Brunello Cucinelli: profilo di un imprenditore illuminato

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brunello cucinelli

Brunello Cucinelli è stato definito il miglior capo del mondo, attento da sempre al benessere dei dipendenti e pronto a perseguire un ideale economico che generi profitti in modo etico. Per celebrare i 40 anni della sua azienda, dichiarò:

“Il sogno della mia vita è sempre stato quello di lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano. Immaginavo un’impresa che producesse senza recare danni al Creato e volevo conseguire il giusto profitto in modo etico. I grandi maestri del passato ci hanno educato ad ascoltare il genius loci, a sentirci custodi del Creato, non proprietari, ad avvertire la responsabilità per le bellezze del mondo. Desideravo contribuire con il mio operato a tale bellezza e permettere al prossimo di fruirne”.

Cavaliere del lavoro, lauree ad honorem nel cassetto, Cucinelli Bruno ha da sempre ospitato i grandi della terra nella sua Solomeo (Pg) in Umbria. Un borgo che l’imprenditore ha trasformato in un centro dello spirito in cui il concetto di “lavoro giusto” guida l’operato umano. Insomma produrre, ma rispettare; guadagnare, ma ponendo gli esseri umani al centro: ecco il capitalismo umanistico della Brunello Cucinelli Spa

Brunello Cucinelli: storia del re del cashmere

Confesso: ho fantasticato un paio di volte su come fosse lavorare da Brunello Cucinelli, dove tutto fa rima con grazia e giustizia e i dipendenti sono felici. Questa non sarà la striminzita biografia di Brunello Cucinelli Wikipedia, ma l’analisi emotiva di Elysium Post su un personaggio da cui le grandi aziende dovrebbero andare a lezione.

Brunello Cucinelli nasce nel 1953 a Castel Rigone, un piccolo centro del 1400 in provincia di Perugia, da una famiglia contadina. Si diploma geometra, poi s’iscrive alla facoltà d’ingegneria, ma abbandona gli studi. Nel 1978 lancia una piccola società e incanta il mercato con l’idea di colorare il cashmere. Sin da adolescente, soffre per le difficoltà lavorative del padre e proprio in quel periodo sviluppa il sogno di un lavoro rispettoso della “dignità morale ed economica dell’uomo”. Studia, così,  la storia e i personaggi del passato per alimentare le sue speranze e guarda al futuro con spiccata lungimiranza.

La famiglia e la nuova vita della sede

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Nel 1982, dopo il matrimonio con Federica Benda, da cui nascono 2 figlie, si trasferisce a Solomeo e la trasforma in un laboratorio di successi. Nel 1985 acquista un Castello del XIV secolo del borgo e ne fa la sede dell’azienda; ma nel 2000, dovendo adeguare i locali alle richieste crescenti del mercato, compra e modifica un opificio. Nasce un progetto più ampio che è il Foro delle Arti, con la Biblioteca Neoumanistica Aureliana, il Ginnasio, l’Anfiteatro e il Teatro.

Nel 1994, Brunello Cucinelli apre il primo negozio monomarca a Porto Cervo, cui seguono aperture nelle principali Capitali. Quando parla del suo Brunello Cucinelli coat o delle sue Brunello Cucinelli scarpe, non parla di guadagni, bensì di splendore universale.

Nel tempo, dall’esperienza del Foro delle Arti, nasce l’idea della “Scuola di Solomeo di Arti e Mestieri” che parte nel 2013. Per Brunello Cucinelli, bellezza e scienza rappresentano la base sui cui costruire un nuovo fattore umanistico e la scuola è il posto in cui questa idea si concretizza.

Nel 2014, la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli presenta il Progetto per la Bellezza. Grazie a questa iniziativa si realizzano 3 parchi nella valle ai piedi del borgo di Solomeo (Parco agrario, Parco dell’Oratorio e Parco dell’industria). Il piano richiama al valore della terra alla quale è necessario ridare dignità secondo Brunello Cucinelli.

Per Cucinelli, dunque, l’uomo è al centro di qualsiasi processo produttivo ed è convinto che “la dignità umana ci sia restituita solo attraverso la riscoperta della coscienza”.

Azioni Brunello Cucinelli: nel 2012 la quotazione in borsa

 Per capire bene quando una società decide di quotarsi in borsa e perché dovrebbe farlo, rimando a un pezzo ad hoc del team di Elysium School. Intanto, cerchiamo di capire il percorso di Mr. Brunello Cucinelli che nel 2012 si quota alla Borsa di Milano. All’epoca asserisce:

“E’ con grande piacere ed emozione che apprendo dell’approvazione da parte di Consob. Sta per iniziare un nuovo ciclo come azienda quotata. Spero che questo possa rendere l’impresa ancora piu’ internazionale e aperta al mondo e quindi al dibattito anche con persone che non sempre la pensano come noi. Crediamo che l’azienda possa diventare più robusta per affrontare le grandi opportunità che il nuovo mondo ci offre e immaginiamo che possa essere sostenuta da numerosi nuovi investitori, soci e custodi che possano farla forse vivere un altro mezzo secolo”.

Le indicazioni nei giorni precedenti l’Ipo sono promettenti, la chiusura del roadshow è anticipata per la domanda di azioni di 17 volte superiore all’offerta, il prezzo definitivo è fissato a 7,75 euro, il massimo della forchetta segnalata. Gli inizi fanno colpo su tutti, soprattutto in un clima non del tutto positivo per i mercati finanziari.

Il capitalismo umanistico di Brunello Cucinelli

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Lavorare nell’industria di Brunello Cucinelli o altresì nel Brunello Cucinelli outlet significa non proseguire la giornata oltre le 18.00 e non leggere le mail se non esclusivamente in ufficio. Una straordinaria normalità che fa ancora notizia in un mercato dove si cerca ogni giorno di lavorare a ritmi serrati. Il disegno “divino” di Cucinelli si evince dalla suddivisione delle entrate: la prima parte resta all’impresa, la seconda è destinata alla famiglia, la terza alle persone che lavorano con lui, la quarta è utilizzata per abbellire il mondo. E a chi gli dice che non ha senso parlare di etica con i prodotti di lusso, lui risponde:

“Vorrei che mi dicessero che i nostri prodotti sono costosi, sì, ma non cari. Se sono costosi, si riconosce l’opera di chi li ha lavorati, se sono cari, allora qualcuno ne ha approfittato. Vorrei che chi compra i nostri articoli sappia che cerchiamo di fare un profitto sano, garbato, senza far danno a nessuno”.

 

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