Black List 2019, quali paesi ne fanno parte?

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Come ogni anno è stata resa nota la Black List, vediamo insieme di cosa si tratta e quali paesi coinvolge.

Cosa si intende per Black List?

La Black list è un elenco aggiornato annualmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’Agenzia delle Entrate raggruppante tutti i paesi per i quali vige l’obbligo di controllo per tutte le attività economiche intercorse tra le imprese italiane e le società con sede nei paesi a fiscalità privilegiata, caratterizzati da un regime di imposizione fiscale quasi assente o nullo, al fine di contrastare il fenomeno delle frodi fiscali.

Black List: Lista degli Stati a fiscalità privilegiata

Di seguito è riportata la lista completa ed aggiornata al 12 marzo 2019 dei paesi con vantaggi fiscali.

Black list 2019:

  • Bahamas, Brunei, Barbuda;
  • Gibuti, Grenada, Guatemala;
  • Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini statunitensi;
  • Kiribati;
  • Macao, Maldive;
  • Libano, Liberia;
  • Nauru, Nevis, Nuova Caledonia;
  • Oman:
  • Polinesia francese;
  • Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark, Saint Kitts;
  • Tonga e Tuvalu;
  • Vanuatu.

Secondo la normativa italiana, ricadono all’interno dell’elenco della Black list anche altri Paesi, per i quali però si sono salvati alcuni settori.

La prima è Bahrein, dove sono escluse però le società nel settore petrolifero;

La seconda è Monaco, ad esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato al di fuori del Principato.

Comunicazioni Black List Abolite

La legge 448/98 (attualmente abrogata) relativa alla lotta contro l’evasione fiscale e le truffe internazionali prevedeva l’obbligo per tutte le imprese ed i lavoratori professionali che instauravano rapporti commerciali con i paesi della black list, di comunicare all’Agenzia delle Entrate attraverso il modello polivalente tutte le operazioni commerciali intrattenute con questi ultimi, ossia: la cessione di beni comprese le esportazioni, gli acquisti di beni comprese le importazioni, le prestazioni di servizi rese, le prestazioni di servizi ricevute, le prestazioni di servizi registrate o soggette a registrazione, importazione senza Iva, fattura del fornitore registrata in contabilità prima della bolletta doganale.

Con l’articolo 4, comma 4 del decreto legge del 22/10/2016 n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016 n. 225, tale obbligo è stato eliminato per:

  • società di capitali ed enti commerciali (in senso ampio, soggetti ex articolo 73, comma 1, lettere a) e b) del TUIR;
  • società di persone;
  • imprese individuali;
  • enti non commerciali, qualora conseguano redditi d’impresa;
  • stabili organizzazioni in Italia di società ed enti non residenti;
  • Soggetti non residenti nei cui confronti trova applicazione la disciplina delle c.d. Controlled Foreign Companies;
  • Soggetti non residenti, aventi residenza fiscale nel territorio dello Stato italiano ex articolo 73, comma 3 o comma 5-bis del TUIR.

 Black list Europea 2019

La black list europea è la nuova lista che l’unione Europea si appresta ad emanare quest’anno.

La Commissione europea ha difatti iniziato l’iter per procedere alla definizione di un elenco dei paesi non cooperativi, cioè quelli che non sono riusciti ad armonizzare il proprio sistema di tassazione al fine di aiutare la lotta contro l’evasione e l’abuso fiscale.

Nei successivi mesi alcuni dei paesi facenti parte del nuovo elenco saranno sottoposti ad un’attenta valutazione al fine di individuare discrepanze in materia di fiscalità.

Il fine è quello di ideare una black list che possa superare quelle nazionali, in modo da generarne una uniforme per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

Ad oggi, 10 sono i paesi aggiunti alla black list dell’Unione Europea nonostante l’opposizione dell’Italia nell’inserimento degli Emirati Arabi Uniti.

Rientrano in tale lista tutti gli stati definiti “non cooperativi” ossia quelli che riescono a nascondere i loro introiti al fisco europeo.

La prima Black list europea fu creata nel 2017 comprendendo ben 17 paesi a cui si affiancavano i 47 della lista grigia.

Dato l’impegno di alcuni paesi nei confronti dell’Ue in merito alla modifica del regime fiscale, sono stati traferiti dalla lista “nera” alla “grigia”, attualmente difatti la Black list si compone di 15 paesi: Samoa, Guam, Trinidad, Tobago, Isole Vergini degli Stati Uniti, Barbados, Emirati Arabi Uniti, Isole Marshall, Aruba, Belize, Bermuda, Figi, Oman, Vanuatu e Dominica.

Stando a quanto dichiarato da Pierre Moscovici, Commissario responsabile per gli Affari economici e finanziari, tale elenco ha sicuramente contribuito in maniera determinante sulla trasparenza fiscale a livello mondiale.

Emirati Arabi Uniti nella Black list, un’arma a doppio taglio?

Come sopracitato, gli emirati arabi uniti, la seconda potenza economica del mondo arabo, sono stati inclusi nella Black list dell’Unione Europea insieme a ben altri 10 paesi nonostante il tentativo, attraverso una serie di riforme, di adeguare i propri standard a quelli richiesti dall’Ue.

Tuttavia le autorità bancarie degli EAU sono più che certe che in tempi brevi riusciranno a raggiungere tali obiettivi ed essere eliminati dalla fatidica lista.

L’unica preoccupazione, in virtù del rigido atteggiamento manifestato dal Commissario per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, è il manifestarsi di un effetto boomerang che potrebbe intaccare i rapporti di affari e di interscambi tra l’Ue e l’EAU.

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