Legge Divorzio: ecco tutto quello che c’è da sapere

IL DIVORZIO: Lo scioglimento del vincolo matrimoniale o la separazione materiale e spirituale dei coniugi?

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Legge Divorzio: vogliamo fornirmi una panoramica chiara di tutto quello che dovete sapere. Ecco una guida aggiornata e definitiva.

Il Rapporto Coniugale – Legge Divorzio Aggiornata

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri (articolo 143 del c.c.).

In virtù del principio di uguaglianza l’articolo 144 del c.c. statuisce che i coniugi concordano tra di loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.

L’accordo riguarda anche il tenore di vita e la misura della contribuzione al ménage (articolo 143 c.c.). Oltre ciò si riferisce anche alla ripartizione dei ruoli e dei compiti (se del caso anche casalinghi) e alle scelte di tutti i giorni.

L’accordo secondo la dottrina prevalente è negozio giuridico di diritto familiare a contenuto prevalentemente non patrimoniale. In verità è più attendibile parlare di tecnica legale di governo della famiglia che si esprime mediante un fatto giuridicamente rilevante, che non assume l’efficacia di uno specifico impegno giuridico.

Legge Divorzio Breve: lo scioglimento del Matrimonio

Il matrimonio civile si scioglie con la morte di uno dei due coniugi e negli altri casi previsti dalla legge (articolo 149 c.c.). Negli stessi casi cessano gli effetti civili del matrimonio religioso come previsto dall’articolo 149 secondo comma.

Lo scioglimento è una vicenda del rapporto matrimoniale, e produce effetti solo dal momento in cui si verifica la causa che lo determina. Differisce in ciò dalla dichiarazione di nullità del matrimonio, che è invece una vicenda dell’atto ed elimina fin dall’origine, fra i coniugi ogni effetto giuridico del matrimonio (salvi gli effetti del matrimonio putativo e gli effetti relativi allo stato dei figli).

Quando può essere domandato il divorzio?

Legge DivorzioIl DIVORZIO introdotto in Italia solo con la legge n. 898 del 1970, modificata dalla legge n. 74 del 1987 può ai sensi dell’articolo 3 essere domandato da uno dei coniugi quando: 

  1. Sia stata pronunciata, con sentenza passata in giudicato, la separazione giudiziale fra i coniugi o sia stata omologata la separazione consensuale. Devono essere trascorsi tre anni di ininterrotta separazione personale dalla comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale.
  2. Ci sia stata condanna dell’altro coniuge, anche per fatti commessi precedentemente al matrimonio, all’ergastolo o alla reclusione superiore a quindici anni. È inclusa qualsiasi altra pena detentiva per incesto (articolo 564 del c.p.), per violenza carnale o altri reati contro la libertà sessuale. Rientrano tra questi induzione, costrizione, sfruttamento o agevolamento della prostituzione. A qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio o tentato omicidio del coniuge o di un figlio, o per maltrattamenti o per circonvenzione.
  3. L’altro coniuge sia stato assolto per vizio totale di mente dai reati di incesto, violenza carnale o altri reati contro la libertà sessuale.
  4. Non ci sia stata consumazione del matrimonio.
  5. L’altro coniuge straniero abbia ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o abbia contratto all’estero nuovo matrimonio.

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Cosa succede al matrimonio cattolico quando si divorzia?

Può essere sciolto anche negli stessi casi il matrimonio cattolico: in tal caso si parla di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Per la Chiesa, che considera il matrimonio indissolubile, il rapporto matrimoniale continua (in quanto il divorziato non può contrarre nuovo matrimonio cattolico). Ma lo Stato, che lo considera dissolubile, ammette che gli effetti civili del matrimonio cattolico possano, negli stessi casi e allo stesso modo del matrimonio civile, essere sciolti per divorzio.

In ogni caso: il giudice deve preliminarmente tentare di riconciliare i coniugi. Lo farà sentendoli prima separatamente e poi congiuntamente (articolo 4 comma 7). Deve, inoltre, accertare che la “comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita”.

Nella prassi l’accertamento della impossibilità di ricostituire la comunione fra i coniugi diventa la conseguenza automatica dell’infruttuoso tentativo di riconciliazione.

Legge Divorzio in Italia e Europa

Nel nostro paese non è ammesso né il divorzio per volontà unilaterale di ciascuno dei coniugi, introdotto in Spagna, né il divorzio consensuale, basato sulla volontà delle parti di sciogliere il rapporto matrimoniale, semplicemente accertata dal giudice.

I coniugi che vogliono divorziare devono prima separarsi consensualmente. Dovranno poi ottenere l’omologazione della separazione e, quindi, attendere tre anni dalla loro comparizione prima di potere iniziare la causa di divorzio.

In Germania basta un anno di separazione, se ‘è accordo delle parti sul divorzio, altrimenti occorrono tre anni.

Se passiamo alla Gran Bretagna, invece, bastano due anni nel primo caso, ne occorrono cinque nel secondo.

In Europa il divorzio per solo consenso era stato introdotto dal code Napoleon, sulla base della ricordata concezione contrattuale del matrimonio.

Invece in Francia il divorzio consensuale fu soppresso alla fine del secolo scorso, per essere reintrodotto con la riforma del 1975.

Esso vige anche in Svezia, nei Paesi Bassi, in Portogallo, in Russia.

Negli Stati Uniti, sebbene una legge matrimoniale uniforme esiga per il divorzio il presupposto della irreparabile rottura del matrimonio, numerosi Stati non vi si sono adeguati e ammettono il divorzio consensuale.

Se non è ammesso il divorzio consensuale, è però ammessa da noi, quando ci sia accordo fra i coniugi circa il divorzio e le condizioni inerenti alla prole ed ai rapporti economici, una procedura più celere. In quel caso il divorzio è pronunciato in camera di consiglio, sull’istanza congiunta dei coniugi. Tuttavia il tribunale, se ritiene che le condizioni concordate riguardo alla prole siano in contrasto con gli interessi dei figli, dà luogo alla procedura ordinaria (articolo 4 comma 13, aggiunto con la riforma del 1987).

Il divorzio può passare da rito ordinario a rito camerale

Sebbene la legge non lo dica è legittimo ritenere che un giudizio di divorzio, iniziato con rito ordinario, possa su istanza delle parti assumere la forma del rito camerale.

Nell’ordinario rito contenzioso la materia del contendere può avere ad oggetto, oltre alla sussistenza della causa di divorzio:

  1. L’affidamento della prole. Al riguardo vale quanto già detto in sede di separazione, ossia che la riforma di cui alla legge 219 del 2012, ha modificato la precedente disciplina, il cui ambito di applicazione concernente i rapporti genitori figli, dettata nell’interesse dei figli, vale per tutti i casi di disgregazione della coppia, separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio.

È il tribunale che, nel pronunciare il divorzio o la cessazione degli effetti civili del matrimonio cattolico, è competente ad adottare i provvedimenti relativi all’affidamento della prole. Questo era già stabilito dall’articolo 6, nel testo modificato dalla riforma del 2006, ora ripreso dall’articolo 337 ter, comma 2.

L’Assegno di Divorzio

Se uno dei due coniugi non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive il tribunale dispone, a norma dell’articolo 5 comma 6, che l’altro coniuge gli corrisponda un assegno periodico. Ciò in proporzione alle proprie sostanze (assegno che cessa in caso di nuove nozze dell’altro coniuge). 

Ai sensi dell’articolo 5 comma 6, l. n. 898/1970:

“con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque nono può procurarseli per ragioni oggettive”.

Modifiche della legge sull’assegno di divorzio

Il vigente testo della norma è frutto delle modifiche introdotte dalla legge n. 74/1987. Queste modifiche hanno inserito l’espresso riferimento all’insussistenza di mezzi adeguati, pur senza specificare il parametro in base al quale valutare l’adeguatezza di tali mezzi.

A seguito di una lunga serie di arresti giurisprudenziali relativi funzione dell’assegno di divorzio, le Sezioni Unite intervengono con la pronuncia n. 18287/2018 con la quale non aderiscono ai precedenti orientamenti tracciando così una terza via.

Con tale decisione la Cassazione è tornata a riconoscere una natura polifunzionale dell’assegno di divorzio, giacché, esso, oltre alla natura assistenziale presenta anche natura perequativo-compensativa.

Essa discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto. Il contributo è volto al concreto raggiungimento di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.

Le diverse modalità di Divorzio

LA NEGOZIAZIONE ASSISTITA

Dopo avere approfondito in linea generale l’istituto del divorzio doverose precisazioni vanno fatte circa le diverse modalità concesse ai coniugi che vogliono usufruire di questo istituto.

La separazione e il divorzio si possono attuare attraverso la negoziazione assistita. Si tratta di un accordo con il quale le parti risolvono una controversia senza rivolgersi al tribunale. 

La negoziazione assistita è preceduta da un accordo tra le parti. Con questo accordo le parti si impegnano a utilizzare questo strumento dandosi un termine di tempo minimo e massimo entro i quali concludere l’eventuale conciliazione.

I requisiti della negoziazione assistita

L’accordo è chiamato convenzione di negoziazione assistita e per essere valido richiede alcuni requisiti essenziali.

Questi sono:
– la forma scritta,
– l’assistenza di uno o più avvocati che certifichino l’autenticità delle firme apposte all’accordo
– l’accordo non può essere relativo ai cosiddetti diritti indisponibili, né alla materia del diritto del lavoro
– il termine per la conclusione della procedura non può essere inferiore a un mese e superiore a tre mesi, con possibilità di proroga di trenta giorni.

L’intera procedura può avere una durata minima di un mese e massima di quattro mesi.

Si tratta, in altre parole, di un’alternativa alla separazione o al divorzio davanti al giudice.

I tempi e i costi sono più ragionevoli e dispensa i coniugi dallo stress di presentarsi in tribunale, davanti al giudice. 

I coniugi possono ottenere la separazione o il divorzio recandosi allo studio dell’avvocato a firmare l’accordo raggiunto. Il legale seguirà la fase di controllo da parte della procura e l’annotazione da parte dell’ufficiale dello stato civile.

DIVORZIO CONGIUNTO (CONSENSUALE) E DIVORZIO GIUDIZIALE

  • Il divorzio congiunto è una procedura giudiziaria con la quale si persegue l’obiettivo dello scioglimento del matrimonio. La particolarità rispetto agli altri procedimenti che hanno come obiettivo quello di conseguire una simile finalità, è legata al fatto che la procedura è avviata consensualmente da entrambi i coniugi, dopo aver stabilito di comune accordo le condizioni che dovranno disciplinare la fine del proprio vincolo coniugale.
  • Il divorzio giudiziale, invece, identifica un procedimento finalizzato alla cessazione degli effetti civili del matrimonio avviato su ricorso di uno solo dei due coniugi anche se l’altro non ha prestato il consenso.

Ne deriva che generalmente si ricorre al divorzio giudiziale quando tra i due coniugi non è stato possibile trovare un accordo su come andrà gestita la parte finale del proprio matrimonio e gli effetti conseguenti. 

DIVORZIO SENZA AVVOCATO (Divorzio in Comune)

Non sempre per separarsi o divorziare è necessario ricorrere a un legale.

In particolare, ci si può rivolgere al comune senza bisogno di ricorrere agli avvocati, tribunale e giudici.

La procedura è completamente gratuita e abbastanza rapida. Tale procedura consente di ratificare l’accordo raggiunto dai coniugi, nel caso di divorzio, dagli ex coniugi, direttamente in Comune, davanti all’ufficiale di stato civile, ovvero a un sindaco o a un suo delegato.

Al termine di questo iter la coppia potrà ottenere la separazione. Saranno, difatti, divorziati con la conseguente “cessazione degli effetti civili del matrimonio”, o la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio che sono state in precedenza fissate da loro stessi o dal giudice. 

DIVORZIO BREVE

Il divorzio breve è una nuova modalità prevista dalla legge n. 55/2015 che riduce a 6 o 12 mesi il tempo di separazione necessario per poter divorziare. La riforma sul divorzio breve ha rappresentato una svolta epocale per il Paese e per tutte quelle coppie che velocemente volevano mettere un punto sul passato e rifarsi una nuova vita.

Come anticipato la legge ha ridotto i termini per il divorzio, ovvero il periodo intercorrente tra la separazione e lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale.

Nel dettaglio i termini del divorzio breve dipendono dal tipo di separazione che ha sospeso il matrimonio.

In caso di separazione consensuale, con la nuova legge, la durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi scende da 3 anni a 6 mesi, indipendentemente dalla presenza dei figli.

Se, invece, la separazione è giudiziale i tempi di separazione ininterrotta tra moglie e marito necessari per richiedere il divorzio scendono da 3 anni a 12 mesi.

LEGGE DIVORZIO DIRETTO 

Con questa tipologia di divorzio i coniugi, in caso di preventivo accordo tra di loro, potranno presentarsi direttamente davanti al Presidente del tribunale. Dinanzi a lui chiederanno la cessazione degli effetti del matrimonio. 

Il divorzio diretto sarà possibile, però, solo nel caso in cui la coppia non abbia figli minori, o maggiorenni o affetti da handicap o sotto i 25 anni ma non economicamente autosufficienti.

La forma più rivoluzionaria, comunque, sarà il cosiddetto divorzio immediato, ossia senza bisogno di una preventiva separazione.

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