Legittima Difesa: cos’è, cosa sapere e cosa dice la legge

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legittima difesa

Cosa si intende per difesa legittima?

La legittima difesa (e non leggittima difesa) rappresenta un residuo di autotutela che lo Stato concede al cittadino. Ciò avviene nei casi in cui l’intervento dell’Autorità non può risultare tempestivo.

Il fondamento sostanziale dell’esimente è oggi quasi unanimemente ravvisato nella prevalenza attribuita all’interesse di chi sia ingiustamente aggredito rispetto all’interesse di chi si è posto fuori dalla legge. La legittima difesa è legge. 

La struttura della legittima difesa ruota attorno a due comportamenti che si contrappongono:

  • una condotta aggressiva  
  • una condotta difensiva.

Caratteristiche strutturali della legittima difesa in Italia

La minaccia deve provenire da una condotta umana. Può scaturire anche da animali o cose se è individuabile un soggetto tenuto ad esercitare su di essi una vigilanza. Il pericolo di offesa può anche provenire da una condotta omissiva.

Ad esempio:

  • il rifiuto del proprietario di richiamare il cane mastino che sta aggredendo un bambino integra un’omissione.
  • il rifiuto di un automobilista di trasportare un ferito grave rende legittima la violenza o la minaccia diretta. In questo caso si può costringere l’automobilista stesso ad adempiere il suo obbligo di soccorso.

L’aggressione giustifica la reazione difensiva anche se l’aggressore sia immune o non imputabile.

L’offesa ingiusta quando è provocata contra ius e quindi è antigiuridica cioè arrecata in violazione delle norme che tutelano l’interesse minacciato.

La reazione è giustificata soltanto in presenza di due requisiti.

La difesa deve apparire necessaria per salvaguardare il bene posto in pericolo, pertanto, la necessità della reazione equivale ad inevitabilità della stessa. Un’azione è inevitabile quando non è sostituibile da un’altra meno dannosa e ugualmente idonea ad assicurare la tutela dell’aggredito.

I requisiti

I problemi più complessi e delicati sorgono, tuttavia, al momento di determinare il significato e i limiti del secondo requisito necessario. Ciò perché la reazione possa apparire giustificata: cioè quello della proporzione tra difesa e offesa.

È fondamentale operare un bilanciamento tra il bene minacciato e il bene leso. La conseguenza è che all’aggredito che si difende non è consentito di ledere un bene dell’aggressore marcatamente superiore a quello posto in pericolo dall’iniziale aggressione illecita.

Il raffronto tra i beni in conflitto non va operato considerando i beni stessi come entità astratte e statiche. Esso va effettuato tenendo conto del rispettivo grado di messa in pericolo o di lesione cui sono esposti gli interessi dinamicamente confliggenti nella situazione concreta.

legittima difesa legge

La nuova formulazione della Legittima Difesa

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante “Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa”. Più precisamente lo ha fatto lo scorso 28 marzo 2019. Si tratta della riforma della legittima difesa nel domicilio, da tempo annunciata e ora tradotta in legge, in attesa della promulgazione.

Questa, però, rappresenta anche la riforma che inasprisce il trattamento sanzionatorio di alcuni tra i più comuni reati commessi in occasione di aggressione al domicilio:

  • violazione di domicilio
  • furto in abitazione
  • rapina

La nuova legge, pertanto, non si limita ad estendere i margini di impunità di chi subisce aggressioni nel domicilio ma rinvigorisce la risposta punitiva nei confronti dell’autore di quelle aggressioni.

È, in altri termini, una legge decisamente dalla parte della vittima che in questo scenario cambia ruolo per diventare autore di un fatto di reato commesso nell’azione difensiva a danno di chi (es. ladro o rapinatore), parallelamente da aggressore diventa vittima (ad esempio di omicidio o di lesioni).

Codice Penale art 52: spiegazione dell’articolo (52 cp)

Difesa personale legge:

Analizzando la Legge sulla difesa personale diremo che il codice penale dice che:

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

 

a) la propria o la altrui incolumità;

 

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. 

 

Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale. 

Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.

Legittima difesa codice penale: Analisi dell’articolo 52 codice penale post riforma

Il cuore della legge è sicuramente l’articolo 1 che modifica alcuni commi dell’articolo 52 del c.p. 

La nuova normativa mantiene il comma 1 del precedente testo, invece, cambia radicalmente il secondo comma. Viene aggiunto l’avverbio “SEMPRE” e, quindi, se prima in caso di violazione di domicilio doveva sussistere quel rapporto di proporzione tra difesa e offesa prevista dal comma 1, ora quel rapporto esisterà sempre nei casi di legittima difesa domiciliare.

Resta invariato il comma 3 che amplia la possibilità di difesa anche al luogo di lavoro (come attività commerciali o imprenditoriali). Grazie, poi, all’introduzione di un ulteriore comma, cioè il quarto viene ampliato e definito il concetto di offesa.

Infatti agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l’intrusione. Quest’ultima se posta in essere con:

  • violenza
  • minaccia
  • uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.

Così basterà che il ladro minacci di essere armato per potersi avvalere della legittima difesa, al contrario, in passato era necessaria una valutazione più accurata della proporzione tra offesa e difesa.

Legge sulla legittima difesa: la riforma.

La recente riforma della legittima difesa sta dando vita ad un serie di considerazioni fuorvianti. Infatti, per comprendere la portata di una norma non bisogna fidarsi delle spiegazioni fornite da micro-video online. Spesso si tratta di sintesi mal fatte che, nella maggior parte dei casi, vengono interpretate dalla gente come il diritto a che chiunque possieda un arma denunciata di poterla utilizzare. Questo è alquanto ridicolo. 

Innanzitutto è bene precisare che la norma non vale solo per chi sta a casa o in azienda, ma vale dovunque e quindi in autostrade, piazze, cinema. Non è diretta solo al piccolo imprenditore ma è efficace nei confronti di tutti e dovunque.

Se si è costretti a difendersi da un’aggressione, a mani nude o con un arma, purché ci sia una proporzione fra l’aggressione e la propria difesa. Per esempio se Tizio spara a Caio che lo minaccia con un pugnale ovviamente la proporzione è rispettata.

Se, invece, Tizio attacca Caio a mani nude e Caio in risposta spara naturalmente la proporzione non è rispettata.

Il compito di decidere se la proporzione fra aggressione e difesa è rispettata spetta al giudice che opera un bilanciamento tra pro e i contro dell’evento.

Difesa personale in casa, in negozio e in azienda: cosa cambia?

In casa, in un negozio o in azienda però le cose cambiano. Se in questi luoghi ci si deve difendere da un individuo che è entrato e si ha a disposizione un’arma denunciata, la norma sembra far credere di poter fare ciò che si vuole perché si dà per scontata l’esistenza della proporzione tra offesa e difesa anche quando ci si trova difronte ad un estraneo che non ha intenti aggressivi ma sta solo rubando e non si arrende all’alt della persona offesa.

In realtà cosa sia realmente un’intrusione non finalizzata a un’aggressione o a un furto non si sa e lo decideranno di volta in volta i tribunali fino a fare giurisprudenza. 

Il punto forte della nuova normativa interviene nel momento in cui viene ucciso un intruso che magari era solo un poveraccio mezzo brillo, il soggetto che ha sparato sarà salvo solo nel caso in cui dimostra di aver sparato perché in stato di grave turbamento se, in altre parole, era così spaventato da essere andato fuori di testa.

La nuova norma sembra dividere il campo in due grandi settori:

  • Il primo settore che interpreta il “dovunque” della legittima difesa in modo immutato
  • il secondo settore della nuova formulazione che si restringe all’abitazione, al negozio, o all’azienda (suddivisione che era già stata introdotta nel 2006 con il governo Berlusconi) dove intervengono le nuove norme che lasciano intuire l’idea di un uso più spregiudicato delle armi.

Eccesso di legittima difesa: articolo 55 codice penale.

Si parla di eccesso colposo di legittima difesa a fronte di una reazione d difesa eccessiva. In questa ipotesi non c’è volontà di commettere un reato. Viene meno, però, il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa configurandosi un’errata valutazione colposa della reazione difensiva.

Al riguardo molto interessante è la pronuncia n. 49883 del 10/10/2019, con cui la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che

la causa di non punibilità prevista dall’articolo 55 secondo comma per chi abbia agito in condizioni di minorata difesa o in stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto, non è configurabile quando l’azione difensiva illecita, ascritta a titolo di eccesso colposo, non sia determinata dall’intento di salvaguardare la propria o altrui incolumità, ma sia esclusivamente riferibile alla difesa dei beni propri o altrui, senza che sia ipotizzabile il pericolo di aggressione personale contemplato dall’articolo 52, secondo comma, lett. b), cod. pen.

In via generale non può essere configurato l’eccesso colposo previsto dall’articolo 55 c.p. in mancanza di una situazione di effettiva sussistenza della singola scriminante, di cui si eccedono colposamente i limiti.

Ne consegue che l’assenza dei presupposti della scriminante della legittima difesa, con il preciso bisogno di rimuovere il pericolo di un’aggressione, mediante una reazione proporzionata e adeguata, impedisce di ravvisare l’eccesso colposo, che si caratterizza per l’erronea valutazione di detto pericolo ed, in relazione ad esso, dell’adeguatezza dei mezzi usati.

spiegazione articolo 52 codice penale

Legittima Difesa Domiciliare: difesa casa

A giudizio della Cassazione, dunque,

“nella nuova ipotesi della c.d. legittima difesa domiciliare presunta- quella cioè posta in essere contro l’intromissione nel domicilio- affinché l’azione lesiva del soggetto agente possa essere presuntivamente ritenuta scriminata occorre che l’intrusione nell’abitazione sia avvenuta con violenza o minaccia”,

circostanza questa non emersa nel giudizio di merito. 

È bene rammentare che la riforma riguarda esclusivamente la legittima difesa nel domicilio, abitazioni o altri luoghi di privata dimora; compresi quelli in cui si svolgono attività commerciali, professionali o imprenditoriali.

Fin qui nulla di nuovo, già la riforma del 2006 ne aveva individuato gli ambiti in relazione ai luoghi medesimi. Fuori dalle ipotesi della legittima difesa nel domicilio, pertanto, i presupposti e i requisiti della scriminante restano scolpiti nel primo comma dell’articolo 52 c.p. 

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I precedenti progetti di riforma

Non hanno infatti avuto fortuna quei progetti (d. d. l. n. S. 563 Gasparri e n. 580 Gelmini), presentati nel corso dei lavori parlamentari. Essi erano volti a incidere radicalmente sull’assetto complessivo della disciplina della legittima difesa. L’idea era quella di una trasformazione retorica, sin dalla rubrica dell’articolo 52 c.p. in “diritto di difesa” con generale eliminazione di fondamentali requisiti:

  • la necessità della difesa
  • l’ingiustizia dell’offesa
  • la proporzione tra difesa e offesa

L’idea di fondo del legislatore è di rendere il più immune possibile da responsabilità e conseguenze sfavorevoli colui che si difende da un’aggressione nel domicilio.

Per fare questo la riforma della legittima difesa domiciliare opera su tre piai diversi:

  1. Esclusione della responsabilità penale
  2. Esclusione/limitazione della responsabilità civile 
  3. Alleggerimento del peso del procedimento penale che resta inevitabile.

Legittima difesa domestica

L’esclusione della responsabilità penale di chi si difende da un’aggressione nel domicilio è perseguita su diversi piani, che sono tra di loro in rapporto di progressione logica.

La riforma mette mano:

  • sia all’articolo 52 c.p. estendendo l’area della legittima difesa domiciliare come causa di giustificazione del fatto (piano dell’antigiuridica),
  • sia all’articolo 55 c.p., incidendo sulla disciplina dell’eccesso nelle cause di giustificazione e dando vita in particolare a un’ipotesi in cui l’eccesso colposo nelle legittima difesa domiciliare non è colpevole perché scusato in ragione delle particolari circostanze. 

Attorno all’aggredito si costruisce, almeno secondo lo scopo del legislatore, una cortina di ferro contro la responsabilità penale.

Diventano più ampi i margini per considerare lecito il fatto commesso e più ampi i margini per considerare non colpevole/rimproverabile il fatto stesso, quando i limiti della legittima difesa sono stati superati e il fatto è illecito. Se e quando non potrà invocare la causa di giustificazione l’aggredito nel domicilio potrà invocare la non colpevolezza per il fato lecito commesso pur eccedendone colposamente i limiti.

Modifiche all’art. 52

Le modifiche apportate all’articolo 52 c.p. alla disciplina della legittima difesa domiciliare, introdotta nel 2006 ai commi secondo e terzo, non è stata sostituita da quella in esame. Essa è stata collocata nel nuovo quarto comma con il quale conviverà.

Per garantire l’impunità a chi si difende nel domicilio, il legislatore ha esteso l’ambito di applicazione della legittima difesa operando in due direzioni:

  • Da un lato si rafforza la presunzione di proporzione tra difesa e offesa di cui al secondo comma,
  • Dall’altro lato con il nuovo quarto comma viene introdotta un’inedita presunzione di legittima difesa.

Non si tratta di una defense habitation, sul modello americano, ovvero una causa di giustificazione che riguarda la difesa del domicilio prima ancora che la difesa nel domicilio. Il respingimento dell’intruso è sempre funzionale alla difesa della propria o altrui incolumità o dei beni propri o altrui quando non vi è desistenza e pericolo di aggressione.

Il vero elemento di novità, introdotto dal legislatore nel tentativo di superare l’interpretazione giurisprudenziale conforme a Costituzione che ha notoriamente limitato l’applicazione e la portata dell’articolo 52, 2 comma, è rappresentato dalla previsione di una più ampia presunzione che interessa la legittima difesa nella sua essenza comprendendo pertanto il requisito della necessità.

Alcuni dettagli

Questo requisito appartiene ovunque e da sempre al DNA della legittima difesa intesa come facoltà eccezionale di autotutela. Questo vuol dire che è ammessa quando è necessaria perché non ci può difendere in modo lecito o in modo meno lesivo.

Ebbene: se l’intrusione nel domicilio è violenta la legittima difesa potrà essere invocata anche in assenza del requisito della necessità, presunto ex lege. Sembrerebbe sufficiente la violenza sulle cose, cioè ad esempio lo scasso della serratura di una finestra o della porta di casa.

La legge, in altre parole, considera lecita l’uccisione dell’intruso, fronteggiato nel salotto di casa anche se si tratta di un’uccisione non necessaria. Chi è legittimamente presente nel domicilio può respingere l’intrusione senza utilizzare la forza letale.

Per certi versi sembra irragionevole. Questo perché se anche si considerasse ragionevole la presunzione di necessità della difesa, quella presunzione in rapporto all’uso della forza letale ai fini della difesa, sarebbe comunque contraria a Costituzione: all’articolo 117, comma 1 Cost. in rapporto all’articolo 2 comma 2 della CEDU. 

Il diritto alla vita dell’intruso

Il diritto alla vita appartiene anche all’intruso, la cui uccisione non si considera contraria all’articolo 2 CEDU. Ciò se è il risultato di un ricorso alla forza assolutamente necessario per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale.

Rispetto alla legittima difesa con esito letale, pertanto, il requisito della necessità è convenzionalmente imposto e non può essere oggetto di alcuna presunzione legale.

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