Guida agli Smart Contract in 5 punti. Leggi i dettagli

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Guida Smart Contract: tutto quello che c’è da sapere spiegato in 5 punti

Guida Smart Contract: un’introduzione per far chiarezza 

Si parla di Smart Contract, per la prima volta, negli anni ’90. In questa guida agli Smart Contract capiremo che non vanno obbligatoriamente associati alla Blockchain. La sperimentazione aveva in mente di creare una specifica dimensione degli Smart Contracts.  Oggi il fenomeno sempre più diffuso delle Blockchain  ha introdotto quelle garanzie di Fiducia, di Trust, e quindi di sicurezza. Tutti elementi che, in passato, dovevano per forza essere legati ad  una figura terza. Oggi a studiare gli Smart Contract sono proprio quelle realtà professionali che necessitano di competenze legate alle tecniche di sviluppo.

1. Quando nascono? 

Ho già spiegato all’inizio di questa guida che gli smart contract sono nati nei primi anni ’90. Quelle tecnologie permisero di iniziare a studiare il nuovo campo d’azione e d’applicazione. In realtà l’idea di contratto intelligente era già stata lanciata negli Anni ’70. All’epoca non si trattava di Smart Contract, ma il concetto era quello di giungere ad un mercato intelligente. Va anche calcolato che, all’epoca, le esigenze e i bisogni erano diversi. In realtà l’idea era quella di gestire attivazione e disattivazione di una licenza software. Le condizioni dovevano essere molto semplici. L’idea di chiave digitale, che sta alla base degli Smart Contract, fu introdotta con le gestioni dei software. Se il cliente aveva dovuto pagare la licenza di un software e ne cessava il funzionamento prima del tempo, veniva attivato una disattivazione in virtù di uno Smart Contract.

2. A cosa serve? 

Uno Smart Contract serve a “tradurre” e quindi a “trasporre” il codice di un contratto. Queste due azioni permettono al contratto di poter verificare, mediante la transazione stessa, l’avverarsi di determinate condizioni previste. In sostanza, che cosa accade? Mediante lo Smart Contract il controllo dei dati di base del contratto vengono controllati automaticamente dal sistema. Essendo  Smart il contratto sarà in grado di poter auto eseguire automaticamente delle azioni. In realtà può anche succedere che che lo stesso Smart Contract disponga che si possano eseguire determinate azioni nel momento in cui le condizioni prestabilite tra le parti siano verificate e quindi raggiunte. 

Lo Smart Contract è quindi in grado di poter “leggere” sia le clausole che sono state concordate, sia le condizioni operative. Dal momento in cui le condizioni vengono verificate, il contratto si autoesegue automaticamente. Questo avviene quando tutti i dati che si riferiscono alla realtà dei fatti, corrispondono a tutti i dati e le condizioni concordate nelle clausole del contraatto.

3. Lo smart contract sostituisce l’uomo?

No. In sostanza: lo guida agli Smart Contract suggerisce che necessita sempre un supporto legale per la sua stesura. Ciò che avverrà automaticamente sarà la verifica e l’attivazione. Lo Smart Contract si riferisce a degli standard di comportamento legati ad alcuni tipi di servizio. In quel contesto si incoraggia oggi sempre più utenti a utilizzare gli Smart Contract come forma di sviluppo per i servizi tradizionali. Non è obbligatorio che si esprima in maniera specificata che si tratti di uno Smart Contract.

4. Esempi concreti

In questa guida agli Smart Contract vogliamo riportare degli esempi concreti. Parliamo di assicurazioni. Grazie agli apparecchiature dotate di dispositivi Internet of Things che vengono posizionate sui mezzi, le assicurazioni sono in grado di assimilare dei dati importantissimi sul comportamento di chi guida quella vettura. Tali dati permetteranno all’assicurazione di fare scattare delle clausole di vantaggio o di svantaggio. Se si superano i limiti di velocità previsti nel contratto e dal codice stradale di quel paese, quel dato verrà letto come causa di un maggior pericolo. Tali dati avranno delle ripercussioni si quello che sarà il valore finale del premio dell’assicurazione.

L’altro esempio riguarda i Digital Rights Management. Grazie alla gestione dei diritti viene permesso o no l’accesso a un determinato contenuto o servizio multimediale: potrò quindi, soddisfano i requisiti, leggere un libro, ascoltare della musica on line o assistere ad uno septtacolo. Ovviamente lo Smart Contract dovrà soddisfare le condizioni contrattuali stabilite. 

Un altro esempio di questa guida agli smart contract possiamo farlo con la musica. Quando Spotify non fa più ascoltare i brani perché nonni è rinnovato l’abbonamento, il tempo scaduto viene riconosciuto da uno smart contract. In quel contesto ti verrà impedito l’accesso. Sarà sempre uno smart contract a proporre un nuovo abbonamento, e quindi un nuovo smart contract, a condizioni avvantaggiate. La nuova offerta avrà delle clausole relative al tempo e alle specifiche.

Big Data e Data Science per Smart Contract

L’assenza di un intervento umano prevedere però che lo Smart Contract si debba basare su precise circostanze e descrizioni. Ogni condizione deve essere considerata. In questo contesto la gestione dei dati e dei Big Data diviene un fattore chiave per valutare la qualità dello Smart Contract.

Per questo tipo di strumento, però, è necessario definire in maniera precisa le fonti dei dati a cui il contratto è chiamato ad attenersi. Per questo serve che lo Smart Contract sia stilato alla regola dell’arte. È necessario che dati e informazioni vengano definite ed individuate, controllate e lette dallo Smart Contract sulla base di regole precise e non approssimative. Sarà proprio la specificità dei fatto a rappresentare la parte pi importante dello Smart Contract che determineranno l’output finale.

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