Giorgio Armani: storia del made in Italy per antonomasia

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giorgio armani

Giorgio Armani è il re della moda, è “Re Giorgio” per il Belpaese abituato a definirlo un emblema indiscusso dell’eleganza e dello stile nel mondo. Fonda la sua maison a 41 anni, dopo l’esperienza come vetrinista alla Rinascente e per Nino Cerruti. Niente da dire, Armani è Milano e viceversa, seppur sia nato a Piacenza.

Ma la storia di Giorgio Armani non è composta solo di abiti, basti pensare al trionfo di Armani Silos. Il museo che accoglie una collezione permanente delle sue creazioni e ai suoi Armani Hotel. Armani è pure il primo cartello che si nota a Milano Linate, quasi a voler preannunciare ai turisti il simbolo della città meneghina.

Stacanovista e maniacale, Giorgio Armani sistema ancora oggi personalmente gli indumenti addosso alle modelle prima delle uscite in passerella. Si vocifera addirittura che controlli ogni dettaglio più volte. Nel 2020 Forbes valuta il suo patrimonio per 5,4 miliardi di dollari, cifra che lo classifica al 5°posto nell’elenco degli uomini più ricchi d’Italia.

Giorgio Armani storia: gli inizi

La vita del Giorgio Armani stilista parte nel 1934. Cresciuto a Piacenza, nel 1949 si trasferisce con la famiglia a Milano. Qui nel 1953 si diploma al Liceo Leonardo da Vinci e s’iscrive alla facoltà di medicina dell’Università statale, ma dopo 3 anni interrompe gli studi per la chiamata dell’esercito. Dopo il militare è assunto da Nino Cerruti per rimaneggiare i capi del brand Hitman, marchio del Lanificio Fratelli Cerruti. Il suo nome appare per la prima volta grazie alla griffe di abbigliamento in pelle Sicons. Infatti nel 1974 nasce la linea Armani by Sicons, che decreta ufficialmente gli inizi della sua carriera.

Giorgio Armani la sua storia: nel 1975 nasce l’azienda

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La storia azienda Giorgio Armani ha come data d’inizio il 1975. La società è fondata assieme al compagno Sergio Galeotti, morto ahimè solo 10 anni dopo a causa di una leucemia fulminante. In tal senso, quanto alla Giorgio Armani vita privata, si sa che Galeotti è l’amore della sua vita; per il resto lo stilista italiano non nega mai, nel corso dei decenni, il suo orientamento bisessuale dichiarando di aver avuto relazioni sia con donne che con uomini.

Negli anni si susseguono diverse collaborazioni. Nel 2002 firma un accordo con la ditta Safilo per l’ideazione di una linea di occhiali, chiamata Emporio Armani occhiali. Nel 2000 il Guggengheim Museum di New York lo omaggia con una retrospettiva. Il guru del fashion lancia anche alcune linee di profumi come Acqua di Giò o Black Code che nel tempo riscuotono un notevole successo.

In quasi quarant’anni di carriera, King Giorgio – così lo definiscono gli inglesi per primi – consolida una catena di boutique in tutto il globo. Nel 2013 apre il suo nuovo store in via Condotti a Roma con un’inaugurazione a cui prendono parte personaggi del calibro di Tina Turner, Paolo Sorrentino, Giuseppe Tornatore, Margherita Buy, Valeria Golino e Sophia Loren. “La Moda veste la Pace” – il riconoscimento che l’Organizzazione Mondiale contro le Discriminazioni nella Moda, nell’arte e nello sport affida ogni anno presso il Parlamento Europeo di Bruxelles – è il premio ritirato nel mese di giugno 2020.

Armani: “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare”

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Gli uomini e le donne di Giorgio Armani sono eleganti e sobri. La sua produzione è degna di nota per la classe che la caratterizza e perché riesce a lanciare sul mercato ogni volta vestiti che vanno dal classico all’innovativo. Rivoluziona la giacca che diventa destrutturata eliminando i supporti interni – imbottiture e controfedere – e sposta i bottoni.

Rivede il tailleur per cui sceglie tagli precisi e tonalità fredde: beige, grigio e il greige, un tono tra il grigio e il sabbia terroso, anche se è il blu – Armani a dominare. E’ poi costantemente ispirato dalla cultura araba nella sue collezioni, tant’è che introduce in alcuni suoi capi colletti alla coreana.

Curiosità:

  • Ha sempre disegnato gli abiti della cantante Alessia, sposata con suo nipote Andrea Camerana.
  • Il completo di Richard Gere in American-Gigolo (1980) è firmato Armani.

Giorgio Armani è il primo designer a percepire le possibilità dei modaioli più giovani perorando la tesi che il lusso vada democratizzato al fine di consentire a più persone di fruirne. Da tale visione nasce Emporio Armani, linea più casual e abbordabile per le generazioni moderne che l’hanno trasformata in un vero e proprio stile di vita devoto ai giubbotti di pelle e alla dittatura dei jeans.

Giorgio Armani e il Coronavirus: lettera al mondo della moda

Giorgio Armani non le manda a dire ai suoi colleghi. È il caso di febbraio, quando dichiara che “le donne di oggi sono costantemente violentate dai designer”. Anche ora, ai tempi del Coronavirus, si esprime con un lettera indirizzata alla produzione tessile dove fa il punto della situazione sul comparto del luxury fashion. “Il declino del sistema moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più, io non voglio più lavorare così, è immorale”, spiega il professionista piacentino.

Per Armani questo sarebbe il momento opportuno per ristabilire i principi che presiedono l’industria dell’abbigliamento. “Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente obsoleti, e vengano sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta”, asserisce lo stilista, tra i primi ad aver convertito la produzione dei 4 stabilimenti italiani (Trento, Carré, Matelica e Settimo Torinese).

Secondo Giorgio Armani, dunque, bisogna guardare alla crisi come a un’opportunità per “rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero”.

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