Cibo del Futuro: cosa arriverà presto sulle nostre tavole?

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cibo del futuro

Hai detto Cibo del Futuro? Proviamo ad immaginare cosa potrebbe accadere anche in Italia.

Cena per 2, max 4 persone post quarantena (non sono consigliati gruppi più ampi) ed ecco che, dopo aver sfornato pane per 3 mesi, la voglia di mettersi ai fornelli cala e il ricettario finisce in fondo alla libreria.

Occorrerebbe un’idea alternativa al posto del classico risotto che oramai propinate agli amici durante le vostre rimpatriate; perché non optate, quindi, per 2 spaghetti mantecati con i grilli e cavallette fritte per secondo?

Gli insetti sono il cibo del futuro. Cerchiamo di capire, dunque, cosa arriverà sulle nostre tavole, poiché a dispetto di una certa ritrosia comprensibile di primo acchito, si rivelano una valida fonte proteica che potrebbe sostenere l’alimentazione nelle zone del mondo in crescente espansione.

Cibo del futuro: normativa europea sugli insetti commestibili e aggiornamento

Nel 1997 si incomincia a parlare di novel food, in altre parole di alimenti “nuovi” rispetto a quelli che la tradizione intende. L’articolo 1 del Regolamento CE 258 differenzia 4 categorie di prodotti e di nuovi ingredienti:

  1. Prodotti e ingredienti alimentari con una struttura molecolare primaria nuova o volutamente modificata.
  2. I prodotti e ingredienti alimentari costituiti o isolati a partire da microorganismi, funghi o alghe.
  3. I prodotti e ingredienti alimentari costituiti da vegetali o isolati a partire da vegetali e ingredienti alimentari isolati a partire da animali.
  4. Poi, i prodotti e ingredienti alimentari sottoposti a un processo di produzione non generalmente utilizzato che comporta cambiamenti significativi del valore nutritivo. Con conseguenti effetti sul loro metabolismo o del tenore di sostanze indesiderabili.

Queste 4 categorie, per essere lanciate sul mercato, devono rispettare alcuni criteri cioè:

  • non devono essere rischiosi per il consumatore
  • i cibi non lo devono indurre in errore
  • non devono differire da quegli alimenti cui sono destinati come sostituzione così da non comportare condizioni sfavorevoli a livelli nutrizionale.

Tale quadro normativo è stato aggiornato nel corso degli anni anche con cibi innovativi, ma distanti dal comparto agricolo europeo e che hanno condotto all’ultimo regolamento 2015/2283 del 2018. Nella lista compaiono gli insetti alimentari (formiche, vermi, etc…), bensì ciò non significa che si trovano, di conseguenza, al supermercato.  Vige un margine di autonomia, per cui i produttori e gli allevatori dovranno dimostrare la sicurezza dei propri prodotti.

Il ministero della Salute, con una nota dell’8 gennaio 2018, ha definito il mercato degli insetti commestibili in Italia, affermando che lungo lo Stivale non è autorizzato l’impiego alimentare di nessuna tipologia.

cibo del futuro L’andamento del mercato emitteri insetti alimentari

Il mercato degli emitteri insetti alimentari potrebbe raggiungere presto cifre altissime. Per la farina prodotta da derivati di insetti, si stima un giro d’affari di 4 miliardi di euro. Gli integratori potrebbero toccare quota 3,3 miliardi, mentre i prodotti destinati al nutrimento animale raggiungerebbero oltre 6 miliardi di euro.

Ovviamente, nonostante gli sforzi del legislatore europeo, mangiare insetti in Italia non è contemplato, di conseguenza, le aziende italiane devono commercializzare i propri prodotti all’estero.

Per il 2030, secondo il rapporto Barclays, 8 miliardi di dollari sarà la cifra cui arriveranno ristoranti e aziende che investono in un settore del genere.

Mangiare insetti: alternativa ecologica alla carne quando si parla di Cibo del Futuro

Sebbene mangiare insetti in un ristorante in Italia sia un’eresia – vuoi per la forte tradizione culinaria del Paese, vuoi per un retaggio culturale che ammorba l’Europa – gli esperti mondiali credono nell’ alto valore nutrizionale dei vermi.

La carne d’insetto è una valida fonte proteica per il corpo umano. Nella fattispecie, 100 grammi di termiti africane contengono circa 610 calorie, 38 grammi di proteine e 17 grammi di grassi. Altra questione che avvalora il ricorso a questo menù è la sostenibilità dell’allevamento il quale non dipende dalla disponibilità di terreno e non richiede un particolare uso di risorse, al contrario si nutre di rifiuti organici.

Mangiare insetti può aiutare a prevenire l’obesità

Gli insetti non apportano all’organismo solo proteine, ma anche enzimi responsabili nella digestione dei grassi. A dirlo è uno studio condotto dall’Università autonoma di Madrid.

“L’attività antiossidante degli insetti aveva già iniziato a essere evidente negli ultimi anni per diverse specie commestibili, ed è stata principalmente attribuita alla frazione proteica della farina ottenuta da questi”

afferma Diana Martin, direttrice del lavoro di ricerca.

“Tuttavia lo studio mostra per la prima volta un’attività antiossidante per gli estratti non proteici, ottenuta con metodologie di estrazione avanzate ed ecologicamente pulite”.

Quindi, il cibo del futuro avrebbe anche degli effetti benefici.

Cosa mangiano i grilli. A Scalenghe (TO), il primo allevamento commestibile

cosa mangiano le cavallette

Ma cosa mangia il grillo? I grilli sono insetti onnivori e mangiano soprattutto verdura, frutta e cereali. In un’azienda italiana, però, sono prodotti per essere dati in pasto ad altri animali. Si chiama Italian Cricket Farm e ogni giorno ne produce 200mila i quali possiedono un valore proteico doppio rispetto alla carne di manzo, fibre, minerali e acidi grassi omega 3.

L’hanno aperto a Scalenghe, in provincia di Torino, 2 imprenditori piemontesi: Silvia Giacosa e Giancarlo Lovera insieme a Fulvio Brena, consulente aziendale esperto nel campo energetico e Fabio Carli, appassionato di allevamento di animali esotici.

L’impresa crede in questo sostentamento avveniristico e nel fatto che potrà contribuire a diminuire la fame nel mondo.

Basti pensare che servono 1,7 chili di mangime per produrre un chilo di grilli, mentre per ottenere 1 chilo di carne di bovino ne servono ben dieci

raccontano dalla società e assicurano che la farina ricavata sarebbe anche molto buona.

Se crederete che non abbia un buon gusto, vi state sbagliando! Ha un sapore simile alla nocciola, quindi si amalgama bene con tutti i prodotti da forno, sia dolci che salati: è ideale per pane, cracker, biscotti e torte. Un nostro consiglio è quello di miscelare il 90% di farina tradizionale con un 10% di farina di grillo. Potete anche aggiungerla a frullati e mix per aumentarne il valore proteico, oppure unirla a creme o salse per intensificarne l’aroma”.

Mondo vs Italia: percezione dei consumatori sul cibo del futuro

Il consumo alimentare è molto diffuso in Asia e in alcuni paesi del sud America e dell’Africa. In totale, ci sono 2 miliardi di persone nel mondo che si cibano di grilli e cavallette. In origine, anche in Europa si consumavano; dall’Egitto il consumo alimentare si diffuse velocemente nel vecchio Continente.

I motivi per cui la tradizione sparì, furono lo sviluppo dell’agricoltura e, in seguito, l’urbanizzazione che favorì una vita cittadina lontano dagli animali. Nel sud Est Asiatico sono considerati oggi una pietanza prelibata, mentre in Occidente spopolano in Australia dove le locuste sono state ribattezzate “sky prawn” ossia gamberetti d’aria.

In Italia il commercio resta vietato, al contrario altri Paesi europei si sono mossi per normare la produzione. In Olanda, invece, sono prodotte le Bugs Stick, barrette al cioccolato contenenti alcuni tipi di insetti e anche gli chef stellati iniziano a utilizzarli. Mentre in Belgio, è stato regolarizzato l’allevamento e la vendita, ma è vietata l’importazione di insetti allevati fuori dall’Unione Europea. In Svizzera sono arrivati nei canali della GDO sotto forma di polpettine e hamburger realizzati con farina di larve unite a riso e spezie.

Quanto alla percezione dei consumatori, partecipando a un sondaggio dell’Istituto Ixe per Coldiretti, il 54% degli italiani intervistati si è dichiarato contrario alla commercializzazione di bachi, locuste e grilli.

Di larghe vedute i giovani tra i 18 e i 24 e chi vive nelle isole e al Nord Ovest in cui pare prevalere la curiosità di assaggiarli.

Insomma, gli stakeholder del business 4.0 non aspettano che il disco verde dall’European Food Safety Authority (Efsa). Questione di settimane, sembra. Dopodiché arriverebbe l’ok finale per la distribuzione nell’intera Unione Europea, aprendo scenari inediti in campo ristorativo.

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