Pensione e attività lavorativa in contemporanea, è possibile?

Ecco la guida per chi si domanda se percependo già la pensione può continuare a esercitare determinate professioni.

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Immagine pensione e pensionati

Percepire la pensione e parallelamente esercitare una attività lavorativa è possibile. Ecco quello che un pensionato deve conoscere per iniziare questo dualismo.

Nel panorama economico, accade spesso che un pensionato si trovi a fronteggiare spese ben più alte della pensione che percepisce oltre alle classiche tasse sulla pensione.

Questa situazione di disagio, porta sempre più individui a chiedersi se sia possibile continuare a esercitare una professione o svolgere una qualsiasi attività lavorativa senza perdere i benefici della pensione.

Altre volte è una semplice sensazione di passività. Una voglia di sentirsi socialmente utili, quella che spinge il soggetto a rilanciarsi nel mondo del lavoro.

Arriviamo quindi alla domanda principale, l’argomento centrale di questo articolo.

Si può percepire la pensione e allo stesso tempo lavorare?

La risposta scontata sarebbe quella negativa. Come tutti sanno infatti, la domanda di pensione ha valenza soltanto se il rapporto di lavoro precedente sia cessato.

Una volta però che il neo pensionato inizia a percepire il trattamento previdenziale, può sotto certe forme tornare a lavoro. Ad esempio può lavorare per una nuova azienda o tornare nella vecchia, cercando cosi di arrotondare la somma percepita tramite la pensione.

Questo procedimento però non funziona per chi va in pensione usufruendo della quota 100. La nuova legge infatti prevede un divieto di cumulo tra reddito da lavoro e da pensione. Il tutto incentrato sul necessario ricambio generazionale. Chi accede a quota 100 può soltanto svolgere prestazioni occasionali nei limiti dei 5000 euro l’anno.

Cessazione delle attività lavorative prima della domanda di pensione

Oltre a obblighi anagrafici e contributivi è necessario il rispetto di un altro obbligo: la cessazione di ogni attività lavorativa precedentemente esercitata. Tutto questo è stato più volte ribadito da varie leggi (Amato 1992,Dini 1995), che hanno ribadito la centralità dell’obbligo di cessazione della attività lavorativa.

Questa disciplina è indirizzata ai lavoratori dipendenti. I lavoratori autonomi e i parasubordinati non devono sopportare nessun obbligo per accedere alla domanda di pensionamento.

Tuttavia ci sono delle sottolineature necessarie per i lavoratori dipendenti. La strada del dualismo (lavoro-pensione) non è del tutto preclusa per chi svolge un lavoro subordinato. Nel rispetto di dovute e precise condizioni , il pensionato può riprendere a lavorare poiché  l’Art. 19 l. 133/2008 ha cancellato il divieto di cumulo tra reddito derivante da attività lavorativa e reddito derivante dalla pensione.

Come detto però in precedenza , questo discorso non vale per chi usufruisce della “quota 100” per andare in pensione. Questi soggetti non possono riprendere nessuna attività lavorativa se prima non abbiano compiuto 67 anni (età in cui si accede alla pensione di vecchiaia). Fatte salve però le prestazioni occasionali con limite di 5000 euro annui.

Lo stipendio del pensionato subisce trattenute?

Quando stipendio e pensione sono cumulabili in determinati parametri, è il lavoratore stesso a dover provvedere alle trattenute ed erogarle poi tramite l’ente previdenziale.

In determinate occasioni è lo stesso ente a provvedere alla gestione delle trattenute. Ad esempio quando la liquidazione della pensione avviene in maniera ritardata oppure nel caso in cui il lavoratore svolga attività lavorativa fuori dai confini nazionali. Lo stesso discorso è valido quando si parla di redditi da lavoro autonomo.

E i contributi ?

Ovviamente trattandosi di lavoro regolarmente retribuito e tassato , la nuova attività comporta anche il versamento dei tanto “amati” contributi all’INPS. I contributi versati in questo contesto, andranno ad aumentare l’assegno mensile della pensione, ma l’aumento ahimè non è automatico ne immediato.

Solo dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione, per via dei nuovi contributi maturati, è possibile fare richiesta di aumento , sempre mediante domanda da depositare presso l’INSP.

Quanto tempo deve trascorrere prima di tornare a lavoro?

Come già chiarito in precedenza, per fare richiesta del trattamento pensionistico ed essere abilitati all’ottenimento dell’assegno, al momento della domanda non deve essere in atto nessun rapporto di lavoro come dipendente.

Detto questo, è evidente che si rende necessaria la cessazione di ogni tipo di attività lavorativa dipendente. Questa interruzione deve rimanere tale, fino all’accettazione della domanda che in genere non avviene oltre la prima mensilità, successiva alla richiesta di pensionamento.

A questo punto il pensionato può ritornare a lavorare per la medesima azienda, oppure iniziare una attività lavorativa completamente differente. Il paletto da rispettare è sempre quello che fa riferimento alla somma dei crediti previdenziali con quelli derivanti dal credito lavorativo.

In conclusione..

Chi sceglie di ritornare nell’ambito lavorativo dopo la pensione e lo fa per pura necessità economica è la cartina al tornasole di uno Stato che in molti casi non riesce a far fronte alle necessità dei cittadini. Per il 2019 sono previsti degli aumenti della pensione, vedremo come sapranno fronteggiare, gli organi di governo, una situazione sempre più drammatica.

 

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