🛢ANALISI Petrolio: L’America avanti! Il sorpasso americano a OPEC e Russia

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L’America sorpassa OPEC e RUSSIA.

Era già stato detto che il 2018 sarebbe stato un anno importante per lo Shale Oil, e a quanto pare le previsioni trovano conferma.

Con numeri che danno le estrazioni ai 10 milioni di barili,  le autorità e gli analisti ritengono, che entro fine anno si arriverà agli 11 milioni.
E tutto questo grazie alle nuove compagnie e ai loro freschi e abbondanti capitali sono pronte a riconquistare la scena.

STARTUP CONTRO MAJOR

Complici di questa ascesa dello shale, sono sicuramente le nuove compagnie fiorite dalle joint venture e che hanno raccolto capitali e intelligenze. Una crescita che catturava il miglior capitale umano (ingegneri, manager) che le compagnie storiche come Exxon o Shell non hanno saputo cogliere.
E sebbene queste nuove “sorelle” (Apache, Concho o Chesapeake) non si avvicinano minimamente ai fatturati delle grosse rivali (che arrivano a 200/300 miliari) hanno preso il treno al momento giusto.
Un gap che purtroppo le vecchie sette sorelle difficilmente riusciranno a colmare, anche dandosi all’acquisto senza sosta di nuove start up del settore.

220 MILIARDI DI BARILI

Ci sono numeri importanti per il petrolio americano, nonostante l’ingente produzione ciò che ha favorito questa impennata di produzione sono le quotazioni che hanno toccato i 65$ a barile.
I pozzi dello Shale, che fioriscono nella zona del Midwest, hanno la fortuna di sfruttare tecnologie sempre più innovative nell’ambito del fracking (rottura e risucchio del petrolio dal sottosuolo) e questo ha accertato una presenza di scorte pari a 220 miliari di barili.
Numeri enormi che si avvicinano a quelli dei Sauditi, e con una concorrenza mediorientale che versa in serie difficoltà sia per i tagli dell’OPEC che per il caos che attanaglia alcuni produttori.

LA RISCOSSA AMERICANA

Per il nuovo Shale i fattori sono più che positivi. Infantili dollaro che ha perso la sua forza (come era nelle intenzioni di Trump) e  ha dato gioia alle compagnie petrolifere (proprio perché il greggio è quotato in dollari). Un dollaro forte non era un bell’incentivo per gli acquisti come ha serenamente ammesso il segretario del Tesoro Steve Mnuchin a Davos.
Inoltre, è da osservare che le importazioni americane di barili sono drasticamente scese negli ultimi dieci anni. Il calo è stato di ben 10 milioni di barili.
Nonostante le proteste degli ambientalisti, come aveva annunciato  Trump in campagna elettorale, per gli USA il ritorno al petrolio è diventata ormai una realtà.

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