Concorrenza, audizione al Congresso USA per le big tech

Jeff Bezos per Amazon, Tim Cook di Apple, il Ceo di Google Sundar Pichai e ovviamente Mark Zuckerberg per Facebook saranno sentiti sulle pratiche di concorrenza sleale.

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Ancora una volta, il Congresso degli Stati Uniti convoca in audizione i CEO delle principali compagnie tech statunitensi. Jeff Bezos per Amazon, Tim Cook di Apple, il Ceo di Google Sundar Pichai e ovviamente Mark Zuckerberg per Facebook. I leader delle potenti compagnie che insieme valgono ben più del PIL di alcune potenze mondiali dovranno rispondere alle domande della Commissione Giustizia per le pratiche di concorrenza.

Big Tech: il potere e la concorrenza

Un problema non nuovo ma sul quale la Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti vuole vederci chiaro. Le grandi aziende del tech americane alterano mercato e concorrenza a loro vantaggio? Una questione che è sollevata anche in Europa ma che gli Stati Uniti stanno affrontando. I Deputati hanno così chiesto l’audizione degli amministratori delegati delle aziende in questione.
Il momento è previsto per le 18 di oggi ora italiana, e sarà disponibile anche in streaming. 

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L’Antitrust americana intende esaminare se le aziende del tech hanno di fatto instaurato un regime di monopolio e creato un sistema che indebolisce la concorrenza. Il tutto nasce da una indagine che la Commissione ha condotto in maniera molto meticolosa. Infatti, nel corso di questa sono raccolte più di un milione di pagine di documenti e auditi numerosi testimoni. Un anno di lavoro che adesso riporta una questione già affrontata negli anni ’90, quando “l’imputata” era la Microsoft di Bill Gates. 

Le conseguenze sugli utenti

La motivazione fondamentale che ha spinto i deputati a interrogarsi su questo modo di agire è abbastanza palese. Queste compagnie, giornalmente, influenzano e sono protagoniste della vita e degli interessi di miliardi di utenti nel mondo. Lavoro, lifestyle, acquisti, banking e hobby, tutti gli aspetti del quotidiano passano inevitabilmente da loro. Una posizione di predominio che può essere esercitata mettendo in difficoltà i proprio competitor. Una situazione che lascia dubbi sulle pratiche di concorrenza.

È chiaro come, specie dopo gli scandali legati alle vicende sulla protezione dei dati, l’attenzione sia cresciuta in questo periodo. Proprio a causa dell’isolamento e il lockdown mondiale imposto dalla pandemia di Coronavirus quasi tutte le compagnie tecnologiche hanno visto crescere le loro attività.

I deputati di entrambi gli schieramenti non sono tranquilli per via del grande potere e influenza dei colossi della Silicon Valley. Stessa situazione presentatasi in Europa e che le autorità cercano di appurare.

La potenza economica

Se guardiamo i numeri, è facile comprendere le perplessità dei politici che le regole devono scriverle. E non solo sulla concorrenza. Dato che, nella sostanza, la ricchezza di queste compagnia supera addirittura il PIL di alcune potenze mondiali. Messe insieme, le 4 compagnie dominano per valore l’S&P 500 (che raccoglie 500 società) con il 20% del totale. Valgono addirittura più del PIL della Germania (quarta potenza mondiale) che nel 2019 registrava 3.400 miliardi di dollari.

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