Articolo 650 Codice Penale: cosa rischia chi lo viola?

Articolo 650 codice penale e la disciplina emergenziale che riguarda le misure di contenimento per la prevenzione della diffusione da Coronavirus. Una situazione che alle luce dei provvedimenti, ha generato non poche perplessità.

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articolo 650 codice penale

Il d.l. n. 6/2020 aveva sanzionato l’inosservanza delle misure limitative attraverso una disposizione contenuta nell’articolo 3 comma 4: “salvo che il fatto non costituisca più grave reato, i mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.

Articolo 650 codice penale: la configurazione della norma

Partiamo col dire che tale disposizione è stata abrogata.

Essa configurava una figura di reato autonoma rispetto a quella della inosservanza dei provvedimenti di cui all’articolo 650 codice penale. Pertanto, il rinvio all’art 650 codice penale operava solo quoad poenam, cioè al fine di individuare la sanzione applicabile.

Infatti, la determinazione della pena è rinviata alla fonte regolamentare che descrive il tipo di reato. La sanzione prevista è:

  • fino a tre mesi di reclusione
  • un’ammenda fino a 206 euro e, dunque, una contravvenzione.

La denuncia penale conseguenze

Spesso si è sentito parlare di persone denunciate ex articolo 650 codice penale, così, commettendo un’inesattezza di non poco conto.

“L’articolo 650 c.p. sanziona l’inosservanza, o meglio, la disobbedienza di provvedimenti legittimamente emessi dall’autorità rivolti a persone determinate e non l’inosservanza di atti normativi generali e astratti.”

In particolare, l’orientamento dottrinale maggioritario qualifica l’articolo 650 c.p. come una norma penale in bianco. Questo aspetto, tuttavia, la rende compatibile con il principio costituzionale di riserva di legge.

Secondo una prima impostazione il principio non sarebbe violato se il concreto provvedimento rimasto inosservato è disciplinato, a sua volta, da una norma amministrativa primaria.

Infatti, il principio di legalità in materia penale saldandosi con il principio di legalità in materia amministrativa sarebbe soddisfatto per proprietà transitiva.

Nello specifico, sono ritenute in contrasto con il principio della riserva di legge le norme penali che puniscono l’inosservanza di atti normativi generali e astratti. Questi atti, di fonte sub legislativa, non si limitano alla specificazione tecnica del precetto, ma contribuiscono a descriverlo.

Nel caso specifico, individuando, ad esempio, i divieti funzionali alla prevenzione del contagio da COVID-19.

L’applicazione dell’articolo 650 codice penale

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L’articolo 650 codice penale è un reato bagattellare punito con le pene alternative dell’arresto fino a tre mesi e dell’ammenda fino a 206 euro.

È una contravvenzione per la quale è possibile l’oblazione, ai sensi dell’articolo 162 bis del c.p.

Questo consente la definizione del procedimento penale pagando 103 euro ottenendo così l’estinzione del reato.

I dati disponibili sul sito del Ministero dell’Interno, in due settimane ovvero tra l’11 e il 24 marzo, avevano rilevato che le persone denunciate per il reato di cui parliamo erano 100.000.

Trattandosi di un reato procedibile d’ufficio, possiamo comprendere cosa significhi per l’autorità giudiziaria questa mole di fascicoli. Infatti, la già oberata macchina del sistema giudiziario sarebbe chiamata a gestire questo importante numero di casi.

L’impiego di risorse e di personale aggraverebbe ulteriormente il precario e difficile andamento dei procedimenti.

Tutto questo per giungere ad un esito irrisorio, ovvero il pagamento di 103 euro al sanzionato più l’emissione di un decreto penale di condanna. Fine raggiungibile solo nei casi in cui il pubblico ministero avesse richiesto al gip l’emissione o avesse esercitato in altro modo l’azione penale.

Su tutto il territorio nazionale questo si sarebbe tramutato nel grande danno “della morte” per prescrizione del reato.

L’articolo 650 codice penale

Articolo 650 codice penale: Le nuove sanzioni introdotte dal d.l. n.18 del 25.03.2020

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Con Decreto legge n. 18 del 25 marzo 2020 intitolato “misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19″ il governo ha introdotto alcune novità. Con l’art. 4 vi è nuovo quadro sanzionatorio applicabile in caso di violazione delle misure anti-contagio da COVID-19.

Oltre alle sanzioni, nel decreto-legge all’art. 1 vengono elencate anche le misure da prendere per contrastare l’epidemia. I provvedimenti ai sensi dell’art. 2 sono emanati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.

L’emanazione avviene su proposta del Ministro della Salute, sentiti il Ministro dell’Interno, il Ministro della Difesa, il Ministro dell’Economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia.

Nonché, i presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero i Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome. In questo qualora i provvedimenti riguardino l’intero territorio nazionale come statuito.

Emerge, dunque, la volontà del governo di realizzare un’opera di riordino del caos normativo e sanzionatorio determinatosi dalla situazione emergenziale in atto. Questo anche per effetto della concorrente attività normativa dello Stato, delle regioni e dei comuni.

Le difficoltà nella gestione nella gestione anche normativa, della situazione che stiamo vivendo sono del tutto comprensibili.

Quando, però, i gesti più comuni della nostra quotidianità sono oggetto di limitazioni e divieti si creano non poche incomprensioni. Questo accade con disposizioni e provvedimenti che si impongono di giorno in giorno, con minacce di sanzioni diverse e non coordinate. Il tutto, su quei gesti quotidiani e sulle attività lavorative dove l’incertezza regna il diritto perde la sua funzione regolatrice. Elemento essenziale in una situazione di emergenza.

Le nuove sanzioni relative alla violazione dell’articolo 650 codice penale

L’importanza del d.l. n. 19/2020 si coglie considerando come lo stesso, all’art. 5, abroghi il n. 6/2020 andando così a costituire il pilastro della disciplina dell’emergenza.

I primi tre articoli, infatti, delineano un nuovo assetto, che ruota attorno ai seguenti cardini:

  • L’estensione delle misure di contenimento all’intero territorio nazionale. Viene sanata dal suddetto decreto la mancanza della base legale delle misure introdotte al di fuori delle zone rosse sulla base del precedente decreto.
  • Il carattere tassativo delle misure limitative. Nel complesso 29 tipologie, elencate all’articolo 2 senza più riprodurre la clausola in bianco delle eventuali “ulteriori misure di contenimento e gestione dell’emergenza”. Non è poi priva di significato la previsione di cui all’articolo 5 co. 2 secondo cui il Presidente del Consiglio o un Ministro da lui delegato riferisce ogni quindici giorni alle camere sulle misure da lui adottate”.
  • L’adeguatezza specifica e la proporzionalità al rischio per periodi predeterminati ciascuno di durata non superiore a trenta giorni reiterabili e modificabili. Situazione reiterabile fino al 31 luglio 2020 e con la possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del virus. È questa, quindi, una misura adottata per un fine preventivo nel rispetto dei principi fondamentali del nostro sistema. Infatti, a sostegno di ciò, è previsto che per le misure tecnico-scientifico.

La competenza statale

  • Il carattere primario e centrale della competenza statale nell’adozione delle misure limitative. Resta confermato che le misure sono adottate di regola con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Una volta sentiti i presidenti delle regioni interessate, ovvero del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province. Si conferma, inoltre, la previsione che attribuisce al Ministro della Salute il potere di adottare le misure limitative. Questa ordinanza è consentita solo nelle more dell’adozione dei d.P.C.M. e nei casi di estrema necessità e di urgenza.
  • La competenza eccezionale delle regioni attribuita per introdurre in via d’urgenza misure limitative, tra quelle tipizzate all’articolo 1 del decreto –legge. Le misure possono essere adottate dalle regioni in relazione a specifiche situazioni sopravvenute. Nel caso di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in parte di esso.
  • Divieto per i sindaci di adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali. Rientrano anche quelle che non siano relative ad attività non di loro competenza ovvero relative ad attività produttive o di rilevanza strategica per l’economia nazionale.

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Articolo 650 codice penale: l’abbandono della natura penale della violazione

In virtù dei continui controlli relativi al numero di persone che risultano aver violato le prescrizioni per il contenimento COVID-19, il Governo ha abbandonato l’opzione penale.

In tal modo, viene introdotto un nuovo illecito amministrativo punitivo e, cioè, l’articolo 4 del d.l. n. 19/2020 il quale sanziona l’inosservanza delle misure di cui all’articolo 1 co. 2.

Il suddetto prevede tre differenti tipologie di violazioni e sanzioni di cui le prime due di natura amministrativa e la terza di natura penale:

  • Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento viene punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del c.p. o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità. Se il mancato rispetto delle pregresse misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.
  • Nell’ipotesi di mancato rispetto delle misure previste per i pubblici esercizio attività produttive o commerciali, si applica altresì la sanzione amministrativa della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.
  • È identificato nella violazione intenzionale del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora, per le persone sottoposta a quarantena in quanto risultate positive al virus. Orbene la pena è contemplata all’articolo 452 (delitti colposi contro la salute pubblica), 1 comma, n. 2 del codice penale ovvero la reclusione da 1 a 5 anni.
  • Qualora il pagamento delle sanzioni di natura amministrativa avvenga entro 5 giorni, dalla contestazione o dalla notificazione, trovano applicazione commi 1, 2 e 2.1 dell’articolo 202 del codice della strada in materia di pagamento in misura ridotta, quindi la somma è ridotta del 30%.

Sul nuovo illecito amministrativo di cui all’articolo 4 co. 1

La responsabilità è esclusa quando il fatto, ad esempio l’allontanamento da casa, è commesso per stato di necessità per evitare il pericolo di un danno grave alla persona propria o altrui. Lo sono ad esempio i casi come acquistare un farmaco, soccorrere una persona senza altra alternativa.

Altre cause di giustificazione del fatto sono la legittima difesa, l’adempimento di un dovere e l’esercizio di una facoltà legittima. Questo purché tali doveri e facoltà siano invocabili nonostante le misure limitative sulla base del decreto legge in esame.

È, inoltre, previsto in base all’articolo 5 della l. n. 689/1981 è configurabile il concorso di persone nell’illecito amministrativo. Con la conseguenza che ciascuno dei concorrenti sarà sottoposto alla relativa sanzione.

Articolo 650 codice penale: le sanzioni

È prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 3000 euro, raddoppiata in caso di reiterazione della medesima disposizione.

Per la violazione di misure, relative ad attività commerciali, professionali e d’impresa, è prevista inoltre la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. In caso di reiterazione dell’illecito la sanzione amministrativa è applicata nella sua misura massima di 30 giorni, cioè in misura fissa.

All’atto dell’accertamento della violazione ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell’attività. Questo per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata in sede di sua esecuzione.

È, altresì, prevista una circostanza aggravante qualora il mancato rispetto delle misure di contenimento avvenga mediante l’utilizzo di un veicolo. In questa ipotesi la sanzione è aumentata fino a un terzo con la conseguenza che l’illecito potrà essere punito con una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 4000 euro.

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L’accertamento e l’irrogazione delle sanzioni

La competenza ad irrogare le sanzioni per violazione delle misure di cui all’articolo 2 co. 1 disposte con d.p.c.m. viene attribuita al prefetto. Per l’irrogazione le sanzioni per le misure disposte ai sensi dell’art. 3 dalle regioni, la competenza viene attribuita, invece, alle regioni stesse.

Per l’esecuzione delle misure e per il relativo accertamento il Prefetto si avvale delle forze di polizia e, ove, occorra delle forze armate.

L’art. 4 c. 3 prevede il pagamento della sanzione amministrativa in misura ridotta, rinviando alla disciplina prevista per il codice della strada nell’articolo 202, co. 12 e 2.1.

Fermo restando le eventuali sanzioni amministrative accessorie, entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notificazione. Infatti, è possibile pagare la sanzione pecuniaria nell’ammontare minimo di 400 euro se il pagamento avviene entro 5 giorni, la misura della sanzione è ridotta del 30% e pertanto ammonterà a 280 euro.

Altresì interessante e delucidatorio è l’art. 8 del d.l. n. 4 del 18/2020 rubricato “conversione delle sanzioni penali in amministrative”. Infatti, l’articolo prevede che alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto si applicano le sanzioni.

Questo in quanto compatibili le disposizioni degli articoli 101 e 102 del decreto legislativo 30 dicembre 1999 n. 507 “Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio”.  In tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.

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La nuova contravvenzione dell’inosservanza della quarantena

Si tratta della violazione del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus.

La misura è disciplinata dall’art. 2, co. 1 lett. e) del decreto-legge. Non integra, invece, la contravvenzione suddetta ma l’illecito amministrativo di cui si è detto l’inosservanza della misura precauzionale.

In quanto misura limitativa stabilita dall’articolo 2 co. lettera d) del decreto legge per i soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che sono rientrati dall’estero.

Complessivamente il decreto-legge presenta luci e ombre ma va valutato con favore lo sforzo di fornire una base legale alle introdotte misure limitative.Lo scopo di questo misura è coordinare l’azione dello stato, delle regioni e dei comuni nell’azione di prevenzione della diffusione del coronavirus.

È condivisibile la scelta del legislatore di rinunciare al processo penale per sanzionare l’inosservanza delle misure di contenimento, salvo quella più importante che resta affidata al diritto e al processo penale.

Alla luce di quanto detto in virtù del rispetto dei principi e delle garanzie in uno Stato come il nostro garante di libertà e diritti fondamentali il RESTIAMO A CASA.

Invito che è diventato il motto della situazione emergenziale che stiamo vivendo SI PUO’ E SI DEVE FARE per l’altrettanto diritto fondamentale della salute nostra e pubblica.