MOSE di Venezia: cos’è? Quanto costa? Verità e scandalo

In questi giorni con una Venezia in ginocchio a causa dell’acqua che, ormai, si è addentrata ovunque, si torna a parlare di Mose. Ma di cosa si tratta nella realtà e per quale motivo ne parlano tutti?

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In questo articolo cercheremo di capire le origini del MOSE Venezia.

Capiremo i costi, la progettualità e gli scandali attorno a questa struttura. Ora: mentre ormai i danni dell’acqua non si contano più e la polemiche imperversano senza sosta, l’opera ch’è costata un capitale ingente, non funziona ancora.

Vediamo tutti i dettagli in questo articolo. 

Si parla tanto di MOSE ora che Venezia è sui notiziari di tutto il pianeta. Ma non è una storia nuova. Di questa infrastruttura si parla da anni e anni.
Ma le parole non fermano l’acqua.

E infatti 187 cm di mare sono arrivati dentro le case dei veneziani, raggiungendo dei record storici. Lasciamo perdere i cambiamenti climatici, lasciamo perdere tutta la propaganda ambientalista dove certi capoccioni sinistri ci sguazzano, mentre la Thunberg da lezioni per il mondo bypassando i reali problemi legati all’inquinamento globale.

L’acqua alta, a Venezia, non è un fatto nuovo. Non è cosa di questi giorni. Niente affatto. È peculiare. 

Secondo il sindaco Luigi Brugnaro ci sarebbero centinaia di milioni di euro di danni.

Ma tutto questo si sarebbe potuto evitare? La politica si è occupata di questo problema in passato? 

Polemica a tutto spiano: che fine ha fatto il MOSE?

Se di grandi progetti si parla in Italia, bisogna sicuramente fare riferimento a 3 grandi infrastrutture di cui e su cui da anni si blatera ma concludendo ben poco: la TAV, il Ponte sullo Stretto, il MOSE. Fermi tutti! Questi progetti sono già costati un patrimonio ai contribuenti. E questo deve farci riflettere. La considerazione sul MOSE, poi, è ancora più incisiva considerato che si parla di salvaguardia di un patrimonio artistico inestimabile e della salvaguardia della vita umana.

Questo progetto è stato realizzato con l’intento di evitare danni ai monumenti e alle case dei veneziani, ma anche ad alberghi, ristoranti e strutture ricettive. In sostanza: l’economia della famosa città, allo stato attuale, è in ginocchio. E mentre non tardano ad arrivare le immagini di passerelle di tutti i politici di turno, nessuno vuole prendersi la sua fetta di responsabilità, scaricando, come sempre, il barile agli altri. La colpa è sempre degli altri! Sempre. 

Sono decenni ormai che si lavora, si progetta, si proclama. Decenni di sperpero di soldi pubblici: risultato? L’acqua è ancora li, ed è sempre più alta. Cosa ha bloccato il MOSE? Il classico modo di fare all’italiana. Dove ci sono soldi pubblici ci sono tangenti, mazzette. C’è mafia. Non mancano, chiaramente, una tempesta di problemi di carattere tecnico. Ma ciò che dovrebbe far incazzare ancora di più tutto gli italiani sono gli arresti, i commissariamenti e tutto ciò che la politica non ha fatto e non ha saputo fare. 

Adesso c’è una data: la fine del 2021. Ma la tabella di marcia diceva altro. Secondo il progetto iniziale il MOSE doveva entrare in funzione nel 2016. E adesso sarà responsabilità dell’attuale governo tentare di mettere delle pezze. E mai, come ora, questo modo di dire è perfettamente appropriato alla circostanza. 

MOSE news: cos’è e per quale motivo è così importante?

mose venezia
L’opera allo stato attuale.

Tutti sono convinti che MOSE tragga la sua ispirazione da riferimenti biblici, e più precisamente dall’Esodo. Mosè, infatti, per oltrepassare il Mar Rosso e portare in salvo Israele, con il supporto divino, apre un passaggio in mezzo a due dighe. Per questo motivo è naturale pensare subito alla figura trascendentale e biblica. Ma, nella realtà dei fatti, MOSE, e più precisamente MO. S. E. sta per Modulo Sperimentale Elettromeccanico. 

L’idea era quella di creare una successione di dighe a scomparsa caratterizzate dalla mobilità. L’intento è quello di creare una barriera per bloccare l’avanzata del Mar Adriatico nel momento in cui le maree subentrano nella Laguna, causando un rialzo dannoso del livello dell’acqua. 

Nello specifico si tratta di ben quattro barriere, concepite con lo stesso schema tecnico, posizionata lungo tre bocche di porto. Più precisamente il MOSE è dislocato per due parti al Lido; una parte, invece, è collocata a Malamocco e una nei pressi di Chioggia.

Nel complesso l’opera prevede l’istallazione di 78 cassoni di metallo, dette paratoie, che sono attaccate a degli enormi blocchi di cemento posizionati in fondo al mare.

I cassoni sono molto grandi. Si tratta di misure che vanno dai 18 ai 29 metri, collocate in successione. Una volta che il meccanismo d’azione entra in funzione, esse dovrebbero andare a creare una barriera artificiale con l’intento di bloccare l’acqua.

Uno dei primi problemi che si dovette affrontare quando l’opera pubblica fu approvata riguardava l’ingresso delle navi all’interno del territorio veneziano. Per questo motivo, per non ostacolare il normale funzionamento del porto, vennero progettate delle conche di navigazione, più precisamente a Chioggia e a Lido.

Così facendo anche nel caso in cui il MOSE è attivato, le imbarcazioni potrebbero tranquillamente entrare e uscire senza particolari problemi. Lo stesso vale per altri tipi di mezzo, quali ad esempio i pescherecci e i mezzi di soccorso. I progettisti hanno creato una bocca più grande, invece per le navi più grandi: la bocca di Malamocco. Questa permetterebbe l’entrata e l’uscita delle navi senza intaccare, di fatto, il funzionamento del MOSE.

Ora questa infrastruttura è stata curata e costruire dal Consorzio Venezia Nuova. Si tratta di una unione di imprese e cooperative, sia del luogo che italiane. Tutto sembrava procedere per il meglio fino a quando, nel 2014, il MOSE finì su tutte le testate e i notiziari per via degli scandali legati a corruzione e illeciti amministrativi e non sulla realizzazione della grande opera pubblica. Per tale motivo lo Stato decise di commissariare tutto, bloccando, difatti, la realizzazione della diga. E oggi?
Tutto bloccato, come tipico nello stile della nostra nazione. 

MOSE: la storia.

Fu all’indomani del grande alluvione del novembre del ’66 che si decise di prendere dei provvedimenti. In quell’occasione Venezia e Chioggia furono sommersi da 194 cm di acqua. I riferimenti normativi sono contenuti nella Legge n. 171/1973 dove si dichiara, in via definitiva, che il problema della salvaguardia di venezia e del suo patrimonio erano di “preminente interesse nazionale”. Da quel momento in poi ebbe luogo un intenso iter legislativo per dare a Venezia un sistema di difesa in caso di maree. 

Bisognerà attendere 9 anni. Nel 1975, finalmente, il Ministero dei Lavori Pubblici decise di indire un concorso per trovare il progetto adatto all’evenienza. La procedura si concluse con un nulla di fatto e nessuno dei progetti presentanti fu approvato. Il problema era la mancano di una idea funzionare, in un periodo in cui non potevamo godere delle tecnologie odierne.

Per scelta del Ministero tutti i progetti presentati furono affidati ad un team esterno di esperti, con l’intento di riuscire a trarre spunto per trovare una risoluzione definitiva. Bisognerà attendere il 1981 per elaborare il, cosiddetto “Progetto”. Si tratta di una infrastruttura atta a conservare l’equilibrio idraulico tra la laguna e le acque. 

Nel 1984 venne approvata una nuova Legge Speciale, la 798. In quel caso si rimarcò la necessità di affrontare degli interventi tecnici in maniera unitaria.

Per l’occasione fu istituito un Comitato di Indirizzo che avrebbe avuto il compito di coordinare e controllare tutti gli interventi.

Se un comitato coordina un Progettone, è naturale che prendesse il nome di Comitatone. A quel punto si decise di creare un consorzio. Nasce il Consorzio Venezia Nuova. Secondo gli esperti e i politici dell’epoca, era necessario riconoscere a questo ente la competenza chiave per poter affrontare la progettazione e la realizzazione di questa complessa opera di tutela.

L’idea che prese piede fu quella di di creare un sistema di interventi per il riequilibrio degli ambienti. L’opera avrebbe dovuto prevedere una sorta di diga mobile dinnanzi alle bocche dei porti, per evitare e far subentrare l’acqua a Venezia. Tra il 1988 e il 1992 si andò incontro a delle sperimentazioni di quello che era stato ribattezzato Modulo Sperimentale Elettromeccanico, abbreviato in MOSE. 

Il progetto preliminare venne presentato nel 1989 e completato tre anni dopo. Verrà poi approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Una volta superato questo passaggio, fu necessario sottoporre il progetto ad un’ulteriore procedura di valutazione il cui compito era quello di valutare l’impatto ambientale dell’opera. Il Comitatone richiese ulteriori controlli e valutazioni. Il progetto esecutivo, e quindi definitivo, venne terminato solo nel 2002. Il 3 aprile del 2003 si posò la prima pietra per la realizzazione di tre cantieri alle bocche di Chioggia, Malamocco e Porto Lido. 

Come funziona il MOSE?

L’intento cardine, quando si iniziò a progettare il MOSE, era quello di evitare, in tutti i modo, la deturpazione del paesaggio e della Laguna. Per tale motivo si ebbero non poche difficoltà nella progettazione della soluzione in essere. In teoria il MOSE sarebbe dovuto entrare in funzione dal momento in cui l’alta marea avrebbe superato i 110 centimetri di altezza. 

moseLe paratoie, che fino a quando non entrano in funzione non sono visibili, sono state progettate per rimanere in fondo al mare e quindi non sono visibili. Quando l’acqua supera il livello prestabilito le paratoie, che sono piene d’acqua, si svuotano per lasciare spazio all’aria compressa. Una volta che l’acqua inizia a fuoriuscire da questi blocchi subacquei, la paratoia viene a galla sollevandosi. Una volta in superficie essa va a creare, assieme a tutte le altre, un blocco contro il flusso della marea, per evitare che l’acqua inondi Venezia. 

Questo sistema creerebbe, di fatto, una diga mobile, assai unica nel suo genere e assai singolare al mondo.

Stando a quanto si può evincere dal progetto la barriera potrebbe contrastare delle maree alte fino a 3 metri. 

È già risaputo che il probabile cambiamento climatico stimato di qui ai prossimi anni, potrebbe far innalzare irrimediabilmente il livello del mare di almeno 60 centimetri. A questo punto è naturale pensare che il progetto del MOSE potrebbe mettere in sicurezza Venezia anche da un eventuale cambiamento geofisico di questo stampo. 

Le stime sull’innalzamento del livello del mare sono state condotte dall’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change. 

Dal momento in cui la marea rientra il sistema torna in sede. Le paratoie si riempiono nuovamente d’acqua e ritornano sul fondame. Per chiudere le bocche di porto servono almeno 4 ore. 

MOSE: gli scandali e gli arresti

Nel 2013, e più precisamente il 28 febbraio, le fiamme gialle veneziane arrestano Piergiorgio Baita assieme ad altri amministratori della società Ing. E. Mantovani SPA. L’accusa è quella di presenta frode fiscale, a causa di false fatturazioni. 

Nello stesso anni, nel mese di maggio, è sempre al Guardia di Finanza che acquisisce documenti relativi a queste false fatturazioni di grosse pietre. Queste pietre, che dovevano essere utilizzate come protezione delle tre bocche del porto, erano state acquistate da una società canadese in Croazia. L’intento era quello di rivenderle alla E. Mantovani SPA ad un prezzo maggiorato. 

A distanza di pochi mesi scattarono altri 14 arresti dopo la scoperta di fondi neri in Austria, dove il denaro illecito veniva traghettato. 

Correva il 2014. Negli annuari, per Venezia, si tratta dell’anno nero. Infatti il famoso Consorzio Venezia Nuova, creato ad hoc per la realizzazione dell’infrastruttura, viene alla ribalta per degli scandali all’italiana che hanno del raccapricciante. Infatti vengono arrestate ben 35 persone, tra cui un ex ministro dell’Ambiente e delle Infrastrutture del governo Berlusconi Altero Matteoli. 

Pesante anche la condanna per l’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, sempre della fazione berlusconiana. A lui toccarono quattro anni, ma in realtà ha patteggiato scontando solo 2 anni e 10 mesi. 

A distanza di qualche anno, e più precisamente nel 2017, l’ex presidente della Regione venne condannato dalla Corte dei Conti ad un mega risarcimento di ben 5,8 milioni di euro. Tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, Galan fu al centro di un’ulteriore indagine che lo vide accusato di esercizio abusivo delle attività finanziarie e riciclaggio internazionale.

Tutte queste vicende hanno sensibilmente rallentato la finalizzazione e la messa in funzione dell’opera. 

MOSE Venezia avanzamento lavori: a che punto siamo arrivati oggi? 

A niente. O meglio: a poco. Proclami? Tanti. Ma questa è terra di proclami. Tutti sono bravi a proclamare e a vivere di parole. Secondo le nuove stime l’opera sarà consegnata il 31 dicembre del 2021. Ma siamo sicuri di riuscirci? O la realtà è ben diversa? 

Facciamo il punto della situazione. Il Consorzio Venezia Nuova, che ancora gestisce tutto ciò che riguarda il MOSE, ha fatto sapere che tutte le strutture già installate, che non sono mai entrate in funzione, necessitano già di manutenzione. Secondo chi sta costruendo il MOSE, a quanto pare, la struttura è già posizionata per il suo 94%. Il problema è che deve ancora passare la fase del collaudo. I test sono già iniziati. Nel mese di ottobre del 2019 si è dato il via ai primi collaudi. Cosa ne è emerso? Che nel funzionamento del MOSE vi sono delle vibrazioni molto pericolose che, allo stato attuale, non ne hanno permesso l’utilizzo per le maree del mese di novembre. 

L’ANSA ci ha fatto sapere che il 30 giugno del 2020 l’opera dovrebbe essere fuori dalla fase di collaudo e pronta per la gestione sperimentale. Gli impianti dovrebbero, quindi, essere completati e perfettamente funzionanti per quella data. 

Quanto è già costato e quanto costerà l’infrastruttura? 

Allo stato attuale delle cose, se dobbiamo fare una conta dei costi tra progettazione e realizzazione, si parla di 5,3 miliardi di euro. Si, avete letto bene. Una cifra mastodontica. Ma c’è di più. Non siamo ancora neanche nella fase di collaudo. Le stime parlano di almeno altri 2 miliardi di euro di spesa, per arrivare ad un totale di 7,3 miliardi. 

Volete sapere quanti soldi sono in vecchie lire? 14.000 miliardi! 14.000 fottuitissimi miliardi! 

Ma c’è di più. Non è tanto il costo della realizzazione il problema. Una struttura come il MOSE richiese costante manutenzione. Le stime sono chiare. Serviranno almeno 90 milioni di euro ogni anno per la manutenzione. Alcuni parlando di molto più denaro. Intorno ai 110 milioni ogni anno per garantire il funzionamento del MOSE. 

Di recente non vi sono stati ancora posizionati i motori definitivi che garantirebbero la funzione del MOSE. Secondo gli ultimi controlli e quanto emerge dalle perizie fatte sulle cernere delle paratoie, a quanto pare l’opera presenta già i suoi primi segni di cedimento, senza che sia mai entrata in funzione un solo giorno. 

Il BABY MOSE è già in funzione

Assieme all’opera magna esiste un sistema, detto BabyMOSE, che prevede due paratoie con l’intento di difendere il centro di Chioggia. Il sistema protegge da maree alte fino a 130 cm. 

Le due paratoie sono posizionate sul canal Vena e, in pochi minuti, entrano in funzione. Nel 2012 furono proprio queste paratoie a far rimanere asciutta la città.

Il problema, però, è rappresentato dalle acque più alte di 130 cm. Si tratta di un’opera voluta e realizzata dal Magistrato alle Acque di Venezia per mezzo delConsorzio Venezia Nuova, con il supporto dell’amministrazione comunale.

In conclusione

Ci sono tante critiche che, negli anni, sono state mosse al MOSE.

Il fronte NO-MOSE ha, infatti, fatto notare alcune criticità dalle quali non si può prescindere. La stragrande maggioranza di queste critiche sono legate ai costi che, nel corso degli anni, si sono più che raddoppiati.

Regno Unito e Paesi Bassi, con molto meno denaro e un impatto ambientale molto più contenuto, hanno dato vita a delle soluzioni già perfettamente funzionali e molto meno dispendiose per le casse pubbliche. Negli anni, infatti, Comune, Provincia e Regione saranno inabissati da spese ingenti per la manutenzione dell’opera. Tra le varie cose il consorzio sarà responsabile del funzionamento dell’opera solo per i primi 3 anni dopo la fine dei lavori. Questo significa che qualunque problema successivo sarà addebitato agli enti locali con ulteriori costi. 

Tra le varie cose secondo gli studiosi vi sarebbe un impatto ambientale non indifferente per via del livellamento del fondale della laguna.

Per un corretto funzionamento, infatti, bisognerebbe avere un fondale perfettamente livellato. Al fondale, quindi, sono ancorate le paratoie mediante l’utilizzo di tonnellate e tonnellate di calcestruzzo armato che affonda per metri sotto il fondale stesso. Vi sembra il modo migliore per salvaguardare l’ambiente? 

Infatti tutte le associazioni di settore hanno criticato l’opera anche per via dell’innaturale sistema che comprometterebbe un ricambio delle acque della laguna, indispensabili per la tutela dell’ecosistema marino e per l’afflusso di nutrienti vitali. 

Le critiche, inoltre, riguardano il fatto che, secondo gli studiosi, l’opera non sarebbe in grado di fronteggiare un innalzamento del livello del mare, rendendola, difatti, inutile. 

MOSE YouTube: vediamo di cosa si tratta

Ecco un video realizzato da La Repubblica che ci mostra le immagini dell’opera e i motivi per cui non è ancora in funzione.


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