Coltivare Marijuana è reato o non è reato? Scopri la legge.

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coltivare cannabis è reato

Coltivare Marijuana è reato? Alcuni recenti sviluppi giurisprudenziali hanno messo in discussione quanto siamo stati abituati a conoscere sul coltivare canapa.

La domanda che emerge costantemente è: coltivare cannabis è legale?

Per dare una risposta a questi quesiti e capire se si rischia o no a coltivare marijuana sul balcone di casa è intervenuta la Cassazione.

Ma cosa dice, nella realtà, la sentenza di cui tanto si sente parlare? Le risposte sulla coltivazione marijuana in Italia in questo nostro articolo.

Coltivare marijuana è reato? Cosa sono le droghe?

Doverosa premessa prima di iniziare la trattazione riguarda il significato di droghe o sostanze stupefacenti.

Le sostanze stupefacenti sono conosciute ed usate dall’uomo fin dall’antichità, quando erano considerate magiche ed erano impiegate nei riti religiosi.

Oggi si assumono per migliorare l’attenzione e la concentrazione. Possono anche essere utilizzate per scopi curativi, e solo da qualche decennio il loro abuso ha trasformato il fenomeno in un grave problema sociale.

Coltivare marijuana è reato? Sfatiamo miti e tabù.

Etimologia del termine “droga”: deriva dalla parola di origine olandese droog, cioè “secco”.

L’uso comune dona al termine il significato di sostanza illegale, ma in realtà sono droghe anche molte sostanze usate nelle terapie mediche o consumate liberamente come la nicotina contenuta nel tabacco, l’alcool o la caffeina contenuta nel caffè o thè.

Possiamo definire DROGHE o SOSTANZE STUPEFACENTI quelle sostanze psicoattive (naturali o sintetiche) che, per le loro proprietà farmacologiche, agiscono sul sistema nervoso centrale.

Esse alterano l’equilibrio psicofisico dell’organismo e, allo stesso tempo, possono essere oggetto di abuso, generando una forte dipendenza sia fisica che psichica.

Coltivare marijuana è reato? Cosa s’intende per abuso di sostanze stupefacenti?

Per abuso s’intende l’assunzione di queste sostanze per scopi non strettamente necessari o accessori e senza prescrizione medica. 

Esse producono la tolleranza poiché, per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta, occorre assumere dosi sempre più abbondanti. Questo fino a raggiungere una soglia oltre la quale i soggetti non sono più in grado di vivere senza ricorrere alla sostanza, creando dipendenza.

La dipendenza può essere:

  • fisica quando l’organismo è incapace di funzionare senza la sostanza esterna alla quale si è adattato modificandosi; se questa gli viene a mancare si scatena la cosiddetta “crisi di astinenza”, che si manifesta con effetti opposti a quelli prodotti dalla droga
  • psichica come desiderio spasmodico della droga, accompagnato dalla convinzione di non poter più vivere senza assumere quella sostanza.

coltivare marijuana è reato

Coltivare marijuana è reato?

In linea di massima coltivare sostanze stupefacenti è reato.

Ecco cosa dice la legge sulle piante di marijuana:

“Chiunque senza apposita autorizzazione ministeriale, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da 26 mila a 260 mila euro. 

La pena può essere ridotta se, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per le qualità e quantità delle sostanze, la condotta vietata è di lieve entità”.

Ovviamente le coltivazioni cannabis autorizzare dal ministero sono perfettamente legali e supervisionate dallo stato. Il loro scopo è quello di produrre cannabis a scopo terapeutico.

L’utilizzo della droga per uso personale è reato?

Secondo quanto previsto dalla legge chiunque viene trovato in possesso di sostanza stupefacente che, per quantità e modalità di detenzione, fa presumere che sia destinata al consumo personale, non commette reato ma solamente un illecito amministrativo.

A tal proposito il ministero ha emanato apposite tabelle. Queste ultime specificano il quantitativo massimo di sostanza stupefacente che si può possedere. Questo per non incorrere nel reato di detenzione di droga al fine di spaccio.

Ciò vuol dire che chi possiede sostanze stupefacenti entro i limiti penalmente fissati dal governo non sarà penalmente perseguibile. Ciò in quanto si presumerà che la droga sia per uso personale. Entrano in gioco la modalità di detenzione della stessa. Se le modalità di detenzione della droga (suddivisione in panetti da vendere, ecc.) fa pensare che sia destinata allo spaccio, va configurata come detenzione ai fini di spaccio.

Coltivare marijuana è reato? Uso Personale di Marijuana

I giudici precisano che il reato di coltivazione di stupefacenti scatta a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza. Sarà sufficiente mostrare la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente.

Nonostante ciò le sezioni Unite fanno un distinguo per quanto riguarda la coltivazione domestica escludendo che questa rientra, alle condizioni previste, nell’ambito di applicazione della legge penale.

Su questo tema la consulta si era pronunciata più volte affermando in linea di principio che la coltivazione della cannabis costituisce sempre un reato. Questo al di là:

  • della quantità,
  • dall’uso personale che se ne può fare
  • dalla presenza dei, cosiddetti, principi attivi (THC).

La Corte Costituzionale ha da sempre valorizzato il pericolo per la salute che possono colpire gli utilizzatori, sottolineando le maggiori potenzialità di spaccio.

Questa linea era stata seguita anche dalla cassazione che adesso fa un’eccezione per la cannabis casalinga ad uso personale.

Ricordiamo che la pronuncia in questione ha preso le mosse dal caso di una persona che aveva fatto ricorso in Cassazione. La richiesta era quella di annullare una condanna. Quest’ultima riguardava la coltivazione di due piante di marijuana, una alta un metro e con 18 rami e l’altra alta 1,15 metri con 20 rami. L’apertura delle sezioni Unite è stata salutata per lo più con favore dal mondo della politica, almeno rispetto alle prime dichiarazioni.

Droghe e Sostanze stupefacenti: la cannabis, vari tipi di marjuana e l’hashish

Marijuana e Hashish sono droghe estratte da diverse specie di Cannabis, qualità di canapa ricche del principio attivo THC (delta-9-tatraidroncannabinolo). Il THC è una sostanza naturale estratta dalla pianta di Marijuana.

Ciò che chiamiamo comunemente marijuana non è altro che un miscuglio di foglie e fiori di Cannabis essiccati e triturati. 

È chiamato hashish, invece, la resina pressata della pianta, che contiene una quantità di principi attivi superiore rispetto alla marijuana.

I derivati della cannabis hanno effetti sedativi rilassanti. A basse dosi possono dare sensazione di leggera euforia, reattività, aumento dell’appetito cui segue benessere fisico e psichico. Ad alte dosi, invece, possono provocare forti alterazioni sensoriali, attacchi di panico, nausea, tachicardia. Gli effetti sono spesso determinati dall’umore del momento, dalla dose di sostanza assunta o dalla contemporanea assunzione di altre sostanze.

Cannabis Italia Legge

Vecchio Ordinamento Giurisprudenziale sulla coltivazione della cannabis.

Nel 2008 le Sezioni Unite avevano ritenuto che coltivare la cannabis costituisse reato indipendentemente dal fatto che il prodotto fosse destinato ad uso esclusivamente personale.

Questo perché nella fattispecie di coltivazione ravvisavano una notevole anticipazione della tutela penale rispetto al pericolo concreto di incrementare le occasioni di cessione della sostanza e lo spaccio di stupefacente.

A distanza di anni, però, nelle sentenze di merito (Tribunali e Corti d’Appello) approdate man mano alla giurisprudenza delle singole sezioni della suprema Corte, erano riaffiorati due contrapposti orientamenti:

  • Uno minoritario, ossia tendente a valutare inoffensiva la coltivazione se in concreto irrilevante nell’aumentare l’ulteriore diffusione della sostanza. Ad esempio: nell’uso esclusivamente personale e di minima entità (come nel caso di due piantine);
  • L’altro maggioritario, granitico nel ritenere la coltivazione di per sé reato, a prescindere dalla finalità alla quale sia preordinata o dalla quantità di principio attivo.

coltivazione cannabis uso personale

La decisione delle sezioni unite sulla rilevanza penale della coltivazione di modiche quantità di cannabis.

Un quesito di notevole interesse giuridico e sociale si chiede se ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti è sufficiente che la pianta conforme al tipo botanico previsto, sia idonea per grado di maturazione, a produrre sostanza per il consumo. Il tutto non rilevando la quantità del principio attivo ricavabile nell’immediatezza. Ovvero: è necessario verificare anche che l’attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica e a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato.

Marijuana Italia Legge. Coltivazione canapa legale

Coltivare marijuana è reato? Sul punto la Corte di Cassazione ha assunto la seguente posizione: 

“Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinati in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.

Le Sezioni Unite della Cassazione, dunque, affidano ad un’informazione provvisoria la decisione adottata lo scorso 19 dicembre.

Si attende, ora, il deposito delle motivazioni. Intanto il Supremo consesso rende noto che sono escluse dal raggio d’azione della norma penale le attività di coltivazione di minime dimensioni. In particolare ci si riferisce alla coltivazione pianta marijuana svolta in forma domestica. La coltivazione deve essere caratterizzata da uno scarso numero di piante. Da ogni pianta mariuana si dovrà, quindi, ricavare un modestissimo quantitativo tale da apparire destinato, in via esclusiva, all’uso personale del coltivatore.

Canapa sativa coltivazione

Tipi di Marijuana: quante tipologie di Marijuana Light esistono?

Fondamentalmente si può dire che esistono tre diversi tipi di piante di marijuana.

  • Cannabis Indica: viene ancora oggi usata per alcuni composti di carattere medico,
  • Marijuana Light o Cannabis Sativa è una tipologia utilizzata come fibra tessile
  • Cannabis Ruderalis il cui maggiore interesse risiede nel fatto di essere utilizzata per ibridi e incroci.  

Coltivare la marijuana è reato?

Fino a qualche tempo coltivare marijuana avrebbe costituito senza alcun dubbio una condotta illecita. Per principio generale la coltivazione non autorizzata di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti era penalmente rilevante anche se realizzata per uso personale.

Qualche sentenza, però, tendeva a specificare che la punibilità della coltivazione andava esclusa se il giudice ne accertava la concreta inoffensività.

Questo principio, in precedenza palesato silenziosamente, è divenuto ormai l’orientamento sa seguire. Questo a seguito di quanto espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

In questa sede si è affermato che devono ritenersi escluse dalla punibilità penale le attività di coltivazione di minime dimensioni.

Questo specie se svolte in forma domestica e utilizzando tecniche rudimentali. Vanno considerati:  

  • lo scarso numero di piante
  • il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile.

Questi sono gli elementi cardine per rientrare nell’uso personale.

Cosa vuol dire la sentenza della cassazione sulla coltivazione della cannabis in Italia?

La Corte di Cassazione, come già spiegato, ha stabilito che coltivare marijuana in casa in piccole quantità e per uso personale non costituisce reato.  La motivazione della decisione devono ancora essere depositate, pertanto, i dettagli non sono ancora noti.

La sentenza non significa che sia cambiata la legge, né che d’ora in poi tutte le sentenze di grado inferiore saranno necessariamente simili. Si tratta, in ogni caso,  di una cosa importante per il trattamento giuridico dei casi simili in Italia.

Le sentenze della Cassazione non hanno, di per sé, valore vincolante se non per i procedimento giudiziario per il quale vengono emesse.

C’è da dire, però, che quelle decise dalle sezioni unite sono molto autorevoli e rappresentano la cosa più vicina a dei precedenti vincolanti.

Ne consegue che l’orientamento della sentenza sarà seguito dai giudici che d’ora in poi dovranno decidere sullo stesso tema.

La sentenza “svolta” fa riferimento alla marijuana coltivata in piccoli vasi e consumata soltanto privatamente.

Esistono, a tal proposito kit che rendono l’operazione molto più semplice che in certi casi si possono comprare anche su internet.

Leggi anche >>> Legalizzazione Cannabis: i numeri di chi lo ha già fatto.

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