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🛢 PETROLIO a 80$? Uno scenario possibile, ma ci sono delle condizioni

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A dir poco senza freni la corsa del petrolio che con i suoi 63,45$ si piazza ai massimi degli ultimi tre anni.

Il rialzo del Petrolio è una situazione da tenere sotto controllo. Sicuramente un effetto retrogrado per via dei tagli approvati dall’Opec e dai suoi partner nelle loro ultime sedute. Ma con l’avvento del 2018, come già anticipato, la corsa all’estrazione degli Stati Uniti e le tensioni internazionali hanno riservato qualche novità nello scenario complessivo.

LA CRESCENTE DOMANDA E LO SHALE OIL

L’anno è iniziato con una forte domanda di greggio che ha spinto, quindi, la richiesta e di conseguenza i prezzi. Questo si accompagna ai dati sulle estrazioni di Shale Oil americano che stanno raggiungendo livelli record. Questa massiccia estrazione fa prospettare all’orizzonte futuri problemi relativi ai prezzi, creando una situazione simile a quella antecedente ai tagli. Incremento che, secondo le stime dell’EIA (Energy Information Administration) potrebbe portare ad un aumento di 970mila bg per l’anno in corso.
Un aspetto che, momentaneamente, sembra non essere la causa scatenante. Al momento sono altri i fenomeni che stanno influenzando le quotazioni, spingendo anche il Brent a quota 69$. In particolare bisogna far tensione delle crescenti tensioni internazionali.

VENTI DI GUERRA

Secondo un’analisi di Citigroup, il 2018 prospetta motivi di tensione geopolitica e instabilità interna ad alcuni paesi OPEC. Questi elementi, uniti alla possibilità di nuove sanzioni americane verso l’Iran o l’ipotesi di ostilità nella penisola coreana, potrebbero spingere i prezzi fino alla soglia degli 80$ al barile.

Preoccupazioni che si associano ai problemi che attanagliano alcuni dei maggiori paesi produttori come il Venezuela, la Libia e la Nigeria, che in uno scenario così prospettato, porterebbe le forniture ad un calo di ben 3 milioni di barili.

IL CONSUETO EFFETTO TRUMP

Sembra già un miraggio la stabilità delle quotazioni faticosamente operata dall’OPEC e dalla Russia. In quest’ottica non vanno dimenticate le tensioni tra Cina e Stati Uniti, che Trump non sembra voler alleggerire. Esse causerebbero l’approvvigionamento e stoccaggio di materie prime incidendo fortemente sui prezzi.

L’aumento di domanda che caratterizzerà quest’anno e l’impennata della produzione americana andranno bilanciate con gli eventi sin qui descritti, poiché nessuna previsione può prescindere da essi.

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