PETROLIO Cresce l’ottimismo, ma non basta !

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Syrian Kurdish Republic Of Rojava Becomes Bulwark In Battle Against Daesh
DEREK, SYRIA - NOVEMBER 14: Smoking oil dregs are dumped into the ground on November 14, 2015 near Derek, in Rojava, Syria. The dregs were the byproduct of oil crudely refined into diesel fuel. The predominantly Kurdish autonomous Rojava region of northern Syria had previously been supplied with pretroleum from refineries in areas now under Daesh control, so Rojavans have begun crudely processing their own reserves into diesel for domestic fuel and heating needs. The Islamic State, however, continues to pump and export millions of barrels of oil, generating vast revenues for its regional war machinery and international terrorist activities. (Photo by John Moore/Getty Images)

I produttori di petrolio
riequilibrano il mercato

Saranno necessari nuovi tagli nel 2018?

Il mercato del petrolio è entrato in una fase di riequilibrio. I produttori stanno riuscendo nel loro intento. Mohammad Barkindo, segretario generale dell’OPEC, ha dichiarato, però, che potrebbero essere necessaria ulteriori misure per il 2018.

Attualmente al centro dell’attenzione vi è sicuramente l’intesa tra Arabia Saudita e Russia. La Russia, come gli Stati Uniti, non fa parte dell’OPEC. In questo contesto specifico, però, stati OPEC e stati NON OPEC si sono ritrovati costretti a collaborare delineando un percorso comune, con tagli alla produzione fino a marzo 2018.

I tagli possono durare oltre marzo 2018?

Si, lo fa sapere proprio Barkindo da New Delhi, come riferisce Bloomberg. I produttori di petrolio stanno proprio discutendo in questi giorni sulle misure da adottare dopo marzo 2018. La cosa certa è che si si vuole mantenere il petrolio all’interno di un range che va dai 45 ai 55$ al barile, fascia obiettivo dei paesi produttori, potrebbe essere necessario prolungare i tagli di altri sei mesi almeno.

Nella sua visita ufficiale in India, dove Barkindo ha incontrato il ministro del petrolio Pradhan, il Presidente dell’OPEC è stato chiaro:  “c’è un crescente consenso sul processo di riequilibrio è in corso”.

“La seconda considerazione è che per sostenere questo riequilibrio, potrebbe essere necessario adottare misure straordinarie per ristabilire questa stabilità in modo sostenibile”.

Ancora nulla di certo

Nessun dettaglio in più.  Barkindo non si fa sfuggire nulla proprio perché nulla ancora è certo. Si parla di generiche misure supplementari e, sicuramente, una di queste potrebbe essere un’ulteriore estensione dei tagli. Lo aveva, nei giorni passati, suggerito il Venezuela. Il problema rimane l’equilibrio tra i membri dell’OPEC. Infatti non tutti sembrano disposti ad accettare un’ulteriore taglio. L’OPEC, dal canto suo, incassa il pieno supporto da parte del Presidente Russo Vladimir Putin che si è detto: “disposto a prolungare i tagli sull’estrazione”.

Il ministro dell’energia degli Emirati Arabi Uniti Suhail Al Mazrouei si è detto ottimista, e ha lasciato ad un tweet la sua dichiarazione. In sostanza ha affermato di essere fiducioso in vista del prossimo meeting dell’OPEC. Secondo Mazrouei il meeting potrebbe portare ad un nuovo consenso tra produttori OPEC e non OPEC con lo scopo di bilanciare il mercato per il 2018.

Quando si incontra l’OPEC?

I 24 produttori che hanno accettato i tagli, aprono le porte a tutti i paesi produttori del mondo. Barkindo ha dichiarato che non sono previste riunioni straordinarie. Quindi l’OPEC si incontrerà, da calendario, il 30 novembre a Vienna.  Ed è proprio in questa occasione che gli operatori di mercato coglieranno le dichiarazioni dei paesi produttori di petrolio per capire le future che impatteranno su tutto il 2018.

Nella settimana scorsa i prezzi sono scesi del 3,3%, la più ripida caduta settimanale da giugno e sono scesi del 2 per cento quest’anno.

 

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