La bolla speculativa, dall’euforia al panico

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Cos’è effettivamente una bolla speculativa?

Un termine ricorrente soprattutto nel settore finanziario e di investimenti è quello di bolla speculativa.

Con bolla speculativa si intende un fenomeno che sopraggiunge in una particolare fase del mercato e che comporta un repentino aumento dei prezzi di un determinato bene.

Tale termine è utilizzato principalmente in riferimento all’ambito dei mercati azionari per indicare una fase di rialzo ingiustificato dei prezzi di determinate azioni, obbligazioni o titoli derivanti.

Tuttavia la storia ci ha mostrato come la bolla speculativa sia accomunabile anche ad altri settori; un tipico esempio è la bolla immobiliare creatasi negli Stati Uniti durante “l’euforia del mattone”. Se vuoi approfondire vai alla crisi 2008.

Origine e fine di una bolla speculativa

Come abbiamo visto per bolla speculativa s’intende l’aumento dei prezzi di determinati beni, ma perché accade tutto ciò?

Come di consuetudine la bolla speculativa si genera dopo una precedente fase di eccesso di domanda che comporta quindi il rincaro del valore dei beni, dei servizi o semplicemente di un titolo dovuta ad esempio all’ introduzione sul mercato di un nuovo oggetto di investimento (o già esistente) che suscita un irrazionale euforia dei soggetti economici convinti che tale nuovo prodotto potrà offrire cospicui guadagni.

Entrano in tal contesto nel mercato nuovi investitori, spesso non professionali, che si basano esclusivamente sulle aspettative di guadagno senza curarsi delle ragioni che hanno garantito i primi aumenti.

Si avvia pertanto “la corsa” all’acquisto del bene in questione nella speranza di rivenderlo ad un prezzo maggiore, generando crescenti ondate speculative.

Tale eccesso di domanda provoca di conseguenza un ulteriore rialzo dei prezzi, stimolando ulteriormente gli acquisti in previsione di un continuo rialzo del valore del bene.

L’eccessivo utilizzo da parte di investitori e aziende della leva finanziaria per tentare di superare i blocchi all’entrata sfocia inevitabilmente in una riduzione della liquidità del sistema economico accompagnato da una salita dei tassi di interesse ed una minore capacità di ripagare debiti e rendite.

Essendo la vendita in tal contesto l’unica via di fuga, si assiste ad una vertiginosa caduta dei prezzi che comporta quindi l’effettivo scoppio della bolla speculativa. Per approfondire leggi anche crisi economica.

Anatomia di una bolla speculativa

Grazie al lavoro di Charles P. Kindleberger, noto storico dell’economia, e di Minsky è possibile raffigurare una bolla speculativa attraverso cinque fasi sequenziali e cicliche:

  • DISPLACEMENT (cambiamento), rappresenta il punto di inizio; esso viene difatti definito dall’economista come un evento esterno che modifica le aspettative, anticipa le opportunità di profitto e modifica il comportamento degli individui.
  • BOOM, è la fase che crea l’illusione che l’evento che ha marcato il cambiamento, riesca a modificare l’economia, generando un circolo vizioso dentro il quale i soggetti si convincono che tale sviluppo accrescerà il valore dell’economia reale.
  • EUPHORIA (euforia), rappresenta il momento in cui la maggior parte degli individui realizza l’idea di poter ottenere un ingente profitto investendo nell’evento che ha innescato il cambiamento.
  • CRISIS (crisi), rappresenta il periodo immediatamente successivo al panico dell’euforia. Tale fase comporta da un lato, la chiusura delle posizioni in profitto da parte degli investitori istituzionali, dall’altro, per quanto concerne il segmento retail, la vendita delle posizioni a valori sempre più bassi.
  • REVULSION (repulsione), rappresenta la fase in cui i titoli oltrepassano negativamente i propri valori fondamentali. Essa rappresenta il momento in cui gli investitori (solitamente il segmento retail) si allontanano da tale settore facendo diminuire ulteriormente gli asset.

La prima bolla della storia: la bolla speculativa dei tulipani

A cavallo tra il 1636 e il 37, nei Paesi Bassi ebbe luogo la prima bolla speculativa documentata della storia: la bolla dei tulipani.

I tulipani furono importati per la prima volta in Europa dall’impero ottomano attorno al 1500, dove divennero immediatamente uno status symbol, un oggetto di lusso molto desiderato soprattutto da nobili e ricchi.

Come ben sappiamo l’Olanda fu il paese promotore della loro diffusione.

Rapidamente esso divenne il principale prodotto di esportazione, ma ciò che veniva effettivamente esportato e venduto dai coltivatori olandesi non era il tulipano in sé ma bensì il bulbo, avendo esso la caratteristica di essere facilmente piantato nonché di essere facilmente trasportabile.

Si generò così un vero e proprio commercio di bulbi di tulipano; Gli agricoltori producevano e vendevano ad intermediari che a loro volta rivendevano ad altri commercianti in altri paesi.

La domanda di tulipano superò ben presto l’offerta, cosicché i prezzi delle specie più rare subirono continue spinte verso l’alto.

Tale commercio divenne così importante che la maggior parte delle persone iniziarono a guadagnare non tanto sulla vendita diretta del bulbo, bensì sul ricarico ottenuto attraverso le operazioni di intermediazione, portando ad un progressivo aumento dei prezzi, tanto che tra il 1636 ed il 1637 essi schizzarono alle stelle.

L’interesse generato, fu tale da spingere i commercianti, addirittura a prenotare in anticipo attraverso contratti a prezzi prefissati ex-ante da onorare a scadenza, i tulipani ancor prima della fioritura.

Tale operazione giovava ad entrambi, da un lato i contadini potevano essere sicuri che avrebbero venduto quei bulbi ad un determinato prezzo, dall’altro, i commercianti avrebbero avuto la possibilità, in un mercato che vedeva i costi aumentare in maniera spropositata, di acquistarli ad un prezzo inferiore.

In poche parole si negoziavano i future dei tulipani. Le parti si obbligavano quindi a scambiarsi alla scadenza un determinato quantitativo di beni, ad un prezzo prestabilito.

Poiché la consegna dei beni avveniva in un secondo momento rispetto alla stipulazione del contratto, gli stessi future furono oggetto di ulteriore negoziazione, generando una lunga catena d’impegni che collegava tutti i partecipanti, con il rischio che l’inadempimento dell’ultimo acquirente avrebbe causato un effetto domino.

Il continuo aumento dei prezzi arrivò addirittura ad equiparare il valore dei bulbi al valore di un immobile, dando vita ad una vera e propria bolla speculativa che culminò nella famosa asta di Alkmaar, dove furono venduti centinaia di lotti per un ammontare di 90000 fiorini (l’equivalente di circa 5 milioni di euro).

Lo scoppio della bolla dei tulipani si ebbe però nei giorni immediatamente successivi: fu sufficiente che ad Haarlem, una piccola città dell’Olanda settentrionale, un’asta andasse deserta per generare il panico e far precipitare i prezzi in tutto il paese.

Il mercato dei tulipani crollò definitivamente, e chi era in possesso dei futures si ritrovò così contrattualmente vincolato a pagare una somma superiore rispetto al prezzo reale del bene.

Il gruppo degli acquirenti, gravemente colpito da tale fenomeno, indusse la giustizia delle Provincie unite Olandesi a decretare la trasformazione dei contratti a termine in contratti di opzione, dando quindi la possibilità al detentore del contratto di divincolarsi da tale obbligo pagando solamente una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito. Se vuoi conoscere altri casi di bolla speculativa leggi anche crisi del 29.

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