Criptovalute in rosso e l’allarme del Fondo Monetario Internazionale

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Non solo gli indici, anche il valore delle criptovalute è stato trascinato giù da una improvvisa ondata di vendite.
Una spinta ravvisabile, anche, nel recente monito del FMI.

Improvvisa caduta delle quotazioni che ha colpito le maggiori crypto, e anche le meno note,     con Bitcoin, Ethreum e Ripple che hanno registrato cali disastrosi.
Una giornata che ha visto andare in fumo 13 miliardi di dollari di capitalizzazione. Una scia di vendite che non ha risparmiato il mercato azionario e tanto meno il ricco mercato cripto.

LE MAJORS

Bitcoin ha perso oltre 300 dollari, assestandosi a 6250$ e allontanandosi a fine dell’anno dal massimo storico registrato l’anno scorso a 20 mila dollari. Anche Ethereum e Ripple hanno incassato un -10%. Uno scivolone che ha portato ETH da 227 a 203 dollari, mentre XRP 0,411 $ nella giornata.
Un colpo che arriva dopo settimane di bassa volatilità per le criptovalute, animando un’ondata di selling off improvvisa.

L’AVVERTIMENTO DEL FMI

Di certo, una ragione fondamentale di questo crollo è da ricercare nell’avvertimento lanciato dal Fondo Monetario Internazionale. Secondo l’ente, il fascino e le opportunità rappresentate dalle valute digitali si compensa altrettanto chiaramente con i rischi.
“La rapida crescita delle attività Bitcoin e criptovaluta potrebbe creare “nuove vulnerabilità nel sistema finanziario internazionale”, con le istituzioni bancarie che cercano di tenere il passo e adeguarsi al nuovo mondo aperto dalla blockchain.
Il focus dell’allarme è proprio la decentralizzazione che sta alla base delle cripto e la relativa necessità di anonimato e supervisione di organismi istituzionali.
Un aspetto che per il FMI è veicolo di nuove forme di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e dei fenomeni criminali.
Una sfida che l’istituzione, però, dice di voler affrontare offrendo anche per il settore cripto un quadro normativo e di tutele uguale a quello della finanza tradizionale. Su questa strada si stanno muovendo organismi come il Financial Security Board (FSB) e il Financial Action Task Force (FATF). 

E’ chiaro come le istituzioni centrali continuino nella loro battaglia per assoggettare un settore fino ad adesso fondato sul decentramento dal potere amministrativo degli Stati e renderlo più omogeneo alle strutture finanziarie tradizionali.
Un’ottica che negli intenti dei governi e degli organismi istituzionali mira soprattutto alla salvaguardia degli utenti.

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