Massoneria Italiana: cos’è? Come si diventa massoni?

La Storia della Massoneria in Italia come non l'avete mai letta: dalle origini ai giorni nostri. Come si diventa massoni? Il racconto di un percorso.

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Le origini della Massoneria Italiana sono tutt’ora incerte. Gli storici tendono a far coincidere le prime presenze della massoneria in Italia tra il 1723 e il 1728. Ma qual è la storia della massoneria in Italia? Quante sono le logge massoniche Italiane? Come si diventa Massoni? Ecco spiegato tutto in questa guida completa che ha lo scopo di farti scoprire meglio il mondo della massoneria italiana. 

Indice

Massoneria Italiana: le prime tracce

In Italia la prima traccia di loggia la troviamo in Calabria, nel 1723. Parliamo della Loggia Fideliatas, fondata al sud Italia a Girafalco. La seconda traccia storica risale al 1728: parliamo della Perfetta Unione, una loggia massonica che operava nel napoletano. Questa loggia aveva l’autorizzazione da parte della Gran Loggia di Inghilterra. Si può quindi affermare che si tratta della prima loggia effettivamente autorizzata in Italia.

Nel 1731 si trova traccia della prima loggia massonica Fiorentina.

Ora: come nasce questa massoneria in Italia? Chi ha spinto la nascita di queste logge? Nel caso della massoneria fiorentina abbiamo dei riferimenti precisi. Infatti la loggia era stata costituita da un nucleo di nobili fiorentini che vivevano a Firenze, iniziando a suscitare la curiosità dei nobili Italiani che vi aderirono. 

Chiesa e Massoneria Italiana: i primi screzi

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Antonio Cocchi

Ma in Italia il problema era costituito dalla Chiesa. Infatti per Clemente XII i massoni dovevano essere perseguitati, arrestati e torturati dal Sant’Uffizio. Il pontefice esprime queste volontà mediante una bolla papale, In eminenti, datata 28 aprile del 1738. Da quel giorno iniziarono una serie di condanne e scomuniche che portarono anche ai primi eventi sconvolgenti.

Della loggia fiorentina degli Inglesi facevano parte anche Antonio Cocchi e Tommaso Crudeli. Crudeli, per via della bolla papale, venne imprigionato e torturato, morendo poco dopo a Poppi per via delle conseguenze delle torture subite in carcere. Tommaso Crudeli è considerato, a livello universale, come il primo martire massone. 

massoneria italiana fondatori Ma rimanendo nel Granducato di Toscana a Livorno vengono fondate altre 4 logge massoniche: due nel 1763, poi nel 1763 e nel 1765. Il permesso gli venne rilasciato dalla Gran Loggia d’Inghilterra degli Antients.

Dopo qualche anno si assiste anche alla nascita della massoneria a Roma, con delle vicissitudini che meritano sicuramente di essere raccontante. Dal 1735 al 1737 la Loggia rimase attiva fino a quando il papa decise di scioglierla definitivamente. 

Massoneria Logge Italiane

In ogni caso, bolla papale o meno, nel 1776 e nel 1787 vengono istituite altre due legge, questa volta di rito scozzese. A partire dal 27 maggio del 1989 il Conte di Cagliastro cercò di introdurre il rito egiziano. Il Conte venne condannato a morte da parte del Sant’Uffizio nel mese di aprile del 1791. Nei documenti si legge che la condanna venne pronunciata una volta riconosciuto che il nobile fosse:

“eretico formale, mago e libero muratore”

La pena venne poi commutata nel carcere a vita visto che si trattava comunque di un nobile. 

Italia Massoneria a Torino

A partire dal 1749, e più precisamente a Chambéry nella Savoia, e quindi nel Regno di Sardegna, prende vita una loggia per opera del marchese François Noyel de Bellegarde. Quest’ultimo aveva la patente necessaria per prendere questo incarico, e nel 1752 la loggia prenderà il nome di Gran Loggia Madre. Nella nomenclatura emblematica si racchiudeva la missione, ossia quella di creare delle Logge Figlie, e più precisamente in tutti i territori del Regno di Sardegna. Nel 1765, quindi, vennero aperte tre logge, di cui una delle tre proprio nella importantissima città di Torino. 

La Loggia Torinese rimase una delle più attive di tutto il territorio. Così antica che nel 1773 il Conte di Bernezzo assume il titolo di Gran Maestro Provinciale del Piemonte. Questo significa che la loggia figlia, adesso, poteva camminare con le sue gambe ragionando e operando in maniera autonoma rispetto alla già citata Gran Loggia Madre di Chambéry.

antica loggia massonica italia

Massonerie in Italia: le origini della Massoneria a Venezia

Una delle logge era presente anche nella cittadina di Novi Ligure. Nel 1746, invece, si fondò una loggia massonica nella città di Venezia. I personaggi che ruotano attorno a questa nuova realtà sono Carlo Goldoni, Francesco Griselini e Giacomo Casanova. La loggia rimase attiva fino al 1755, anno in cui l’inquisizione, arrestato Casanova, ne fa disporre la chiusura.

Nel 1772, però, viene istituita una nuova loggia, con la patente rilasciata dalla Gran Loggia d’Inghilterra. L’iniziativa fu portata avanti dall’allora segretario del senato Pietro Gratarol. La loggia rimase in piedi fino al 1777. Nello stesso periodo nasce una loggia a Vicenza, un’altra a Padova e un’altra a Venezia. La massoneria era ormai presente sul territorio e si stava radicando. 

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La chiesa di Santa Maria Maddalena a Venezia

Rito Egizio in Italia: la storia della massoneria italiana

Ma il rito egizio arrivò in Italia?

Si, e nacque in seno alla “Perfetta Unione”, la loggia Napoletana. Nel 1747, infatti, il Principe di San Severo decise di dar vita ad un cerchio interno per praticare il Rito Egizio Tradizionale. Si tratta della comunione massonica italiana più antica ancora oggi operante. Nel 1749 una nuova loggia prende vita, anche se di modesta caratura. 

Il 28 maggio del 1751 il nuovo papa Benedetto XIV redasse una nuova bolla papale intitolata Providas Romanorum Pontificum con la quale veniva ancora una volta ribadita la condanna di Clemente XII nel 1738. In quell’occasione Carlo VII di Borbone, che diventerà successivamente Carlo III di Spagna, decise di promulgare un editto il 10 luglio del 1751. Questo editto aveva lo scopo di proibire categoricamente la Libera Muratorìa in tutto il Regno di Napoli. Il provvedimento non indebolì la massoneria.

Una delle Logge locali ottiene la patente da parte della rinomata Gran Loggia Nazionale di Olanda, più precisamente il 10 marzo 1764. La loggia locale viene promossa quindi a Gran Loggia Provinciale di tutto il Regno di Napoli. Anche una seconda Loggia riceve il titolo di Gran Loggia Provinciale, ma in questo caso la patente era stata attribuita dalla Gran Loggia d’Inghilterra (Moderns) nel mese di marzo del 1769. 

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Massoneria Italiana e logge napoletane del ‘700

Nel 1744 tale Raimondo di Sangro, che fu anche VII principe di San Severo, entra nella massoneria e nel 1751 diventa gran maestro di tutte le logge napoletane. Alla fine del ‘700 a Napoli nasce “La Philantropia”. Si tratta di una loggia massonica di rito inglese della quale fecero part alcuni personaggi illustri facenti parte dell’Illuminismo.

Come il maestro venerabile Mario Pagano, Giuseppe Albanese, Donato Tommasi, Gaetano Filangieri e Domenico Cirillo. Nell’episodio storico della Repubblica Partenopea proprio Albanese, Cirillo e Pagano furono tra i promotori. Con la restaurazione vennero tutti e tre condannati a morte dai Borboni. 

Logge massoniche in Liguria

massoneria italiana simboli Passando alla Liguria dobbiamo prendere in considerazione gli anni che vanno dal 1745 al 1749. In quel periodo le logge erano almeno due nella città di Genova e una a Bordighera. In quel periodo le truppe di Francia difendevano la Repubblica. Alla fine del settecento, però, altre logge presero vita in Liguria.

Una nel 1780 secondo il rito scozzese Rettificato. L’altra nasce nel 1782 e ottiene la patente da parte della Gran Loggia d’Inghilterra: il nome è  Old British and Ligurian Lodge. Nella metà del ‘700, e più precisamente nel 1756, nasce la prima loggia a Milano, ma le autorità austriache lo scoprirono immediatamente.

Questo fatto comportò l’emanazione di un editto datato 6 maggio del 1757. Il governatore, tale Francesco III d’Este, che era anche Duca di Modena, vietò tutte le riunioni di massoni in tutta la Lombardia. In realtà la Loggia rimase attiva fino al 1783 senza particolari problemi. Nel 1783 aderisce alla Gran Loggia di Vienna. Un anno dopo il conte Wilczeck diventa gran maestro provinciale per la Lombardia austriaca. Nel 1776 si crea anche una loggia a Cremona. 

Massoneria Italiana: la Fondazione del Grande Oriente e la scissione di Piazza del Gesù

Il Supremo Consiglio d’Italia del Rito Scozzese antico e accettato venne fondato a Milano, e più precisamente il 16 marzo del 1805. A prendere l’iniziativa fu Alexandre François Auguste de Grasse Tilly, un influente nobile francese. Assieme a lui, ovviamente, c’erano degli altri frammassoni Italiani e anche confratelli francesi. Per essere precisi: leggendo l’atto che costituisce il Supremo Consiglio d’Italia specifica in maniera inequivocabile che: 

«Il Supremo Consiglio d’Italia crea e costituisce di sua sovrana autorità una Gran loggia generale in Italia sotto la denominazione di Grande Oriente del rito scozzese antico ed accettato». 

In un certo senso possiamo dire che l’unità d’Italia massonica è avvenuta con qualche anno di anticipo rispetto a quella geografica. Ma tenetevi forte perché il bello deve ancora venire.

Associazione Massonica: quando nasce il Grande Oriente d’Italia?

Guardando alla storia della massoneria italiana bisogna dire che il 16 marzo del 1805 nasce il Grande Oriente d’Italia, anche se viene istituito ufficialmente solo il 20 giugno dello stesso anno per opera dei fondatori di quel supremo consiglio creatosi a marzo. In quel contesto il viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais viene nominato Sovrano Gran Commendatore. Al principe Gioacchino Murat spetterà il ruolo di Gran cancelliere. 

Gian Domenico Romagnosi va citato come grande esperto giurista nel momento in cui si creò l’atto di fondazione. La storia dell’Ordine del Grande Oriente d’Italia iniziò ufficialmente quindi il 29 giugno del 1805 e si considera ad oggi una data chiave nella storia della Massoneria Italiana. 

Una volta caduto il Regno d’Italia vennero messe in atto una serie di iniziative da parte di tutti i governatori dei vari stati ritornati ai sovrani con la restaurazione per bloccare e reprimere il fenomeno della massoneria in grande espansione. 

I divieti alla Massoneria

Ad esempio, nel regno di Sardegna il Re Vittorio Emanuele I, il 10 giugno del 1814, decise di firmare un editto con il quale introdusse

“la proibizione delle congreghe ed adunanze segrete, qualunque ne sia la denominazione loro, e massime quelle de’ così detti Liberi Muratori già proibita col R.E. delli 20 maggio 1794”. 

Stessa sorte toccò al Lombardo Veneto che il 26 agosto del 1814 decise di vietare

 “gli ordini segreti, le adunanze, corporazioni e fratellanze segrete, come sarebbero le Logge de’ così detti Franchi Muratori ed altre consimili società”. 

Sempre lo stesso anno, il 1814, il papa Pio VII emana un editto riprendendo le bolle papali sia di Clemente XII che di Benedetto XIV proibendo 

“aggregazioni delli suddetti Liberi Muratori, e altre consimili”

Nel Regno delle due Sicilia il Re Ferdinando I, nel mese si agosto del 1816, decide di vietare

“le associazioni segrete che costituiscono qualsivoglia specie di setta, qualunque sia la loro denominazione l’oggetto ed il numero dei loro componenti”. 

La massoneria di diffonde a macchia d’olio

Bastò forse questo a ridurre il fenomeno? Assolutamente NO! Anzi: le logge diventarono sempre più forti e organizzate, con delle attività programmate e strutturate. Tutta la loro forza e potenza emergerà nuovamente a metà dell’Ottocento quando la massoneria avrà un ruolo chiave, determinante nell’Unità d’Italia. La prima traccia di una pubblicazione massonica nell’ottocento risale al 1820 ad opera della Società dei Liberi Muratori del Rito Scozzese Antico ed Accettato. L’opera venne pubblicata a Napoli e rende noti gli stati ufficiali della loggia stessa. 

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Logo del Grande Oriente d’Italia

Massoneria Italiana: l’ottocento e l’Unità d’Italia

Siamo nel mese di Ottobre, e più precisamente l’8 ottobre del 1859. Sette frammassoni decidono di costituire una nuova loggia massonica dandole il nome di “Ausonia”. Il nome deriva dall’antico nome poetico che veniva attribuito all’Italia. A partire da questo nucleo il 20 dicembre del 1859, sempre nel Regno di Sardegna e più precisamente della città di Torino, venne fondata un’organizzazione che aveva da subito l’ambizione di divenire una Gran Loggia Nazionale. La Loggia prende il nome di Grande Oriente Italiano. 

Il 3 ottobre del 1861 i confratelli decisero di nominare come Gran Maestro Costantino Nigra. Il 26 dicembre del 1861 iniziò la I Assemblea Costituente del Grande Oriente Italiano. L’assemblea si chiuse il giorno di capodanno del 1862 sotto la presidenza di Felice Govean che deteneva il ruolo di Gran Maestro. All’assemblea erano presenti 28 logge.

Garibaldi Massone

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Giuseppe Garibaldi

In quella occasione si affermò Giuseppe Garibaldi, che voleva a tutti i costi l’ingresso delle donne nella massoneria. Il Garibaldi massone ci credeva così tanto da iniziare persino sua figlia Teresita. Garibaldi stilò anche un documento dove sigillava l’idea di una massoneria mista. Giuseppe Garibaldi, che si godette la gloria in vita, fu da subito dichiarato “primo libero muratore italiano”. Le azioni successive furono quelle di attribuirgli subito il 33º grado del Rito scozzese antico ed accettato.

Ma non finisce qui: anche il Grande Oriente di Palermo decise di conferire a Giuseppe Garibaldi tutti i gradi del rito scozzese, dal quarto al trentatreesimo. Il rito venne condotto da un altro frammassone molto conosciuto all’epoca in Sicilia: Francesco Crispi col supporto di altri cinque confratelli.

Francesco Crispi Massone

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Francesco Crispi

Si, parliamo del Francesco Crispi che ricoprirà il ruolo di Primo Ministro del Regno d’Italia. 

Nel 1881 Garibaldi ricevette anche il ruolo di Gran Hyerophante del Rito di Memphis e Misraim. 

Il primo di marzo del 1862 divenne Gran Maestro  Filippo Cordova; trattasi di un grande statista e giurista dell’epoca. Dal 21 al 24 maggio del 1864 si svolse la III assemblea costituente nella città di Firenze che elesse come Gran Maestro proprio Giuseppe Garibaldi, anche grazie al voto di Mikhail Bakunin. Garibaldi accettò ma rimase in carica per pochissimo tempo proprio per dei disguidi interni avuti con i membri.

Il successore di Garibaldi fu nuovamente Filippo Cordova, e dopo Cordova bisogna menzionare Lodovico Frapolli. Quando fu Gran Maestro quest’ultimo la loggia sposta la sede centrale da Firenze a Roma. Era il 1870 e il processo di unificazione d’Italia stava per essere compiuto. 

La non sostituzione di Garibaldi come Gran Maestro Onorario

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Giuseppe Mazzini

In quel periodo Giuseppe Garibaldi decise di chiedere a Giuseppe Mazzini di essere sostituito nella carica di Gran Maestro Onorario. Mazzini rifiuta di rimuoverlo, anche perché non aveva mai condiviso l’opera della Massoneria durante l’impegno mostrato nel corso del Risorgimento.

Per quanto Mazzini ebbe una grandissima influenza nel Grande Oriente d’Italia non si è mai dimostrata una sua reale appartenenza, anche perché Mazzini non partecipò alla vita associativa. Questo perché Mazzini era dedito alla sua Giovine Italia. Mazzini aderì prima alla Carboneria, ma ben presto massoneria e carboneria vennero ben distinte. Rimane ad oggi un mistero, un dubbio, sull’adesione di Mazzini alla nuova massoneria del Regno d’Italia. Il suo allievo invece, Aurelio Saffi, ne faceva parte sicuramente. 

Membri Massoneria Italiana e ancora Chiesa

Alla fine dell’Ottocento, e più precisamente nel 1884, il Papa Leone XIII pubblicò l’enciclica intitolata Humanum Genus. Questa enciclica rappresentò uno dei momenti più critici e spinosi del rapporto tra la massoneria e la Chiesa, ma avremo modo di approfondire anche nel capitolo successivo.

Ora nell’Enciclica ci sono delle parti salienti che parlano di 

“atroci vendette […] su chi sia creduto reo di aver tradito il segreto e disubbidito al comando, e ciò con tanta audacia e destrezza, che spesso il sicario sfugge alle ricerche ed ai colpi della giustizia”. 

Ora l’enciclica asseriva che il principale obiettivo della massoneria fosse quello di

“distruggere da cima a fondo tutta la disciplina religiosa e sociale che è nata dalle istituzioni cristiane, e sostituirla con una nuova, modellata sulle loro idee, e i cui princìpi fondamentali e le leggi sono attinte dal naturalismo”. 

I massoni cooptati da Lemmi

Durante questo periodo divenne Gran Maestro Adriano Lemmi, nel mese di gennaio del 1885. Lemmi decise sin da subito di mostrare impegno nel raccogliere alcuni testimonial rappresentativi sia del mondo letterario e culturale, sia del mondo politico. Tra questi: 

  • Giosuè Carducci (poeta)
  • Agostino Bertani (medico, politico, fondatore dell’estrema sinistra storica)
  • Giuseppe Zanardelli (autore del Codice Zanardelli che abolisce la pena di morte)
  • Giovanni Bovio (filosofo)

Adriano Lemmi come Gran Maestro

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Adriano Lemmi

Nell’emblematica data del 6 giugno 1889, al Campo de’ Fiori a Roma, viene inaugurato un monumento al Giordano Bruno, ideato e realizzato da Ettore Ferrari, che diventerà anche Gran Maestro. In quell’occasione Giovanni Bovio fu l’oratore ufficiale. Nel 1895 divenne il Gran Maestro tale Ernesto Nathan, che ricoprirà anche il ruolo di sindaco di Roma. 

Adriano Lemmi, che era stato Gran Maestro, alla fine del secolo lasciò una dichiarazione riguardo al potere temporale dei papi e alla scomparsa definitiva definendola il “più memorabile avvenimento della storia del mondo”.

Massoneria Italiana: la scissione

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Palazzo Giustiniani

All’inizio del nuovo secolo, il 21 aprile del 1901, si inaugurò la nuova sede del Grande Oriente d’Italia presso il palazzo Giustiniani. In quel periodo iniziò un fortissimo spirito scissionista. Nella prima metà del 1908 il supremo consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato decide di fuoriuscire. Successivamente tocca alla Serenissima Gran Loggia d’Italia, il 21 marzo del 1910. La sua sede venne ricordata come la Gran Loggia di Piazza del Gesù. Il motivo di questa scissione è da individuare in quella che è passata alla storia come la mozione Bissolati che prevedeva il divieto assoluto dell’insegnamento della religione nella scuola primaria. 

Mussolini socialista contro la massoneria italiana

A partire dal 1914, invece, il XIV congresso del Partito Socialista, svoltosi ad Ancona, prese in considerazione un ordine del giorno firmato da Giovanni Zobordi e Benito Mussolini nel quale viene sancita l’assoluta incompatibilità tra il partito socialista e l’appartenenza alla massoneria.

La mozione viene approvata anche grazie allo stesso Mussolini che, in quel caso, era delegato della sezione del partito socialista di Milano. Come conseguenza nel mese di maggio la massoneria decide di cacciare fuori tutti i frammassoni che avevano partecipato al Congresso Socialista di Ancora e che avevano votato a favore dell’ordine del giorno redatto da Mussolini e da Zibordi. 

Massoneria Italiana: il ventennio fascista e la repressione

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Mussolini riceve dalle mani del Re le sorti dell’Italia

Preso il potere Mussolini presiede anche il Gran Consiglio del Fascismo che si occupò di massoneria proprio nella seduta del 13 febbraio del 1923. In quel contesto Mussolini decise di dichiarare l’incompatibilità tra la militanza nel partito fascista e l’affiliazione alle logge massoniche. L’unica eccezione, per due anni, riguardò proprio la Gran Loggia di Piazza del Gesù che cercò di rendere più morbido il provvedimento in essere cercando di trovare un compromesso per non limitare la vita politica dei suoi affiliati. Infatti i massoni che aderivano al partito dovevano sottoscrivere una dichiarazione di fedeltà.

I giornali dell’epoca riportano un comunicato della Gran Loggia di Piazza del Gesù affermando che i frammassoni che aderiscono al fascismo

“obbediscono devotamente alla gerarchia fascista, superiore a tutte le contingenze e quindi possono continuare a servire la Patria e l’organizzazione fascista, fedeli e disciplinati al supremo duce Benito Mussolini e al suo governo”.

In quel contesto la Loggia decise di rendere obbligatoria una dichiarazione di fedeltà al duce, al partito fascista e al primo governo Mussolini per tutti i propri affiliati. 

Massoneria e Fascismo: una storia curiosa avvenuta in Sicilia

Edward Alexander Crowley, che nacque il 12 ottobre del 1875 a Leamington Spa, una cittadina del Regno Unito, era un massone di trentatreesimo grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Da molti considerato il Padre dell’esoterismo moderno, mago e profondo conoscitore dell’occulto. Crowley, nel corso della sua vita, decise di trasferirsi a Cefalù sotto il governo Facta, nel 1920. A Cefalù fonda l’abbazia di Thelema, in onore del francese Francois Rabelais. Rabelais aveva fatto costruire, in una sua opera, un’abbazia per celebrare il gigante Gargantua. 

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Alastair Crowley

Crowley affittò una villa di campagna in contrada Santa Barbara nella cittadina della costa tirrenica, e ivi si istallò con i suoi adepti. L’idea era quella di studiare le filosofie orientali come il tantra e lo yoga. All’interno della villa si faceva consumo di stupefacenti che servivano per completare i loro riti. Le droghe, con i loro effetti allucinogeni, sono capaci di dare sfogo ad una parte diversamente razionale di chi ne fa uso. 

Non a caso gli adepti della setta erano soliti girare di giorno, per i campi, nudi o comunque abbigliati in maniera poco convenzionale per l’epoca. È anche accertato che gli adepti compiessero delle orge, alla base del credo di Crowley. 

Nell’Abbazia Crowley aveva fatto rimuovere le porte interne per abbattere le barriere tra donne e uomini. All’interno dell’Abbazia era anche presente un tempio. Al centro vi era un altare nel quale veniva adagiato un libro attorniato da candele accese. Nel pavimento vi era un pentacolo e un braciere che serviva per i sacrifici di animali. 

L’espulsione di Mussolini

Dopo varie denunce da parte dei compaesani e dopo che Crowley era riuscito a diventare amico intimo del maresciallo dei carabinieri, il fascismo prende il sopravvento. Il Duce, che aveva costituito il suo primo governo, una volta informato di quel massone inglese che viveva in Sicilia e delle pratiche inusuali che ivi si svolgevano, decise di espellerlo definitivamente alla fine del mese di aprile del 1923. 

Massoneria Italiana e Leggi Fascistissime

Con l’avvento delle Leggi Fascistissime il 19 maggio del 1925 la Camera dei Deputati decise di approvare quasi all’unanimità (i voti contrari furono solo ed esclusivamente 4, mentre quelli a favore nel 289) una legge per disciplinare tutte le associazioni. Il disegno di legge era stato presentato da Mussolini che aveva un solo obiettivo: quello di sciogliere la massoneria in Italia.

Secondo lo statuto Albertino la legge doveva poi essere approvata dal Senato del Regno, ma già prima della sua approvazione furono tante le sedi della massoneria devastate letteralmente dai fascisti. Sia quella di Bari, di Genova, Di Modena, di Forlì.

Ma perché Mussolini odiava la Massoneria? Perché a suo avviso era una dittatura massonica che si nascondeva dietro l’idea della moderna democrazia di origine illuministica. 

La fine del libero associazionismo

Entrata in vigore la legge Domizio-Torrigiani il Duce firmò un ordine di scioglimento di tutte le logge in Italia il 22 novembre 1925. Il 28 maggio del 1930 tutti gli esuli sparsi per il mondo decisero di creare una nuova loggia chiamata “Italia Nuova”. Da qui arrivarono ingenti contributi per la guerra civile spagnola. Alla guerra civile presero parte anche Francesco Fausto Nitti e Randolfo Pacciardi. 

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Eugenio Chiesa

Nel mese di gennaio del 1930, il 12 per l’esattezza, Eugenio Chiesa viene eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia che, all’epoca, era in esilio per via del regime fascista. In questa loggia si riconoscono tutte quelle logge costituitesi segretamente all’estero, come in Tunisia, in Argentina e In Egitto. In quell’occasione dichiararono la loro obbedienza al Grande Oriente d’Italia. 

Proprio in quegli anni il Grande Oriente d’Italia era in stretti rapporti di amicizia con la Gran Loggia francese. Proprio in Francia, a Parigi, nel 1913, era stata fondata da italiani la loggia 450m denominata appunto “Italia”. 

Massoneria Italiana e secondo dopoguerra: il ritorno 

Quando il fascismo era ormai un malato terminale, e più precisamente Il 10 luglio del 1944, Umberto Cipollone guidò il Comitato della Grande Maestranza. Assieme a Gaetano Varcasia e Guido Lai viene emanata la famosa circolare numero 1 dopo anni di silenzio che esordiva con

“Carissimi Fratelli Venerabili, Fratelli tutti d’Italia”.

Nel documento il Comitato della Grande Maestranza si auto dichiara erede diretto di Ferrari o Torrigiani. 

Ma la massoneria era a favore della monarchia o era a favore della Repubblica?

La massoneria ha dato specifiche indicazioni sul referendum del 2 giugno del 1946 e, chiaramente, era a favore della Repubblica. Quanto comunicato ai frammassoni però deve portarci a riflettere. Il Grande Oriente scrive 

«Noi non possiamo né vogliamo fare altro che ricordare ai Fratelli la necessità di tener fede ai principi che avemmo in retaggio da Mazzini, senza nulla imporre: nel tempio del libero pensiero non sono ammesse coercizioni. Giudichino i fratelli, riandando la storia d’Italia, particolarmente quella degli ultimi venti anni, quale delle forme istituzionali sia meglio adatta a conservare in piedi precisamente quel tempio della Libera Massoneria di cui noi siamo gli operai e da tale esame traggano ispirazione.»

Caduto il fascismo la massoneria Italiana, come l’araba fenice, risorse sotto i due vessilli più importanti: 

  • il Grande Oriente di Palazzo Giustiniani 
  • La loggia di Piazza del Gesù per opera di Raoul Palermi 

Sono anni di assestamento anche per la massoneria italiana e, infatti, Il 19 marzo del 1949 il Grande Oriente decide di redigere e approvare una Costituzione dell’Ordine. Si riprende, in quel contesto, un lavoro iniziato nel 1922 con la netta separazione di tutti i riti diversi da ordine ad ordine.

Nel 1922 la riforma era rimasta in sospeso con l’arrivo del fascismo, ma ora il lavoro andava completato. Questo significa che da quel momento in poi non ci sarebbero state più logge di un rito e logge di un altro rito. Ciascuna loggia avrebbe lavorato mediante i rituali legati ai tre gradi universali. Per l’appunto: 

  • Apprendista
  • Compagno 
  • Maestro

Una volta raggiunto il grado di Maestro, e solo e soltanto in quel momento, i confratelli avrebbero potuto seguire tutti i riti e le scuole dette di perfezionamento.

La nuova massoneria italiana

Questa costituzione viene depositata alle autorità civili collegando in via definitiva l’organizzazione massonica Italiana al Grande oriente della tradizione della massoneria secolare e mondiale. 

Nel mese di settembre del 1958 venne istituita a Vicenza la George Washington Lodge n. 585, si tratta della primissima loggia italiana di stampo militare che venne riconosciuta dal GOI. 

Nel mese di settembre del 1972, e per l’appunto ill 13 settembre tutte quelle aspirazioni dei massoni italiani progredite negli anni vennero coronate dal riconoscimento ufficiale della regolarità del Grande Oriente d’Italia da parte della Gran Loggia Unita di Inghilterra. Tale riconoscimento sarà poi attribuito nel 1993 alla Gran Loggia Regolare d’Italia. 

La mancata ricongiunzione

In quel contesto era necessario riunire le due logge che si erano scisse all’inizio del secolo, e quindi si voleva fondere il Grande Oriente con la Gran Loggia di Piazza del Gesù. I tentativi furono tutti inutili. Il problema cardine era proprio che la Gran Loggia di Piazza del Gesù accettava le donne dal 1956, secondo quella che era stata anche la volontà di Garibaldi.

Non solo: la Loggia costituiva e riconosceva anche logge create da donne. Nel mese di settembre del 1973, in realtà, si tentò una fusione cercando di annettere al Grande Oriente circa 200 logge appartenenti alla loggia di Piazza del Gesù. Giovanni Ghinazzi, che era Gran Maestro, decise di sconfessare tutto e di procedere dritto per la sua strada. 

Massoneria Italiana: lo scandalo della Loggia  Propaganda Due (P2)  

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Licio Gelli

Quando in Italia si parla di Massoneria viene sempre in mente la Loggia Propaganda Due. Questa Loggia famigerata, di cui faceva parte anche Silvio Berlusconi, fu una Loggia Massonica aderente al Grande Oriente d’Italia. Checché se ne dica la Loggia affonda le sue radici nel passato, e precisamente nel 1877 quando riscontriamo le prime tracce con il nome di  “Propaganda massonica”. 

Ora: per quale ragione questa loggia ha fatto tutto quello scalpore?

Licio Gelli e la P2

Perché, in linea di massima, la loggia Propaganda, più che famosa è famigerata? La ragione sta nella segretezza per tutti i membri e i confratelli più importanti. Questo non soltanto al di fuori dell’organizzazione, ma anche all’interno dell’organizzazione stessa dove il segreto doveva obbligatoriamente essere mantenuto. La Loggia prende il nome di Propaganda 2 proprio dopo la fine della seconda guerra mondiale e del ventennio fascista, abbreviato in P2.

Dalla sua ricostituzione e sin all’avvento di Licio Gelli, la Loggia P2 è sempre stata alle dipendenze del Grande Oriente d’Italia (GOI). Con l’arrivo di Gelli, invece, il Gran Maestro Lino Salvini decise di delegare tutti i suoi poteri dando a Licio Gelli la possibilità di poter assumere tutte le sue funzioni all’interno della loggia. Questo nel 1970.

Nel 1975, invece, Licio Gelli ottenne la nomina di Maestro Venerabile. 

Licio Gelli, nel periodo della sua gestione, era riuscito a raccogliere attorno alla Loggia P2 più di 1000 personaggi di spicco e di spessore che, segretamente, si erano riuniti attorno ad un sovversivo programma politico, sociale, istituzionale e storico che, una volta venuto a galla, creò uno dei più grandi scandali della storia del novecento in Italia. Leggi qui il programma della loggia P2. 

berlusconi massone
La ricevuta per il pagamento della quota sociale (50.000 lire) e dell’iniziazione (50.000 lire) di Silvio Berlusconi alla Loggia Propaganda 2 per l’anno 1978.

L’inchiesta Cordova del 1993

Le liste dei confratelli della P2 divennero oggetto di indagini da parte delle autorità. Il 31 ottobre del 1981, sette mesi dopo lo scoppio dello scandalo, la corte centrale del GOI, che era allora presieduta da un nuovo Gran Maestro, tale Armando Corona, decise di espellere Licio Gelli dalla massoneria, e quindi dal consesso massonico.

massone armando corona
Amando Corona, il Gran Maestro che espulse Licio Gelli dalla Massoneria.

Ci tenne a precisare, però, che già dal 1976 la P2 aveva sospeso la propria attività in seno alle attività del Grande Oriente. L’Onorevole Tina Anselmi presiedette la Commissione Parlamentare d’Inchiesta che stabili che le attività della loggia P2 fossero delle vere e proprie attività illecite messe a punto da “un’organizzazione eversiva e criminale”. 

Per tale motivo la loggia P2 fu sciolta, per legge, il 25 gennaio del 1982. Ma questo scandalo diede un durissimo colpo alla massoneria in Italia, facendone emergere un’immagine indebolita e costituendo un enorme danno di immagine a tutta l’attività massonica sul territorio nazionale e non soltanto al GOI.

Massoneria Italiana e nuovo spirito di riforma

Per tale motivo, con la necessità di un profondo spirito di riforma, il 18 novembre del 1984 viene redatta e promulgata una nuova costituzione della massoneria in Italia, affermando che da quel momento in poi il Grande Oriente d’Italia sarebbe stata l’unica esclusiva fonte di legittimità delle logge massoniche in Italia e di tutte le attività della massoneria nel territori d’Italia e verso tutte le confessioni oltre il territorio nazionale. 

Nella stessa occasione si stabilirà che il Grande Oriente d’Italia viene intesa come associazione non riconosciuta per quanto riguarda il rapporto giuridico e legale con la società civile. In quel contesto si decide di introdurre anche tutta una serie di nuove misure di vitale importanza per rendere la loggia trasparente. 

La storia della P2, in ogni caso, non morì di certo lì. Infatti nel 1992, a seguito di un’ulteriore inchiesta giuridica, detta appunto inchiesta Cordova per via del magistrato Agostino Cordova che era titolare delle indagini. Il procedimento venne archiviato il 3 luglio del 2000. In quel contesto il maestro del Grande oriente d’Italia tale Giuliano Di Bernardo prende le distanze e decide di fondare la sua loggia, chiamata Gran Loggia Regolare d’Italia, ottenendo seduta stante il riconoscimento della Gran Loggia d’Inghilterra. 

Massoneria Italiana e Struttura amministrativa

Per ciò che riguarda la struttura amministrativa della massoneria sul territorio Italiano, è necessario dire che l’organigramma varia in base a quelle che vengono definite obbedienze. La massoneria, in Italia, ma anche a livello universale, è organizzata in Logge. Tutte le Logge sono composte da un numero diverso e variabile di confratelli frammassoni.

In genere, per ragioni anche di carattere esoterico, il numero minimo per la creazione di una loggia massonica è di 7. A reggere le fila è il Maestro Venerabile che ha anche il compito di presiedere la Loggia stessa. Il Maestro venerabile viene letto da tutti i confratelli che hanno avuto modo di raggiungere almeno il terzo grado sui trentatré complessivi. Al terzo grado si diventa Maestro Massone. Una logge o più logge assieme formano un Oriente. Tanti Orienti formano una provincia massonica. In genere la provincia massonica e la provincia amministrativa tendono a coincidere. Tutte le Logge assieme formano quella che, in gergo tecnico, viene definita obbedienza. 

massoneria italia grande architetto
A. G. D. G. A. D. U. è l’acronimo con cui si indica il Grande Architetto

Compiti del Gran Maestro Massone

Il Gran Maestro ha il compito di presiedere l’obbedienza. Il Gran Maestro viene letto tra tutti i maestri venerabili delle varie logge. C’è da dire però che ogni obbedienza può avere regole diverse per l’elezione dei propri vertici. Per fare un esempio diretto nel Grande Oriente d’Italia l’elettorato si compine di tutti i maestri massoni. Nella Gran Loggia, invece, assieme ai maestri venerabili, hanno diritto di voto anche i presidenti di tutte le camere a rito scozzese.

Questo perché la figura di Gran Maestro e di Sovrano Gran Commendatore sono coincidenti. Secondo sempre le regole si devono menzionare delle modalità diverse tra un’obbedienza e un’altra. Ci sono anche dei delegati su base regionale e provinciale che hanno il compito di fungere da ponte, da filo diretto tra le logge e il Gran Maestro. Nulla di strano: la stragrande maggioranza delle associazioni in Italia funziona proprio come la massoneria.

Massoneria Italiana e vicende giudiziarie

La costituzione Italiana si esprime chiaramente in merito alle associazioni nel territorio Italiano. Infatti le risposte possiamo trovarle nell’articolo 18 della Costituzione Italiana. Infatti al primo comma possiamo leggere che la Repubblica riconosce e tutela la libertà d’associazione.

La Costituzione prevede anche che i cittadini Italiani possano associarsi senza richiedere autorizzazione a nessuno per tutti quei fini che non sono vietati dalle singole leggi. L’articolo 18, al secondo comma, va a vietare tutte le associazioni segrete, come lo era la Loggia P2.

Massoneria Italiana: la legge Spadolini-Anselmi

Ora nel caso dello scioglimento della Loggia Propaganda 2 vi fu una legge ad acta, la legge 17 del 25 gennaio del 1982, la legge passata alla storia come Spadolini – Anselmi. In quel contesto e in funzione di questa legge 

“considerano associazioni segrete e come tali vietate dall’articolo 18 della Costituzione quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali, ovvero rendendo sconosciuti, in tutto o in parte e anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”

Ora i vertici di tutte le logge massoniche in Italia non hanno mai nascosto la propria riluttanza verso questa legge e, storicamente parlando, la legge Spadolini-Anselmi non è mai storicamente stata applicata alle logge massoniche.

Il Consiglio superiore della Magistratura, però, ha scelto di adottare una direttiva con lo scopo di proibire ai membri della magistratura l’affiliazione alla massoneria. Nel 1993 la sezione disciplinare ha deciso che massoneria e magistratura sono assolutamente incompatibili. Ma cosa rischia un magistrato affiliato alla massoneria? Il magistrato andrebbe incontro ad un capo di imputazione per illecito amministrativo.

Cosa dice la Cassazione

Nel 1995 la Cassazione ha confermato la linea di indirizzo del Consiglio Superiore della Magistratura. 

Quando la Procura di Roma diede inizio al procedimento ai danni di Licio Gelli assieme ad altri venti indagati, decise di accusarli di associazione a delinquere, cospirazione e vari reati.

Tutta l’inchiesta relativa alla loggia Propaganda Due è durata quasi un decennio. Il rinvio a giudizio arriva solo nel mese di ottobre del 1991 da parte del Tribunale di Roma e per ordine del giudice istruttore. Il processo ebbe una durata di 18 mesi per giungere poi ad una sentenza il 16 di aprile del 1994 e poi depositata il 26 luglio del stesso anno. Risultato? Assoluzione per tutti gli imputati. Il reato era quello di corporazione politica e attentato alla costituzione Italiana. L’assoluzione accerta quindi che il fatto non sussiste. Si ricorse, chiaramente, in appello. La Corte d’Appello si pronunciò in merito il 27 marzo del 1996 confermando l’assoluzione per tutti gli imputati e rigettando le accuse. 

Vicende giudiziarie della massoneria italiana a cavallo del nuovo millennio

All’inizio del nuovo millennio, e più precisamene il 3 luglio del 2000 toccò nuovamente al tribunale di Roma emettere una sentenza che archiviava tutta l’inchiesta messa in piedi da Agostino Cordova. Cordova era il giudice titolare delle indagini contro il GOI. Il 12 dicembre del 2001 giunge una sentenza definitiva da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Si tratta di una sentenza di condanna per il caso “Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani contro Italia” (Richiesta n. 35972/97). 

Il giudice Agostino Cordova

In quel caso il GOI contestò in maniera convinta la legge regionale relativa alla Regione Marche. Parliamo della legge  n. 34 del 5 agosto 1996, e resa pubblica il 14 agosto del 1996 nel Giornale ufficiale. Questa legge prevedeva l’obbligo di presentare una certificazione attestante la non affiliazione e la non appartenenza a nessuna loggia massonica per tutti quelli che intendevano candidarsi per una posizione in un organismo pubblico all’interno della regione. 

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha pronunciato quindi questa condanna ai sensi dell’art. 11 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che sancisce la libertà di associazione. In quel caso l’Italia dovette versare 10.000.000 di lire a titolo di rimborso spese a favore del Grande Oriente d’Italia. 

Ancora la Corte Europea sulla Massoneria Italiana

Qualche anno più tardi toccherà sempre alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo pronunciarsi nuovamente su un caso riguardante la massoneria che vide L’Italia nuovamente condannata. Parliamo del caso “N. F. contro Italia” (Richiesta n. 37119/97). Si trattava di un Magistrato, classe 1942 che nell’estate del 1990 chiese di essere affiliato al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

L’anno seguente, il 5 marzo 1991, entrò ufficialmente a far parte della Loggia milanese «Adriano Lemmi». Nell’estate dell’anno successivo, il 1992, la stampa nazionale riportò una notizia molto impostante: vi erano delle Procure in Italia, in particolare modo la Procura di Palmi in provincia di Reggio Calabria, che avevano iniziato ad indagare sulle logge massoniche del GOI di Palazzo Giustiniani. 

Per questo motivo nel mese di ottobre del 1992 il magistrato decise di lasciare la Loggia massonica alla quale si era affiliato. Il 5 novembre, secondo le sue volontà, viene messo “in sonno” come si suole dire nel linguaggio dei frammassoni. Ma la Procura di Palmi era in agguato e decise di trasmettere la lista di tutti i magistrati iscritti alla massoneria che si erano individuati nel corso delle indagini. Adesso spettava al Consiglio Superiore della Magistratura capire come muoversi in tal senso. La lista venne trasmessa sia al Ministro della Giustizia, sia al Procuratore Generale della Corte di Cassazione. 

Lo scandalo mediatico

Questa lista venne resa nota e, in parte, pubblicata anche dalle testate nazionali. Nel mese di luglio del 1993 il magistrato venne interrogato da un ispettore inviato direttamente dal Ministero della Giustizia. A febbraio del 1994 un secondo interrogatorio venne messo a punto dal Procuratore Generale della Corte di Cassazione. 

Nel mese di giugno del 1994, toccò alla sezione disciplinare del CSM infliggere una censura all’imputato per la violazione dell’art. 18 del Regio Decreto Legislativo n. 511 datato 31 maggio del 1946. 

Nel mese di giugno sempre del 1994 l’imputato decise di ricorrere in Cassazione, ma la Cassazione stesa decide di rigettare il ricorso il 10 dicembre del 1996. Nel mese di maggio del 2000, e più precisamente il 17 di maggio, il CSM decise di non dare parere positivo sulla richiesta di promozione presentata dall’imputato. Questa scelta sorse per due motivi:

  • in parte si riprendevano le motivazioni già addotte il 17 ottobre del 1997
  • vi era in atto una sanzione disciplinare ai danni dell’imputato richiedente 

Alla fine il punto lo mise la corte europea dei diritti dell’uomo che condannò l’Italia ai sensi sempre dell’art. 11 della Convenzione Europea dei Diritto dell’uomo che, come già spiegato, sancisce la libertà di associazione. Alla fine l’Italia si ritrovò costretta a pagare 20.000.000 di lire come risarcimento per il torto subito dall’imputato e 27.000.000 di lire per il rimborso delle spese processuali. 

Un’ennesima condanna della Corte Europea

Un’ennesima sentenza del 17 di febbraio del 2004 la Corte Europea condanna nuovamente l’Italia nel caso “maestri contro L’Italia” con la Richiesta n. 39748/98. In quel contesto l’imputato era sempre un magistrato che ricopriva il ruolo di presidente ad interim presso il tribunale di La Spezia. Nel mese di novembre del 1993 il ministero concluse un’ispezione generale da parte del Ministro. In quel caso il Ministro della Giustizia decise di procedere contro di lui aprendo una proceduta disciplinare per il fatto che fosse un affiliato frammassone di una loggia del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.

sentenze contro la massoneria
La sede della Corte di Giustizia Europea

In quel caso il ministro lo ammoniva per la sua affiliazione alla massoneria per dodici anni, a partire la 1981 al mese di marzo del 1993. Il giudice sosteneva che il magistrato avesse violato l’articolo 18 del famoso regio decreto legislativo n. 511 del 31 maggio 1946. A questa azione seguì una decisione del CSM che nell’ottobre del 1995 inflisse una censura. A seguito di questo provvedimento l’imputato fu trasferito in Sicilia. 

Come andò a finire? La Corte Europea dei diritti dell’uomo inflisse una nuova condanna sempre per la violazione del famoso articolo 11 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, che, come ben sappiamo ormai, prevede la libertà di associazione di ogni singolo individuo. Anche in quel caso la Corte ha condannato l’Italia al pagamento di 10.000 euro per il torto subito e altri 14.000 euro a titolo di rimborso spese per il processo. 

Ancora la Corte Europea contro l’Italia

Ma la Corte Europea andò anche oltre nel mese di dicembre del 2004. Questo perché riuscì a costatare 3 anni dopo la sentenza definitiva del 12 gennaio del 2001 (n. 35972/97 di cui abbiamo già parlato), relativa alla legge in vigore nelle Marche (sempre la n. 34 del 5 agosto 1996). In quel contesto il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea decise di adottare una misura relativa alla sentenza, ricordando che tutti gli Stati dell’Unione sono obbligati a conformarsi alle decisioni della corte e che l’Italia, tra tutti gli stati, è quello che meno rispetta le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo. 

In data 31 maggio del 2007 arrivò una nuova stangata da parte della Corte Europea che questa volta condannò l’Italia per il procedimento “Grande Oriente d`Italia di Palazzo Giustiniani contro Italia (n. 2) – Richiesta n. 26740/02. Questa volta la regione al centro dell’attenzione era la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia che prevede che ogni candidato del consiglio di amministrazione di tutte le società che prevedono la partecipazione regionale e in tutti gli enti regionali e nei comitati di nomina regionale 

“devono dichiarare alla Presidenza della Giunta regionale e alla Giunta delle nomine del Consiglio regionale la loro eventuale appartenenza a società massoniche o comunque a carattere segreto.” 

In questo caso la corte dei diritti dell’uomo aveva già condannato l’Italia per un caso simile di cui abbiamo avuto modo di parlare poc’anzi relativo alla legge della regione Marche (la n. 34 del 5 agosto 1996). Anche in questo caso l’Italia viene condannata a versare al richiedente 5.000 euro come risarcimento ai sensi degli articoli 11 e 14 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che sancisce, lo abbiamo già detto, la libertà di associazione.

La riconsegna dei Faldoni  

Il 7 aprile del 2017 viene riconsegnato al GOI il primo tra gli 800 faldoni che erano stati sequestrati dal Procuratore di Palmi Agostino Cordova. In quel contesto vennero anche dissequestrati tutti gli elenchi dei soci che facevano parte del GOI e di tutte le altre obbedienze. Il dissequestro avvenne il 3 ottobre del 2016 per opera del GIP Bernardette Nicotra. 

Mafia, ‘ndrangheta e Massoneria Italiana: come stanno le cose?

Nel mese di gennaio del 2018, invece, viene resa nota una relazione relativa ad un’indagine messa a punto dalla Commissione Parlamentare antimafia che riguardava 

“Infiltrazioni di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta nella Massoneria in Sicilia e Calabria”. 

La Commissione parlamentare, ai sensi dell’art. 4 della legge istitutiva, ha compiuto le sue audizioni il 24 gennaio del 2017. Ad essere interrogati tutti i  rappresentanti legali del GOI, della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori e infine i rappresentanti della Gran Loggia Regolare d’Italia.

Lo scopo della commissione parlamentare era quello di capire i gradi di infiltrazione e i rischi che correvano le logge a causa di potenziali inflitrazioni da parte della ‘ndrangheta in Calabria e della Mafia in Sicilia.

Inchiesta della Commissione Parlamentare Antimafia sulla massoneria italiana

All’epoca il Presidente della Commissione, appena nominato, successore di Rosy Bindi, era l’Onorevole Nicola Morra, che rilasciò delle dichiarazioni alla stampa. In quell’occasione dichiarò che i lavori della commissione antimafia, in quel contesto, si stavano concentrando sulla trattativa Stato-Mafia e sulla possibilità che alcune logge massoniche e organizzazioni criminali potessero essere contigue. Citando in maniera testiale: 

“… si cercherà di capire come la massoneria venga ad essere spesso un fronte in cui le criminalità di stampo mafioso si insediano … il legame tra alcuni pezzi della massoneria e della criminalità mafiosa deve essere ulteriormente analizzato …“

(da FattoQuotidiano.it in data 14 novembre 2018). 

Alla fine delle indagini la Commissione riuscì ad accertare la presenza di ben 17.000 persone che dal 1990 al 2017 erano state iscritte nelle logge massoniche siciliane e calabresi che appartenevano alle quattro obbedienze che la Commissione aveva voluto prendere in esame. In questo caso emergono 193 casi con presenza di evidenza giudiziaria per fatti di mafia.

massoneria commissione parlamentare antimafia
La Commissione Parlamentare Antimafia Presieduta da Nicola Marra

La conclusione dell’inchiesta

In merito ha ciò

 “è emerso che, per la gran parte dei predetti, i rispettivi procedimenti, per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. o altri delitti aggravati dall’art. 7 del citato decreto legge 152/91, si sono conclusi con decreto di archiviazione per i più svariati motivi, sentenza di assoluzione o sentenza di proscioglimento”. 

La relazione esaminata riporta anche che dei 193 iscritti dal 1990 al 2017 sui 17.000 iscritti presi in esame: 

“sei (sono stati) destinatari di sentenze definitive per 416 bis c.p., vi sono ulteriori 25 posizioni per cui vi sono ancora processi pendenti”. 

Quindi i numeri sono chiari: su 17.000 persone prese in esame 6 di essi hanno avuto una condanna in via definitiva ai sensi dell’art. 416 bis c.p; 25 persone, invece, erano sotto processo alla data della stessa del documento. Di queste 31 persone complessive, però, non è precisata la loggia di appartenenza. 

Il rigetto del ricorso

Nel mese di novembre del 2018 la Corte di Cassazione (Prima sezione Penale) ha rigettato il ricorso che era stato presentato da Cordova, ex procuratore della Città di Palmi per il processo di diffamazione a mezzo stampa contro il Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d’Italia Antonio Giancarlo Perfetti. L’ex magistrato fu condannato al pagamento delle spese processuali. 

Nell’aprile del 2019 bisogna spostarsi in Sicilia per il caso Catalfamo-Lo Curto. Antonio Catalfamo e Eleonora Lo Curto, patrocinati dai propri legali, hanno voluto depositare al TAR di Palermo un ricorso contro il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Micciché. Il Presidente Micciché rese noto che i due onorevoli si erano sottratti dall’adempiere all’obbligo introdotto dalla L.R. n.18/2018, che prevede l’obbligo di dichiarare la propria affiliazione o appartenenza ad associazioni massoni o associazioni simili ad essa. 

Nel mese di luglio del 2019 avvenne che i carabinieri del ROS, per disposizione della procura Antimafia di Palermo, porta alla luce una fitta treccia di relazioni segrete. Secondo quanto asserisce l’autorità il clan mafioso di Licata si sarebbe servito di un importante e noto funzionario della Regione Sicilia, tale Lucio Lutri, frammassone e affiliato alla Loggia “Pensiero e Azione” affiliata al GOI. A quanto pare anche Vito Lauria, figlio di un noto capomafia dell’Agrigentino era un maestro venerabile della Loggia  Arnaldo da Brescia”; anche quest’ultima loggia è affiliata al GOI. Le forze dell’ordine hanno quindi perquisito le sedi delle logge massoniche per poter accedere ai registri delle persone iscritte. 

A novembre dello stesso anno giunge un comunicato stampa ufficiale da parte del presidente della Commissione Parlamentare antimafia, il senatore Nicola Morra. Il comunicato riporta testualmente che il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra,  

“non ha inteso affermare che la Commissione Antimafia da lui presieduta ha accertato rapporti tra ‘ndrangheta e Grande Oriente d’Italia“.

Massonerie Italiane: la libertà d’associazione sancita dalla Carta dei Diritto Fondamentali dell’Uomo

Ad ottobre del 2020 la Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea ha pubblicato alcune importanti conclusioni in merito alla legge n. 18 datata 12 ottobre 2018 e approvata dalla Regione Sicilia di cui abbiamo parlato. Tale legge obbligava tutti gli amministratori, e i membri della giunta regionale di dichiarare la propria affiliazione ad eventuali logge massoniche o associazioni similari.

La Commissione per le Petizioni si è riservata il diritto di assumere delle informazioni per constatare la compatibilità di questa legge regionale con il diritto dell’UE. In particolare: si vuole comprendere se la legge regionale di cui sopra sia effettivamente in contrasto con la Carta dei diritti Fondamentali dell’UE. Alla fine della propria indagine la Commissione infamerà il Parlamento Europeo in merito alle sue conclusioni. 

Massoneria Italiana e partiti politici

All’inizio del ventesimo secolo, con l’avvento dei primi partiti organizzati, la massoneria iniziò a scontrarsi con alcune regole e dettami da parte dei partiti stessi. In particolare:

  • il partito Nazionale Fascista
  • partito socialista
  • il partito Comunista 

I partiti hanno sancito, da sempre, l’incompatibilità tra massoneria e partito. 

Nella circolare n. 84 datata 1 gennaio del 1906 il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Ettore Ferrari, sotto elezioni amministrative, decise di non dare nessuna indicazione tassativa di voto, ma, ovviamente, indicò ai frammassoni una linea di indirizzo sulle forze politiche con cui collaborare, ossia:

“sono compatibili con la Massoneria tutti i partiti progressisti, incompatibili tutti i retrivi” e che “è loro vietato, anche nelle forme più indirette, qualsivoglia compromesso con i clericali.”

All’inizio del secolo, nel mese di febbraio del 1907, per penna del segretario generale del GOI, la giunta viene informata su alcuni fatti importanti:

“alcuni fatti, ai quali accenna, dimostrano come il ministero della Guerra si adoperi a conoscere quali ufficiali dell’esercito appartengano alla Massoneria allo scopo evidente di tenerli d’occhio.”

Massoneria Italiana e Fascismo

Nel 1923, col fascismo al governo, il 23 febbraio si mettono i camerati davanti ad una scelta. All’unanimità (le astensioni furono solo ed esclusivamente 4, bisognava scegliere tra il fascismo e la massoneria.

Undici mesi dopo, e precisamente il 29 gennaio del 1924 il Gran Consiglio del Fascismo fece votare un altro ordine del giorno con l’intento di enunciare il divieto di esercitare qualunque funzione legislativa se si appartiene a delle società segrete. Per quanto l’Ordine del Giorno non si riferisca direttamente alla Massoneria erano proprio loro che il Duce voleva colpire. 

Con l’avvento delle Leggi Fascistissime Mussolini presenta il suo Disegno di Legge per disciplinare “associazioni, enti, istituti e sull’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato e degli enti locali”; era il 3 gennaio del 1925. Il 19 maggio si approva il disegno che diventa legge il 22 novembre dopo il passaggio al Senato, come prevedeva lo stesso Statuto Albertino. Ma cosa prevedeva questa Legge Fascistissima? Si tratta di una legge fascista che obbligava ogni Dipendente di Stato, ogni Impiegato Pubblico (militari inclusi) 

“a dichiarare su appositi moduli a quali associazioni fossero iscritti e, in specie, se fossero o fossero stati affiliati a logge massoniche, per l’applicazione di sanzioni amministrative per il momento non enunciate ma implicite nella orchestrazione della legge”

Anche i Socialisti nell’aprile del ’25 decisero di indurre una consultazione interna, un referendum, per capire che indirizzo dare alle linee del partito in merito alla massoneria. I vertici del partito volevano capire il pensiero dei tesserati chiedendo se la massoneria sia

“per un socialista uno di quei casi di indegnità morale e politica che, secondo lo statuto (art. 4) portano all’esclusione dal partito”.

Massoneria Italiana dopo la guerra

Con all’avvento dei nuovi partiti bisogna citare lo statuto della DC (Democrazia Cristiana) che, cito testualmente

“esclude dal partito coloro i quali appartengono ad associazioni massoniche”.

A quel punto il Collegio Nazionale dei Probiviri della DC annullò l’iscrizione alla Democrazia Cristiana di Filippo Luchi, che era un frammassone. 

Anche il M5S, fenomeno del ventunesimo secolo, ha posto lo stesso veto sia per gli affiliati alla massoneria che per gli ex affiliati. Nonostante tutto, però, Catello Vitiello ha rappresentato un’eccezione alla regola in quanto successivamente entra in Parlamento. 

La Lega è massone?

Anche la Lega prevede nello statuto l’incompatibilità della carica politica di partito con l’iscrizione a qualunque Loggia Massonica (articolo 33). 

«La qualifica di Associato Ordinario Militante è incompatibile con l’iscrizione o l’adesione a qualsiasi altro Partito o Movimento Politico, associazione segreta, occulta o massonica, a liste civiche non autorizzate dall’organo competente. Il verificarsi di tale incompatibilità è motivo di espulsione dalla Lega Nord».

Il nuovo partito “Lega per Salvini premier” è rimasto lo stesso identico divieto in merito alle associazioni definite “occulte o massoniche”. 

Abbiamo visto come i partiti siano, in genere, anti massoneria. Anche Matteo Renzi, quando era segretario del PD, assieme a Rosy Bindi e alla Commissione Parlamentare Antimafia hanno mostrato un pensiero allineato. Nel 2010 però il PD ha abolito questa incompatibilità. Ovviamente questo rapporto con la politica non è passato inosservato al GOI, o al U.M.S.O.I.

Il primo governo Conte: massoneria e governo giallo-verde

Durante il Primo Governo Conte, quello Movimento Cinque Stelle/Lega per intenderci, divenne protagonista il famoso contratto di governo. In questo contratto di governo viene inserita anche una clausola che vietava l’ingresso nel governo di soggetti che fanno parte della Massoneria o di logge massoniche.

A questo punto l’Alleanza Massonica Europea (che raccoglie logge in 14 paesi d’Europa e riunisce ben 34 obbedienze) e il CLIPSAS (sotto cui si sono riunite invece le Obbedienze liberali) decisero di emettere un comunicato stampa sottolineando che questa esclusione da parte dei partiti Italiani è assolutamente innaturale in una democrazia moderna e che è vietato dalla stessa Costituzione Italiana che sancisce la libertà d’associazione. 

Disegni di legge contro la massoneria

Nell’anno 2017 sono stati depositati in Parlamento due disegni di legge per escludere i massoni dai pubblici impieghi:

“il primo di essi (24 febbraio 2017, numero 2328, firmatari Davide Mattiello e altri, tutti esponenti all’epoca del Partito Democratico, principale partito di governo), propone la condanna da tre a sette anni di carcere per chi organizza, dirige o promuove una “società segreta” e l’interdizione dei suoi affiliati dai pubblici uffici per cinque anni. Sono considerate società segrete le “associazioni che comportino un vincolo di obbedienza assunto in forme solenni come richiesto dalle logge massoniche o da associazioni similari”

“Il secondo disegno di legge (11 aprile 2017, numero 4422, “incardinato” a metà giugno del 2017, firmatari Claudio Fava e altri deputati del Movimento democratico progressista, che in quel periodo faceva parte di Liberi e Uguali che sedeva al governo) proponendo il divieto per magistrati, forze di polizia, forze armate, dipendenti pubblici e quanti ricoprano incarichi pubblici (anche elettivi, dai consiglieri comunali ai parlamentari, dunque) di far parte di “associazioni massoniche o similari che creano vincoli gerarchici, solidaristici e di obbedienza”.

Ancora in Sicilia

Il giorno 1 agosto del 2018 si ritorna in Sicilia. La Commissione Affari Istituzionali della Regione Sicilia decide di approvare il disegno di legge che obbliga i deputati della regione siciliana a depositare entro 45 giorni una

“dichiarazione, anche se negativa, di appartenenza a qualunque titolo ad associazioni massoniche o similari”.

Oggi viene rimembrata come “Legge Fava”, che sarà approvata nel mese di ottobre dello stesso anno. Ovviamente il GOI ha presentato ricorso contro questa legge, un ricorso legale che è stata impugnata anche dai due deputati siciliani di cui abbiamo avuto modo di parlare sopra. I due deputati hanno impugnato la legge dinnanzi alla Corte Costituzionale in quanto si riscontrano dei profili di illegittimità costituzionale. Di quel periodo è anche un articolo de Il Foglio intitolato “Alla Regione Sicilia è caccia al massone”. 

A Panama, nel corso della XVI Conferenza Mondiale delle Grandi Logge regolari, che si è svolta a Panama dal 14 di novembre al 17 di novembre ha voluto esprimere solidarietà propria al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi. L’intento era quello di denunciare il clima estremamente massofobico che vige in Italia. 

La massoneria siciliana ha invece organizzato un convegno il 9 di gennaio del 2019 al Palazzo dei Normanni dal titolo “Liberi di associarsi”. Ovviamente l’incontro è stato organizzato a Palermo contro la decisione del governo regionale di introdurre le regole di cui sopra. 

La Massoneria Italiana e la Chiesa Cattolica 

Il Vaticano ha sempre remato e condannato contro la massoneria. Abbiamo già avuto modo di vedere che le prime tracce dell’astio della chiesta verso la massoneria risalgono alla pubblicazione, il 28 aprile del 1738, dell’Enciclica In eminenti apostolatus specula del papa Clemente XII. Da qui arriviamo invece all’ultima Dichiarazione circa l’appartenenza dei cattolici ad associazioni massoniche datata 17 febbraio del 1981. Di due anni dopo è invece la dichiarazione Quesitum est datata 26 novembre del 1983. Tali dichiarazioni vengono controfirmate direttamente dalla Congregazione per la dottrina della fede. 

A queste dichiarazioni seguirono delle ulteriori pubblicazioni anche sull’Osservatore Romano (1985) e su La Civiltà Cattolica (1991).  seguite dall’articolo Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria e Riflessioni ad un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Pontefice che più di tutti si schierò contro via massoneria fu Papa Leone XIII che, alla massoneria stessa, dedicò ben 4 encicliche e un breve apostolico. 

Chiesa e Massoneria negli anni 2000

Nel mese di Febbraio del 2016 il cardinal Gianfranco Ravasi rende pubblico su Il Sole 24 Ore un pezzo sui rapporti tra la Massoneria e la Chiesa. A quel pezzo rispose il Gran Maestro Stefano Bisi che ha recentemente enunciato in un libro la posizione della massoneria verso la chiesa. Fabio Venzi, invece, ha deciso di esaminare i documenti del Vaticano contro la massoneria e la libera muratoria.

Ne esce un libro nel 2016 a cui è seguita una conferenza su Chiesa Cattolica e Massoneria presso l’Università di Cambridge. Vi sono altri volumi che hanno trattato questi rapporti tra Vaticano e Massoneria. 

Nel mese di agosto del 2017 tocca al settimanale Catholic Herald pubblicare un importante editoriale dal titolo “La vera ragione per cui i cattolici non possono essere massoni”. Alcuni blog hanno ripreso questo articolo traducendolo in Italiano; tra questi anche il blog del papa emerito Benedetto che, in apertura, riporta delle parole dello stesso pontefice:

“I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”. 

Monsignor Galatino, invece, in un’intervista su Famiglia Cristiana, in veste di segretario della Conferenza Episcopale Italiana conferma il suo giudizio negativo in merito alla massoneria. La ragione è che la massoneria

“contiene princìpi inconciliabili con la dottrina della Chiesa”.

Sempre relativamente al rapporto tra chieda e massoneria si svolge a Gubbio un incontro intitolato “Chiesa e Massoneria: un dialogo possibile?”. Nel primo numero della rivista del Grande Oriente d’Italia del 2019, la rivista Nuovo Hiram, si può leggere un articolo a firma di Fabio Amici ove si sostiene che “l’inconciliabilità tra le fede cattolica e la Massoneria è solo apparente”. L’articolo viene immediatamente contestato dai cattolici. 

Papa Francesco e la Massoneria

Riprendendo le parole di Alessandro Mola, storico, leggiamo che: 

“l’attuale pontefice Francesco (Jorge Bergoglio S. J.), dal suo insediamento si è pronunciato tre sole volte sulla massoneria: poche parole di dileggio (l’ha definita una lobby) e di scostante condanna. […] Trentacinque anni dopo la pubblicazione del nuovo Codice di diritto Canonico (Corpus Iuris Canonici, CIC), papa Francesco tornò alla radice della condanna e ne enunciò gli scopi ultimi.[…] Dopo decenni di schermaglie elusive, nella primavera del 2018 il Sacro Soglio enunciò i motivi “di fede” della condanna della massoneria, profonda, totale e immutabile, senza possibilità di remissione da parte delle autorità ecclesiastiche locali e di singoli sacerdoti.” 

Secondo il Papa e la Congregazione della Dottrina per la Fede, il 24 gennaio 2018, con una Lettera apostolica intitolata Placuit Deo, e con l’esortazione apostolica Gaudete et exsultate il papa ha deciso di condannare sia lo gnosticismo che il palegianesimo della contemporaneità che vengono ritenute: “due concezioni con le quali non sono possibili né dialogo né confronti” e che, secondo quanto asserisce il Vaticano, caratterizzerebbero tutti i massoni. 

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Papa Francesco

L’attacco di Papa Francesco alla massoneria

Papa Francesco, a Torino, il 21 giugno del 2015, ha attaccato la massoneria con delle parole forti e dirette:

“alla fine dell’Ottocento c’erano le condizioni più cattive per la crescita della gioventù: c’era la massoneria in pieno, anche la Chiesa non poteva fare nulla, c’erano i mangiapreti, c’erano anche i satanisti… Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia.”

Massoneria Italiana e panorama delle principali comunioni

La Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI) è, ad oggi, l’unica massoneria riconosciuta in Italia dalla United Grand Lodge of England; si tratta della Gran loggia “Madre del Mondo”. Da questa Loggia nascono tutte le logge italiane presenti a livello universale. Questa Loggia nasce da una scissione di un piccolo numero di logge italiane che nel 1993 decidono di scindersi guidate dall’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia tale Giuliano di Bernardo.  

gran loggia regolare La Gran Loggia Regolare d’Italia, proprio la GLRI, che viene intesa come una società massonica iniziatica ed esoterica si rifà a quell’arte muratoria inglese del diciottesimo secolo. Non si pone, quindi, come una loggia massonica di stampo illuminista che tende ad operare e ad integrarsi nei ruoli operativi istituzionali all’interno della società. 

Per entrare tra le massonerie canoniche vengono richieste delle caratteristiche ben precise che vedremo alla fine di questo articolo. In genere, però, viene chiesto agli affiliati di non occuparsi né di religione, né di politica. La linea guida principale è quella di non occuparsi di quei conflitti religiosi sul territorio.

Il Grande Oriente d’Italia

Nel 1993, a seguito dell’inchiesta Cordova, il GOI viene privato di quel riconoscimento inglese in quanto il Grande Oriente non sarebbe conforme con le costituzioni di Anderson; si tratta di quelle fondamenta dettate dalla United Grand Lodge of England. 

L’ente Eurispes, assai competente e attento in materia, ha rilevato che il Grande Oriente d’Italia è assolutamente regolare. La definizione che si può riscontrare sui documenti prodotti dall’Eurispes nel 2004 il Grande Oriente fu definito una “massoneria politically correct”.

Per quanto riguarda il resto del mondo, invece, ci sono le Grandi Logge americane che riconoscono nel Grande Oriente d’Italia l’unica loggia massonica assolutamente regolare della nazione. 

Tutte le comunioni che operano nel territorio Italiano e che quindi sono di lingua italiana, nascono da alcune scissioni con altre comunioni principali. In genere quando vi è un gruppo di persone che non si riconosce più nella sua loggia può decidere di costituirne una nuova grazie alle iniziative di precedenti adepti o, in alcuni casi, anche di Ex frammassoni. L’unica eccezione è rappresentata dall’Ordine Le Droit Humain, di cui ci occuperemo tra poco. 

Quanti sono gli affiliati alla massoneria italiana?

Allo stato attuale non vi è un numero esatto di tutti gli affiliati alla massoneria in Italia, e non emerge questo numero neanche dai rapporti dell’Eurispes. L’unica cosa che chiaramente si sa è che il maggior numero di iscritti è associato al Grande Oriente d’Italia, e precisamente alla loggia secondo l’obbedienza di Palazzo Giustiniani. Loggia storica che accetta solo ed esclusivamente maschi. 

Un’altra importantissima Loggia è quella degli Alam (vi ricordate la famosa soffia di piazza del Gesù di cui abbiamo parlato, anche detta di Palazzo Vitelleschi in base alla sua sede storica. Si tratta di una loggia che professa l’obbedienza mista e accetta al suo interno anche le donne, e non solo gli uomini. 

Altre confessioni massoniche

Tra le confessioni è bene ricordare anche la Gran Loggia Regolare d’Italia, oppure l’obbedienza mista chiamata Supremo Consiglio d’Italia e San Marino, e ancora la Federazione italiana dell’Ordine Massonico Misto “Le Droit Humain”, che ha strutturato un’organizzazione in federazioni nazionali. Si tratta delle più vecchie obbedienze miste che nasce in Francia e poi si espande a livello internazionale. 

Vi sono anche logge prettamente femminili come la Gran Loggia Femminile d’Italia (GLFI, 1975). Questa Loggia in 50 anni di storia ha cercato di mantenere la propria identità immutata ed è attiva da mezzo secolo in tutta Italia. Bisogna anche nominare, in questo contesto un’altra Loggia, la Gran loggia massonica femminile d’Italia: si tratta dell’unica loggia riconosciuta a livello universale. 

Massoneria: dove si pratica il rito egizio?

La Comunione più antica che si professa in Italia, invece, è il Rito Egizio Tradizionale, che nasce a Napoli proprio agli esordi nel 1728. Ci sono sicuramente altre decine e decine di obbediente minori che derivano dalle più grandi scissioni della storia della massoneria d’Italia. 

La partecipazione femminile alla massoneria italiana

La prima massoneria a riconoscere le donne secondo dei principi di eguaglianza con gli uomini fu quella francese, e più precisamente a Parigi con l’Ordine Massonico Misto e Internazionale di Rito Scozzese Antico e Accettato “Le Droit Humain” (Il Diritto Umano). La Gran Loggia nasce a Parigi proprio nel 1893 sotto la spinta di Maria Deraismes e Georges Martin. 

Oggigiorno si tratta di una delle logge più grandi e importanti dal punto di vista geografico e sono presenti in tutti i continenti del mondo. La Loggia Droit Humain ha trovato le sue adepte anche in Italia, al pari di tanti altri stati d’Europa. La prima loggia di questo ordine fu fondata sul territorio nazionale con numero di matricola 18. Correva il 1904. Tutte le altre si organizzarono in Federazione già nel 1916 in piena Prima Guerra Mondiale.

Donne e Massoneria  

Negli anni ’70, invece, in Italia si forma una massoneria Italiana tutta al femminile che trae spunto dalle esperienze precedenti che si erano interrotte. Da quel momento in poi si parlerà di Gran Loggia Femminile d’Italia (GLFI). A partire dal 1975, abbiamo in carica la prima Gran Maestra della Loggia tale Marisa Bettoia. 

In più di cinquanta anni di vita questa loggia ha cercato di mantenere inalterata la sua natura e la sua identità massonica secondo Regole, Costituzione e Riti Propri che sono in linea con quelli che si svolgono in seno al GOI. La Loggia è ad oggi attiva nel territorio Italiano assieme all’Ordine e il Rito Scozzese Antico ed Accettato (RSAA). Questa Loggia è diversa dalla Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia (GLMFI) che, nata nel 1990, viene riconosciuta e resa regolare dalla Gran Loggia Femminile di Francia (GLFF).

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L’Oriente è Rosa

La Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia

La Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia (GLMFI) è ad oggi la sola obbedienza tutta al femminile che opera sul territorio nazionale. Il suo statuto e le sue regole sono riconosciute a livello internazionale. A reggerla ci pensa un Consiglio Federale che viene eletto in maniera democratica. Ai vertici c’è sempre la Gran Maestra. Ogni anno si svolgono delle lezioni per scegliere la carica, ma la stessa sorella non può per nessun motivo ricoprire la carica per più di tre volte di seguito. 

Dal mese di ottobre del 1995 la GLMFI diventa una società membra effettiva della CLIPSAS (Centro di cultura e di Informazione delle Potenze Massoniche che han firmato il trattato di Strasburgo del 22 gennaio 1961). Dal mese di marzo del 1996 anche il CLIMAF (Centro di Cultura Internazionale della massoneria Femminile) riconosce la Loggia. 

All’inizio del nuovo millennio, nel mese di novembre del 2000, la Loggia partecipa anche alla formazione dell’Unione delle Obbedienze Massoniche del Mediterraneo. La Loggia rosa intrattiene rapporti di amicizia nonché scambi culturali con tutte le altre obbedienze che riconoscono le donne nella massoneria e che mettono in atto il principio di uguaglianza nonostante la diversità. 

Vi è anche una linea femminile nella Massoneria Femminile che adotta il Rito Egiziano Tradizionale. 

Massoneria oggi in Italia

Italia Massoneria: come si diventa Massoni? 

Attenzione: quanto riportato qui è frutto di ricerche approfondite relative alla massoneria italiana. Lo scopo è quello di capire come potersi affiliare alla massoneria italiana o internazionale. Per diventare Massone è necessario intraprendere un percorso di:

  • lavoro su se stessi, 
  • decidere di unificarsi in una scuola di mestieri 

In maniera sintetica: per diventare massone è necessario compiere un lavoro su se stessi per andare incontro all’iniziazione. Così si contribuisce a perfezionare e a promulgare il bene nel mondo e per l’umanità. Come raccomandano tutti i massoni: l’iniziazione alla massoneria è un percorso che non va preso sotto gamba.

Diventa necessario porsi degli interrogativi e compiere una ricerca interiore che porta l’individuo a capire se la massoneria fa o non fa per se. Ora bisogna chiarire che la Massoneria non cerca affiliati! Non compie campagne di tesseramento. Il suo scopo non è la quantità di membri, ma la qualità. Questo perché lo scopo cardine è quello di rendere i propri confratelli persone migliori. 

Quali sono i criteri per entrare nella massoneria?

Ci sono dei criteri molto rigidi che sono identici per ogni persona che richiede di essere ammesso. La procedura di iscrizione alla massoneria è uguale per tutti. Non vi sono delle condizioni specifiche. Possono accedere alla massoneria e alla Libera Muratoria non può escludere nessuna persona per ragioni di ceto sociale, razza o condizione economica o religione. La Massoneria fa della diversità dei suoi confratelli la più grande ricchezza. La cosa fondamentale nella massoneria è sapersi concentrare sul perfezionamento di se stessi. 

Il codice etico della Massoneria parla chiaro:

“fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te, ovverosia ama il prossimo tuo come te stesso”. 

Le logge massoniche sono chiuse per tutti quelli che non si identificano sotto i concetti di Uguaglianza, Fratellanza, Tolleranza e Libertà. 

Quando entri nella massoneria hai dei privilegi?

No. Sono in tanti a credere che entrando in una loggia massonica si diventa dei super eroi. Non è così che funziona. In genere queste persone non possono accedere alla massoneria. Questo perché molti sono convinti di poter sfruttare le influenze e le conoscenze dei confratelli per poter puntare ad un avanzamento professionale, di carriera, lavorativo, eccetera. 

Ora l’ingresso in massoneria non garantisce in alcun modo questo tipo di privilegi, né tantomeno un implemento dei propri guadagni o favoritismi sul piano politico, né tantomeno finanziamenti dal punto di vista personale. Nella Massoneria Italiana non è previsto nessun tipo di favoritismo secondo i principi che la fondano.

Secondo le regole nessun Frammassone può chiedere ad un altro Frammassone favori che contrastano con l’etica, la legge, il comportamento corretto e il forte buon senso. La cosa fondamentale è l’avanzamento della coscienza, non tanto della carriera e dei beni materiali: si tratta di un discorso strettamente spirituale e di coscienza. 

Qual è il profilo di un massone che può puntare a entrare in una Loggia? 

Il candidato ideale per la Massoneria deve presentare questi requisiti:

  • Il potenziale Massone deve sapersi porre delle questioni sul significato dell’esistenza, sul senso di ciò che ci circonda, sul proprio essere e sulla propria vita. 
  • deve essere avido di conoscenza e deve avere il desiderio di crescere, imparare e progredire.
  •  dovrà essere sempre pronto a confrontarsi e ad ascoltare l’altro.
  • accetterà e rispetterà le idee e le religioni partecipando alle discussioni e scambiando idee.
  • dovrà essere propenso a lavorare a tematiche di carattere filosofico, simbolico e sociale. Non dovrà parlare della religione o di politica, né tantomeno di argomenti che attengono alla propria sfera privata.

La massoneria oggi in Italia

Come si entra in una Loggia Massonica Italiana? Come ci si iscrive al Grande Oriente d’Italia? 

Ma come ci si iscrive alla massoneria? Chi vuole diventare massone deve fare formale richiesta autonomamente, proprio perché come ho avuto modo di spiegare i massoni e il Grande Oriente d’Italia non fanno proselitismo attivo e non conducono campagne di tesseramento. Una volta che si vuole essere cooptati alla massoneria italiana sarà necessario presentare la propria candidatura in una loggia massonica secondo due procedure: 

  • l’aderente viene presentato alla Loggia grazie all’intermediazione da parte di un Membro appartenente alla Loggia del Grande Oriente d’Italia (in alcune logge serve il parere positivo di due massoni affiliati alla loggia)
  • si può presentare richiesta di adesione anche tramite il sito del Grande Oriente d’Italia in maniera autonoma. 

Entrare nella massoneria italiana è facile?

Quando si prova ad aderire in maniera autonoma, chiaramente, la procedura sarà molto più complessa. Infatti sarà necessario precisare a chiare lettere e in maniera assolutamente sincera quali sono i motivi che hanno spinto la persona a richiedere la sua iscrizione alla massoneria, indicando anche il luogo di residenza e anche le “serate libere” nel corso della settimana o del mese. In quel caso il Gran Segretario della Loggia trasmetterà la richiesta di candidatura alla Loggia più vicina alla nostra abitazione in maniera tale da poter venire incontro alle nostre esigenze.

Massoneria Italiana: Logge Massoniche Italiane  

Il Grande Oriente d’Italia presenta tantissime Logge su tutto il territorio nazionale. Per tale motivo le Tornate di Loggia, incontri che possono durare anche ore, si tengono e frequentano nelle Logge più vicine all’individuo proprio per garantire la possibilità di non dover compiere dei lunghi tragitti in automobile per tornare a casa.  

Vi sono anche delle riunioni a porte aperte che permettono al pubblico di poter essere presenti e incontrare i Frammassoni per parlare e chiedere informazioni sulla Libera Muratoria. Oggi la massoneria agisce più alla luce del sole e incontrare i massoni è molto meno difficile di un tempo. 

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