Aumento Pensioni, errata comunicazione o spot elettorale?

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Il mancato aumento delle pensioni genera malumori tra gli elettori che attendevano Gennaio 2019 per  i primi aumenti.

«Con la legge sul reddito di cittadinanza, dal primo gennaio 2019 non ci sarà più nessun pensionato che avrà meno di 780 euro al mese»

Settembre 2018, il ministro Di Maio esordiva cosi in un intervento Tv, parlando di un aumento delle pensioni minime fino a 780 €. Il leader del Movimento 5 stelle sottolinea con le sue parole quanto questo provvedimento avrebbe contribuito a restituire ” un senso di civiltà al popolo italiano”. Lo stesso concetto verrà poi ribadito nel Dicembre 2018, con la promessa di un aumento che avrebbe riguardato non solo le pensioni minime ma anche le cosiddette pensioni di cittadinanza, includendo negli aumenti anche le pensioni di invalidità che in Italia secondo i dati INPS sono 1 milione 176 mila 866 mentre circa 3 milioni sono le prestazioni di invalidità suddivise tra quelle per inabilità e le indennità di accompagnamento per inabili totali.

Aumento delle pensioni minime e pensione di cittadinanza però non sono la stessa cosa.

Aumento Pensioni

Sotto aspetti puramente tecnici, pensioni minime e pensione di cittadinanza presentano sostanziali differenze. La pensione di cittadinanza differisce dall’integrazione al minimo della pensione, in quanto questo strumento serve a innalzare la pensione minima fino alla soglia dei 513,01€.

Il calcolo invece della pensione di cittadinanza subisce l’influenza di diversi fattori, in primis del calcolo del reddito familiare(ISEE familiare inferiore a 9.360 euro all’anno, un patrimonio immobiliare diverso dalla prima casa non superiore ai 30.000 euro e patrimonio finanziario inferiore a 6.000 euro – 8.000 euro nel caso di una coppia. In sostanza si tratta degli stessi requisiti (o quasi) del reddito di cittadinanza.

Vedi anche quante e quali tasse si pagano sulla pensione.

Altra sostanziale differenza risiede nel diverso metodo di accredito del beneficio: la pensione di cittadinanza viene accreditata tramite una carta per gli acquisti con regole ben precise e limiti stabiliti per il suo utilizzo, mentre invece gli aumenti delle pensioni minime utilizzeranno gli stessi sistemi di accredito già concordati con il beneficiario. Inoltre potrà fare richiesta della pensione di cittadinanza anche chi non è titolare di una “normale” pensione.

Requisito essenziale per farne richiesta infatti , oltre agli aspetti puramente economici, è che ogni componente del nucleo familiare abbia raggiunto almeno il 67° anno di età. Quindi la presenza in famiglia di individui giovani ne preclude l’ottenimento.

Quale sarebbe quindi il motivo dei malumori dei pensionati minimi e dei facenti richiesta della Pdc?

La risposta è semplice. Gli esponenti del governo, primo fra tutti il ministro Di Maio, hanno alimentato false speranze, utilizzando le pensioni come specchietto per le allodole, “una trappola” in cui molti elettori si sono ritrovati senza averne piena coscienza, il tutto poi condito da una campagna di comunicazione poco chiara. Durante i vari appelli promozionali infatti , si parlava di “aumento delle pensioni minime e di invalidità a 780 €”, senza però chiarire bene i parametri e senza fare chiarezza sul contenuto della riforma.

Cosa è previsto per le pensioni di invalidità?

Gli invalidi sono tra quelli più delusi da questo provvedimento. Infatti a loro viene negata la possibilità di richiedere la Pdc ,in quanto questa spetta solo agli over 67 che rientrano nei parametri economici. Le pensioni di invalidità non subiranno nessun aumento , se non quello minimo di inizio anno ottenuto mediante perequazione. Questa riforma o rimodulazione non tiene conto però di alcuni fattori fondamentali. Una nucleo familiare al cui interno è presente un soggetto invalido, è esposta a spese non coperte, se non in parte, dall’assegno percepito. I paletti posti alla base degli aumenti pensionistici (Reddito ISEE e beni immobili), specie per gli assegni di invalidità, escluderanno una buona fetta dei soggetti invalidi che vedranno loro negata la possibilità di ottenere il tanto sperato aumento.

Ma in cosa consiste esattamente la perequazione e chi ne trae beneficio ?

La perequazione non è altro che un automatismo che consente l’adeguamento delle pensioni al costo della vita Istat, in modo da salvaguardarne il reale potere d’acquisto). Grazie a questo meccanismo, lo Stato aumenta l’importo degli assegni previdenziali, rapportandoli al costo della vita, basandosi su calcoli forniti ISTAT. Vengono cosi tutelati i pensionati che a causa dell’aumento dei prezzi dei beni( di prima necessità e non ) avranno un minore potere d’acquisto. Per quest’anno l’indice è risultato pari all’1,1%. Una precisazione però è obbligatoria. Questo indice che porta poi a una rivalutazione al rialzo del sussidio, non viene applicato senza criterio, ma viene quantificato per ogni pensionato in base all’assegno già percepito. Per il triennio 2019-2021, nella Legge di Bilancio 2019 (L. n. 145/2018) verrà attuata una nuova disciplina della perequazione automatica dei trattamenti pensionistici.

Ecco gli esempi in percentuale dei vari cambiamenti :

Ciò significa che:

Pensioni , chi prima arriva meglio alloggia.

Una domanda sorge spontanea, basteranno i fondi stanziati dal governo a sostenere l’aumento delle pensioni e le pensioni di cittadinanza? Nel decreto si legge che sono autorizzati limiti di spesa nella misura di 5.894 milioni di euro nel 2019, di 7.131 milioni di euro nel 2020, di 7.355 milioni di euro nel 2021 e di 7.210 milioni di euro a decorrere dal 2022. In sostanza erogheranno gli aumenti e le pensioni fino ad esaurimento scorte. Ma cosa accadrebbe se non ci fossero abbastanza risorse? In caso di mancanza di risorse si legge nel testo del decreto è ristabilita la compatibilità finanziaria mediante rimodulazione dell’ammontare del beneficio che però colpirà solo chi ha fatto domanda successivamente all’esaurimento delle risorse non accantonate.

Quindi è una vera e propria “corsa all’oro” poiché chi farà domanda in ritardo potrebbe esporsi a un taglio dell’assegno pensionistico. Su questo punto le informazioni non sono molto dettagliate, quindi ne sapremo di più quando gli ingranaggi di questo meccanismo andranno in moto.

Nel prossimo semestre avremo le prime informazioni utili per analizzare a fondo come la macchina governativa saprà far fronte a queste modifiche introdotte dalla nuova Legge.

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