💶 EURO: Tutto ciò che devi sapere sul meeting BCE

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Giovedì il meeting della BCE

Cosa si aspettano i mercati da Mario Draghi?

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE. Giovedì 26 ottobre Mario Draghi comunicherà al mondo intero, nella conferenza stampa delle 14.30, le sue scelte in materia di Politica Monetaria. La pubblicazione dei dati e dei verbali è fissata 45 minuti prima, alle 13.45. Infatti sarà compito del numero 1 della BCE informare gli investitori sul futuro del Quantitative Easing. La maggior parte degli analisi crede che Draghi ridurrà il piano di acquisti già a partire da inizio 2018. Ma attenzione ad eventuali prolungamenti.

Cosa ci aspettiamo?

Stando alle indiscrezioni giovedì la BCE potrebbe comunicare un eventuale ritocco del piano di stimoli denominato QE. Tale piano potrebbe essere ridotto, passando così da 60 mld a 30 mld al mese. Questo in linea con alcune anticipazioni che Draghi ha comunicato durante numerosi eventi che precedono il meeting di giovedì. In tal senso, questa notizia potrebbe essere colta favorevolmente dagli investitori. Ma gli analisti sono convinti che Mario Draghi possa riservare delle sorprese e che le reazioni del mercato non sarebbero dunque così scontate.

Il QE è previsto fino a marzo 2018.

Qualora Mario Draghi dovesse decidere di prolungare il piano d’acquisti per un altro semestre, in sostanza, è come se la riduzione non fosse mai avvenuta. Questo potrebbe dunque essere interpretato negativamente dai mercati, soprattutto se associato alle recenti tensioni che stanno riguardando l’Unione Europea.

A livello fondamentale sono 3 i fatti essenziali che, in questo momento, vanno considerati con una particolare attenzione.

Repubblica Ceca con Babis

L’avanzata dei populisti euroscettici totalmente contrari alla moneta unica, potrebbe essere giù di suo un allert per la BCE: Se con la vittoria di Macron i mercati avevano scontato un ritrovato europeismo, non è tutto oro quello che luccica. Nonostante il miglioramento visibile e tangibile dell’economia tedesca, la Merkel ha perso molto consenso, avendo comunque vinto le elezioni. Le future politiche di Babis potrebbero creare una reazione a catena in altri stati meno determinanti dell’unione, che metterebbero comunque in crisi l’assetto odierno. Le future scelte di Babis e della sua squadra saranno nel centro del mirino di Mario Draghi e compagni.

La Repubblica di Catalogna

Già proclamata, poi sospesa dallo stesso Puigdemont, la Catalogna potrebbe rappresentare una bella gatta da pelare. La situazione di instabilità in Spagna, uno dei paesi cardine dell’Unione, non giova di certo alla quotazione dell’Euro. Se da un lato il governo di Madrid ha attivato l’articolo 155 che prevede la sospensione delle cariche del governo catalano, giovedì Puigdemont potrebbe far votare la dichiarazione di indipendenza. I catalani indipendentisti hanno suggerito lo “scudo umano”, minacciando guerriglia.

Brexit: tutto fermo.

La palla Brexit è in mano al Regno Unito. Nessun passo avanti nonostante le cene tra May e Junker. Adesso è tutto nelle mani del governo inglese che dovrà decidere se pagare o meno quanto dovuto ai paesi dell’Unione. La Commissione europea lo ha posto come vincolo prima di passare a qualunque trattativa. L’Inghilterra dovrebbe quindi pagare più di 19 miliardi di euro alla BCE, un valore approssimativo. Questo veto, però, potrebbe portare ad una crisi politica in Inghilterra, dove esiste la corrente pro hard Brexit. In sostanza “andiamo via senza pagare e senza trattative”. 

Infine

I target inflazionistici della BCE, posti subito sotto a quota 2%, sono ben lontani dal soddisfare le aspettative. L’ultimo dato rivela di come l’inflazione si aggiri a quota 1,5%, soglia non soddisfacente per la BCE: Con tutta questa carne al fuoco gli analisti dubitano che Mario Draghi riuscirà a tenere un tono da falco. Se il Presidente non saprà convincere i mercati con il suo intervento, dubito che i compratori del Fiber possano tornare a mercato con così naturale facilità.

 

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