La crisi del debito sovrano: la variante europea della crisi

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La bolla immobiliare americana ed il successivo fallimento di Lehman Brothers provocarono ripercussioni economiche a livello mondiale, colpendo prevalentemente le economie interconnesse sul piano finanziario.

La generalizzata presenza nelle banche di asset “tossici” favorì l’espansione della crisi anche in Europa, dove il germinare di numerosi piani di interventi, focalizzati al risanamento degli istituti di credito in difficoltà, diedero inizio ai presupposti per la cosiddetta crisi del debito sovrano. Per approfondire vai a crisi 2008.

Tali programmi di supporto difatti acutizzarono gli squilibri di finanza pubblica dei Paesi più vulnerabili, inducendo una forte contrazione del Pil a livello globale. Per sapere di più leggi anche crisi economica.

La crisi greca

I primi segni di inquietudine si manifestarono specialmente all’inter­no dell’eurozona dove la crisi del debito sovrano si mostrò per la prima volta in tutta la sua virulenza, coinvolgendo quasi simultaneamente la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e l’Italia. Per conoscere la crisi italiana vai a crisi economica italiana.

Trend del tasso di disoccupazione in eurozona

La Grecia, che all’apparenza aveva superato la fase di crisi internazionale in maniera relativamente meno negativa rispetto agli altri paesi europei, data la capacità di resistenza delle sue esportazioni e da consistenti aumenti salariali, si ritrovò sotto choc quando il 19 ottobre 2009 George Papandreu, divenuto capo del governo, evidenziò la drammatica situazione dei conti pubblici ormai in deficit.

Gli effetti di tale annuncio, avvenuto in concomitanza con la crisi del settore immobiliare a Dubai e l’avvio della discussione su una futura strategia d’uscita da parte della BCE, sfociarono nel declassamento dell’affidabilità finanziaria della Grecia sul suo debito da parte delle maggiori agenzie di rating, facendo schizzare lo spread alle stelle e suscitando forti inquietudini circa la possibilità di insolvenza.

Costantemente obbligata ad emergenze di liquidità e data l’impossibilità di riequilibrare autonomamente (tramite tagli di spesa pubblica) il bilancio statale, fu costretta ad essere rifinanziata attraverso piani di concessione di credito da parte del FMI, Commissione europea e BCE.

Da quel momento la Grecia entrò in una spirale di crisi caratterizzata da nuove e sempre più dure misure di rigore, da obiettivi di risanamento mai raggiunti, e da continue trattative che miravano alla riduzione del debito nei confronti degli investitori privati, di disoccupazione e povertà, nonché di gravissime tensioni sociali.

La crisi irlandese

A differenza di quanto accaduto in Grecia, la crisi irlandese presentò alcuni elementi in comune con quella dell’Islanda e degli Stati Uniti.

Negli anni Novanta, come per i suddetti Stati, anche l’Irlanda conobbe un notevole sviluppo, caratterizzato da elevati livelli di ricchezza e di reddito, grazie ad un costante flusso di investimenti e allo sviluppo del settore dei servizi finanziari.

In tale quadro di prosperità, tra il 2007 e il 2008, anch’essa fu investita dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare, che comportò un repentino ribasso dei prezzi delle abitazioni, gettando in crisi l’intero sistema bancario del paese.

Ad aggravare tutto ciò, il governo fu costretto a risanare le banche in dissesto attraverso numerose iniezioni di liquidità comportando di conseguenza un ulteriore aumento del debito pubblico.

In una simile situazione e a fronte della persistente sfiducia dei mercati, l’Irlanda dovette accettare gli aiuti della Troika, con l’impegno a tagliare di circa un quinto la spesa pubblica.

(la Troika rappresenta, l’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi e controlla l’implementazione dei programmi accordati, ed è costituito da rappresentanti della Commissione europea, della BCE e del FMI)

Iniziò così uno scenario catastrofico, che coinvolse principalmente  i ceti più deboli che si erano ritrovati senza lavoro o in una situazione di crescente povertà.

La crisi portoghese e spagnola

Nella penisola iberica, anche il Portogallo entrò a far parte dei PIIGS per colpa della gigantesca bolla immobiliare, causata della stretta creditizia da parte del sistema bancario nei confronti del settore privato comportando un fortissimo indebitamento.

(il termine PIIGS: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna, è un acronimo utilizzato da giornalisti economici per riferirsi a diversi Paesi dell’Unione europea, accomunati dal pesante coinvolgimento nella crisi)

L’assenza di sviluppo si combinò con un gettito fiscale insufficiente, fattori che inseriti nel contesto di una crisi di fiducia degli investitori, condussero rapidamente il Paese ad essere incapace di rifinanziarsi sul mercato.

In Spagna, invece, Josè Luis Rodriguez Zapatero, ex Presidente del Governo, cercò invano di minimizzare la gravità della situazione, anche se già agli albori del 2009 lo stato spagnolo si trovava in un contesto dove migliaia di case erano rimaste invendute, la disoccupazione aumentava e i consumi calavano.

Interviene la BCE: nuove misure a sostegno della liquidità

Le tensioni di questi paesi si sono riflesse immediatamente su tutti i principali mercati finanziari, ove si sono registrati cali di ampie dimensioni, in alcuni casi comparabili a quelli verificatisi nel corso della crisi del 1929.

Le dinamiche connesse alle concessioni di credito, dato lo stretto legame con il settore pubblico, fecero sì che tali squilibri approdassero nell’economia reale.

A partire dal 2009 difatti furono registrati forti segnali di irrigidimento degli standard di concessione dei finanziamenti, che raggiunsero condizioni tanto onerose da indurre i debitori a rifiutarne l’offerta.

Le manovre di contenimento della spesa pubblica, concorsero a rallentare la crescita di numerosi paesi, generando una vera e propria recessione.

Le forti pressioni sui titoli bancari europei e le condizioni di crescente stress sul mercato, spinsero la BCE ad adottare una serie di misure volte a sostenere la liquidità degli intermediari e a evitare che tali tensioni compromettessero il meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

Con il passare degli anni, gli interventi furono sempre più incisi, tanto da dimostrare ormai di avere “il polso” della gravità della crisi. Potrebbe interessarti anche uscire dalla crisi.

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