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Il mercato immobiliare ai tempi del Coronavirus

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Il Coronavirus ha cambiato il volto del mercato immobiliare. Ahimè, la perdita del lavoro e la didattica digitale fanno temere uno svuotamento delle grandi città le quali si troveranno ad affrontare una crisi immobiliare senza precedenti. Forse, questa, è la volta buona affinché i grandi centri urbani non implodano, ma facciano di tutto per adattarsi al mercato e per adeguare i prezzi degli affitti agli stipendi degli italiani. Per non parlare dei gravi problemi finanziari che attanagliano le imprese edili.

Il mercato immobiliare ai tempi del Coronavirus, tra case in campagna, a 1 euro e in vendita all’asta.

Stando ai dati di Assimpredil Ance, l’associazione delle imprese di costruzioni di Milano, Lodi, Monza e Brianza, i costruttori della zona paventano una diminuzione del fatturato tra il 20 e il 35% nel 2020. A far respirare il settore ci ha pensato il decreto Rilancio, attraverso l’ecobonus ossia la detrazione fiscale del 110% delle spese per riqualificazione energetica e interventi antisismici. Nonostante ciò, si stima una contrazione del numero di transizioni del 25-30% rispetto al 2019.

Immobili: gli italiani vogliono la casa in campagna

Ad esempio, un principio che potrebbe venir meno è quello del “più è vicino al centro, più vale”. Questo a causa dello smart working. Ma il dato interessante, in fatto di mercato immobiliare, è che l’acquisto della casa in campagna è superiore al 29% rispetto a quello registrato nei mesi precedenti. Dunque, è evidente come il lockdown abbia indotto un numero di persone a prendere in considerazione la vita agreste, preferendola a quella in città. Una questione legata sicuramente al lavoro da remoto, con moltissimi dipendenti che lavorando tra le mura domestiche possono scegliere anche dove vivere. La scelta a questo punto ricade su abitazioni nei piccoli centri, lontano dal traffico e dallo stress.

Le province dove è aumentata e diminuita la domanda di rustici e casali

Gli italiani vogliono, quindi, spazi aperti, rustici, casali, soprattutto dopo aver trascorso una quarantena in bilocali o monolocali spesso inferiori a 60 mq. Via libera allora ai giardini che non sono più considerati un lusso. Le province di Alessandria e Brescia, per esempio, registrano una crescita esponenziale della domanda per immobili in campagna. Impennata anche per Asti (181%), Verona (129%), Viterbo (123%) e Brindisi (100%).

Le uniche province dove le richieste per case rurali diminuiscono rispetto ai mesi precedenti la pandemia sono quelle di Ancona (-62%), Pisa (-42%), Sassari (-36%), Bologna (-31%), Padova (-18%), Siracusa (-17%), Catania (-16%), Ragusa (-11%), Fermo (-2%). Intanto continuano anche i progetti delle case a 1 euro e non mancano le offerte all’asta.

L’iniziativa a 1 euro ha visto in prima linea alcuni comuni italiani. Le persone che vogliono acquistare un’abitazione a questa cifra simbolica devono garantire un progetto di ristrutturazione dell’immobile entro 365 giorni dall’acquisto. In più devono farsi carico di tutte le spese previste, come quelle legate alla registrazione e all’accatastamento dell’immobile, più quelle per le volture. Infine, l’ultima clausola da rispettare per essere idonei all’acquisto di un immobile a 1 euro è la stipula di una polizza da 5 mila euro della durata di 3 anni: alla fine, il Municipio restituirà i 5 mila all’acquirente.

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