Paradisi fiscali, tutti i paesi nella black list UE

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paradisi fiscali

Anche quest’anno, l’Ecofin ha aggiornato l’elenco dei paesi considerati paradisi fiscali  L’elenco europeo è il diretto erede degli elenchi dei singoli stati nazionali. Un’unica disciplina comune che permette di inquadrare a livello comunitaria l’elenco nazioni.

Paradisi fiscali: quali novità?

Bruxelles ha aggiornato la lista dei paradisi fiscali apportando sostanziali novità con l’obiettivo del contrasto a queste pratiche. Infatti, oltre ad essere una sfida dei singoli governi, il contrasto a elusione ed evasione fiscale è una “battaglia” comunitaria. 

La stesura di un elenco di quelle nazioni che consentono migliori condizioni fiscali e ne agevolano le pratiche rientra tra i suoi compiti.

Quest’anno, alle giurisdizioni già note, si aggiungono le Isole Cayman, Panama, Seychelles e Palau. Una nuova infornata alla lista nera che già include Samoa Americane, Vanuatu, Fiji, Guam, Oman, Samoa, Trinidad e Tobago e Isole Vergini Americane.

La motivazione è, ovviamente, che questi paesi non hanno rispettato gli impegni in tema di riforme fiscali. Una mancanza che non ha consentito di adeguare le loro misure agli standard fiscali internazionali. Nonostante le proroghe concesse, i sistemi finanziari dei paradisi fiscali nel mondo sono rimasti tali. E pertanto considerati paesi in black list.

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La “lista grigia”

Oltre alla già citata elencazione che paradisi fiscali europa considera, nelle conclusioni delle decisioni dell’ecofin, ulteriori fattori. Questi documenti raccolgono le considerazioni e gli aggiornamenti relativi ai paesi “in pending”. Ciò significa che vi è una lista grigia di paesi a fiscalità vantaggiosa che stanno sostenendo importanti impegni per adeguarsi agli standard UE. Infatti, a queste nazioni vengono concesse proroghe per continuare il processo di miglioramento. La motivazione di ciò risiede nello stato di sviluppo economico in cui questi paesi versano. La maggior parte di queste economie è in via di sviluppo, quindi vivono un difficile contesto socio-politico. Una situazione che, tuttavia, non ha precluso di compiere importanti progressi. 

In questa lista rientrano: Anguilla, Australia, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Eswatini (ex Swaziland), Giordania, Maldive, Marocco, Mongolia, Namibia, Santa Lucia, Tailandia, Turchia.

E i paesi ammessi

A questi elenchi che riguardano paradisi fiscali e l’elenco già citato di chi si accinge a uniformarsi, c’è anche chi “ce l’ha fatta”. In quest’ultima casistica rientrano le nazioni che hanno adottato importanti riforme relative alla propria governance finanziaria e politiche fiscali. Un successo per la posizione espressa da Bruxelles sulle giurisdizioni che si sono uniformate alle raccomandazioni e criteri dell’Unione Europea.

In questa lista sono aggiunti 16 paesi: Antigua e Barbuda, Armenia, Bahamas, Barbados, Belize, Bermuda, Isole Vergini britanniche, Capo Verde, Isole Cook, Curaçao, Isole Marshall, Montenegro, Nauru, Niue, Saint Kitts e Nevis, Vietnam. 

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