FONDI TRUFFA – La triste storia di AGMtrade e di Giuseppe Amato

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Ecco la storia di un fondo di investimento fantasma che ha approfittato della buona fede di decine di allocchi.

Con l’avvento del web e le nuove tecnologie che avanzano, aumentano in maniera esponenziale anche le truffe on line, e tra questa oggi vogliamo parlare di AGMtrade.

A G M, tre lettere che stanno per Amato Giuseppe Maria: ecco il nome del protagonista/antagonista della vicenda che vi raccontiamo. Questo articolo nasce a seguito della segnalazione di decine di persone truffate, ex collaboratori abbindolati, traditi e plagiati. Padri di famiglia che, in buona fede, avevano affidato dei capitali nella speranza di vedere dei frutti. Giovani convinti di aver trovato l’opportunità di lavoro della propria vita. Tutto svanito nel nulla; svanito nel nulla come tutti i soldi che sono finiti direttamente nelle tasche di questo provetto ventenne Jordan Belfort mal riuscito. Oggi vi raccontiamo le loro storia.

Gli esordi

Una foto di profilo che cattura l’attenzione. Ben vestito, piacioso, cordiale, giovane, con un bel sorriso, un curriculum di tutto rispetto e 2.000.000 di euro fatti con il Bitcoin. Ecco come si presentava Giuseppe Amato sui social ove si appostava per catturare dei potenziali allocchi. Una vita trascorsa in Svizzera, così diceva, mentre parallelamente studiava alla Bocconi di Milano. La sua attività? Assunto presso il fondo di investimento x, che il giorno dopo diventava il fondo di investimento y.

Un suo ex collaboratore ci racconta una storia che ha dell’incredibile: “mi mandò un contratto di partnership con lui mediante il fondo di investimento per cui diceva di lavorare. Io firmai, non ci stavo nella pelle ed ero contento di iniziare quest’avventura. Peccato che scoprii qualche giorno dopo che avevo firmato un documento che recava l’intestazione di un fondo chiuso nel 2001.

La storia di Giuseppe Amato comincia da qui, ed è solo il prologo.

I fatti

Walter, a nome di un gruppo di truffati, ci racconta: “Ci fidammo di Giuseppe Amato e decidemmo di fare un investimento affidandogli del capitale. Ci aveva assicurato che avrebbe gestito al meglio il nostro denaro. Arrivando a Novembre del 2017 qualcosa iniziò a non quadrare più e richiesi indietro i miei soldi. In quel periodo, secondo quanto millantava Amato, avevamo guadagnato il 30%. Ci comunicò che entro 15 giorni sarebbe arrivato un bonifico con l’intera somma dovuta. Passati i 15 giorni i soldi non arrivarono e già ci risultava più difficile contattare Giuseppe che era pure infastidito dal nostro legittimo comportamento. Alla fine volevamo solo ciò che ci spettava”.

In quel preciso istante i testimoni di questa storia iniziarono a far rete assieme a tutta una serie di utenti che si trovavano nella stesa situazione. La triste verità venne a galla: Amato aveva riservato lo stesso trattamento a tutti gli utenti della sua rete. 

Stefano aggiunge: “Dal mese di Febbraio 2018 Giuseppe scomparse totalmente. Scomparvero anche i soldi dalla nostra piattaforma. Ci venne detto che il conto era stato azzerato. Da terzi sapemmo che era in Svizzera, o perlomeno così diceva. Siamo a fine luglio, dei nostri soldi non abbiamo più alcuna notizia e Giuseppe è sparito dalla circolazione. Non sappiamo più nulla di lui. Rendo questa testimonianza perché voglio che serva a chi legge per non farsi abbindolare da questo soggetto”.

Il fondo fantasma

Altre segnalazioni di gente raggirata riguardano il fondo di investimento fantasma, con tanto di sito scam che potete trovare su internet. Amato vanta sedi a Lugano, in Giappone, a Londra, a Dubai. Peccato però che a mancare siano gli elementi basilari e i requisiti che ogni fondo (aperto chiuso che sia) deve possedere per legge.

Manca una società di riferimento, non esiste un ufficio fisico, nessuna licenza, nessun numero di telefono. Una macchina brevettata con il solo intento di intrappolare dei polli e spennarli. Il tutto è montato telematicamente senza nessun riferimento legale preciso. L’unico modo per contattare questo fondo fantasma sono degli indirizzi mail dei vari uffici del pianeta.

E intanto c’è chi ci ha messo capitali importanti. “Se penso a tutto il tempo che ci ho perso, a quanto ci ho creduto, ma va beh…stavo per dargli pure i miei soldi ma poi ho capito che quella storia iniziava un po’ a puzzare e fortunatamente è morta li. Poi mi contattò e mi disse di aver fatto 2.000.000 col Bitcoin. In quel momento la storia era già diventata ridicola”. Comincia così il racconto di R., un altro testimone che ha deciso di rimanere nell’anonimato.

“Il mio socio ci ha buttato su più di 100.000 €. Abbiamo saputo che questi soldi sono stati trasferiti in Lituania e da quel momento non abbiamo più avuto notizie. Poi scoprimmo che andò a dire ad altra gente truffata che quei soldi li aveva fatti guadagnare lui. Il tutto è paradossale“.

I finti contratti di lavoro e il plagio

“Sono stato abbindolato. Mi promise di inviarmi un contratto dl lavoro entro pochi giorni ma costringendomi prima a chiudere i miei precedenti rapporti professionali. Il contratto non è mai arrivato”. La testimonianza di L. è molto simile a quello che riferisce A., un giovane psicologo trovatosi, più o meno, nella medesima situazione.

Sono tante e tante le testimonianze di chi vuole adire le vie legali, di chi vuole indietro i suoi soldi e di chi minaccia di andarlo a cercare personalmente per scambiare quattro chiacchiere face to face.

Tutta gente plagiata, alleggerita solo dei propri denari, oggi nelle tasche del provetto ventenne che, grazie all’astuzia, ha bene esordito nel mondo della finanza e degli investimenti macchiando il proprio nome sin dagli esordi.

In conclusione

La colpa è degli utenti. La gente merita di essere truffata a causa della propria ignoranza, specie quando si fida del primo che passa, grazie a delle promesse altisonanti che, difficilmente poi, si tramuteranno in realtà. La voglia di dar vita ad una class action da parte di questi testimoni è forte, ma alla fine: siamo davvero certi che non ci sia anche un po’ di leggerezza nel fidarsi del primo sbarbatello di turno? Quanta leggerezza c’è nell’affidare ingenti capitali nelle mani di un ometto (perché di questo si tratta) che scompare dalla circolazione senza assumersi uno straccio di responsabilità?

Questa storia serve a mettere in guardia tutti i lettori di come le truffe siano sempre in agguato e di come il nostro canale di informazione sarà sempre attento ad essere dalla parte di chi denuncia questi soprusi. Nei confronti di Amato, personalmente, esprimo solo sdegno e una nota di compassione: compromettere la propria carriera per poche decine di migliaia di euro dimostra il valore effettivo che egli attribuisce alla sua esistenza. Buffone.

 

 

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