Dalla Grande Recessione alla crisi economica italiana

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crisi economica italiana

La conseguente crisi delle economie reali di molti paesi occidentali colpì duramente l’Italia

Sebbene il sistema finanziario italiano fosse sostanzialmente uscito indenne dal terremoto che aveva colpito la finanza mondiale nel 2008, la conseguente crisi del debito sovrano colpì duramente anche l’Italia, che subì una pesante recessione sia per il calo della domanda estera sia per i problemi strutturali irrisolti riconducibili ad una sostanziale stagnazione economica che la affliggeva da un paio di decenni. Per approfondire vai a crisi 2008 e crisi economica.

 

Le cause e le ripercussioni della crisi economica italiana

La scarsa crescita del paese, oltre ad essere ricollegabile ad una forte pressione fiscale, sfociava in una molteplicità di fattori quali: la bassa competitività delle imprese sui mercati globali, una scarsa propensione a investire sull’innovazione, l’alto costo del lavoro, nonché una pubblica amministrazione in alcuni casi inefficiente e un’elevata spesa sociale.

La disoccupazione in Italia

 

Variazioni in termini reali del Pil (al netto dell’effetto)

l’Italia ha fortemente risentito della crisi, anche a causa della forte contrazione delle esportazioni, sulla quale si basa una parte consistente della sua economia.

In particolare, è stata uno dei pochi Paesi a registrare una crescita negativa già nel 2008 (-1,3%) e, nel 2009 è stata tra i Paesi del G7 che ha subito una maggiore contrazione del Prodotto interno lordo (-5,5%).

(Il Gruppo dei Sette (G7), nacque nel 1975 (ma formalizzato nel 1986), quando il Canada aderì al Gruppo dei Sei: Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Esso è composto dal vertice dei ministri dell’economia delle sette nazioni avanzate con la ricchezza nazionale netta più grande al mondo. Sono anche definite dal Fondo Monetario Internazionale come le 7 maggiori economie avanzate)

Le banche in difficoltà: aumenta lo spread

Fu su tale realtà che si abbatté la grande crisi, inducendo molti investitori, soprattutto esteri, a nutrire sfiducia verso la capacità dell’Italia di essere solvibile.

Tutto ciò provocò un deflusso di investimenti e un ritorno improvviso dei capitali con una conseguente impennata dei tassi d’interesse sui titoli di stato.

La crisi economica italiana raggiunse la sua fase più acuta a partire dall’estate del 2011, subito dopo che Grecia, Irlanda e Portogallo ormai ad un passo dal default chiesero aiuto all’Europa, andando via via a peggiorare. Per sapere di più sulla crisi greca, irlandese e portoghese leggi anche crisi del debito sovrano.

Lo spread, cioè il divario tra i rendimenti fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi, iniziò ad aumentare di mese in mese superando addirittura i 500 punti.

Spread Btp-Bund

Tale aumento aggravò ulteriormente la situazione del settore bancario già in difficoltà per le enormi perdite dovute a prestiti e affidamenti a causa della minore domanda di beni e servizi.

Inoltre poiché le banche italiane erano in possesso di un enorme quantità di buoni del tesoro (il 60% del portafoglio titoli delle cinque maggiori banche italiane era composto da BOT), videro invalidati i propri bilanci a causa dell’arresto del mercato delle obbligazioni.

Tale situazione sfociò in una crisi di fiducia, portando un ribasso delle borse europee ed in particolare quella di Milano dove furono registrate enormi perdite,  che causarono di conseguenza una sottocapitalizzazione delle banche italiane.

Le difficoltà non finirono qui; dall’estate del 2011 entrò in gioco anche una stretta di credito dovuta all’impossibilità da parte del settore bancario di elargire finanziamenti a tassi ragionevoli.

Mario Monti ed il decreto salva-Italia

Date le enormi pressioni derivanti dal settore finanziario, Silvio Berlusconi il 12 novembre del 2011 rassegnò le dimissioni per consentire al neo-senatore a vita Mario Monti di formare un Governo tecnico.

Intanto l’ennesimo declassamento dei titoli di Stato italiani da parte di Standard’s & Poor’s fece lievitare ulteriormente lo spread generando ulteriori tensioni.

Il 6 dicembre del 2011 al fine di ridurre tale differenziale e tentare di riconsolidare le finanze pubbliche nonché un clima di fiducia sui mercati, Mario Monti varò il decreto salva-Italia recante, “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”

Tale manovra accompagnata dal lancio di un nuovo piano di rifinanziamento a lungo termine “LTRO” concesso il 22 dicembre dello stesso anno dalla BCE guidata da Mario Draghi comportò una definitiva riduzione dei tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico italiano.

Il long term refinancing operation (LTRO) della BCE aveva l’obiettivo di fornire liquidità al settore bancario attraverso un prestito triennale al tasso agevolato dell’1% annuo, anche se fu utilizzato principalmente per acquistare nuove emissioni di titoli del debito pubblico e ridurre di conseguenza lo spread sui titoli di stato. Per saperne di più vai a uscire dalla crisi.

Il contenimento del deficit e la riduzione del debito pubblico costituiscono un impegno che l’Italia ha preso nei confronti delle istituzioni europee, in quanto, come tutti gli altri Stati membri ha aderito al cosiddetto “patto di stabilità che impone ai paesi dell’UE il rispetto di determinati parametri di finanza pubblica, al fine di allineare i diversi sistemi economici e completare il processo di integrazione.

 

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