Passaporto sanitario: c’è intesa su certificato vaccinale UE

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Foto di Porapak Apichodilok

Nell’ultimo vertice tra i leader europei si è discusso del tanto famigerato passaporto sanitario che consenta di riprendere i viaggi. Una questione molto delicata sotto il profilo non solo pratico ma anche soprattutto politico e giuridico. Per questo motivo, i paesi europei sembrano orientati su un certificato vaccinale che consenta di spostarsi. Tutto questo senza tradursi in una limitazione per chi, per ovvi motivi, non ha potuto vaccinarsi.

L’idea di un passaporto vaccinale (o certificato) dovrebbe permettere ai viaggiatori, tramite un QR code, di ottenere il documento elettronico. Grazie a questo sistema centralizzato, si consentirebbe di risparmiare tempo e agevolare i viaggi per i soggetti vaccinati.

Passaporto sanitario: cos’è la proposta UE per il certificato vaccinale

passaporto sanitario covid 19

Il passaporto sanitario o passaporto vaccinale è la proposta avanzata dai leader europei che si sono riuniti in telematica il 25 febbraio. Dalla riunione del Consiglio Europeo è emersa l’intesa sulla creazione di un certificato vaccinale o pass sanitario. Un certificato in formato elettronico, identificabile tramite banca dati comune, che consenta ai vaccinati di spostarsi. Un modo per ridare slancio al settore del turismo che ha sofferto un po’ più degli altri gli effetti della pandemia.

Per questo motivo la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che il sistema arriverà entro tre mesi. Così da permettere la fruizione del certificato vaccinale per il periodo estivo in tutta Europa.

Passaporto sanitario: favorevoli e contrari

Francia e Germania hanno però tenuto a precisare che questo non limiterà gli altri cittadini. Esprimendo perplessità dal punto di vista etico e giuridico sulle conseguenze verso chi non è stato vaccinato. A tal proposito proprio il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato:

 «Dobbiamo evitare che ciascun Paese sviluppi un proprio sistema, lavorando a una certificazione medica comune»

L’idea originaria, paventata nei mesi scorsi, di un passaporto sanitario causerebbe non pochi problemi giuridici oltre che politici.

Secondo Jean-Baptiste Djebbari, ministro francese dei trasporti:

“l’idea di limitare il movimento alle sole persone vaccinate è un dibattito che sembra prematuro. Rendere il viaggio subordinato alla vaccinazione è una questione etica e non di poco conto”.

Aggiungendo poi che bisogna tenere conto dello stato delle campagne vaccinali nei diversi stati. Visto che attualmente i soli ad essere stati vaccinati sono quelle categorie impossibilitate per altri motivi a viaggiare. 

Al coro di perplessità sull’idea di un passaporto sanitario, oltre ai tedeschi, si sono aggiunti Belgio e Paesi Bassi. L’Italia sembra allenata sull’idea del certificato vaccinale nella forma proposta seguendo gli altri paesi europei. Una cordata che include Danimarca, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Cipro, Estonia, Portogallo, Islanda, Slobakia, Polonia, Spagna e Svezia. 

Ideatore di questa iniziativa è il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis, che sta a sua volta stringendo accordi bilaterali con partner extra UE come Isreale. Precisando che sul tema dei dati, bisogna adottare una via che raccolga quelli indispensabili al sistema. E soprattutto evitare che giungano, come spesso accade, i grandi provider o i colossi del tech.

Certificato vaccinale: banca dati e sistema comune

Il certificato vaccinale europeo dovrebbe essere realtà prima dell’estate e permettere la ripresa del turismo e i viaggi. Un beneficio per quei paesi membri che da questo settore traggono importanti quote di mercato e di PIL. La raccomandazione della presidente von Der Leyen è quella di scongiurare iniziative singole di ciascun paese. Il successo dell’iniziativa può avvenire solo se ci si doterà di un sistema unico e interoperabile.

Il progetto del passaporto sanitario o certificato non sembra tecnicamente impossibile. Infatti, si tratta di creare un database comune dove vengono registrate le vaccinazione, fornendo al cittadino un QR code personale. Grazie a questo codice elettronico, memorizzatile sul proprio smartphone, si potranno salvare le informazioni importanti come vaicinazione, negatività a test PCR o immunità derivante dalla malattia. 


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