Beni Confiscati: che fine fanno? Ecco cosa dice la normativa

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beni confiscati normativa

Che fine fanno i beni confiscati?

In questo articolo ci occuperemo di beni confiscati. Cercheremo di comprendere:

  • i presupposti di applicazione delle misure di sicurezza
  • la natura giuridica della confisca
  • la differenza tra confisca facoltativa e obbligatoria.

Beni Confiscati Normativa

Ci occuperemo poi di esaminare il pensiero del legislatore con dei casi reali di giurisprudenza (Cassazione Sezioni Unite 19 GENNAIO 2004 N. 920).Esamineremo i provvedimenti di sequestro e confisca. Infine ci occuperemo, quindi, del ruolo dell’agenzia nazionale beni confiscati e le novità introdotte dalla Legge N. 132 del 2018.

Aavremo modo di esaminare, quindi, il ruolo degli organi dell’Agenzia Beni Confiscati (ANBSC).

Parleremo, infine, della destinazione dei beni immobili e dei dati sulle attività dell’agenzia stessa.

Beni Confiscati: i presupposti di applicazione delle misure di sicurezza.

Secondo quanto riporta l’articolo 202 co. 1, c.p. “le misure di sicurezza possono essere applicate soltanto alle persone socialmente pericolose che abbiano commesse un fatto preveduto dalla legge come reato”.

Quindi l’applicazione delle misure di sicurezza richiede l’esistenza di due presupposti:

  •  un presupposto oggettivo costituito dalla commissione di un fatto previsto dalla legge come reato.
  • un presupposto soggettivo risultando indispensabile l’accertamento della pericolosità sociale del reo.

La natura giuridica della confisca

La confisca (o sequestro beni) consiste nell’espropriazione, ad opera dello Stato, di cose a vario titolo ricollegabili all’attività criminosa.

Parte della dottrina non condivide l’inclusione della confisca tra le misure di sicurezza.

Infatti alcuni tecnici hanno ritenuto di qualificarla, più esattamente, come una sanzione sui generis o una pena accessoria, nel presupposto che il suo fondamento sarebbe la pericolosità della cosa.

L’opinione tradizionalmente prevalente, tuttavia, sottolinea l’identità della funzione svolta dalla confisca rispetto a quella delle altre misure di sicurezza.

In questo contesto ricostruisce un concetto relazionale di pericolosità della cosa che non deve essere inteso come attitudine della stessa a recare danno, ma come “possibilità che la cosa qualora sia lasciata nella disponibilità del reo, venga a costituire per lui un incentivo per commettere ulteriori illeciti, una volta che egli sia certo che il prodotto del reato non gli verrà confiscato”.

Il dibattito sulla natura giuridica della confisca ha ricevuto negli ultimi anni un nuovo impulso. Questo per effetto di alcune tendenze evolutive non poche delle quali intervenute al di fuori della normativa codicistica.

Si parla di tendenze caratterizzate da una disciplina derogatrice rispetto alla figura generale di confisca preveduta dall’articolo 240 del c.p.

Tutte le novità

Gli elementi di novità che sono emersi possono così essere riassunti:

  • espansione dei casi di “obbligatorietà” della confisca,
  • estensione della gamma dei beni confiscabili,
  • eliminazione o attenuazione di un diretto collegamento eziologico tra beni confiscabili e specifico reato commesso.

La confisca per equivalente o confisca di valore è stata introdotta di recente nel nostro sistema. Tale scelta è stata introdotta sulla scia di un orientamento già emerso in altri paesi. Lo scopo sarebbe quello di potenziare l’efficacia dello strumento in esame al fine di contrastare numerose forme di criminalità. Questo significa che, in caso di impossibilità di agire direttamente sui beni costituenti il profitto o il prezzo del reato, è prevista la possibilità di confiscare utilità patrimoniali. L’unica clausola è che le utilità patrimoniali abbiano valore corrispondente di cui il reo abbia la disponibilità.

Nel tempo è andata sempre più accentuandosi la valenza general preventiva e afflittiva della confisca, nei termini sostanziali di sanzione accessoria specie in riferimento a tipologie delittuose rientranti nell’ambito della criminalità organizzata.

Tenuto conto del complesso quadro normativo inerente alla confisca, si deve prendere atto che nell’attuale realtà dell’ordinamento essa presenta una fisionomia ibrida e polivalente potendo essa fungere a seconda dei casi da misura di sicurezza, da misura di prevenzione e, come più spesso accade, da pena accessoria.

Confisca facoltativa e obbligatoria

Per principio generale la confisca è facoltativa.

Essa può essere applicata, come espresso dall’articolo 240 comma 1 del codice penale, solo nel caso di sentenza di condanna, sul presupposto dell’accertata pericolosità della cosa con riferimento all’uso che il reo può farne avendone la disponibilità.

La giurisprudenza ha inoltre specificato che la pericolosità della cosa richiede l’uso diretto e necessario di essa per commettere il reato.

Per “profitto di reato”, si deve intendere il guadagno, il vantaggio di natura economica che deriva dall’illecito. Il “prodotto del reato” consiste invece nella cosa materiale che si origina dal reato medesimo.

La confisca è obbligatoria nelle ipotesi di:

  1. cose che costituiscono il prezzo del reato;
  2. cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituisce reato anche se non è stata pronunciata condanna (articolo 240 comma 2).

Il riferimento letterale alla possibilità di disporre la confisca senza condanna nei soli casi di cose intrinsecamente criminose ha indotto a vagliare la possibilità di estendere una tale evenienza agli altri casi di confisca obbligatoria con particolare riferimento all’ablazione del prezzo.

Normativa dei beni confiscati

Come anticipato, negli ultimi anni si è assistito a un nuovo incremento di ipotesi di confisca obbligatoria finalizzate a reprimere e prevenire fenomenologie delittuose tipicamente produttive di arricchimento illecito.

Emblematica, da questo punto di vista, la confisca penale dei proventi mafiosi. A norma dell’articolo 416 bis, comma 7 del codice penale, nei confronti del condannato per associazione di stampo mafioso, si agisce come segue.

Infatti si deve disporre la confisca:

  • delle cose che servite o destinate a commettere il reato
  • delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

In proposito, emerge quale significativo dato nuovo la confiscabilità delle cose che costituiscono l’impiego dei proventi del reato.

Si tratta di una novità la cui ratio tiene conto del fatto che quanti operano nell’ambito del crimine organizzato sono soliti riciclare i loro illeciti profitti in attività formalmente legali.

La confisca allargata

Il legislatore ha introdotto un apposito meccanismo di “confisca allargata”. Il legislatore ha introdotto tale misura con l’intento di rafforzare la prevenzione del crimine organizzato. L’intento è quello di colpire fasce di economia criminale mafiosa da tempo consolidate,

Tale meccanismo si è via via riferito a una gamma sempre più estesa di delitti di particolare gravità. I riferimenti normativi si collocano nell’articolo 240 bis c.p. per effetto del d. lgs. 1 marzo 2018, n. 21 attuativo del principio della riserva di codice.

Ciò significa che nei casi di condanna o pena patteggiata nei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione e sequestro estorsivo, usura, ricettazione, riciclaggio e reimpiego di capitali, ecc. è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito o alla propria attività economica.

Questo inedito meccanismo di confisca è caratterizzato da due innovazioni di rilevante portata.

Da un lato la notevole ampiezza del contenuto del provvedimento ablativo: si parla di “tutti” i beni sproporzionati al reddito o all’attività economica svolta dal condannato, a prescindere dalla circostanza che essi siano ricollegabili a uno dei reati-presupposto, accentuando in tal senso il profilo punitivo in senso general preventivo della misura.

Dall’altro l’attribuzione al soggetto destinatario della confisca dell’onere di giustificare la provenienza dei suoi beni, secondo uno schema di ripartizione dell’onere probatorio analogo a quello previsto rispetto alla confisca quale misura di prevenzione patrimoniale.

Casi Giurisprudenziali

Cassazione Sezioni Unite 19 GENNAIO 2004 n. 920

L’istituto della confisca “allargata” è stato ulteriormente tratteggiato dalla sentenza della Cass. S.U. del 19 gennaio 2004 n. 920. 

L’inquadramento sistematico della confisca allargata tra le misure di sicurezza patrimoniali comporta più che una valutazione di pericolosità del bene, una valutazione e una presunzione (relativa) di pericolosità della relazione tra “il bene e il soggetto”.

Vale a dire: la disponibilità di un’entità patrimoniale sproporzionata rispetto alla capacità reddituale lecita da parte di quel soggetto condannato per quei delitti costituisce un binomio che fa presumere una capacità e una pericolosità sociale, di natura mista oggettiva e soggettiva, legittimante l’ablazione del surplus reddituale non giustificabile.

Ciò posto, nel caso di specie il Tribunale aveva ritenuto che tale misura, avendo natura sostanzialmente sanzionatoria, non potesse essere applicata ad una fattispecie di corruzione commessa prima del 1 gennaio 2007, in ossequio al principio di irretroattività della legge penale di cui all’articolo 2 del c.p. 

La suprema Corte, annullando il provvedimento del Tribunale, ha viceversa ritenuto che lo strumento ablatorio in esame svolge essenzialmente una funzione general-preventiva ed ha preminentemente carattere di misura di sicurezza; pertanto, ai sensi degli articoli 199 e 200 del c.p., nonché dell’articolo 25, co. 3 Cost. ha concluso per l’applicazione della misura anche ai reati commessi prima della sua introduzione legislativa.

Conclusione, in vero, non di sufficiente persuasività tanto più che si tiene conto degli approdi cui è ormai giunta la giurisprudenza con riguardo ad altre ipotesi di confisca, in specie quella detta per equivalente.

La criminalità informatica

Va, altresì, segnalata la legge 15 febbraio 2012 n. 12, recante misure per il contrasto a fenomeni di criminalità informatica, ha novellato l’articolo 240 c.p.

Estendendo le ipotesi di confisca obbligatoria ai beni informatici utilizzati per la commissione dei reati informatici e prevedendo che tali beni sequestrati e poi confiscati siano destinati a particolari esigenze di ordine pubblico.

Il d.lgs. 29 ottobre 2016, n. 202, ha infine introdotto nell’articolo 240 bis c.p., in relazione a tali ipotesi di confisca diretta, altrettante ipotesi di confisca per equivalente del prodotto o del profitto dei reati informatici ivi contemplati.

I provvedimenti di sequestro e confisca

I soggetti destinatari di sequestro e confisca sono, tra gli altri, gli indiziati di appartenere ad associazioni mafiose ovvero coloro che sono dediti abitualmente a traffici delittuosi e che vivono abitualmente con i proventi di attività delittuose. In caso di morte queste misure possono essere applicate anche nei confronti di eredi o aventi causa.

Competenti a proporre l’azione sono il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove dimora la persona, il questore e il direttore della Direzione investigativa, che a tal fine effettuano tutti gli accertamenti necessari.

Il sequestro è disposto dal Tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ritiene che essi siano frutto di attività illecite o ne costituiscono il reimpiego.

Al termine del procedimento, cui partecipano anche eventuali terzi interessati, il sequestro dovrà essere confermato entro il termine prestabilito dal provvedimento di confisca.

Il sequestro equivalente

La legge prevede anche il “sequestro per equivalente” quando il destinatario delle misure di prevenzione disperde, distrae occulta o svaluta i beni sottoposti a sequestro.

Un’ipotesi particolare, disciplinata dall’articolo 12 sexies del decreto-legge n. 306 del 1992 riguarda la “confisca allargata” del denaro, dei beni o delle altre utilità, di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui anche per interposta persona, risulta essere titolare o avere la disponibilità in valore sproporzionato al proprio reddito.

Con il provvedimento di sequestro viene nominato l’amministratore giudiziario. Il suo compito è quello di custodire, conservare ed amministrare i beni al fine di incrementarne la redditività e di predisporre apposite relazioni. In tale attività è assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. A quest’ultima è affidata la gestione del bene dopo il provvedimento di confisca di primo grado.

Sulla base delle proposte avanzate, il giudice assume le direttive generali in ordine alla gestione dei beni.

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La destinazione dei beni confiscati e il ruolo dell’agenzia

A seguito della confisca definitiva i beni sono acquisiti al patrimonio dello Stato. 

È l’Agenzia a deliberare in ordine alla destinazione del bene, versando al Fondo Unico per la Giustizia le somme di denaro. Tali somme includono anche quelle derivanti dalla vendita dei beni.

I beni immobili sono mantenuti al patrimonio dello Stato, per finalità di giustizia, ordine pubblico e protezione civile o per essere utilizzati da altre amministrazioni pubbliche, ovvero trasferiti agli enti locali che potranno gestirli direttamente oppure assegnarli in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore, seguendo le regole della massima trasparenza amministrativa.

Le Aziende sono mantenute nel patrimonio dello Stato: l’agenzia le può destinare all’affitto (a titolo oneroso o gratuito, ad esempio a cooperative di lavoratori dipendenti nell’impresa confiscata), alla vendita e anche alla liquidazione, quando le altre due possibilità risultino impraticabili.

I relativi proventi confluiscono anch’essi nel Fondo Unico Giustizia.

Novità introdotte dalla legge n. 132 del 2018 di conversione al C. D. “Decreto Sicurezza”

La legge n. 132 del 2018 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al Governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate”, definitivamente approvata dal Parlamento il 28 novembre 2018, è entrata in vigore il 2 dicembre 2018.

Numerose disposizioni riguardano i beni confiscati alla criminalità organizzata. Si prevede innanzitutto l’autorizzazione da parte del Ministro dell’Interno (e non più del Presidente del Consiglio) per l’assegnazione per finalità economiche all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). È possibile il trasferimento dei beni confiscati anche alle Città metropolitane e la destinazione degli immobili confiscati per incrementare l’offerta di alloggi da cedere in locazione a soggetti in particolare condizione di disagio economico e sociale. 

Viene soppressa l’assegnazione automatica ai Comuni, prevista dalla legislazione vigente, con concessione a titolo gratuito ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti operanti nel territorio ove è sito l’immobile confiscato.

La vendita dei beni confiscati

Il decreto legge ha ampliato i casi di vendita dei beni mobili e immobili, precisando i criteri da seguire per le migliori offerte da presentare, i controlli di certificazione antimafia sugli acquirenti, l limitazioni temporali per la futura rivendita dei beni medesimi e la procedura di sanatoria urbanistica.

Il 90% delle somme ricavate dalla vendita dei beni confiscati affluisce al Fondo Unico Giustizia. Tali somme vengono poi riassegnate al Ministero dell’Interno, per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni trasferiti agli enti territoriali. Il riferimento lo si trova nell’articolo 48, co. 3, lett. c del d.lgs. n. 159/2011.

Gestione e Destinazioni dei beni confiscati

Per quanto riguarda la gestione e la destinazione dei beni confiscati si snellisce la procedura volta a consentire la prosecuzione dell’attività di un’impresa. Questo avviene sia che l’impresa sia  sequestrata o confiscata. Questo avviene mediante la sospensione degli effetti della documentazione antimafia interdittiva.

 “dalla data di nomina dell’amministratore giudiziario e fine all’eventuale provvedimento di dissequestro dell’azienda o di revoca della confisca della stessa, o fino alla data di destinazione dell’azienda”.

Prima della modifica introdotta dal decreto in oggetto, era stabilito che il Prefetto della provincia rilasciasse all’amministratore giudiziario la nuova documentazione antimafia.

Tale documentazione deve avere “validità per l’intero periodo di efficacia dei provvedimenti di sequestro e di confisca dell’azienda e sino alla destinazione della stessa”.

I tavoli permanenti sulle aziende confiscate

L’istituzione presso le Prefetture dei tavoli provinciali permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate, prevista dall’articolo 41-ter del d.lgs. n. 159/2011, diviene adesso una facoltà del prefetto in virtù dell’articolo 36, co. 2-bis.

Mentre viene elevato a due anni il termine superato il quale l’ente territoriale cui è stato trasferito un bene immobile confiscato, che non abbia provveduto all’assegnazione o all’utilizzazione del bene stesso, si vede revocato il trasferimento dall’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata).

È, altresì, elevato a due anni il termine superato il quale l’ente territoriale destinatario di un bene immobile confiscato, che non abbia provveduto alla destinazione del bene stesso, si vede revocato il trasferimento dall’ANSBC. In quel caso l’agenzia può nominare un commissario con poteri sostitutivi, ai sensi dell’articolo 48 co. 3 lett. d) del d.lgs. n. 159/2011.

ANBSC: Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati

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L’ANBSC è un’agenzia del governo italiano istituita con decreto legge 4 febbraio 2010, n. 4 convertito in legge 31 marzo 2010, n. 50.

La disciplina è poi confluita nel d. lgs. 6 settembre 2011 n. 159 (cosiddetto codice delle leggi antimafia).

L’agenzia ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è sottoposta alla vigilanza del Ministero dell’Interno con sede a Roma. È, inoltre, sottoposta alla vigilanza della Corte dei Conti.

Organi dell’Agenzia e Funzioni

Gli organi dell’agenzia sono: il Direttore, il Consiglio direttivo e il Collegio dei revisori. 

Restano in carica per quattro anni e sono rinnovabili per una volta. Il direttore è scelto tra i prefetti. Viene nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.

I compiti dell’agenzia

Essa ha il compito di: 

  • acquisire dati relativi ai beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata nel corso dei procedimenti penali e di prevenzione.
  • acquisizione delle informazioni relative allo stato dei procedimenti di sequestro e di confisca, verifica dello stato dei beni, accertamento della consistenza e dell’utilizzo dei beni.
  • operare in ausilio dell’autorità giudiziaria nell’amministrazione e nella custodia dei beni sequestrati nel corso dei procedimenti penali per taluni delitti.
  • amministrare i beni confiscati nel rispetto della legge Antimafia.
  • adottare iniziative e provvedimenti necessari per la tempestiva assegnazione dei beni confiscati.

Vengono destinate risorse aggiuntive per il personale dell’ANSBC, cui dovrà essere garantita in sede di contrattazione una indennità aggiuntiva, attingendo ai proventi derivanti dall’utilizzo dei beni immobili confiscati.

Una quota dell’organico sarà, inoltre, reclutata attraverso procedure selettive pubbliche e non più solo tramite comando da altre Amministrazioni. Sono infine integrate le risorse finanziarie destinate allo svolgimento della normale attività dell’Agenzia. 

Dati sull’attività dell’Agenzia Italiana Beni Confiscati

L’ultimo biennio è stato particolarmente importante per l’Agenzia poiché caratterizzato da alcuni eventi significativi grazie ai quali sarà possibile finalmente portare a compimento il percorso avviato oltre otto anni fa con il decreto legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito con modificazioni dalla L. 31 marzo 2010, n. 50, che istituiva dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

In quest’ambito si collocano la legge 17 ottobre 2017 n. 161, che ha riformato il Codice Antimafia (decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159), il decreto legge 4 ottobre 2018 n. 113 nonché l’emanazione del nuovo regolamento di organizzazione dell’Agenzia adottato con Decreto del Presidente della Repubblica 9 agosto 2018 n. 118.

Tra le principali novità introdotte, si evidenziano:

  • l’ampliamento della dotazione organica dell’Agenzia,
  • una nuova organizzazione che introduce e prevede specifici uffici e competenze dedicati all’amministrazione delle aziende sequestrate e confiscate.
  • l’ampliamento della platea dei soggetti ai quali è concessa la vendita dei beni immobili non richiesti dai soggetti assegnatari per il conseguimento di finalità istituzionali o sociali.

Accanto alla gestione dei beni nel biennio 2017/2018 è stata sviluppata un’intensa e faticosa attività di supporto per la definizione degli strumenti normativi.

Tali strumenti sono finalizzati al potenziamento della capacità amministrativa e operativa dell’Agenzia: in primo luogo attraverso la definizione di un organico adeguato e stabile.

In altri termini, l’Agenzia è alla vigilia di una “rinnovazione”, facendo tesoro dell’esperienza e delle riflessioni maturate nelle istituzioni e nella società civile. Questo onde poter trarre i necessari elementi di miglioramento rispetto alle iniziali esperienze.

Sul punto, particolarmente significativa l’introduzione di una specifica previsione che apre la possibilità di assumere un aliquota di personale tramite concorso pubblico.

Consiglio direttivo e collegio dei revisori

Molto rilevante in questa fase di riorganizzazione il contributo apportato dagli organi dell’Agenzia:

  • Consiglio direttivo
  • Collegio dei Revisori.

Il primo attraverso una presenza costante ed affidabile dei suoi consiglieri ha consentito un’incessante attività assembleare che ha permesso dei deliberare alla destinazione migliaia di beni. 

Particolarmente rilevante per la delicatezza e la mole del lavoro è stata l’attività di individuazione dei beni immobili da porre in vendita per la previsione contenuta nella legge di stabilità 2013 e relativa alla liquidazione dei crediti riconosciuti dall’Autorità Giudiziaria maturati in seguito all’innovazione per la quale i beni confiscati non sono più aggredibili.

Si è individuata una quantità di immobili che, per valore, soddisfacessero il monte dei crediti vantati da innumerevoli creditori e accumulato in anni di confische. Tali immobili rappresentavano per l’Agenzia una massa di contenziosi che appesantivano l’attività amministrativa.

Per quanto riguarda il Collegio dei Revisori, preziosa è stata la collaborazione e la consulenza che ha consentito di formalizzare quegli atti e quegli adempimenti amministrativi, economici ed organizzativi che consentiranno di liberare le risorse economiche e acquisire quelle professionali necessarie a innescare e sostenere la rinnovazione.

La destinazione dei beni immobili

Svolta decisiva si è avuta sul versante dei beni immobili.

Lo strumento che ha consentito il decisivo cambiamento è stata la conferenza dei servizi telematica, resa possibile dall’enorme lavoro di informatizzazione dei dati.

Tutto reso possibile grazie a un’azione di coinvolgimento e coordinamento dei partner istituzionali, in primo luogo i nuclei di supporto presso le prefetture, le conferenze di servizi sono sempre state precedute da incontri preparatori con gli enti locali per concertare insieme alla autorità necessarie azioni di rimozione dei vincoli e delle criticità che potessero impedire l’agevole utilizzo degli immobili proposti per la destinazione.

Il dato più significativo del nuovo andamento è rappresentato dal considerevole numero di immobili che, pur proposti per la loro destinazione, non sono stati oggetto di manifestazione di interesse.

In sostanza non sono stati richiesti né dal Demanio né dagli Enti locali.

Più di un terzo degli immobili offerti, in sostanza, non viene assorbito dal territorio.

Leggi anche >>> Fermo amministrativo: di cosa si tratta?

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