Notre Dame e la devastazione morale

Il rogo ha distrutto una parte della cattedrale, danneggiando per sempre uno dei più importanti simboli della Francia.

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Notre Dame

L’incendio divampato nella serata di ieri e domato all’alba di stamane ha devastato il tetto e la guglia della più famosa cattedrale della Francia.

La cattedrale di Notre Dame, uno dei più importanti simboli di Francia e dell’intera cristianità, esempio dell’architettura gotica e luogo di attrazione per decine di milioni di turisti ogni anno. Da oggi non è più come la conosciamo.
Le fiamme hanno devastato una parte importante della cattedrale. Nonostante l’eroico impegno di quasi 500 vigili del fuoco e della protezione civile, il fuoco non ha lasciato scampo.
Uno shock per la Francia intera e per tutta l’Europa, un disastro che non è solo materiale.

IL SIMBOLO

A Parigi si è fermata anche la politica, il Presidente Emmanuel Macron ha richiamato all’unità con un forte «La ricostruiremo tutti insieme». Un richiamo condiviso da tutte le parti politiche, Marie Le Pen inclusa. Le autorità parigine escludono che possa trattarsi di un incendio intenzionale ed escludono quindi il dolo. Tuttavia, questo non consola.
Questa volta non si tratta di terrorismo, di criminalità, non sono state spezzate vite umane. Non è stato l’Isis, che ha devastato e depredato importanti esempi di storia e cultura nel medio oriente. E’ stata una tragica e beffarda fatalità.
Da ogni parte le dirette dei tg hanno mostrato la commozione, dilagata poi sui social, di un’intera comunità, un comune sentire che ha coinvolto l’intera Europa. Non è stato solo un danno ad uno dei più importanti patrimoni culturali e artistici del mondo, è stato danneggiato un simbolo, un pezzo di appartenenza della nostra radice comune di europei.
Ben 900 anni di storia, un monumento che è sopravvissuto alle epoche, alle guerre e la rivoluzione. Il simbolo del genio e degli ideali dell’uomo, qualcosa che difficilmente è concepibile oggi nonostante l’impressionante progresso e i cambiamenti.

Notre Dame è un emblema della nostra civiltà e delle radici cristiane d’Europa. Tutti l’abbiamo conosciuta, ne hanno scritto in tanti, Victor Hugo in primis, ed è finita sul piccolo e grande schermo. Difficile non ricordare il capolavoro di Walt Disney che, sebbene destinato ai bambini, è così cruda che nessuno può dimenticare.

LA COMUNE APPARTENENZA

A chi si interroga sul perché questo evento ha lasciato un senso di smarrimento e ha “ferito” ben fuori dai confini francesi, non basterebbero battiture per spiegarlo. Se girando in lungo e in largo per il nostro meraviglioso continente restiamo abbagliati dallo splendore del nostro patrimonio culturale, ci rendiamo conto del nostro comune denominatore. Ogni volta che viene intaccato un pezzo della nostra storia è come se attaccassero la nostra identità di popolo. Sono le testimonianze del nostro passaggio, del perché abbiamo fatto e della necessità di farlo.

E se così non fosse, non ci sarebbe motivo di far arrivare da ogni dove il sostegno al popolo francese e la volontà di ricostruire questo simbolo di appartenenza.
L’Unesco si è già dichiarata disponibile, e le due famiglie più importanti di Francia, gli Arnault e i Pinault, hanno già messo a disposizione 300 milioni di euro per la ricostruzione.

Una cosa è certa, tragedie come questa dimostrano come la volontà e gli ideali comuni resistono alle epoche e non si piegano neanche nei tempi più bui.

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