Emissione Eurobond: cosa sono e a cosa servono?

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emissione eurobond cosa vuol dire

In questi ultimi tempi si parla di emissione di Eurobond.

Ma di che cosa si tratta e per quale motivo questi strumenti stanno tornando alla ribalta in questo periodo?

In questo studio cercheremo di fissare i punti chiave e di creare una guida completa su questo strumento tanto voluto dal governo Italiano per fronteggiare l’emergenza Covid-19. 

Emissione Eurobond Definizione 

Eurobond cosa sono?

Chiariamo subito un concetto: Eurobond è anche sinonimo di stability bond. In realtà si parla della stessa cosa. Il campo d’azione è, ovviamente, l’Unione Europea e, più precisamente, i paesi che fanno parte della Zona Euro. 

I bond cosa sono? (Obbligazioni non Eurobond)

Bond Significato: per parlare di Bond è necessario partire da una differenza sostanziale tra le azioni e le obbligazioni. È necessario, quindi, stabilire una linea di demarcazione a causa di nuovi strumenti derivati che, spesso, possono confondere gli investitori. 

Quando si compra un’azione si diventa soci di una società. L’investitore diventerà quindi un azionista e quindi parteciperà alla vita dell’azienda in cambio di potenziale rendimenti. Quando invece si acquista un’obbligazione (un bond appunto) si acquista parte del debito di un’azienda. A qual punto chi investe sarà un creditore e beneficerà di un rendimento, in genere stabilito a monte, che verrà versato ad una scadenza prefissata, assieme al capitale investito. 

Per qualunque riferimento normativo in Italia le obbligazioni sono regolate dal Codice Civile, e più precisamente dall’articolo 2410 e successivi. 

Chiarito il concetto di bond, cerchiamo di capire cosa sono gli Eurobond e come si dovrebbe vendere il debito europeo mediante l’emissione di questi nuovi titoli. 

I bond Italia sono detti BTP che sta per (Buono del Tesoro Poliennale).

Emissione Eurobond Definizione

Gli Eurobond sono uno strumento solidale ipotetico. Questo significa che, fino al 2020, l’idea di distribuire i debiti degli stati a livello Europeo, era solo rimasta un’ipotesi. Il processo è abbastanza semplice da capire.

I paesi che fanno parte dell’eurozona, e quindi che hanno adottato l’euro come propria moneta, creano delle obbligazioni (i bond appunto) legate al proprio debito pubblico. 

A quel punto i titoli vengono emessi da una specifica agenzia comunitaria che ha lo scopo di armonizzare tutto il processo. Chiaramente la solvibilità di questi titoli è garantita proprio dai paesi dell’Europa e dalla loro economia. Nel corso della storia, già al tempo di Jean-Claude Juncker a capo della Commissione Europea, ha preso vita l’idea di iniziare a creare un vero e proprio bilancio unitario e comunitario.

Questa idea renderebbe molto più semplice l’emissione di questa particolare tipologia di titoli andando incontro, in maniera decisa, al processo di unificazione economica dell’Europa che deve avviarsi alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. 

Le Caratteristiche degli Eurobonds 

L’idea di creare questa tipologia di titoli ormai aleggia da un po’ nell’aria, anche se gli stati non sono concordi. Infatti le reazioni nei diversi Paesi dell’eurozone sono totalmente discordanti. Le fazioni sono due:

  1. C’è chi appoggia la creazione di questi titoli di debito con grande entusiasmo (Paesi del Sud come Italia, Francia e Spagna)
  2. Paesi che invece si sono mostrati riluttanti nella creazione di questo strumento (Paesi del Nord, con a capo la Germania e l’Olanda).

Perché ci sono dei Paesi contrari all’emissione di Eurobond?

I Paesi contrari all’emissione di euro bond sono proprio quelli che nel corso degli anni si sono distinti per virtuosismo. Infatti quei paesi andrebbero ad accollarsi parte di un debito che non gli compete e che non è stato contratto da loro.

Tra le varie cose secondo il parere di Nazioni come la Germania e l’Olanda l’emissione di eurobond potrebbe far cullare ancora di più gli stati meno virtuosi (con a capo l’Italia) che potrebbero andare incontro a quello che in ambito economico viene definito azzardo morale.

Infatti la sicurezza che può derivare dall’emissione di obbligazioni potrebbe portare quegli stessi stati meno virtuosi a delle politiche di bilancio e fiscali ancora più approssimative e meno rigide.

Ciò andrebbe a causare un divario ancora più grande tra quei paesi considerati virtuosi e quei paesi con un’economia più rilassata (come l’Italia, anche se rischio di diventare ripetitivo). In un contesto del genere l’onere andrebbe a ripercuotersi su quegli stati più bravi nel gestire la propria politica economica. 

Ora: qualora venisse approvata l’emissione di Eurobond e gli stati più “rilassati” non attuassero delle politiche più rigorose, i tassi di interesse sul debito andrebbero ad aumentare. Questo comporterebbe l’implemento dell’inflazione con delle conseguenze disastrose in particolare modo per la Germania, uno stato particolarmente suscettibile a questo tipo di dinamiche. 

emissione eurobond cosa sono

Le conseguenze positive dell’Emissione di Eurobond

C’è da dire che l’emissione di eurobond potrebbe però far sortire altre conseguenze positive. L’emissione di titoli di debito comunitari comporterebbero a tutti i paesi meno virtuosi e più indebitati di applicare delle politiche economiche e fiscali secondo dei precetti molto più rigorosi. Mediante l’entrata in vigore di nuove leggi univoche create ad hoc si andrebbe incontro ad un processo di armonizzazione delle dinamiche economiche. 

Ma anche qui subentra un nuovo problema: da sempre integrare e uniformare comporta il dover rinunciare ad una fetta di sovranità della nazione. Infatti si andrebbe ad entrare nel campo di quello che viene definito come potere impositivo che, attualmente, è una prerogativa che spetta solo ed esclusivamente ai vari governi statali degli stati sovrani che fanno parte dell’unione. 

Emissione Eurobond e il diritto dell’Unione Europea

L’introduzione di uno strumento come gli Eurobond comporterebbe, inoltre, delle ulteriori problematiche di carattere oggettivo. Infatti si dovrebbe andare incontro ad una riforma radicale sia dei trattati Europei sia di quelli che sono i compiti che spettano, da statuto, alla BCE (Banca Centrale Europea).

Tra le varie cose questa tipologia di uniformazione a livello europeo della politica legata all’emissione di questi titoli, dovrebbe essere ratificata all’unanimità da tutti gli stati facenti parte dell’eurozona. Si tratta di un processo verso il quale, in un modo o nell’altro, questa Unione dovrà indirizzarsi, ma chiaramente i tempi potrebbero non essere celeri. 

È ovvio che la ratifica di un trattato da parte di tutti i paesi che fanno parte dell’eurozona richiederebbe del tempo, per quanto l’adeguamento potrebbe essere messo in atto già dal momento in cui si andrebbe ad approvare l’intera operazione economica. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le proposte sul tavolo e di cosa si sta parlando in questo contesto. 

Proposte sull’emissione bond europei

Esistono vari tipi di proposte che, nel corso degli anni, si sono susseguite parlando di emissione di eurobond. Vediamo assieme le caratteristiche e le prerogative per cercare di capire come si sta puntando a superare le difficoltà oggettive. 

I Bluebond

Questo strumento viene teorizzato nel mese di maggio del 2010 a cura di due illustri economisti: Jacques Delpla e Jakob von Weizsäcker. La teorizzazione venne divulgata grazie ad un articolo che proponeva, difatti, la creazione di uno strumento ibrido che combinasse sia gli strumenti tradizionali dei vari stati (i red bonds) e dei Bond di nuova emissione (i blueBonds o Eurobond). L’intento cardine è quello di creare uno scudo preventivo per la crisi del debito dei paesi più a rischio, forzando simultaneamente il processo di sostenibilità fiscale. 

I due economisti sostengono che uno strumento come i blue bond non è di certo una “bacchetta magica”. Si tratta, però di uno strumento che permetterebbe una rapida via d’uscita dal problema del debito mirando, nello stesso istante, 

”a preparare il terreno per la crescita dell’euro quale importante valuta di riserva, che ridurrebbe la spesa per interessi per chiunque ne faccia parte”

Come funziona nel concreto? 

Nel pratico tutti gli stati facenti parte della zona euro dovrebbero puntare a condividere il proprio PIL (Prodotto Interno Lordo) fino al 60%. In quel contesto andrebbe considerato come debito nazional senior. A quel punto entrerebbe in gioco la garanzia del debito stesso secondo i principi di solidarietà e responsabilità in proporzione. Così facendo, automaticamente, si andrebbero ad ammortizzare i costi per questa porzione di debito.

Per la rimanente parte di debito, (fino al 40%) entrerebbe in gioco il debito nazionale junior, che dovrebbe essere gestito secondo delle ferree procedure che possano far scaturire un default finanziario monitorato. Con quest’azione la prima conseguenza sarebbe sarebbe l’aumento del costo marginale, ed è proprio questa conseguenza che dovrebbe portare gli stati a migliorare la propria disciplina fiscale. 

Il tutto verrebbe controllato da un Consiglio di Stabilità Indipendente che sarebbe nominato direttamente dai parlamentari di ogni stato incluso all’interno di questa azione univoca. 

Quali sarebbero i compiti del Consiglio di Stabilità? 

Il Consiglio di Stabilità dovrebbe, ogni anno, decidere sull’allocazione proporzionale di Blue bond così da garantire il sovra citato obiettivo di responsabilità fiscale. 

Le conseguenze derivate dall’emissione di questa tipologia di Eurobond sarebbero varie in base al virtuosismo dei vari stati. Possiamo, quindi, tripartire le possibili conseguenze:

  • i paesi come la Germania ne trarrebbero beneficio proprio perché il debito della Germania stessa avrebbe dei costi inferiori rispetto al passato. Questo perché anche quelli andrebbero ripartiti, per la loro quota, a tutte le Nazioni dell’Eurozona. 
  • Paesi piccoli come il Lussemburgo, l’Austria o Malta potrebbero trarre enormi benefici dalla liquidità extra che deriverebbe dall’emissione di bluebond. 
  • stati con una elevata incidenza debito/prodotto interno lordo, come il Portogallo, la Grecia o l’Italia sarebbero incentivati ad attuare delle politiche fiscali ferree per rimettere al posto i conti. 

Emissione Eurobond: la proposta Prodi-Quadrio Curzio

Il Professor Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio, e l’economista Alberto Quadrio Curzio hanno immaginato un altro tipo di obbligazioni.

Si tratta di obbligazioni sovrane definite EUB che sta per Euro Union Bond. 

La garanzia andrebbe riscontrata nelle riserve auree dei vari stati sovrani della zona euro.

La somma complessiva delle riserve auree ammonterebbe a circa 450 miliardi di euro. L’Italia, essendo il terzo stato al mondo per quantità di oro posseduto all’interno dei propri caveau, potrebbe beneficiare di un’ampia fetta che ammonterebbe a circa 180 miliardi di euro. 

Oltretutto i due economisti hanno pensato bene di poter attuare la politica del pegno di azioni di società sotto il diretto controllo dello Stato, quali ad esempio Poste Italiane, Enel, Finmeccanica o Eni. Nell’idea politica dei due promotori queste aziende dovrebbero andare incontro ad un processo di privatizzazione. 

Così facendo si andrebbe incontro alla creazione del cosiddetto FFE, acronimo che sta per Fondo Finanziario Europeo. Tale fondo raccoglierebbe al suo interno la modica cifra di 1000 miliardi di euro. La proposta, per niente banale, ha accolto il parere favorevole anche a livello internazionale, come il supporto dell’economista Zsolt Darvas e del parlamentare europeo Guy Verhofstadt. 

Si tratterebbe di una reale possibilità che, se presa in considerazione, potrebbe rappresentare un punto di convergenza per costituire delle obbligazioni comunitarie. La discussione, però, allo stato attuale, sembra essersi arenata. 

La Proposta della Commissione europea

La Commissione Europea ha iniziato ad esprimersi in materia di eurobond già nel 2011.

Schematicamente la proposta della Commissione si può così riassumere: 

  1. I bond dovrebbero essere emessi, congiuntamente, da tutti i 17 stati che fanno parte dell’eurozona. 
  2. Gli eurobond sarebbero uno strumento eccellente per far fronte alla crisi finanziaria. 
  3. Il processo causerebbe la possibilità, per l’unione, di armonizzare la disciplina in materia oltrepassando l’emissione solitaria di titoli del debito sovrano. 
  4. Un’emissione congiunta, e quindi la creazione e l’emissione di Eurobond, porterebbe gli stati facenti parte della zona euro ad una divisione sia dei flussi di entrata che di tutti i costi relativi alla gestione del debito.

Tali conclusioni si possono riscontrare nel cosiddetto libro verde, dove i burocrati europei si sono espressi sulla fattibilità e sulla creazione di questi nuovi strumenti. 

Libro Verde: quali sono gli approcci proposti dalla Commissione sull’Emissione Eurobond? 

Nel libro verde si possono riscontrare le conclusioni della Commissione su questo argomento. Gli approcci delineati sono 3 e variano in base alla quota del debito di ogni stato che dovrebbe essere sostituita dall’emissione comunitaria. L’altro parametro che viene considerato riguarda le garanzie che i Paesi facenti parte dell’eurozona dovrebbero mettere in campo. 

  1. Emissione Eurobond completi a responsabilità solidale.

    In questo caso i bond nazionali scomparirebbero. Si punterebbe, quindi, alla completa sostituzione dei titoli obbligazionari nazionali con dei titoli obbligazionari europei, gli eurobond appunto. Ogni stato diventerebbe, quindi, responsabile dell’emissione complessiva dei nuovi titoli obbligazionari. Secondo quanto riporta la commissione nel libro verde

     “questo avrebbe potenzialmente forti effetti positivi sulla stabilità e sull’integrazione. Ma allo stesso tempo, abolendo ogni pressione sugli stati membri da parte dei mercati e dei tassi di interesse, questa soluzione pone un rischio relativamente alto di azzardo morale e potrebbero essere necessari notevoli modifiche ai trattati dell’Unione”.

  2. Emissione Eurobond parziali a responsabilità solidale.

    Si tratta di titoli obbligazionari europei che andrebbero a coprire solo parte del debito sovrano. In questo caso la percentuale di “nuovo debito europeo” dovrebbe essere garantito a livello unitario. Sarebbero tutti, quindi, a dover garantire. Nel concreto: gli stati dell’eurozona dovrebbero emettere una parte di obbligazioni in comune, e una parte mediante titoli nazionali coprendo la rimanente parte di debito secondo una percentuale di PIL stabilito.

    Nel libro verde non si parla di quote, né tantomeno di bisogni che dovrebbero essere coperti dai titoli statali o dai titoli europei. Esperti economisti tedeschi avevano già considerato questa idea. Questi ultimi avevano, infatti, proposto la creazione di un nuovo fondo collettivo d’Europa per la condivisione  del debito europeo per una quota pari al 60%.

    Tale ipotesi porterebbe ad una vigorosa riduzione del debito europeo. Il tutto per quegli stati che non vengono supportati dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria.

  3. Emissione Eurobond parziali senza nessuna garanzia solidale.

    Si tratta di una via che possiamo definire ibrida. Come nel caso degli Eurobond Parziali anche in questa occasione i blue bond andrebbero a coprire solo parte del debito sovrano. Ciò che salta è la responsabilità solidale, e quindi unitaria. Grazie a questo procedimento non tutti i Paesi dell’Eurozona sarebbero ammessi tra i beneficiari del sistema. Infatti verrebbero tagliati fuori tutti quegli stati che non sono in grado di soddisfare le scadenze e gli obblighi a livello fiscale.

    Questo processo porterebbe, quindi, ad una netta differenziazione a livello europeo tra i paesi con un racing più elevato, rispetto a quelli con un rating basso. Così facendo si attutirebbe il rischio di un azzardo morale, di cui abbiamo già parlato, in quei comportamenti discutibili degli stati meno virtuosi e più a rischio. Questa via sarebbe di più facile attuazione rispetto alle prime due ipotesi, in quando non comporterebbe la ratifica di eventuali trattati sull’Unione Europea. L’excursus sarebbe, quindi, celere, ma penalizzerebbe quegli stati che hanno più bisogno di questo strumento. 

Gli Effetti post emissione Eurobond 

In base alla proposta della Commissione Europea, mediante l’emissione di questi eurobond si potrebbe creare un nuovo strumento unitario per finanziare il debito degli stati con uno strumento che assicurerebbe liquidità. In tal senso la cosiddetta crisi del debito sovrano potrebbe essere rallentata in maniera inequivocabile. Secondo quanto afferma la commissione: 

“mediante gli Eurobond si potrebbe alleviare in maniera rapida l’attuale crisi del debito sovrano, mentre gli stati membri sottoposti ad alti tassi di rendimento potrebbero beneficiare della più forte affidabilità debitoria degli stati membri a bassi rendimenti”. 

Ovviamente non si tratta di un procedimento celere, né tantomeno facile. È chiaro però che, una volta messo in campo questo strumento, i benefici sarebbero celeri. I mercati globali subirebbero delle modifiche istantanee relativamente alla propria politica. I costi relativi al debito sovrano sarebbero subito ammortizzati, con enormi benefici per quegli stati in difficoltà. 

Alcuni aspetti positivi

Mediante un’azione comune, quindi, i bluebond porterebbero il sistema europeo a diventare molto più forte e solido. Si tratterebbe di un’azione comune che porterebbe alla creazione di uno strumento univoco puntando alla creazione di quegli Stati Uniti d’Europa così tanto auspicati.

Gli Eurobond potrebbero anche rafforzare la stabilità economica di tutta la zona euro. Ci sarebbero dei benefici anche per le banche di tutta la zona euro, rispetto al deterioramento delle credibilità creditizia calcolata in funzione delle singole economie. Uno strumento del genere fornirebbe delle solide garanzie per tutti gli istituti bancari. 

La creazione di uno strumento come gli Eurobond darebbe vita ad un mercato unico di obbligazioni per ciò che riguarda la zona euro. Ora: tutti i risparmiatori o gli istituti di credito potrebbero avere a disposizione uno strumento liquido, sicuro che potrebbe competere con gli strumenti adottati dagli Stati Uniti.

In un contesto del genere a beneficiarne sarebbe anche la valuta stessa, l’euro, in quanto sarebbe considerata come una riserva internazionale, diventando una sorta di nuovo bene rifugio. I benefici influirebbero anche sul sistema finanziario mondiale che, in tal senso, sarebbe molto più equo. 

Regole fiscali rigide e uniformazione internazionale

Chiaramente esiste un altro lato della medaglia che bisogna prendere in considerazione. Attuare uno strumento del genere porterebbe alla creazione di nuovi organi europei di controllo. I compiti sarebbero due:

  • sorveglianza a seguito dell’emissione Eurobond
  • coordinamento delle politiche economiche

Obiettivo cardine? Evitare il famoso azzardo e puntare alla piena sostenibilità delle risorse comunitarie e pubbliche. Secondo quanto viene proposto dalla Commissione Europea tutti gli stati, entro una data annuale stabilita, il 15 ottobre, dovrebbero presentare le bozze dei propri bilanci preventivi alla commissione europea. 

Così facendo la stessa Commissione potrebbe chiedere agli stati aggiustamenti o adeguamenti dei propri bilanci, così da puntare alla solidità per garantire che gli obiettivi vengano raggiunti. Non solo: anche i livelli di deficit dovrebbero rispettare tutti i parametri stabiliti, a livello Europeo, nei parametri di convergenza che possiamo trovare nel trattato di Maastricht.

Gli Sviluppi per il futuro

Il 23 e 24 aprile del 2020, a seguito dell’emergenza dovuta al Covid-19 i Primi Ministri degli stati dell’Eurozona saranno chiamati a prendere delle decisioni in merito all’introduzione degli Eurobond come strumento per contrastare la crisi dovuta all’emergenza sanitaria. L’idea è quella di prendere in considerazione l’utilizzo di questi strumenti, accompagnando questo nuovo modus operandi con:

  • una coordinazione comunitaria di politiche finanziarie e bilanci 
  • rivedere i Trattati Europei.

Le Reazioni degli Stati Membri dell’Eurozona

I meccanismi legati al consenso in Europa sono assai complessi e sono legati a delle dinamiche che è bene tenere in considerazione. Chiaramente le posizioni tra i vari stati membri, allo stato attuale, non possono che essere divergenti.

Molti attribuiscono la causa di queste dinamiche a quello che viene definito come “deficit di trasparenza democratica” per ciò che riguarda tutti i processi decisionali che mettono in campo gli stati facenti parte dell’unione. Cerchiamo adesso di capire quali sono gli scenari venutisi a creare e chi sono gli stati a favore e quelli contrari all’emissione di eurobond. 

Gli Stati consensienti

In prima fila troviamo Italia, Francia e Grecia. Per ciò che riguarda l’Italia, si tratta di uno Paese con un debito elevato. Nonostante tutto il Presidente Giuseppe Conte l’ha indicata come la via maestra, al posto dell’attuazione di un piano di salvataggio con l’Utilizzo del MES. 

Secondo molti economisti, però, questa strada sarebbe una via di salvezza che potrebbe andare a risolvere, in via definitiva, questa crisi finanziaria. Gli effetti non sono ancora iniziati. Le ripercussioni esploderanno al termine di tutte le misure adottate per contrastare la diffusione del virus. Le misure dei governi hanno, difatti, immobilizzato l’economia di tutti gli stati Europei: prima tra tutti l’Italia essendo, assieme alla Spagna, il Paese più colpito da questa vicenda. 

Gli Stati contrari all’Emissione Eurobond

Si tratta di tutti gli stati del Nord, con a capo Germania e Olanda che non ha mai nascosto la sua profonda contrarietà all’emissione di Eurobond. Infatti l’idea di unificare il debito complessivo o parziale di tutti i diciassette stati che fanno parte della zona euro, potrebbe comportare un anomalo innalzamento delle passività tedesche nella temperie della crisi debitoria.

Il grande timore dei tedeschi è che gli stati meno virtuosi, prima tra tutti l’Italia, potrebbero andare incontro a quel tanto problematico azzardo morale che porterebbero ad un aumento dei tassi di interesse sul debito che, a qual punto, sarebbe comunitario.

L’effetto cardine sarebbe quello di vedere un repentino aumento dei prezzi. Questa vicenda ricorda lo scenario venutosi a creare a cavallo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale quando in Germania si andò incontro ad un processo di iperinflazione nel corso di quel periodo storico denominato Repubblica di Weimar.

All’epoca la conseguenza fu l’avvento del movimento nazionalsocialista con l’ascesa al potere di Adolf Hitler. Angela Merkel, cancelliera tedesca, sostiene che le vie da seguire sono altre. 

bond cosa vuol dire

Tutte le difficoltà del caso sull’emissione di Eurobond 

Ovviamente uno dei problemi cardine riguarda il consenso politico che, secondo il diritto internazionale, deve mettere d’accordo tutti gli Stati. Questo, chiaramente, con delle posizioni così diverse, risulta complicato. Per questo motivo le difficoltà sono parecchie per un’introduzione celere degli Eurobond. 

Il secondo problema, come abbiamo avuto modo di vedere, comporta un’eventuale modifica dei trattati Europei. 

Il terzo problema è una modifica sostanziale dello statuto della Banca Centrale Europea che, chiaramente, avrebbe dei compiti in più. Si tratta della revisione della clausola di non assistenza prevista dall’art. 125 del Trattato di Lisbona. Questa clausola vieta in maniera chiara, ai singoli stati e all’UE stessa,

“ogni forma di responsabilità per gli impegni assunti dagli altri stati dell’Unione”. 

Il quarto problema riguarda la legislazione interna ad ogni stato che dovrebbe essere adeguata sia per ciò che riguarda le politiche fiscali, sia per ciò che riguarda le politiche di bilancio. Infatti si dovrebbe puntare a delle azioni molto più restrittive che sarebbero imposte da stati come l’Olanda e la Germania per cedere e approvare l’emissione di Eurobond. 

Il quinto problema e che molti Paesi non sono disposti a cedere parte della loro sovranità nazionale che sarebbe intaccata con l’introduzione di uno strumento di questa portata. 

In conclusione

Anche se, con enorme difficoltà, si dovesse raggiungere un consenso in materia di eurobond, il processo non sarebbe così celere come si crede. La procedura di attuazione è complessa e richiederebbe dei tempi troppo lunghi. Chiaramente siccome i mercati finanziari vivono di rumors è scontato che una notizia del genere sarebbe accolta con estrema positività in ambito internazionale. Per questo motivo gli sforzi non sarebbero vanificati, nonostante la lunghezza dei tempi. 

Si tratta di vantaggi in termini di benefici sia per il rifinanziamento dei debiti sovrani di ogni stato, sia per quella che è la sostituzione effettiva, totale o parziale, di titoli obbligazionari statali, con obbligazioni europee ed unitarie. La cosa certa è che il virus ha portato dei danni enormi a tutte le economie, e che il tempismo gioca un ruolo determinante in tutte queste dinamiche.

Il compito degli stati è far fronte all’emergenza, dando risposte celeri a cittadini e imprese, rimasti vittime di questa calamità. Purtroppo una “non soluzione” in tal senso potrebbe comportare delle conseguenze drastiche per gli stati più colpiti, come un’eventuale attivazione del MES con tutte le condizioni del caso. 

Il motto rimane uno: se di Europa si parla, e l’Europa trae la sua ragione d’essere sull’idea di comunità e solidarietà, o si fa l’Unione vera o si muore. Questo è quanto. 


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