Metaverso e Privacy: quali sono i rischi?

Il Metaverso è ormai una realtà concreta. I creatori non fanno nulla per nasconderlo, specie da quando Mark Zuckerberg ha deciso di cambiare il nome della sua Facebook in Meta. Ma la nostra privacy è tutelata? Quali sono i rischi? Di cosa dobbiamo preoccuparci?

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metaverso e privacy

Il Metaverso è ormai entrato a far parte di ciò che, quotidianamente sentiamo in tv o leggiamo sui giornali, ma la nostra privacy? Qualcuno ci ha pensato? Oppure bisogna sempre e solo tenere in considerazione i punti positivi, come quello di poter lavorare, fare amicizia o acquistare? Bello, tutto bellissimo! Ma c’è un però: ogni medaglia presenta sempre due lati. Presi dall’entusiasmo sfrenato ai più sono sfuggiti quegli aspetti negativi che è bene valutare prima, durante e dopo ogni transizione. 

Metaverso e Privacy: come stanno le cose?

La pandemia ha creato quella che si può definire, a tutti gli effetti, una digitalizzazione forzata e accelerata nella vita di ogni individuo: dai più piccoli ai più grandi. L’attenzione va focalizzata sull’idea di internet e quindi del mondo virtuale. Mentre prima il cyberspazio non era fondamentale nella vita di molti, oggi diventa vitale, al pari dello spazio fisico. Questo perché cambiano le abitudini, le prassi, le azioni. E in tutto questo cosa ci piace? La comodità di poter ordinare le scarpe nuove seduti sul cesso o quella di ordinare il cibo con Glovo; questa comodità ci piace, ci appaga. Qualcuno sarebbe anche disposto a giurare che il mondo virtuale sia ancora meglio di quello fisico. Ma la stragrande maggioranza sottovaluta un aspetto cardine: la privacy appunto. Cerchiamo di fare un ragionamento. 

Oggi si lavora in maniera diversa. App come Zoom sono entrate a far parte della vita di tutti noi e la gente si concentra sull’acquisto di Opere d’arte digitali o di case virtuali. I bambini, che mai come in quest’epoca sono stati costretti a rimanere perlopiù chiusi in casa, hanno trascorso giorni interi dinnanzi a Roblox o Fortinite. E mentre Zuckerberg annuncia il cambio del nome della sua Facebook in Meta, sembra quasi di poter toccare il futuro con un dito. Il Metaverso è molto più prossimo di quanto si possa pensare proprio perché ormai gli esseri umani hanno saggiato la realtà digitale, ed è li che si prospetta l’evoluzione del futuro. Già si parla di nuove pandemie e infatti i BigTech non vogliono rimanere indietro.

Ma la privacy nel metaverso?

Come ci si sente quando si assume la consapevolezza che questa evoluzione potrebbe delegare una serie di diritti ad un ambiente virtuale? Bisogna riflettere su questo: oggi, quando finanche il diritto al lavoro viene messo in discussione, bisognerebbe assumere nuove consapevolezze; prima fra tutte quella di poter essere tagliato fuori da un algoritmo.

Fuori, emarginati! Dagli ambienti virtuali in cui si socializza, si lavora o si gioca.

L’anonimato non esiste più!

Prendere in considerazione la situazione attuale ci aiuta a capire come potrebbe evolversi l’idea di identità digitale. Allo stato attuale non abbiamo ancora un unico profilo digitale. Vedendo, però, alcuni risvolti e aggiornamenti di Meta o di Google non si fa tardi a capire che ci stiamo avviando verso l’idea di un unico profilo per accedere a più piattaforme o gatewaty di pagamento. Questo concetto potrebbe quindi portare a delle faglie giuridiche su ciò che riguarda:

  • la privacy nel metaverso
  • il furto della propria identità
  • l’idea dei cookie
  • le proprie informazioni personali.

Ma perché è accaduto questo? Secondo Colin Pape, imprenditore e fondatore di Presearch, la colpa è di Facebook che ha incentivato la gente ad iscriversi utilizzando il proprio nome, cognome e condividendo informazioni importanti. 

“Prima di Facebook, la maggior parte delle persone usava pseudonimi online e non si sentiva a proprio agio nel condividere apertamente così tante informazioni personali. Erano anonimi, agivano su forum separati. Con Facebook che ha i nomi delle persone, collega i servizi di pagamento tra cui Apple Pay e Google Pay, insieme ai profili di acquisto di Amazon, all’improvviso la maggior parte degli utenti di Internet ha un personaggio online che mostra come interagiscono nel regno digitale. Ci sono già significative implicazioni sulla privacy derivanti dalla connessione di tutti questi servizi, lasciando i dati delle persone vulnerabili ad hack o abusi”.

Spostando vita, interessi, dati sensibili, nel mondo virtuale, aumenta progressivamente la reale minaccia di furto di quelle informazioni. O, peggio ancora, l’idea di poter essere monitorati da vicino. Rischi che diventano sempre più concreti. Si rischia quindi di esporre tutte le nostre informazioni ad un costante rischio, dove in ogni istante vi è la concreta e reale possibilità che qualcuno possa rubare i nostri dati. Un mondo ancora troppo vulnerabile, che potrebbe essere una manna per quei brutti ceffi che non hanno buone intenzioni.

Cosa può accadere alla privacy nel Metaverso?

Questo ci porta a maturare almeno un’altra considerazione: con l’idea di un unico profilo digitale, in un prossimo futuro, chi ha il controllo degli accessi al metaverso, potrà scegliere arbitrariamente se permettere o meno ad una persona di entrarci. Il tutto con delle legislazioni che potrebbero, in alcuni casi, scontrarsi. Se una persona non rispetta termini e condizioni o se anche fosse sospettata di non rispettare termini e condizioni, si troverebbe bandito dal Metaverso, senza possibilità d’appello. Si viene a creare la figura dell’emarginato digitale, ossia colui che si vede negato l’accesso al Metaverso per svariate motivazioni. La differenza dal sistema attuale è che, mancando quasi del tutto la regolamentazione, non ci sarà mai un organo super partes a decidere chi ha ragione e chi ha torto, salvo denuncia al tribunale fisico.  

Metaverso e privacy: siamo tutti a rischio? Quando Facebook ha cambiato il suo nome in Meta, infatti, nei commenti si è potuto leggere di tutto. Tra questi quello che ha più colpito riguarda l’idea di morte nel metaverso. Alcuni utenti discutevano sull’affermazione: “quando muori nel metaverso muori nella vita reale”. Una considerazione shoccante, forte, che deve senza alcun dubbio indurci a riflettere. Una condizione nuova, un fatto che prima, nella sola vita reale, non era possibile. Oggi invece ci sono tutti i sentori di un rapido declino. La confusione genera sempre vuoti normativi. Ciò che non è chiaro è:

  • quali sono i nostri diritti nel cyberspazio?
  • Quali adempimenti o processi legali richiede l’ecosistema digitale?
  • Chi deve pensarci?

Troppi interrogativi per dipingere tutto come rosa e fiori a suon di violini. 

Cosa ne sarà dei nostri diritti nel metaverso? 

Prima di parlare di diritti e privacy nel metaverso, bisogna fare un salto indietro nel tempo. La lenta cancellazione di diritti che, prima, apparivano irrinunciabili, avviene con l’entrata in vigore del Patriot Act. Cos’è il Patriot Act? Patriot Act sta per Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act of 2001. In Italiano suona come Legge per Unire e rafforzare l’America fornendo strumenti adeguati necessari per intercettare e ostacolare il terrorismo. La legge è stata controfirmata da Bush il 26 ottobre 2001, a seguito dell’attentato alle torri gemelle. 

Per farla breve grazie al Patriot Act vengono rinforzati i poteri del governo federale che, tramite l’FBI, la CIA o l’NSA può presentare una richiesta di sorveglianza a Facebook, Google o Apple per monitorare ogni tipo di attività di un utente residente in USA. Le società non sono autorizzate, per nessuna ragione, a comunicare ai propri utenti che il governo sta svolgendo delle indagini. La pena sono delle sanzioni salatissime. 

Oggi che la nostra vita digitale assume un carattere centrale nella quotidianità; chi si occuperà di mettere in chiaro di diritti o i doveri che vigono in questo nuovo mondo? Cosa sarà consentito e cosa non sarà consentito? La nostra privacy sarà tutelata nel metaverso? A riporre fiducia incondizionata si fa sempre male, e questo in tutti i campi. Quante volte è già successo di esserci fidati di chi non ha saputo tutelare i nostri dati in maniera adeguata? Chi ci da la certezza che le nostre informazioni siano realmente protette?

Quel che si avverte è un forte senso di solitudine, di alienazione, di assenza di diritto. E, laddove sussistano anche solo due entità, è lì che nasce il diritto. Nel regno digitale siamo ancora soli e le regole sono messe in chiaro. 

metaverso e privacy

Privacy e Metaverso: conclusioni

I tempi che corrono dimostrano che anche la libertà di pensiero può essere messa in dubbio. Immaginate nel mondo virtuale. Se una persona non è allineata o non risponde a determinati precetti, può tranquillamente essere spento, messo a tacere per sempre, buttato fuori, emarginato. Se è successo all’ex Presidente degli USA Donald J Trump, per quale motivo non potrebbe accadere a te? Oggi vince l’idea del mainstream, e se vai fuori sei scomodo.

Quale migliore occasione se non quella di centralizzare il proprio io digitale in un unico profilo facilmente gestibile e manipolabile? Oggi le piattaforme social tendono ad estromettere dal loro ecosistema chi non si allinea, andando a spegnere il pensiero di gente che, ad esempio, parlava di cure alternative, dell’uso di mascherine, dell’efficacia dei vaccini o della disinformazione a reti unificate in maniera critica. Questo non è possibile, ed è bene prenderne subito atto. 

Esiste un modo per tutelare la privacy nel metaverso? Un modo per garantire la nostra sicurezza esiste ancora e ci sono delle strade percorribili. Valuta le alternative. Non ti fiondare a capofitto nelle novità. Esistono piccole piattaforme che stanno già conquistando il metaverso. Realtà open source e che tengono alla privacy dei propri utenti. L’idea potrebbe essere quella di riporre la fiducia in contesti decentralizzati, evitando di affidarsi sempre solo ed esclusivamente ai soliti noti. Puntare a supportare chi sta costruendo il metaverso da zero: solo con determinate garanzie si potrà avere la certezza di avere il pieno controllo della propria vita, reale e digitale. Garanzie che, ad oggi, né Facebook, né Google intendono fornire ai propri utenti. 


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