Boris Johnson nuovo Primo Ministro UK. E per la Brexit?

Arriva a Downing Street il premier pro Brexit, il nodo cruciale sarà proprio capire di che Brexit morire.

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Boris Johnson eletto nuovo primo ministro e leader del Tory Party. Il voto è arrivato nella giornata di oggi portando a Downing Street uno dei più accaniti brexiters. 

Borsi Johnson è, sicuramente, una figura che vanta un curriculum e una genealogia particolare, già giornalista poi ceduto alla politica e forte sostenitore della Brexit. Un passato da sindaco della capitale e ora voluto dal suo partito come successore di Theresa May alla guida dei Tory, dopo le dimissioni della premier lo scorso 7 giugno. Un voto che ha portato ben 92mila preferenze per Johnson rispetto alla sfidante e attuale Segretario di Stato Jeremy Hunt. che si ferma a 46mila preferenze. La conferma alla guida del partito Conservatore lo rende automaticamente Primo Ministro del Regno Unito.

LA FIGURA

Alexander Boris de Pfeffel Johnson, nato negli Stati Uniti e cresciuto in Europa. Figlio di un ex funzionario della Banca Mondiale e della Commissione Europea, educato nell’esclusivo college londinese di Eton. Un percorso che lo ha visto già prima muovere i passi da deputato e da giornalista a Bruxelles. E’ stato reso noto al grande pubblico per aver guidato Londra dal 2008 al 2016. Dopo le dimissioni di David Cameron all’indomani del referendum sulla Brexit, serve come ministro degli esteri sotto il governo May.
Una figura tanto nota quanto controversa per le sue posizioni politiche e le numerose gaffes (che gli sono costati la carriera da giornalista, tra l’altro). 

Una elezione che porta con sé anche numerosi strascichi, tra cui la volontà di alcuni membri del gabinetto di dimettersi e l’opinione pubblica alquanto divisa.

LA BREXIT

Anche se il neo primo ministro gode del favore del presidente degli Stati Uniti Donald Trump (che Johnson criticava in passato) è noto per la sua ostilità alle trattative, e relativo esito, sulla Brexit. Anche se alcuni ritengono che la sua foga verso l’uscita del Regno Unito dalla UE sia più una battaglia di ambizioni. Tuttavia, il premier brexiter ha criticato l’approccio del Regno Unito  da quando ha lasciato il governo, ritenendo che sia solamente creato un caos politico e legislativo che non ha fatto altro che rimandare senza giungere a una soluzione. Le sue soluzioni, tuttavia, non sono per nulla indolore. 

Aveva già messo in allarme le istituzioni dicendo che il Regno Unito deve lasciare l’UE entro la scadenza del 31 ottobre, anche senza accordo. 

Una Brexit “no-deal” è vista da molti all’interno e all’esterno del parlamento come uno scenario da evitare a tutti i costi. Uscire senza un accordo non permettere un periodo di transizione per permettere a cittadini, imprese e Istituzioni di favorire in maniera ordinata questo passaggio. In sostanza il caos.

LO SCENARIO con Boris Johnson

Con una sterlina in sofferenza e osservato speciale dei mercati, il compito del nuovo primo ministro è ancora più delicato. Sono già arrivate le aperture da parte del capo dei negoziati per la Brexit Michel Barnier, adesso si dovrà vedere come agirà Johnson.

Johnson non ha escluso di esautorare Westminster, inclusa la volontà di chiudere la sessione parlamentare, una soluzione antidemocratica inconciliabile. Motivo che ha portato, come già detto, alcuni membri del governo come Ken Clarke e Philip Hammond a dichiarare che voteranno la sfiducia se si dovesse tentare di aggirare la sovranità del Parlamento.

Ma il primo ministro Boris Johnson potrebbe invece indire elezioni anticipate per ottenere una solida maggioranza in Parlamento.

Qualsiasi sia la strada da percorrere, bisognerà vedere se le urla e le dure prese di posizione si confermeranno nella volontà (e la possibilità) di metterle in campo. Il momento peggiore per chi, della Brexit a ogni costo, ha fatto la sua bandiera di guerra.