Adesione Ucraina all’Unione Europea: perché non è facile

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Foto di Artur Roman da Pexels

Il 28 di Febbraio a Kiev, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha chiesto ufficialmente adesione all’Unione Europea. La richiesta ufficiale firmata dal Capo dello Stato è stata notificata agli organi di Bruxelles, chiedendo collateralmente una “procedura speciale” di ingresso. Richiesta motivata dalle ostilità e il conflitto innescato con la Russia. Una situazione con conseguenze di non poco conto sul piano politico e diplomatico. Infatti, la procedura di ingresso nell’UE richiede numerosi anni di negoziato e un percorso legale che porta allo status di paese membro.

Sulla questione sono intervenuti tutti i leader europei, manifestando sul tema la massima vicinanza e volontà di accogliere il paese. Nonostante i proclami e le manifestazioni di supporto di Bruxelles al presidente Zelensky e al suo governo, siamo ancora sul piano delle dichiarazioni di intenti. Martedì, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con con cui prende un impegno. L’impegno «ad adoperarsi per concedere all’Ucraina lo status di candidato all’Unione Europea, in linea con l’articolo 49 del trattato sull’Unione Europea». Quindi, vediamo come funziona il processo di adesione all’Unione Europea e perché non è una questione che si può chiudere in pochi mesi.

Adesione all’Unione Europea: come funziona

La risoluzione approvata dal Parlamento Europeo non fornisce alcun dettaglio in merito a una “procedura speciale” come chiesto dall’Ucraina. Il 27 febbraio la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen dichiarava che «l’Ucraina è una di noi e la vogliamo nell’Unione». A questi toni di forte entusiasmo e vicinanza, replica l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, Josep Borrell che mitiga la prospettiva. Borrel ha, infatti, dichiarato che «l’Ucraina ha una chiara prospettiva europea», ma che non è un tema all’ordine del giorno. Specificando che, in ogni caso, saranno necessari molti anni e che le risposte di Bruxelles guardano all’immediato e non a lungo termine. Toni che con molta diplomazia sottolineano come certe scelte impattano sul futuro degli assetti e le relazioni geopolitiche e non possono guardare solo all’immediato.

Anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel che nel ribadire la necessità di una presa di posizione ha fatto presente la complessità del tema. Lo stesso Michel dichiara che «ci sono opinioni e sensibilità diverse all’interno dell’Unione Europea su un allargamento». E i toni di scetticismo, dopo le cerimonie, sono giunti anche da diversi capi di governo europei.

La procedura

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Photo by Frederic Köberl on Unsplash

La procedura di adesione all’Unione Europea è stabilita dall’art. 49 del TUE (Trattato sull’Unione Europea). Nel trattato sono indicati i requisiti che ogni aspirante candidato deve possedere per diventare uno stato membro. In primis, deve rispettare gli standard e i valori comuni dell’Unione e impegnarsi alla loro promozione. L’insieme di questi requisiti sono i c.d. criteri di Copenaghen, poiché stabiliti nel Consiglio Europeo tenutosi nella capitale danese nel 1993. Questi criteri furono stabiliti al tempo per regolamentare l’accesso dei paesi dell’est. Molti dei quali ex repubbliche sovietiche. E questi sono i valori fondamentali quali: dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle minoranze.

Oltre al rispetto dei diritti fondamentali, il candidato deve compiere una serie di riforme che portano all’integrazione del corpus normativo dell’Unione. Questo complesso di diritti, principi e obblighi che vincola gli stati membri è il c.d. acquis

Tra l’altro, un aspirante candidato deve avere:

  • Istituzioni stabili in grado di garantire gli standard di democrazia e stato di diritto in linea con i principi dell’Unione.
  • Un mercato stabile e un’economia in grado di sostenere il funzionamento del mercato comunitario garantendo concorrenza e libero scambio.
  • La capacità di attuare gli obiettivi di adesione all’Unione Europea relativamente all’Unione politica, economica e monetaria.

Un percorso molto profondo che passa anche per la riforma della Pubblica Amministrazione e il funzionamento delle istituzioni interne. Insieme all’adeguamento del quadro normativo interno nel rispetto dei principi fin qui detti.

La durata del processo di adesione

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Photo by Markus Spiske on Unsplash

Gli esempi passati e l’iter legislativo da seguire, l’adesione Ucraina all’Unione Europa non è semplice. Questo perché ogni processo di candidatura richiede solitamente molti anni prima di giungere a compimento. Il tutto inizia con la richiesta formale del candidato. Questa viene esaminata secondo i criteri prima visti e la Commissione Europea decide di attribuire lo status di candidato per poi passare alle trattative con il Consiglio Europeo. Quest’ultimo, adotta un mandato di negoziazione. Infatti, la mole di negoziati e il processo di integrazione della politica comunitaria in un paese candidato richiede la supervisione della Commissione. E a tal fine, si inizia un percorso di assistenza che prevede anche finanziamenti e stanziamenti per il raggiungimento degli obiettivi. Oltre al supporto tecnico e amministrativo degli Organi comunitari. Motivo per il quale l’adesione all’Unione Europea può richiedere diversi anni di negoziati e tempo affinché il paese candidato compia le riforme.

Una volta concluso questo procedimento di confronto e accertata la capacità di assorbimento e di tutti i termini previsti, l’Unione stila un trattato di adesione. Questo trattato deve poi ricevere il consenso del Parlamento Europeo e l’approvazione a unanimità da parte del Consiglio Europeo. Ottenuto il voto favorevole, gli Stati membri e il paese candidato potranno procede alla firma e alla successiva ratifica nei rispettivi ordinamenti nazionali. Un’altra fase del processo che dipende dalle tempistiche dei vari ordinamenti statali.

Perché l’adesione Ucraina all’Unione Europea non è semplice

Le motivazioni fin qui esposte, seppur sinteticamente, fanno comprendere il complesso sistema che una simile richiesta genera. Per quanto ci sia il sostegno politico a fronte della situazione contingente, la crisi tra Russia e Ucraina è anche motivo di riflessione. Già all’interno dell’Unione vi sono posizioni differenti sulla natura del programma di allargamento in essere. Ed è anche la ragione di una procedura così complessa che alla fine della corsa richiede l’approvazione secondo le modalità prima esposte.

Ma se ciò non bastasse, l’attuale condizione politica e lo stato di guerra in Ucraina sono in contrasto con quanto prima detto. Per quanto tragica, la risposta dell’Europa in termini di sanzioni e sostegno al governo Ucraino deve guardare alla risoluzione del conflitto. L’adesione Ucraina all’Unione Europea è una questione geopolitica con risvolti a lungo termine, e non può essere invocata in virtù dello status che questa comporterebbe nell’immediato. Visto tra l’altro che ci sono altri paesi che hanno avviato il loro processo di adesione già da tempo. E attualmente non tutte le candidature viaggiano allo stesso ritmo, e per motivi altrettanto complessi.

Chi sono gli attuali paesi candidati a entrare nell’unione europea?

Attualmente i paesi candidati a far parte dell’Unione sono: Albania, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia.


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