Chi ha scritto la Costituzione Italiana? Ecco i dettagli.

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Chi ha scritto la Costituzione Italiana? 

In questo articolo si propone un breve excursus storico sulla Carta Costituzionale del Belpaese. 

Molti non hanno idea di quello che è stato l’excursus storico e politico che ha portato alla stesura e alla scrittura della Costituzione italiana.

La Costituzione è stata firmata il 27 dicembre del 1947 ed è entrata in vigore il Primo Gennaio del 1948. 

Chi ha proposto la firma della Costituzione Italiana? 

Per rispondere a questa questione bisogna sicuramente ricordare che la Costituzione è stata redatta dall’Assemblea Costituente.

La Costituzione è stata siglata dai più alti esponenti di quel sistema politico di transazione, nel secondo dopoguerra. C’è la firma di Enrico De Nicola, Capo provvisorio dello Stato eletto dall’Assemblea Costituente. In secondo luogo è necessario nominare Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente; e, infine, Alcide De Gasperi, che allora rivestiva il ruolo di Capo del Governo.

La domanda è: chi erano questi uomini? Secondo quale diritto scrissero la Costituzione Italiana? 

Non furono gli unici. Tra i firmatari della Costituzione vanno annoverati altri due esponenti dell’epoca, tali Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Saverio Nitti, entrambi ex presidenti del Consiglio dei Ministri nei governi antecedenti al regime fascista. 

In quel periodo era necessario delegare la stesura della Costituzione Italiana ad un gruppo di uomini ritenuti retti ed equilibrati. Con la fine del fascismo e l’avvento della Resistenza, i parlamentari di sinistra ottennero molta voce in capitolo. Era necessario mediare, trovare dei compromessi per redigere una costituzione che mettesse tutti d’accordo. Si parla, dunque, del carattere compromissorio della costituzione Italiana. 

Chi era Enrico De Nicola?

De Nicola era un avvocato penalista. Napoletano, aveva un’importante carriera politica alle spalle. Divenne Capo provvisorio dello stato per via di una politica compromissoria tra le Destre e la Democrazia Cristiana e tra sinistra e laici. De Nicola fu ritenuto una valida alternativa da parte di ogni fazione, per via di un comportamento retto, onesto.

De Nicola è un personaggio con delle caratteristiche assai singolari. Anche in occasioni ufficiali indossa un cappotto rivoltato e al bar e al ristorante paga di tasca sua. Egli dal primo momento ritenne assolutamente ingiusto spendere i soldi dei contribuenti. Ma De Nicola andrà oltre: rifiuterà al suo stipendio di 12 milioni di lire. Di corrente liberale e monarchico, viene eletto provvisoriamente Capo dello Stato il 28 giugno 1946. 

La scelta cadde su De Nicola anche per via della sua provenienza. Infatti, dopo il referendum del 2 giugno, era necessario porre accanto alle due massime cariche dello stato un meridionale. Alcide De Gasperi, infatti, era trentino, mentre il presidente dell’Assemblea Costituente, il socialista Giuseppe Saragat, era piemontese. 

In questo contesto era necessario inserire un meridionale per via di una questione delicata. Al sud aveva vinto la monarchia. Diventava indispensabile selezionare una figura del calibro di De Nicola onde poter ispirare l’orgoglio repubblicano, per quanto, come già precisato, lo stesso De Nicola fosse monarchico convinto. 

Un curioso aneddoto su De Nicola

Il giorno della sua elezione De Nicola ha 69 anni. De Nicola rimane famoso nella storia per il suo totale rifiuto a candidarsi. Ha rifiutato per ben 4 volte la presidenza del Consiglio, una volta la nomina a senatore, la sua elezione a deputato e la poltrona a sindaco di Napoli. 

In realtà appena seppe della sua elezione a Capo dello Stato, scappò da Roma per nascondersi nella sua casa a Torre del Greco. Nessuno riuscì ad intercettarlo. Solo Saragat lo raggiungerà telefonicamente per comunicargli la vittoria e invitarlo a presentarsi al Quirinale.

Il giuramento fu fissato per il giorno 1 luglio. Sotto i raggi di un sole cocente De Nicola arrivò con un’ora di ritardo a bordo della sua auto, senza uomini di scorta che aveva liquidato alle porte di Roma. 

Ben consapevole del carattere transitorio del suo ruolo, decise di non vivere in Quirinale, residenza di Regnanti e Papi. Preferirà il più angusto Palazzo Giustitiani come residenza. All’interno dello stesso, nella Sala della Biblioteca, apporrà la sua firma sulla Costituzione. 

Quali ispirazioni per i Padri Costituenti?

La carta elaborata dalla costituente, in un anno e mezzo di attività, apparì come un compromesso tra la componente cattolica espressa della democrazia cristiana, quell’operaia espressa nel partito comunista e socialista, e quella vagamente ispirata alle vecchie forze liberali.

Si trattava di un compromesso che compendiava i concetti e le dottrine di cattolici, marxisti e democratico-liberali. È facile riscontrare l’influenza cattolica nell’articolo 7, approvato per un accordo tra la democrazia cristiana il partito comunista. Tale accordo implicava la confessionalizzazione dello Stato, con tutte le rispettive conseguenze, soprattutto per via delle ingerenze della Chiesa.

Così come è evidente l’ingerenza della chiesa su alcune disposizioni relative alla famiglia, ritenuta “società naturale fondata sul matrimonio”. Appare chiara tale ingerenza anche sull’educazione della gioventù. Bisogna riferirsi alla norma sulla libertà di insegnamento. Con questa novità si interrompe il monopolio dello stato laico dell’istruzione pubblica introdotto dal Risorgimento.

Di chiara provenienza laica sono quelle affermazioni di principio che tendono a dare al testo un contenuto sociale avanzato. Si tratta di norme meramente pragmatiche che emulano quelle della Germania di Weimar, inserendo degli obiettivi di politica non più derogabili: dalla definizione dell’Italia come repubblica fondata sul lavoro, il diritto al lavoro, da realizzarsi con l’intervento economico dello stato, l’eguaglianza giuridica e sociale degli italiani e delle molteplici disposizioni riguardanti i rapporti economico e sociali dettati con l’intento di superare l’individualismo liberale ottocentesco  verso una distribuzione più equa delle risorse. 

Quali retaggi della tradizione liberale?

Le norme più direttamente riguardanti l’ordinamento dello stato e le guarentigie si ispirarono alla tradizione liberale. A questa valutazione positiva aderivano anche le forze di matrice cattolica o marxista. Dopo il trionfo degli alleati sul nazi fascismo, si preoccuparono di consolidare le basi strutturali della democrazia al fine di impedire il ripetersi di esperienze autoritarie. La struttura dello stato apparve similare alle democrazie occidentali.

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