Legalizzazione Cannabis: i numeri di chi lo ha già fatto.

A pochi anni dai primi esperimenti di legalizzazione, si inizia a delinare un parziale bilancio di chi ha adottato la via della legalizzazione.

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Il tema della legalizzazione della cannabis, le cd. droghe leggere, a uso ricreativo è da anni oggetto di battaglie politiche e sociali in tutto l’Occidente.

Negli ultimi anni sempre più dati statistici e ricerche hanno mostrato l’impatto dell’intervento normativo dello stato riguardo l’uso ricreativo della cannabis. Il risultato principale è stato senza dubbio il gettito fiscale derivante dalla vendita regolamentata.  Aziende “fiorite” su e giù per il continente americano e che rappresentano nuovi posti di lavoro e sviluppo di un nuovo mercato. Inoltre, i rapporti delle autorità governative hanno rilevato una diminuzione dei reati collegati al narcotraffico. La conseguenza è stata la riduzione della micro criminalità e un bel colpo alle finanze delle organizzazioni criminali.

LA SITUAZIONE AMERICANA

Questo tipo di sensibilità si è manifestata con diversi approcci in più parti del mondo occidentale. L’Uruguay è stato il primo a sdoganare questo tabù, legalizzando per la prima volta la marijuana per uso ricreativo a fine 2013. Proprio il paese sudamericano a 5 anni dall’entrata in vigore della legge sta iniziando a tirare i primi bilanci sui risultati economici e sociali. Lo stato sudamericano conta poco meno di 3 milioni e mezzo di abitanti, ed è risaputo come molte leggi progressiste abbiano preso piede proprio qui. Oltre a essere riusciti a strappare 22 milioni di dollari l’anno ai narcos, sono stati ancora più  numerosi i benefici per la qualità della vita dei cittadini. E’ proprio la piaga dei narcos a far pagare il più pesante tributo in termini di vite umane e condizionamenti economico-sociali al Sud America.

La via della legalizzazione della Cannabis ha più recente coinvolto anche gli Stati Uniti.
Qui a nord sono già 8 gli stati che hanno regolamentato a livello di legislazione statale (non federale, si badi bene) la vendita a scopo ricreativo della cannabis. Mentre la legalizzazione per fini medici è già presente in ben 33 stati.
L’influenza del Canada è stata sicuramente determinante in questo, essendo anche culturalmente (ma non troppo) vicino agli States.

IL CASO DEL COLORADO

Uno dei casi americani più riportati è quello del Colorado, il primo stato che ne ha permesso l’uso medico nel 2009 per poi estenderlo a quello ricreativo nel 2014 (per gli adulti sopra i 21 anni). L’esperienza oltre alle già evidenziate ricadute sul gettito tributario, che dopo 5 anni dall’entrata in vigore della legge si attesta vicino ad 1 miliardo di dollari. Questo seguito da un sistema di tracciabilità e licenze che ha visto anche ridurre il numero di consumatori.
Inoltre, è stato possibile è stato possibile ridurre il budget statale per la repressione, finanziando programmi, con legalizzazione cannabis, educativi sull’uso e investendo in attività sociali per la popolazione.

E IN EUROPA?

L’eterna diatriba tra chi non vede la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti è solo  uno dei punti chiave dello scontro nei vari stati e parlamenti di mezza Europa.
Ovviamente, la questione non è semplicemente riducibile alla questione delle entrate tributarie e dei contraccolpi  sulle finanze della criminalità organizzata. Obiettivi, per quanto vengano spesso sottostimati, non da poco ma da soli non bastano a giustificare.

In questa situazione è recente l’annuncio e la volontà del Lussemburgo (il piccolo Gran Ducato che confina con la Svizzera) di proporre in autunno una legge per la progressiva legalizzazione della cannabis.

Nelle intenzioni dei legislatori, che hanno visitato anche il Canada per apprenderemeglio il quadro normativo, c’è quella di sottrarre le infiorescenze al dominio della criminalità. In questo modo, si eviterebbe anche la più pericolosa degenerazione verso sostanze chimiche pericolose e socialmente dannose (cocaina, eroina e tutto il vario panorama di sostanze malefiche).

E L’ITALIA…

Anche in Italia si parla da tempo (dopo il superamento di alcune leggi a dir poco inique, come riconosciuto anche dalla giurisprudenza. Vi sono alcuni disegni di legge sulla legalizzazione cannabis che ormai giacciono in Parlamento. Un tema caldo che comprende divisioni sia all’interno della società civile che degli stessi partiti.

Nonostante le previsioni economiche che indicherebbero, stando ad alcune ricerche, introiti che di base porterebbero alle casse dello Stato tra i 4 e 8 miliardi di euro e centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutta la filiera.
Senza dubbio è rispettabili di alcuni esperti e magistrati che ritengono aprioristicamente poco efficace il mercato della cannabis alle cosche e la sussistenza di effetti dannosi per la salute.

Sorvoliamo sul fatto che la legalizzazione di sostanze dannose per la salute ha sempre tenuto come punto a favore l’esempio dell’alcol e il tabacco. Di queste sostanza è ampiamente dimostrata la pericolosità, specie quella sociale dell’abuso di alcolici, ma nonostante tutto si fa finta di ignorare.

Anche l’impiego, non trascurabile tra l’altro, di personale investigativo e giudiziario nel perseguire episodi anche minimi (l’adolescente trovato in possesso dello “spinello”) di certo non aiuta a contrastare il mercato principale della mafie. Mercato che ovviamente comprende il traffico di cocaina e altre sostanze pericolose (che causano dipendenze gravi e coinvolgono un numero ben maggiore di consumatori).

La sostanza della questione sulla legalizzazione della cannabis deve prendere in considerazione il delicato equilibrio tra i “benefici” e le presenti conseguenze. Queste ultime sono dettate, in particolare, da determinate scelte politiche e sociali.

Una valutazione che implica e obbliga una valutazione e una presa di coscienza libera da ideologiche prese di posizione e mancanza di confronto.