Crisi economica: scopriamone tutti gli aspetti fondamentali

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confronto crisi economiche

La crisi economica è quando perviene un repentino mutamento (in senso negativo) degli equilibri dei mercati e del sistema economico.

Una situazioni di crisi economica comporta quindi un aumento della disoccupazione, nonché una diminuzione della produttività, dei consumi, degli investimenti e di conseguenza del Prodotto Interno Lordo.

Usualmente è possibile affermare che una crisi economica intacca di conseguenza anche il sistema finanziario, dove il germinare delle bolle finanziarie, ossia l’aumento ingiustificato dei prezzi in una particolare fase di mercato, sconvolge sia i corsi azionari, sia gli intermediari bancari sotto il profilo del recupero crediti e della raccolta fondi. Vai a bolla speculativa.

Il concetto di crisi economica è indissolubilmente collegato ai cosiddetti “cicli economici” ossia il susseguirsi di fasi caratterizzate da una diversa intensità dell’attività economica di uno o più paesi economicamente collegati.

le fasi del ciclo economico

Si può notare che tali fenomeni seguono quasi sempre la stessa successione di eventi raggruppabili in 4 momenti chiave: una prima fase detta di “prosperità” nella quale il PIL dei paesi interessati cresce rapidamente; una seconda, detta “recessione” caratterizzata da una diminuzione del Prodotto Interno Lordo in almeno due trimestri consecutivi; la terza, chiamata fase di “depressione” in cui la produzione ristagna e la disoccupazione si mantiene a livelli elevati; ultima ma non meno importate è quella di “ripresa” dove il PIL inizia nuovamente a crescere.

Quando effettivamente si entra in recessione?

Come accennato in precedenza, la recessione è una situazione macroeconomica caratterizzata da una diminuzione dei livelli del PIL rispetto a quelli che si potrebbero conseguire impiegando in maniera efficiente i fattori produttivi a disposizione.

Sintomi di suddetta fase riguardano quindi il calo del tasso di crescita della produzione, una diminuzione dell’occupazione, nonché il restringimento della domanda di beni e servizi da parte dei consumatori.

Numerosi studiosi nel corso degli anni hanno elaborato differenti teorie per tentare di comprendere quando effettivamente un paese si trova in tale fase.

Anche se, quasi impossibile risulta l’estrapolazione di una definitiva risposta a tale domanda, in quanto essa varia in relazione agli indicatori presi in esame, tra le varie teorie proposte, di notevole importanza nel 1975 risultò quella Julius Shiskin.

L’economista in una sua pubblicazione sul New York Times suggerì di focalizzare l’attenzione sul Prodotto Interno Lordo (valore di tutti i beni e i servizi finanziari prodotti da un paese) per almeno due trimestri consecutivi.

In tal modo, da tale risultato era possibile captare se un determinato paese si trovava effettivamente in recessione.

Attualmente tale teoria viene effettivamente applicata negli Stati Uniti dal NBER (National Bureau of Economic Research) seppur tenendo in considerazione ulteriori fattori al di fuori del PIL, quali l’andamento dei cicli economici, i livelli di disoccupazione, i livelli di produzione industriale e l’andamento delle vendite.

In Italia invece, tale carica viene ricoperta dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che periodicamente diffonde le proprie stime sull’andamento del PIL.

Come superare una crisi economica?

Non è una domanda cui è facile dare una risposta.

In linea di massima si cerca di far leva sulla domanda aggregata per tentare di riavviare l’economia, ma non è sempre così.

Molti fattori dipendono infatti, oltre che dalla gravità della crisi, anche dall’ orientamento politico dei governi e dalle politiche economiche che intendono applicare. Per approfondire vai a uscire dalla crisi.

Le due più grandi crisi nella storia dell’Occidente

Come abbiamo potuto costatare, le crisi economiche sono stati eventi frequenti nella storia dell’Occidente, che dal lontano crollo della Borsa di Amsterdam nel 1637 sono giunti, all’ attuale crisi dei subprime, passando anche per quello che rimane il momento economicamente più critico del nostro secolo: il Martedì Nero del 1929.

L’attuale crisi economica ha segnando profondamente l’economia non solo dei paesi più sviluppati, ma anche quella dei paesi emergenti, vittime di una forte contrazione della produzione e dell’export.

Principale causa di tale fenomeno è attribuibile ai mutui subprime e “all’ abuso” delle operazioni di cartolarizzazione, che hanno comportato, come ben sappiamo, enormi squilibri nell’ economia reale: i fallimenti delle imprese difatti sono cresciuti in maniera esponenziale, accompagnati anche da un’elevata disoccupazione (che in molti paesi ha toccato livelli record), nonché la pesante stretta creditizia nei confronti di piccole e medie imprese. Leggi anche crisi 2008.

Tale situazione sembra riportarci indietro nel tempo, quando un fenomeno analogo causò scompensi talmente gravi da minare l’intero sistema capitalistico.

La crisi del 1929 viene difatti ricordata, insieme ai due grandi conflitti mondiali, come uno degli avvenimenti più agghiaccianti del Novecento. Vai a crisi del 29.

Oggi come allora assistiamo al ripresentarsi delle sfavorevoli conseguenze scaturite dall’ inettitudine da parte delle autorità di regolamentazione e di vigilanza nel prevedere i comportamenti opportunistici degli operati del mercato, sia nel settore finanziario statunitense, sia in ambito mondiale. Potrebbe interessarti anche confronto tra crisi economiche.