Charlie Hebdo: nuova vignetta su Maometto in copertina

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Lo slogan dei vignettisti e della redazione di Charlie Hebdo è molto chiaro: “non ci arrenderemo mai”. E infatti non si sono arresi e tornano le vignette su Maometto in prima pagina. 

In questi anni la redazione era rimasta più anonima, tanto che molti si erano chiesti se dopo l’attentato Charlie fosse rimasto Charlie oppure fosse andato incontro ad un imbonimento? Bene: questa è la prova che la linea del giornale non è cambiata. E non vogliono arrendersi. Ma perché proprio ora? Perché ripubblicare le vignette di Maometto a distanza di qualche anno da quel 7 gennaio 2015 in cui al numero 10 di Rue Nicolas-Appert, XI arrondissement a Parigi persero la vita 12 persone? 

Quel giorno i fratelli Chérif e Said Kouachi, algerini islamici naturalizzati francesi, avevano vendicato Maometto mettendo a punto una delle più grandi stragi nella storia del giornalismo. 4 milioni di persone scesero in piazza nei giorni successivi sotto lo slogan “Je suis Charlie”. 

Charlie Hebdo Maometto: perché ci riprova?

Le vignette sono state ripubblicare perché si sta per aprire il processo della strage del 2015. Dalla redazione hanno comunicato che “Ci è stato spesso chiesto di pubblicare altre vignette di Maometto”. 

“Ci siamo sempre rifiutati di farlo, non perché sia proibito, la legge ce lo permette, ma perché ci serviva un buon motivo per farlo, un motivo che avesse senso e che portasse qualcosa al dibattito”. Charlie Hebdo aveva pubblicato l’ultima vignetta su Maometto cinque anni fa, all’indomani della strage nella loro redazione. In quella prima pagina il profeta dell’Islam era raffigurato con una scritta che tradotta significa “Tutto Perdonato” 

Da quel momento, infatti, Charlie Hebdo ha mantenuto il suo taglio satirico, ma non aveva più disegnato Maometto, né tantomeno aveva pubblicato le vignette incriminate. Ora tutto è diverso. 

Vignette di Charlie Hebdo

Vignette in prima pagina

«Tout ça pour ça». Ecco il titolo testuale della prima pagina in questione del settimanale Charlie Hebdo. La traduzione suona come «tutto questo per questo (le vignette)».

Attentato Charlie Hebdo

Ci si riferisce al fatto che a causa di quelle vignette satiriche hanno perso la vita ben 12 persone durante l’attentato a Charlie Hebdo, un vero e proprio massacro che però non ha messo a tacere la redazione dell’ormai famoso giornale.

Gli 11 disegni incriminati che raffigurano Maometto sono stati pubblicati per la prima volta nella storia dal quotidiano danese Jyllands-Posten. Correva l’anno 2005. Successivamente Charlie Hebdo aveva voluto pubblicarle in Francia successivamente. Le vignette mostrano Maometto con una bomba che sostituisce il turbante. In un’altra lo si può vedere Maometto armato accanto a due donne islamiche. 

Alcune disposizioni contenute in alcuniʾaḥādīth vietano di raffigurare Maometto, ma Charlie Hebdoo è sempre andata controcorrente. 

La redazione del giornale francese, infatti, sostiene la libertà di espressione e anche di blasfemia s’è il caso, non risparmiando nemmeno cattolici o ebrei. Dopo la campagna «Je suis Charlie» tutto l’entusiasmo del mondo, volto a tutelare la libertà di pensiero, di parola e di espressione (anche artistica in questo caso) pare essersi perso, come spiega lo stesso direttore Riss nell’editoriale che fa da cornice a questa nuova pubblicazione. 

Copertina Charlie Hebdo: cosa dice l’editoriale?

«Non ci piegheremo mai. Non rinunceremo mai», scrive il direttore. 

«L’odio che ci ha colpito è ancora qui e, dal 2015 a oggi, ha avuto il tempo di trasformarsi, cambiare aspetto per passare inosservato e proseguire senza fare rumore la sua crociata senza pietà  In questa settimana di apertura del processo per gli attentati del 2015, riprodurre quelle caricature ci è sembrato indispensabile».

In un’accezione pura Charlie Hebdo è rimasto Charlie Hebdo. Molti avrebbero voluto un giornale più mansueto, sempre sui generis, ma più contenuto.

“Ieri abbiamo detto fanculo a Dio, all’esercito, alla Chiesa, allo Stato. Oggi dobbiamo imparare a dire fanculo alle associazioni tiranniche, alle minoranze ombelicali, ai blogger che ci schiaffeggiano come maestre di scuola”. Il messaggio della redazione pare essere forte e chiaro. Ma rispondiamo a una domanda: è veramente vietato disegnare Maometto? 

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Perché non si può disegnare Maometto? 

Disegnare Maometto, a differenza di quel che pensano in molti, non è vietato dal Corano. Infatti il fondatore dell’Islam, secondo una corrente molto più moderata di Islamici, può essere raffigurato purché non si manchi di rispetto al profeta. In realtà il raffigurare o meno Maometto è sempre stato oggetto di dibattiti anche molto accesi.

Su questo punto di vista c’è disaccordo tra gli stessi islamici. Vi sono alcuniʾaḥādīth (si tratta di leggi tradizionali che hanno valore giurisprudenziale e sono una sorta di fonte secondaria. La fonte primaria per gli islamici è il Corano) che vietano di raffigurare immagini del Profeta Maometto in qualunque circostanza. 

Sciiti e sunniti pensano quindi che questa forma di raffigurazione sia vietata a prescindere nella maniera più assoluta. Ma ci sono frange di sciiti e sunniti che ritengono sacrilego la raffigurazione di qualunque uomo. La spiegazione sarebbe da riscontrare nel fatto che le raffigurazioni incitano all’idolatria.

Quando si adora un’immagine, una statua, si rischia di allontanare il focus da ciò che quella stessa opera rappresenta. Nel caso di Charlie Hebdo si tratta di satira. 

Ma nell’arte islamica esistono raffigurazioni di Maometto? 

Si, esistono. In alcuni casi viene raffigurato come una fiammella. In altre viene rappresentato con il volto velato e in altre ancora viene raffigurato serenamente, come una qualsiasi altra figura spirituale. 

Vi sono gli sciiti al di fuori dell’iran che accettano tutte le raffigurazioni su Maometto a patto che siano rispettose verso il profeta. Ed è qui che viene raffigurato anche nei libri o in decorazioni. Anche i sunniti, in passato, raffiguravano Maometto. 

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Scoppia la protesta contro Charlie Hebdo

Nel mirino la Francia. In molti paesi centinaia di manifestanti stanno portando avanti la loro protesta ormai da settimane e minacciano ritorsioni contro il giornale francese. Bruciato pubblicamente il tricolore Francese a Muzaffarabad, la capitale del Kashmir sotto controllo pakistano. Le ambasciate raccomandano ai cittadini francesi e a non intraprendere viaggi.

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