che si rivela errato.
  • Nella fase terapeutica: che attiene al momento della scelta del trattamento sanitario o a quello della sua esecuzione. responsabilità medica errori medico

Responsabilità medico penale: il nesso di causalità

Il passo successivo per l’accertamento di una condotta colposa o imperita richiede che venga accertato un preciso legame: un nesso eziologico tra errore commesso e danno subito dal paziente.

È assai complicato per il medico-legale pronunciarsi in termini di certezza assoluta, pertanto, risulterà opportuna in tali situazioni l’applicazione del criterio statistico-probabilistico al quale si richiede di indicare il legame tra colpa ed evento con un grado di probabilità molto elevato.

Responsabilità medica penale

Per lungo tempo, la giurisprudenza, nell’individuare le regole che avrebbero dovuto presiedere all’accertamento dell’attività medica, ha preso le mosse dalle norme civilistiche in tema di professioni intellettuali, rapportabili anche all’attività medica: l’articolo 1176, co. 2, c.c. nonché l’articolo 2236 c.c.

Sulla scorta di tali dati normativi la responsabilità penale è riconosciuta solo nel caso di grossolana violazione delle più elementari regole cautelari dell’arte in questione, nel caso di grossolana violazione delle più elementari regole cautelari ovvero ancora in presenza di un errore inescusabile.

Tutti elementi che hanno origine nella mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti alla professione o nel difetto di quel minimo di abilità e perizia tecnica nell’uso dei mezzi manuali o strumentali adoperati nell’atto operatorio, o nella mancanza di diligenza e prudenza.

Orientamento giurisprudenziale recente

Ad un radicale mutamento si è assistito negli ultimi anni prescindendosi del tutto dalla nozione civilistica di inadempimento pretendendosi che ogni disamina si abbinata a criteri propri del diritto penale.

Sul piano tecnico si rimarca che non è possibile l’applicazione estensiva della norma civile nell’indagine del giudice penale.

Ciò dovuto alla natura eccezionale dello stesso disposto dell’articolo 2236 c.c. rispetto ai principi regolanti la materia delle obbligazioni.

Non è ammissibile neanche una dilatazione per via analogica della sua operatività al punto da riconoscerne la sua efficacia anche nel settore penale.

Del resto, come precisa il medesimo indirizzo, nel diritto penale il grado della colpa è previsto come criterio di determinazione della penale come circostanza aggravante, giammai per determinare l’an della sussistenza dell’elemento psicologico del reato.

Responsabilità medica e linee guida

Di particolare importanza è l’individuazione del rilievo da ascrivere alle linee guida nell’accertamento della colpa medica.

Le linee guida costituiscono raccomandazioni di comportamento clinico.

Esse sono state elaborate mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni scientifiche che presuppongono l’esistenza e la plausibilità di molteplici comportamenti degli esercenti le professioni sanitarie.

Le linee guida sono rivolte a ridurre la variabilità e la soggettivizza zione dei comportamenti clinici.

(Cass. Pen. Sez. IV, 6 giugno 2016, n. 23283)

Prima del d. l. Balduzzi L. n. 189/2012, secondo l’orientamento prevalente l’adeguamento o il mancato adeguamento del medico alle linee guida non esclude né determina di per se la colpa dello stesso.

Le linee guida contengono, infatti, valide indicazioni riferibili al caso astratto, ma è evidente che il medico è sempre tenuto ad esercitare le proprie scelte considerando le circostanze peculiari che caratterizzano il caso concreto e la specifica situazione del paziente.

Tutto ciò deve avvenire nel rispetto della volontà del paziente a prescindere dalle regole previste nei protocolli medici.

Le linee guida ospedaliere entravano a pieno titolo fra i criteri che il giudice deve utilizzare per sindacare l’attività professionale svolta dal sanitario. 

In senso più ampio la disciplina esclude la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve purché esse siano accreditate dalla comunità scientifica.

Il legislatore ha quindi reintrodotto nel diritto penale – con esclusivo riferimento agli esercenti la professione sanitaria – il concetto di colpa lieve.

Responsabilità medica penale dopo la legge Gelli-Bianco

Il legislatore è ritornato sul tema della colpa in ambito sanitario, rimeditando l’impostazione seguita nel 2012 con la legge 8 marzo 2017 n. 24. 

L’articolo 6 l. 24/2017 ha novellato il codice penale introducendo un nuovo articolo 590 sexies “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”.

Rispetto al d.l. Balduzzi sparisce qualsivoglia riferimento alla gradazione della colpa mentre “la non punibilità” si restringe alle sole ipotesi di imperizia. 

Invariato il perimetro soggettivo di applicazione della norma, si rafforza il ruolo assegnato alle linee guida.

L’intera portata innovativa della riforma si concentra nel capoverso dell’articolo 590 sexies c. p. che ritaglia l’area di penale responsabilità del medico attraverso la limitazione del tipo colposo al ricorrere di tre requisiti:

  1. L’evento si realizzi a causa di imperizia;
  2. Risultino rispettate le raccomandazioni contenute nelle linee guida, oppure, in assenza di queste nelle buone pratiche clinico-assistenziali;
  3. Le raccomandazioni espresse nelle linee guida si mostrino adeguate alle specificità del caso concreto.

La Responsabilità Civile Medica e Termine Prescrizionale

La natura della responsabilità civile è stata uno degli aspetti più controversi e problematici del regime giuridico della responsabilità dell’esercente le professioni sanitarie. 

La collocazione sistematica della condotta diagnostica-terapeutica del sanitario nell’ambito della responsabilità aquiliana determina conseguenze rilevanti in termini di onere probatorio e termine prescrizionale.

L’azione risarcitoria, infatti, in caso di responsabilità contrattuale, osserva il termine prescrizionale decennale.

L’azione risarcitoria, in caso di responsabilità aquiliana, osserva il termine prescrizionale quinquennale.

L’obbligazione del medico rientra nelle obbligazioni di mezzo.

Il medico deve attivarsi ed eseguire la propria prestazione osservando uno standard di diligenza professionale che ci si dovrebbe aspettare secondo il criterio generale dell’homo eiusdem professionis et conditionis.

Ciononostante il medico non è tenuto al raggiungimento di un determinato risultato, quale la guarigione del paziente, ma è tenuto a mettere a disposizione di quest’ultimo tutti gli strumenti e la professionalità necessarie per le indispensabili attività diagnostiche, terapeutiche e palliative.

L’inquadramento sistematico operato negli anni dalla giurisprudenza non aveva, però, posto fine al fenomeno della c.d. medicina difensiva parificando la posizione risarcitoria del medico e della struttura sanitaria senza tener conto delle significative differenze di disponibilità economica di entrambi.

Per le suesposte ragioni, il legislatore con la legge Gelli-Bianco, intende prendere una posizione flessibile sull’inquadramento sistematico della natura della responsabilità medica.

L’articolo 7 della legge Gelli-Bianco ha introdotto un sistema binario della responsabilità civile medica poiché prevede un trattamento diverso tra l’esercente le professioni sanitarie e la struttura sanitaria, sia essa pubblica o privata.

Pertanto l’esercente le professioni sanitarie che esercita la propria attività a qualsiasi titolo all’interno della struttura sanitaria risponderà della propria condotta ex articolo 2043. Invece la struttura ospedaliera risponderà dei danni cagionati dal medico ex articolo 1218 c.c. a titolo di responsabilità contrattuale.

Onere Probatorio e Termine Prescrizionale

Nel caso dell’esercente le professioni sanitarie che risponderà della propria condotta a titolo extracontrattuale, dovrà essere il paziente a dimostrare l’intero danno subito. In questo caso dovrà essere rispettato il termine prescrizionale quinquennale ex articolo 2947 c.c.

Al contrario, la responsabilità della struttura sanitaria, che è di tipo contrattuale, sottostà a regole diverse.

L’onere della prova, infatti, è posto a carico della struttura sanitaria spettando al paziente dimostrare solo la prova del titolo contrattuale e dell’inadempimento.

Il termine dell’azione è quello ordinario, ovvero decennale previsto dall’articolo 2046 c.c.

Con tale disciplina lo scopo del legislatore è quello di:

  • differenziare le posizioni risarcitorie della struttura sanitaria e del medico.

Così facendo gran parte del rischio ricade sulla struttura sanitaria consentendo al medico di esercitare la propria professione con maggiore tranquillità.

Il fine di tutto questo è di arginare le condotte di medicina difensiva che rischiano di porre il paziente in una posizione secondaria rispetto alla condotta del medico. Infatti quest’ultimo sarà più preoccupato di non subire conseguenze penali o civili legate al suo agire.

Leggi anche >>> Riforma prescrizione, cosa cambia con la nuova legge

 

la responsabilità del medico

Responsabilità Medica e Mediazione

L’attuarsi della procedura di mediazione è condizione di procedibilità per il giudizio civile in materia di risarcimento del danno derivante da responsabilità medico sanitaria.

L’articolo 8 della Legge n. 24 del 2017, che disciplina la responsabilità professionale degli esercenti la professione sanitaria, ha previsto quanto segue:

  • in alternativa al procedimento di mediazione vi è la possibilità di proporre dinanzi al giudice competente un ricorso. Questo ai sensi dell’articolo 696-bis c.p.c. Nel ricorso va chiesto l’espletamento di una consulenza tecnica in via preventiva per accertare la veridicità del fatto illecito.

Il consulente tecnico, prima di depositare la sua relazione, dovrà tentare, quando possibile, di conciliare le parti.

  • Se le parti si conciliano si forma il processo verbale della conciliazione ed il Giudice attribuisce ad esso con decreto efficacia di titolo esecutivo.
  • Se la conciliazione non riesce, ciascuna parte può richiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.

La partecipazione al procedimento di cui all’articolo 696 bis c.p. è obbligatoria per tutte le parti, comprese le imprese di assicurazione di cui all’articolo 10 della Legge n. 24/2017.

Le imprese di assicurazione hanno l’obbligo di formulare un’offerta di risarcimento del danno ovvero di indicare i motivi per i quali non intendono formularla.

Il campo della responsabilità medica è molto delicato.

Se si aggiunge che:

  • le parti si presentano in mediazione per obbligo di legge
  • i pazienti che hanno subito un danno, o i familiari di chi è stato oggetto di cure mediche hanno poca fiducia di veder soddisfatte le proprie richieste 

È rarissimo che il mediatore sia un medico che di solito ha il compito di agevolare l’incontro delle parti.

Il rispetto della procedura è essenziale ma per fare questo il mediatore dovrà avere una buona collaborazione degli avvocati.

Mediazione

La mediazione è, come recita la legge all’articolo 8 n.1, un procedimento che si svolge senza formalità. Per questo i bisogni della parte potranno venire esternati dal mediatore, con il consenso della stessa, in seduta comune.

Le conseguenze che ad una struttura sanitaria o a un medico possono derivare, in un procedimento civile, non sono mai positive. Queste conseguenze alimentano nell’opinione pubblica il generale giudizio di malasanità.

Nei casi più complessi, in cui l’animosità e l’inamovibilità delle parti non sono manovrabili da parte del mediatore, quest’ultimo può proporre l’intervento di un CTU in mediazione.

L’organismo 101 Mediatori può mettere a disposizione un CTU disponendo di una riconosciuta e ben fornita serie di professionisti.

Le perizie effettuate, in questo caso, potranno essere utilizzate in un successivo giudizio.

Le parti, anche una soltanto, hanno la possibilità di richiedere al Mediatore una proposta di accordo. È bene ricordare che in una mediazione per responsabilità medica è più auspicabile che siano le parti stesse a raggiungere l’accordo.

Il compito del Mediatore, pertanto, è quello di trasmettere alle parti un punto di vista dualistico che permetta di giungere a soluzioni soddisfacenti per tutti.

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