Gerusalemme Capitale? ONU dice NO! E Trump si infuria.

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Un altro capitolo della saga su Gerusalemme Capitale di Israele, voluta da Trump, non ha avuto lieto fine.

Oggi l’assemblea delle Nazioni Unite ha votato, con schiacciante maggioranza, il sì alla risoluzione presentata da Yemen e Turchia contro il riconoscimento voluto dagli Stati Uniti d’America.

Una decisione che non ha valore vincolante per gli stati ma dal forte peso politico, tanto che l’ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, la battagliera Nikki Haley, aveva lanciato nei giorni scorsi un monito alla comunità internazionale.

LA SFIDA

La pressione è stata così alta che la Haley aveva promesso di “segnare i nomi di chi voterà a favore”. Nonostante questo 128 voti sono andati a favore tra cui i maggiori paesi europei come Italia, Spagna e Francia.

“L’America sposterà la sua ambasciata a Gerusalemme, ed è questa la cosa giusta da fare. Nessun voto alle Nazioni Unite farà la differenza. Ma questo è un voto che gli Stati Uniti ricorderanno”, questo l’intervento a ridosso del voto.

Un guanto di sfida che il premier israeliano Benjamin Netanyahu rilancia subito affermando la sua soddisfazione per i voti contrari. “In Israele rigettiamo questa decisione dell’Onu e sottolineiamo con soddisfazione che un numero importante di Paesi non l’ha votata” questa la nota rilasciata dal governo.

LA REAZIONE PALESTINESE

“Questa decisione ribadisce ancora una volta che la giusta causa palestinese gode del sostegno della comunità internazionale” lo ha detto il portavoce del presidente Abu Mazen, Nabil Abu Rudeineh.

Il processo di pace è l’unica strada percorribile per giungere alla definizione di questa storica controversa.

Apprezzamenti che vengano rinforzati dall’invito al dialogo proveniente dalla maggior parte dei paesi arabi e dalla comunità internazionale.

Israele non solo rigetta la decisione ma ha usato toni di scherno contro le Nazioni Unite. Questo clima non solo mette in luce le evidenti falle dell’organizzazione (che è questione a se) ma sottolinea altro. Infatti l’inasprirsi della tensione sul piano politico rallenterà drasticamente qualsiasi tentativo di riconciliazione.

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